Dice il saggio…

segnalato da Barbara G. & transiberiana9

Abbiamo catturato la vostra attenzione?

Benissimo. Ora possiamo parlare di cose serie. Facciamo parlare un saggio di altro genere, anche se il titolo dell’articolo è un po’ fuorviante. E vediamo quali sono i dati riportati nello studio dell’OMS.

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Oms: “Carne lavorata cancerogena”. Intervista a Umberto Veronesi: “Ora è nero su bianco, la via vegetale è l’unica, non ci sono più dubbi”

di Giacomo Talignani – huffingtonpost.it, 26/10/2015

Un assist “certificato” per la sua battaglia nella lotta ai tumori. Esulta Umberto Veronesi, presidente e fondatore della Fondazione Veronesi, vegetariano convinto e da anni in prima linea per promuovere una via alternativa alla carne, o per lo meno all’abuso, per prevenire la formazione del cancro. Oggi l’Oms, con i dati forniti dallo Iarc, ha definito le carni lavorate come wurstel, pancetta, prosciutti, salsicce, carne in scatola, secca o preparati a base di sughi di carne come “cancerogene” e le ha inserite nel gruppo 1 delle sostanze che causano il cancro a pericolosità più alta come il fumo e il benzene. Inserendo nella lista delle “probabilmente cancerogene” anche le carni rosse.

Dottor Veronesi, che cosa significano le indicazioni dell’Oms?
“Che per la prima volta la massima autorità internazionale in tema di cancro, lo IARC, ha messo nero su bianco che la carne può causare diversi tumori. Secondo le conclusioni redatte dai 22 esperti che compongono il board di valutazione, si afferma che “ci sono evidenze sufficienti a lasciar pensare che il consumo di carni processate causi il tumore del colon-retto”. Non solo, il legame è stato riscontrato anche per i tumori del pancreas e della prostata. Una relazione che, occorre sottolinearlo, è dipendente dalle quantità consumate”.

Per lei non è una novità. Da anni porta avanti la battaglia per una “via alternativa” alla carne. Ma allora, a quali risorse alimentari dovremmo fare riferimento?
“Sì, le conclusioni non sono di certo una novità e rappresentano un motivo in più per intraprendere la strada vegetariana. Da anni con la Fondazione che porta il mio nome promuoviamo il messaggio che smettere di mangiare carne è salutare per l’uomo. Ormai ci sono pochi dubbi che un regime alimentare povero di carne e ricco di vegetali sia più adatto a mantenerci in salute. Frutta e verdura rispondono perfettamente ai bisogni del nostro organismo e contribuiscono a proteggerlo. In questi prodotti della terra abbiamo scoperto risorse preziose, vitamine, antiossidanti e inibitori della cancerogenesi come i flavonoidi gli isoflavoni. Studiamo le funzioni protettive delle molecole contenute in alcuni alimenti, come il licopene nei pomodori maturi contro i tumori della prostata, il resveratrolo nell’uva per i tumori gastro-intestinali, gli isotiocianati e l’indolo delle crucifere che hanno mostrato un’azione antitumorale in varie forme di cancro. Non solo, i valori pressori dei vegetariani sono nettamente più bassi, sia come “massima” che come “minima”, rispetto a quelli delle persone onnivore.

Però l’Oms non si è espressa su una dieta vegetariana.
“E’ vero che i vegetariani tendono ad avere uno stile di vita più salutare in genere, non fumare, bere poco, fare movimento, per cui è difficile attribuire certi benefici alla sola alimentazione. Ma tutte le evidenze puntano lì: chi mangia poco e vegetariano vive più a lungo e più in salute. Per contro diversi dati scientifici indicano da tempo un nesso fra il consumo di carni, specie quelle rosse e lavorate, e alcune malattie croniche, come tumori o patologie cardiovascolari. Lo stesso dicasi per l’obesità”.

E poi nella sua battaglia c’è una questione ambientale.
“Siamo ormai 7 miliardi di esseri umani che hanno il diritto a cibo e acqua pulita, un miliardo di persone soffre la fame e la denutrizione, mentre un miliardo soffre delle malattie della sovralimentazione, come diabete, cardiopatie, tumori: non possiamo più permetterci di consumare 15mila litri d’acqua per ogni chilo di carne prodotto (“ne bastano mille per produrre un chilo di cereali”), né di destinare quasi la metà delle calorie prodotte in agricoltura a carburanti e mangimi per 4 miliardi di animali d’allevamento oltre a 20 miliardi di polli”.

