La peggior riforma

di Gaetano Azzariti, Lorenza Carlassare, Gianni Ferrara, Alessandro Pace, Stefano Rodotà, Massimo Villone – ilmanifesto.info, 13/10/2015

La proposta di legge costituzionale che il senato voterà oggi dissolve l’identità della Repubblica nata dalla Resistenza.

È inaccettabile per il metodo e i contenuti; lo è ancor di più in rapporto alla legge elettorale già approvata. Nel metodo: è costruita per la sopravvivenza di un governo e di una maggioranza privi di qualsiasi legittimazione sostanziale dopo la sentenza con la quale la Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità del «Porcellum». Molteplici forzature di prassi e regolamenti hanno determinato in parlamento spaccature insanabili tra le forze politiche, giungendo ora al voto finale con una maggioranza raccogliticcia e occasionale, che nemmeno esisterebbe senza il premio di maggioranza dichiarato illegittimo.

Nei contenuti: la cancellazione della elezione diretta dei senatori, la drastica riduzione dei componenti — lasciando immutato il numero dei deputati — la composizione fondata su persone selezionate per la titolarità di un diverso mandato (e tratta da un ceto politico di cui l’esperienza dimostra la prevalente bassa qualità) colpiscono irrimediabilmente il principio della rappresentanza politica e gli equilibri del sistema istituzionale. Non basta l’argomento del taglio dei costi, che più e meglio poteva perseguirsi con scelte diverse. Né basta l’intento dichiarato di costruire una più efficiente Repubblica delle autonomie, smentito dal complesso e farraginoso procedimento legislativo, e da un rapporto stato-Regioni che solo in piccola parte realizza obiettivi di razionalizzazione e semplificazione, determinando per contro rischi di neo-centralismo.

Il vero obiettivo della riforma è lo spostamento dell’asse istituzionale a favore dell’esecutivo. Una prova si trae dalla introduzione in Costituzione di un governo dominus dell’agenda dei lavori parlamentari. Ma ne è soprattutto prova la sinergia con la legge elettorale «Italicum», che aggiunge all’azzeramento della rappresentatività del senato l’indebolimento radicale della rappresentatività della camera dei deputati. Ballottaggio, premio di maggioranza alla singola lista, soglie di accesso, voto bloccato sui capilista consegnano la camera nelle mani del leader del partito vincente — anche con pochi voti — nella competizione elettorale, secondo il modello dell’uomo solo al comando. Ne vengono effetti collaterali negativi anche per il sistema di checks and balances. Ne risente infatti l’elezione del Capo dello Stato, dei componenti della Corte costituzionale, del Csm. E ne esce indebolita la stessa rigidità della Costituzione. La funzione di revisione rimane bicamerale, ma i numeri necessari sono alla Camera artificialmente garantiti alla maggioranza di governo, mentre in senato troviamo membri privi di qualsiasi legittimazione sostanziale a partecipare alla delicatissima funzione di modificare la Carta fondamentale.

L’incontro delle forze politiche antifasciste in Assemblea costituente trovò fondamento nella condivisione di essenziali obiettivi di eguaglianza e giustizia sociale, di tutela di libertà e diritti. Sul progetto politico fu costruita un’architettura istituzionale fondata sulla partecipazione democratica, sulla rappresentanza politica, sull’equilibrio tra i poteri.

Il disegno di legge Renzi-Boschi stravolge radicalmente l’impianto della Costituzione del 1948, ed è volto ad affrontare un momento storico difficile e una pesante crisi economica concentrando il potere sull’esecutivo, riducendo la partecipazione democratica, mettendo il bavaglio al dissenso. Non basta certo in senso contrario l’argomento che la proposta riguarda solo i profili organizzativi. L’impatto sulla sovranità popolare, sulla rappresentanza, sulla partecipazione democratica, sul diritto di voto è indiscutibile. Più in generale, l’assetto istituzionale è decisivo per l’attuazione dei diritti e delle libertà di cui alla prima parte, come è stato reso evidente dalla sciagurata riforma dell’articolo 81 della Costituzione.

