Il cibo che uccide

segnalato da Barbara G.

Festival della Fotografia Etica

Alicia Baja – Colonia Aurora, Provincia di Misiones.
Lucas Techeira ha tre anni ed è nato con l’ittiosi, una malattia della pelle che causa screpolature e secchezza. Il piccolo è conosciuto nella zona come “il bambino di cristallo”. Suo padre Arnoldo ha dovuto abbandonare il lavoro nelle piantagioni di tabacco quando è nato il figlio. Sua madre, Rosana Gaspar di 32 anni, durante la gravidanza utilizzava sempre il glifosato nel suo orto. Lucas è l’ennesima inerme vittima di un’emergenza umanitaria che in ‪#‎Argentina‬ colpisce 12 milioni di persone, un terzo della popolazione nazionale.
Gli scatti di “El costo humano de los agrotóxicos” (http://bit.ly/1JApy9P) documentano gli effetti devastanti dell’utilizzo delle colture geneticamente modificate e il conseguente impiego indiscriminato di diserbanti. L’autore, Pablo Piovano, sarà presente domenica alle 16:30 presso l’ex Chiesa di San Cristoforo di ‪#‎Lodi‬, in occasione dell’ultima giornata di ‪#‎FFE2015‬, per raccontare la genesi e lo sviluppo del suo fotoreportage. Un lavoro che mostra il tragico presente del Paese sudamericano, ma capace di porre anche scomodi interrogativi sul futuro della sicurezza alimentare globale.
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8 comments

  1. Le colture OGM glifosato-resistenti, e l’uso correlato di glifosato come diserbante anche durante la crescita, stanno generando (ovviamente) una serie di malerbe che si sono selezionate anch’esse per essere resistenti: le modifiche al DNA non avvengono solo per ingegneria, altrimenti non ci sarebbe evoluzione. Con grossissimi problemi al loro controllo. Ora il glifostato è anche sospetto di essere cancerogeno. Ma non mi risulta nessuna connessione con l’ittiosi, che è una rara malattia genetica. Dire che quel bambino ha sviluppato l’ittiosi perchè la madre ha lavorato con il diserbante è come dire che l’autismo è generato dai vaccini perchè c’è un bimbo autistico vaccinato.

      1. Sono sicuro che il festival sia interessante, come si dice un’immagine vale più di mille parole. E “il cibo che uccide” è un tema che fa bene da contraltare alla melassa dell’EXPO.
        Però, un’immagine è anche molto più strumentalizzabile di mille parole. E poi è proprio questo il meccanismo con cui si propagano le bufale. Con l’accettare notizie perché ci sembrano plausibili, e perché magari mettono in cattiva luce chi se lo merita (le multinazionali dei prodotti per l’agricoltura, big pharma etc).
        E io trovo che, con lo sviluppo dell’accesso meno mediato (o meno mediato professionalmente) alle informazioni, dobbiamo veramente sviluppare un approccio più critico su quello con cui veniamo a contatto, perchè le bufale sono un mezzo potente di strumentalizzazioni (vedi quelle sugli immigrati), che vanno combattute sviluppando dei potenti anticorpi che agiscano sul metodo, prima ancora che sul merito delle singole notizie che si fanno strumento.

    1. anche a me risultava quello che ha detto Roberto .
      Prima di vedere la luce* e passare al TF (totale fancazzismo) facevo l’agente di commercio settore Parrucchieri/e e facemmo un corso di dermatologia all’Univ di Siena .

      * uno dei motivi per cui smisi di fare l’agente fu che l’azienda per cui lavoravo continuava a produrre shampoo con componenti proibiti in Italia , e l’AD disse (testuali parole ) :
      ma questi li vendiamo in Arabia saudita .

      consiglio l’uso del sapone di marsiglia per tutto, è il meno peggio

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