A cui lei, cresciuto in campagna, aggiunge l’etica sugli animali.
“Sono cresciuto in una cascina delle campagne lombarde, con cani, gatti, galline, vitelli. Gli animali sono stati i miei primi compagni di giochi e mi ripugna l’idea di ucciderli (“senza alcuna necessità”) per mangiarli. Lev Tolstoj, con un passato da cacciatore, nel suo scritto “Il primo gradino” raccontò della visita un macello, e commentò: “E’ orribile non solo la sofferenza e la morte di questi animali ma il fatto che l’uomo, senza alcuna necessità, fa tacere in sé il sentimento di simpatia e compassione verso le altre creature viventi e diviene crudele, facendo violenza a se stesso””

Se dovesse indicare un solo motivo per consumare meno carne, quale sarebbe?
“Di buoni motivi per smettere di consumare carne ce ne sono parecchi. Le conclusioni dello IARC sono solo il punto di arrivo di quanto già molti studi affermano da tempo. Mi auguro che man mano la nostra cultura alimentare si decida a cambiare, ad abbandonare la carne. Abbiamo il dovere di ragionare sul modello di sviluppo del nostro pianeta e garantire la possibilità di sopravvivenza per tutti”.

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Quello che sappiamo davvero sulla storia della carne cancerogena

Dobbiamo smettere di mangiare le bistecche? Gli insaccati fanno male come il tabacco? Domande e risposte per capire cosa dice l’Organizzazione mondiale della sanità

di Francesco Zaffarano – lastampa.it, 26/10/2015

Dopo giorni di anticipazioni lo studio dell’Organizzazione mondiale della Sanità sul consumo di carne rossa e carni lavorate è stato pubblicato e il responso è quello temuto: gli studiosi hanno riscontrato un legame tra il consumo di questi tipi di carne e la comparsa di forme di cancro al colon-retto, ma anche al pancreas e alla prostata. Ma questo vuol dire che la carne fa venire il cancro? Oltre all’articolo, comparso su The Lancet Oncology e citato dai maggiori media del mondo, l’Oms ha pubblicato anche un documento per fare maggiore chiarezza.

QUALI SONO LE TIPOLOGIE DI CARNE INCRIMINATE?  

Sono le carni rosse e le carni lavorate: con le prime si intendono manzo, vitello, maiale, agnello, montone, cavallo, e capra; le seconde, invece, sono quelle trattate attraverso salatura, stagionatura, fermentazione e affumicazione, come wurstel, prosciutto, salsicce e pancetta.

I DUE TIPI DI CARNE SONO UGUALMENTE DANNOSI?  

No. Il consumo di carni rosse è stato classificato come probabilmente cancerogeno per gli umani (gruppo 2A), mentre quello di carni lavorate come cancerogeno per gli umani (gruppo 1). Per quanto riguarda le carni rosse, l’Oms sostiene di avere solo prove limitate del fatto che queste possano causare il cancro e di non poter escludere che i casi di cancro riscontrati siano in realtà legati ad altri fattori.

LA CARNE ROSSA FA MALE COME IL TABACCO?  

No, la carne rossa è stata classificata nel gruppo 2A, quello delle sostanze probabilmente cancerogene. Il fumo, invece, è classificato come cancerogeno (senza il probabilmente).

MA ALLORA LA CARNE LAVORATA FA MALE COME IL TABACCO?

Neanche. Nonostante la carne lavorata sia stata classificata nel gruppo 1, lo stesso in cui si trova anche il tabacco, questo non significa che le due sostanze siano ugualmente dannose. La classificazione dell’Oms si limita a indicare come cancerogena una certa sostanza, senza esprimersi su quanto sia dannosa o meno la stessa. L’Oms, in sostanza non si esprime sul fatto che la carne lavorata sia più o meno cancerogena del tabacco.

QUANTI CASI DI CANCRO ALL’ANNO SONO CAUSATI DAL CONSUMO DI QUESTE SOSTANZE?  

Secondo le stime del Global Burden of Disease Project, spiega l’Oms, circa 34 mila morti per cancro seguivano una dieta caratterizzata da un alto consumo di carni lavorate; in 50 mila casi, invece, la dieta era ricca di carni rosse. Per fare un confronto con altre sostanze, secondo la stessa fonte sono un milione i casi di morti per cancro che fumavano, 600 mila quelli che consumavano alcol e 200 mila quelli esposti a un alto tasso di inquinamento dell’aria.

È QUANTIFICABILE IL RISCHIO CONNESSO AL CONSUMO DI QUESTE CARNI?  

Secondo i dati dell’Oms, che è molto cauto su questo tipo di calcolo, il consumo quotidiano di 50 grammi di carni lavorate può aumentare del 18% il rischio che compaia un cancro al colon-retto. Il consumo quotidiano di 100 grammi di carni rosse, invece, fa aumentare il rischio del 17%.

DOBBIAMO SMETTERE DI MANGIARE CARNE?  

No, l’Oms non invita nessuno a smettere di mangiare carne e sottolinea che sia la dieta vegetariana sia quella che prevede il consumo di carne hanno vantaggi per la salute, sebbene diversi.

