Partita di giro

segnalato da Barbara G.

Alcune considerazioni sulla legge di stabilità e il voto di fiducia.

Nb gli articoli sono di un paio di giorni fa.

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Stabilità 2016, una colossale partita di giro

L’ammontare reale della legge presentata dal governo la settimana scorsa si aggira intorno ai 14 miliardi di euro; i 16 miliardi che permetterebbero una manovra nominale di trenta dipendono dal giudizio della Commissione europea. Il taglio fiscale sulla prima casa rappresenta la principale, e forse unica, scommessa. Numerose le copertura “in prospettiva”, che non paiono esistere.

Di Alessandro Volpi (Università di Pisa) – altreconomia.it, 19/10/2015

C’è una nota molto assurda nella legge di stabilità varata dal Consiglio dei ministri, ed è forse la prova più lampante dei limiti delle politiche di bilancio imposte dall’Europa: nell’insieme infatti la manovra assomma a 27-30 miliardi, una forbice che dipende dalla possibilità o meno per il governo italiano di ottenere dalla Commissione europea uno “sconto” dello 0,2% del Pil, circa 3 miliardi, rispetto ai vincoli previsti per riportare il rapporto tra deficit e Pil vicino allo zero. In altre parole, non esiste ancora un’unica cifra complessiva della manovra per il 2016, in quanto è necessario attendere il responso della stessa Commissione a cui l’Italia ha spedito i propri conti perché venissero preventivamente esaminati.

Ma l’aspetto ancora più cervellotico è un altro: il nostro Paese dovrebbe deliberare aumenti del carico fiscale, tra Iva e accise, pari nel 2016 a circa 17 miliardi di euro, nel caso in cui non rispettasse i già ricordati vincoli imposti dall’Europa. Per scongiurare tale, insostenibile, rischio, il governo Renzi ha deciso di utilizzare poco più di 13 miliardi di euro, derivanti dalla differenza fra l’1,4% nel rapporto deficit-Pil, che rappresenta il limite fissato dai trattati europei, e il 2,2% che il medesimo governo ritiene “più giusto” dato lo sforzo sostenuto nel percorso di risanamento.

Se si sommano i due dati qui citati, e dunque il rapporto tra deficit e Pil salisse al 2,4, con il consenso della Commissione, ben 16 dei 17 miliardi necessari per evitare che scattino le ricordate clausole di salvaguardia deriverebbero dal mero allentamento dei parametri europei.
Per essere ancora più chiari, su una manovra nominale di 30 miliardi, 16 sono una colossale partita di giro dettata dalle strampalate regole europee. Per di più dal giudizio della Commissione europea discende la possibilità di realizzare questa stessa partita di giro, che con l’economia reale davvero non ha nessuna relazione.

Dunque l’ammontare reale della legge di stabilità, al netto degli astratti “europeismi”, si aggira intorno ai 14 miliardi di euro, una cifra decisamente più modesta, in gran parte destinata  a finanziare il taglio fiscale sulla prima casa, che costituisce la principale, e forse unica, scommessa della manovra. Una parte di questa cifra dovrebbe trovare le proprie coperture in una spending review drasticamente ridotta a poco meno di 6 miliardi, che rappresentano peraltro la più certa delle risorse a cui si unisce la riduzione della de-contribuzione per le assunzioni a tempo indeterminato.

Più incerti sono invece i 3,1 miliardi derivanti dalla generica dizione “ulteriori efficientamenti” e i circa 2 miliardi che dovrebbero provenire dal rientro volontario dei capitali dall’estero, una misura ovviamente una tantum. In questo senso, la legge di Stabilità 2016 rappresenta una sorta di manifesto della fine del rigore da un duplice punto di vista. Da un lato, infatti, si procede alla sterilizzazione dell’effetto dei vincoli europei attingendo a piene mani alle rimodulazione degli impegni già assunti in materia di riduzione del deficit, mentre dall’altro si utilizzano numerose coperture “in prospettiva”, che non paiono esistere nel momento in cui la legge viene disegnata e spedita in Europa.