Bisogna dunque battersi contro questa modifica della Costituzione. Facendo mancare il voto favorevole della maggioranza assoluta dei componenti in seconda deliberazione. E poi con una battaglia referendaria come quella che fece cadere nel 2006, con il voto del popolo italiano, la riforma — parimenti stravolgente — approvata dal centrodestra.

QUI il testo della riforma

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197 comments

  1. Questo Zagreberlsky me l’ero perso (dal manifesto di ieri):

    “Oltre­tutto, ho l’impressione che i nostri rifor­ma­tori, tronfi dei loro numeri rac­co­gli­ticci in un con­sesso che ha rag­giunto il grado più basso di cre­di­bi­lità, non agi­scano in libertà, ma come ese­cu­tori di pro­getti che li sovra­stano, di cui hanno accet­tato di farsi pas­sivi e arro­ganti ese­cu­tori in nome di inte­ressi o poco chiari, o indi­ci­bili ch’essi rias­su­mono nel ridi­colo nome di «gover­na­bi­lità»: parola di cui non cono­scono nem­meno il significato.”

        1. ma anche della Pingon:

          “Non dis­sento nel merito, ma sono certo della totale inef­fi­ca­cia dell’invito al con­fronto. Mi astengo, dun­que, dal fir­mare — con­clude Zagre­bel­sky -, i tempi dell’impegno ver­ranno quando saranno chia­mati i cit­ta­dini a espri­mersi, saranno duri e immi­nenti. Allora sarà un’altra storia».

  2. Il contropelo di Massimo Rocca
    (oggi non gli veniva niente è andato sull’usato sicuro)

    Emeritocrazia

    Devo dire che dell’emerito speravo di non dovermi più occupare dopo il suo troppo assai ritardato pensionamento. Ma averlo visto illividito in quel Senato di cui stava sancendo la morte, averlo visto tirare fuori carta e penna per infierire maramaldescamente sul cadavere politico di Berlusconi mi strappa un ultimo vibrante pensiero. Ah avessi tu avuto emerito, la stessa fermezza, lo stesso disprezzo,la stessa volontà di denunciare solo trattenuta dalla pietà per una condizione patologica quando giorno dopo giorno firmavi sul tamburo le leggi del governo anche quella incostituzionali , come il lodo Alfano. Avessi avuto voglia di denunciare tu emerito, anche capo della magistratura, quando i suoi deputati si arrampicavano sulle scalinate di Palazzo di Giustizia a Milano. Avessi avuto, emerito, lo stesso disprezzo per quello Scilipoti che ti agitava sotto il naso il cartello 2011 anche in quel 2010. Quel 2010 in cui lo hai detto tu stesso, emerito, hai concesso ad un governo che non aveva più la maggioranza parlamentare 45 giorni di tempo per raccattare, chissà come, quei responsabili. Emerito come hai ben meritato della Repubblica.

  3. Di nuovo chiedo l’aiuto della intelligenza collettiva. Uno di prossimi inevitabili appuntamenti sarà la campagna per il referendum confermativo per la legge costituzionale:
    – Nominalmente, se le azioni saranno conseguenti alle votazioni in aula, si troveranno a sostenere il “no” sia i partiti di destra (Lega, FI), che M5S che le varie anime di sinistra. Non riesco ad immaginarmi una campagna in cui Vendola e Salvini dicano le stesse cose.
    – Sicuramente uno slogan forte di Renzi sarà “abbiamo ridotto la casta” (cit. Feyer). Sarà importante la posizione del M5S al riguardo.
    – Ma, al M5S tutto sommato non potrebbe fare comodo questo tipo di assetto, nel caso vincessero il ballottaggio? O mettono già in conto che, se Renzi pensa di rischiare con il premio al partito, modificherà l’Italicum in direzione di un premio di coalizione?
    PS, ma perchè la legge elettorale non è in costituzione? Se incontro di nuovo la Carlassare è la prima cose che le chiedo.

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