QUANTA CARNE DEVO MANGIARE PER ESSERE AL SICURO?

L’Oms non ha dati a riguardo, anche se ha riscontrato che i rischi aumentano con l’aumentare del consumo di carne (proprio come vale per le altre sostanze cancerogene o probabilmente cancerogene).

CI SONO TIPI DI COTTURA PIU’ RISCHIOSI?  

Una cottura ad alta temperatura può dare forma a dei composti che possono essere cancerogeni, anche se l’Oms non ha ancora chiarito quale sia il ruolo effettivo di questi nella comparsa del cancro. Quello che sappiamo è che è più sicuro non cuocere la carne a contatto diretto con il fuoco o con una superfice rovente (come nel caso del barbecue).

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109 comments

  1. Se il prosciutto ed il salame
    han la taccia dell’infame
    fai felice il gargarozzo
    col grassoccio bacherozzo,
    la tarantola ed il bruco
    ed un grillo(absit) ben pasciuto*
    per contorno è già approntata
    di alghe verdi un unsalata…..(continuate voi io non ce la fo, sono sconfortata)

    *(vabbè non è una rima ma solo un’assonanza)

    http://www.repubblica.it/salute/alimentazione/2015/10/28/news/alghe_insetti_strasburgo-126075657/?ref=HRER3-1

    #bleah

  2. IL MERCATO DE NOANTRI.

    Dibattito su tv e pubblicità, costi ecc.
    Ci si dimentica, in tutti i commenti, anche sul bolg, di una cosa, e val la pena invece rammentarla.
    Se andate sul sito dell’Auditel, trovate in testata questa definizione di “indipendenza”, che non saprei se definire grottesca o comica (meglio forse truffaldina), tanto più se riferita a televisioni che utilizzano notevoli contributi pubblici e al concetto di pubblico dovrebbero rispetto.

    “Indipendenza
    Auditel è un Joint Industry Commitee (JIC) cioè un organismo a controllo incrociato che riunisce tutte le componenti del mercato televisivo:
    Gli investitori di pubblicità
    Le agenzie e i centri media
    Le imprese emittenti”.

    Manca qualcuno? Ve ne siete accorti?
    I CITTADINI CHE PAGANO, E PERSINO I TELESPETTATORI.
    Non c’è un organismo di difesa degli utenti del servizio che li rappresenti, chissà come mai.
    Chi dovrebbe farlo? La commissione parlamentare di vigilanza?
    Suvvia….
    Tutto viene fatto in famiglia, controllori e controllati son gli stessi e in conflitto d’interessi, non tanto fra se stessi come qualcuno magnifica sulla base di un principio ottocentesco di mercato affidato ai soli mercanteggiatori, ma rispetto agli utenti.
    Una schifezza, in tempi nei quali saremmo in grado non di far prelievi a campione (su numeri esigui, incerti e che possono esser falsati a piacere, altro che segreti) ma di analizzare e documentare secondo per secondo il gradimento, e non la sintonizzazione.

    Lo share non è un’entità scientifica, è il dato che consente manipolazioni, clientele e corruzione.
    In questa situazione non si può riformare la Rai, si può solo ingrassarla o smantellarla.
    Ma chi dovrebbe smantellarla ne gode i servizi osceni.

    1. Stai confondendo le cose. In questo contesto (Auditel) i cittadini non sono i consumatori, sono *la merce*. Le emittenti attraverso le agenzie pubblicitarie vendono spettatori (la merce) ai consumatori (le aziende che investono in pubblicità). E quando mai la merce viene consultata?

      1. non confondo. Che gli spettatori siano la merce che si vende lo si sa anche se non sempre lo si dice. Ma se nello cambio sono implicati servizi e beni pubblici, la dialettica non può escludere i consumatori dei servizi suddetti
        Un trucchetto come quello della Volkswagen non sarebbe mai venuto alla luce con un isstema così congegnato, la parola sarebbe stata solo alle case automobilistiche, alla pubblicità, ai costruttori di componenti, alle concessionarie (giusto un filo).
        In Usa lo ha svelato una autorità terza e indipendente che tutela anche i consumatori, ritenendo questi rappresentati dall’insieme dii regole che sta nel mercato ma lo norma.
        Qui invece si presume che siano gli interessi contrapposti delle aziende che producono il bene da consumare a limitarsi l’un l’altro per far rispettare l’interesse di un terzo, un po’ come se sugli scambi al mercato del bestiame nni vigilasse anche, AVENDO L’ULTIMA PAROLA, una autorità veterinaria pubblica.

      2. quel che mi premeva comunque era sottolineare lo straordinario concetto di indipendenza, uguale a quello dell’ILVA a proposito di salute ambientale e risanamento

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