La dimostrazione ancora più evidente di una simile impostazione emerge dai numeri del bilancio pluriennale che contengono tutte le clausole di salvaguardia imposte dai più volte citati vincoli europei e che non sono, al momento, in alcun modo rimovibili; l’impressione è, in sintesi, quella di una manovra che procede con una rotta descritta per il brevissimo periodo e che si affida alla forza della stabilità politica piuttosto che a quella delle cifre. Del resto, qualora la scelta fosse quella di costruire una manovra con le risorse reali, sarebbe davvero inevitabile dichiarare che la crisi è tutt’altro che finita. Appare dunque doveroso aggiungere un aggettivo molto esplicito al documento fondamentale in materia di finanza per il 2016, qualificandolo come “legge di Stabilità politica”; solo così risulta possibile comprendere la sua vera natura.

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La minoranza dem: ‘Non possiamo far cadere Renzi sulla manovra’

Il premier pensa al voto di fiducia. E così la sinistra del partito spera in qualche modifica, per giustificare il voto, dopo le accuse che parlano di una manovra «di destra» e addirittura «anticostituzionale»

Di Luca Sappino – espresso.repubblica.it, 20/10/2015

Mentre il ministro Gian Carlo Padoan deve spiegare al Sole24ore perché abbia cambiato idea (lui come molti renziani) sul limite per i pagamenti in contanti («Ho cambiato idea e rivendico il diritto a farlo», dice, «l’evidenza mi dice adesso che non c’è una correlazione tra il limite al contante e la dimensione dell’economia sommersa») nel Pd continuano i malumori sulla finanziaria del governo Renzi.

Ultimo punto di frizione è il ritardo sull’invio, a cinque giorni dall’annuncio, di un testo della manovra, di tabelle e schede da spulciare. L’hanno notato le opposizioni, come Forza Italia, l’hanno notato alcuni giornali, e l’hanno notato nella minoranza del Partito democratico. Si ricorda giustamente che la legge di stabilità andrebbe per legge consegnata alle camere entro il 15 ottobre di ogni anno, insieme al bilancio dello Stato.

E per rispondere all’obbligo di legge non bastano le slide mostrate in conferenza stampa, che sono l’unica cosa licenziata dal Consiglio dei ministri, però, evidentemente, almeno stando a quanto ammette lo stesso Padoan, che durante un convegno, sabato – come riporta il Fatto quotidiano – ha ringraziato i tecnici della ragioneria che starebbero lavorando giorno e notte per limare il testo. Sarebbero bastati gli annunci di Renzi, comunque, ad alimentare per settimane il dibattito nel Pd. Dall’abolizione indiscriminata della Tasi e dell’Imu, all’aumento del limite per i contanti, fino a canone Rai e al miliardo che il governo vuole tirare su autorizzando altre 22mila sale per i giochi d’azzardo, sono diversi i punti dove si registra una distanza.

Ma tra l’annuncio di una controfinanziaria e decine di interviste rilasciate ai giornali, cosa farà, questa volta, la minoranza dem? «Finirà come al Senato dove sulla riforma costituzionale si sono fatti approvare una scialuppa di salvataggio che non risolve il problema dell’elezione dei senatori e poi hanno votato disciplinati», dice un senatore polemico del gruppo misto. In realtà qualcosa di più è già successo.

Alfredo D’Attorre, ad esempio, ancor prima di vedere come andrà a finire la battaglia, ha alzato bandiera bianca e lasciato Renzi alla sua deriva, che fa così contenti Fabrizio Cicchitto e Angelino Alfano («La finanziaria è piena di nostre idee», dicono entrambi). «Il prossimo sarà un anno di campagna elettorale e noi dobbiamo costruire un nuovo soggetto di sinistra da presentare alle elezioni del 2017», dice D’Attorre a Goffredo De Marchis, su Repubblica: «Possiamo farlo solo partendo da una battaglia sulla Finanziaria e contro le ingiustizie sociali che porta con sé. Non potevamo farlo sulla riforma del Senato, non ci avrebbero capito».

D’Attorre, quindi, a giorni formalizzerà il ricongiungimento con gli altri ex Pd – Stefano Fassina, Sergio Cofferati e Giuseppe Civati – nel travagliato cantiere della Cosa Rossa, che però è per il deputato sempre meglio che votare l’ennesima fiducia. Già, perché da palazzo Chigi l’opzione fiducia è ormai data per certa. E questo però fa il vuoto attorno a Pier Luigi Bersani, che più di altri ha alzato i toni («Che cosa vogliamo fare dell’articolo 53 della Costituzione, che parla di progressività?», si è chiesto retorico: «Le norme sulla casa introducono per via di fatto un 53 bis: chi ha di più paga di meno»).

Da Roberto Speranza a Gianni Cuperlo, fino al presidente della commissione bilancio della Camera, Francesco Boccia, sono tutti al lavoro per «migliorare» la manovra. In particolare si punterà a strappare qualcosa sulla tassa sulla prima casa o forse, anche grazie all’intervento di Cantone, un parziale passo indietro sull’aumento del contante. Ma ancora Repubblica scrive ad esempio che il senatore Federico Fornaro, sempre della minoranza e componente della commissione Finanze, avrebbe schiettamente confidato al cronista che Renzi non può certo cadere sulla manovra. La fiducia, insomma, è la fiducia e pare Renzi se la meriti ancora. Nonostante le delusioni che la minoranza dem ha già avuto dall’Italicum, dal jobs act, dalla riforma del Senato. Nonostante Verdini e il ponte sullo Stretto.

Un elettore scrive tra l’allarmato e il provocatorio sulla bacheca facebook di Fornaro: «Corrisponde al vero quanto pubblicato da Repubblica stamattina, ovvero che il sen, Fornaro avrebbe detto che non si può fare cadere il governo sulla legge di stabilità, per cui se Renzi mette la fiducia, la sinistra del Pd mette la coda tra le gambe?». «Sull’eventuale voto di fiducia sulla legge stabilità è evidente che non si potrebbe invocare la libertà di coscienza», è l’educata risposta di Fornaro. Che poi rassicura: «Sarò tra quelli che lavorerà per migliorarla».

Lo stesso dice Roberto Speranza, con l’ufficialità di una comparsata ad Agorà, su Raitre: «Davanti ad una richiesta di fiducia al governo, io non penso ci siano le condizioni per far mancare la fiducia». Non si dica però che si rinuncia alla battaglia: «Ma non voglio partire da qui, perché altrimenti non c’è un dibattito possibile nel partito», continua l’ex capogruppo, «l’alternativa non può essere o esci dal Pd o mi fai l’applauso anche quando faccio qualcosa che non va bene».

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10 comments

  1. il Contropelo di Massimo Rocca

    “Una merdaccia”

    Quel disgraziato in mutande, o la moglie con le pantofolone, di Sanremo io li odio. Non perchè sono assenteisti e truffatori, a quello ci penserà la magistratura. Ma perchè confermano, convalidano e rilanciano l’antistatalismo di cui questo paese si va intossicando. Così un disonesto con il pacco penzoloni, che ruba miseramente il suo misero ed evidentemente inutile stipendio diventa il cavallo di troia per sostenere che lo stato non è la soluzione ma il problema, e che la bestia deve essere affamata. Dalla tragica grandezza di un Donald Reagan o di una Thatcher all’acquario delle triglie in cui nuota un uomo ridicolo. E allora stringi; stringi sulla sanità, stringi sulla scuola, stringi sull’università, stringi sui rinnovi di stipendio, sul turnover che non dovrà che costare un quarto del costo delle persone sostituite. Per colpa degli Ugo e Pina Fantozzi sanremesi, ci daranno dentro, e le liste di attesa all’ospedale si allungheranno, e dovrete andare nel privato a pagare in nero 500 euro, tanto adesso il limite è 3000, perchè il privato non sarà assenteista, ma certo non è meno ladro. Datemeli a me quelli là che gli faccio scendere la scalinata di Odessa a calci nel sedere

  2. ‘La questione delle clausole è fondamentale: clausole che si disattivano per essere attivate l’anno prossimo, a garanzie di scelte (anche quelle dell’anno scorso, per capirci) che non avevano copertura, se non l’anno – appunto – successivo.

    Una sorta di politica dei derivati, in cui il governo tenta di garantire il debito (e prima ancora se stesso) con mosse super azzardate, di cui scopriremo le consueguenze solo attendendo la fine di questo mandato (mandato, quale mandato?).’

    http://www.ciwati.it/2015/10/22/i-derivati-della-manovra/

  3. non parlo del blog, ciascuno beve quel che crede.
    Però se la questione della rifoma elettorale e costituzionale è così capitale (lo dicono in tanti) il primo scontro elettorale a livello nazionale sarà lì. Curioso che non se ne parli, come a dire vedremo a suo tempo. Se non ci si arriva preparati, Renzi ci fotte tutti e non è bello esser governati da chi pensa anzitutto al proprio potere

  4. LE ORENZIADI

    Non riesco più a capire cosa vogliano dimostrare tutti questi scritti, ripetuti e ripetuti.
    (Mi sembrano paragonabili a quelli dei missionari cristiani in Cina nell’800: effetto zero)..

    Che Renzi governa male?
    Che mente sapendo di mentire?
    Che mente senza saperlo?
    Ce è unn cretino incompetente?
    Che non è un genio?
    Che è un confusionario?
    Che è un baro competentissimo?
    Che dice di far una cosa e ne fa un altra?
    Che fa le cose che dice e quindi non va bene?
    Che si potrebbe far di meglio nella direzione in cui va?
    Che si potrebbe far di peggio?
    Che il suo è un governo di destra?
    Che è di centro?
    Che è di sinistra?
    Che la minoranza PD c’è?
    Che sarebbe meglio non ci fosse?
    Che fa quel che gi dice l’Europa?
    Che non la fa?
    Che arricchice i ricchi e impoverisce i poveri?
    Che impoveisce i poveri e arricchisce i ricchi?
    Che è stronzo?
    Che non è stronzo?
    ecc. ecc.

    Credo che a Renzi di queste opinioni buttate e ributtate nel calderone non FOTTA NIENTEe, di conseguenza, dovrebbe fotterne niente anche a noi: tempoperso.
    Governa, il resto è ininfluente,se non per continuare a governare e incassare i relativi dividendi..

    Quindi l’unica dicussione POLITICA legittima e logica, se non si vuol perder tempo, sarebbe sul come e quando lo si sbaracca?
    Se c’è un come e un quando e se rientra in orizzonti considerabili e accettabili.
    Ma su questo c’è assoluto silenzio, anche se è già evidente che la prima occasione non saranno le amministratvie (continua a governare anche se le perde) ma il referendum sulla riforma costituzionale.
    Sappiamo già su cosa Renzi fonderà la sua campagna (impugnerà lui l’antipolitica e i costi!), si può parlare di come affrontarla?
    Quali argomenti? Quali obiezioni?
    Sarà difficile contrastarlo, perchè ci si troverà ad affronatre argomenti di “pancia”, quelli che gli intellettuali disprezzano perchè è difficile ricamarci sopra.

    E, invece, bisognerà declinare in linguaggio pancesco e comprensible le raffinatezze sulla riforma costituzionale che ci hanno dispensato i sapienti come Rodotà ecc..
    Renzi ha la pappa pronta, gli altri . cioè noi , ce la dobbiamo cucinare.
    Vediamo di non ridurci alla solita frittata quotidiana: verrebbe bruciacchiata.
    BISOGNA PERDER L’ABITUDINE DI OCCUPARSI DI BELINATE

    1. (a me interessa anche e soprattutto capire quali sono le alternative. però, appunto, è un bar. chi vuole il cappuccio, chi il chinotto, chi la cedrata, chi il crodino, …)

    2. Il fastidio e la stanchezza per le attività sbroccatorie sono più che comprensibili. Personalmente, tuttavia, non vedo grandi alternative:
      a) si collabora, all’interno o all’esterno, con il partito/movimento meno lontano dalle nostre individuali visioni/aspettative e che abbia una qualche possibilità di incidere sulla politica nazionale; non mi pare che l’offerta sia molto vasta

      b) si fa quel che si riesce nel proprio piccolo, un po’ per mettersi in pace la coscienza e un po’ sperando di gettare qualche seme che chissà quando e se darà frutto

      Per parte mia, essendo diventato ferocemente misantropo, ho scelto b) con il ‘mio’ minuscolo blog. Accetto insulti e sputazzi. In parte meritati.

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