Pablo è vivo e lotta insieme a noi

di Pablo Iglesias (da esseresinistra.wordpress.com, 29 ottobre 2015, segnalato da n.c.60)

Parlamento europeo, Strasburgo – 27 ottobre 2015

Signor Presidente, la prima volta che ho parlato qui era quindici mesi fa per conto di questo gruppo. E’ stato un onore farlo ed è stato un onore competere con lei per la presidenza di questo Parlamento. Dissi allora che aspiravamo a un’Europa diversa, che fosse un po’ meno dura con i deboli e un po’ meno accomodante con i potenti. Credo, purtroppo, che la dichiarazione di quindici mesi fa rimane valida ancora oggi.

Ho ricordato, in quel discorso di quindici mesi fa, i soldati spagnoli che hanno combattuto contro il fascismo e contro l’orrore come il miglior contributo del mio paese per il progresso in Europa, come il miglior contributo del mio paese per un’ Europa sociale, un’ Europa democratica, un’ Europa rispettosa dei diritti umani. Quando sento le grida xenofobe in quest’Aula ricordo che nel mio paese, a quelli che insultavano, a coloro che terrorizzavano i deboli è stato detto «No pasarán». Ma mi dà fastidio sentire una certa ipocrisia in quest’Aula da coloro che piangono lacrime di coccodrillo e difendono – dicono di difendere – i diritti umani.

Signor Weber, lei ha parlato di estremisti per riferirsi a ciò che potrebbe accadere in Portogallo. Imparate a rispettare la democrazia. Comprendendo che, a volte, i cittadini votano diversamente da ciò che gli fanno credere di rappresentare.

(Applausi)

Il signor rappresentante del gruppo liberale –  spero che mi perdonerà, se dopo quindici mesi di pratica ogni mattina allo specchio, sono ancora incapace di pronunciare il suo nome – ha detto che questo non è un problema di socialdemocratici, liberali o popolari. In effetti, è così. In effetti, tutti loro hanno concordato gli elementi chiave che ci hanno coinvolto in una politica estera europea che stiamo pagando e che ha a che fare con la miseria e l’umiliazione di migliaia di famiglie che vivono sulla soglia dell’Europa.

Oggi si parla, ancora una volta, della guerra e della desolazione alle porte d’Europa, di famiglie a cui si sta rispondendo con il filo spinato. E io dico che noi europei non possiamo dimenticare che cosa significa la guerra, non possiamo dimenticare che cosa significano l’orrore e la povertà e del dovere di abbandonare l’orrore e la povertà. E non possiamo umiliare queste persone, perché ummiliare queste persone significa umiliare l’Europa. Come è umiliare Europa, signor Weber, eliminare il welfare state. Come è umiliare l’Europa eliminare i diritti sociali. E’ umiliare l’Europa consegnare i governi all’arroganza dei poteri finanziari e sferrare un attacco alla sovranità popolare. E’ umiliare l’Europa incoraggiare la frode fiscale, come ha fatto lei, Presidente Juncker. Proprio come lei, che ha favorito, quando era ministro Capo del Governo e Ministro delle Finanze – accordi commerciali segreti con le multinazionali di modo che potessero pagare le tasse al 1%, mentre i cittadini europei devono pagare altre tasse. E poi si parla di bilancio. E ci si siede lì, Jean-Claude Juncker, perché persone come lei, onorevole Pittella, ha permesso al signor Juncker di sedersi lì; perché voi, i socialisti,  state mantenendo una grande coalizione con i popolari in quest’Aula.

Quindi, e non le cito Dante, onorevole Pittella, si schieri con la gente e la faccia finita con questa dannata grande coalizione.

(Applausi)

Io ritorno al mio paese per non avere, perchè in Spagna non ci siano ancora persone come lei nel governo, signor Juncker, ma voglio chiederle una cosa prima di partire: cambi la sua politica.

La crisi dei rifugiati non si risolve con filo spinato. La crisi dei rifugiati non si risolve con la polizia. Quello che funziona è una politica responsabile. Smettere di giocare a scacchi con i popoli del Mediterraneo. Lavorare per la pace, piuttosto che fomentare guerre. Aiutare le persone in fuga dall’orrore. Non continuare a distruggere la dignità dell’Europa, Jean-Claude Juncker.

(Applausi)

QUI il testo originale in spagnolo.

100 comments

  1. Modello Expo, il salto di qualità del renzismo

    Mostro Marino. Dopo Prodi e Letta, il premier miete un’altra vittima senza apparire. Per «il nuovo Pd» rovesciare governi fuori dalle aule e senza dibattito pubblico è ormai una prassi. Un partito post-democratico

    Marco Revelli – il manifesto 01.11.2015

    Venerdì, a Roma, il pro­getto ren­ziano di mano­mis­sione della nostra demo­cra­zia ha com­piuto un nuovo salto di qua­lità. O, forse meglio, ha rive­lato – nell’ordalia rap­pre­sen­tata sul grande pal­co­sce­nico di Roma capi­tale – la pro­pria natura com­piu­ta­mente post-democratica e anzi tout court anti-democratica.

    Di Igna­zio Marino sin­daco si può pen­sare tutto il male pos­si­bile: molte sue poli­ti­che sono state discu­ti­bili e anti-sociali (in pri­mis la que­stione della casa), alcuni suoi com­por­ta­menti incom­pren­si­bili, la sua inge­nuità (o super­fi­cia­lità) imper­do­na­bile, la sua ina­de­gua­tezza evi­dente. E l’accettazione nella sua squa­dra di uno come Ste­fano Espo­sito insopportabile.

    Ma la fero­cia con cui il Pd, su man­dato del suo Capo, ha posto fine alla legi­sla­tura in Cam­pi­do­glio supera e offu­sca tutti gli altri aspetti. Sosti­tuendo all’Aula il Notaio. Al dibat­tito pub­blico la mano­vra di cor­ri­doio e il reclu­ta­mento sub­dolo dei sicari (arte in cui Mat­teo Renzi eccelle, aven­dola già spe­ri­men­tata prima con Romano Prodi e poi con Enrico Letta).

    E col­pendo così non tanto, e comun­que non solo, «quel» Sin­daco (che pure a molti voleri del Pd era stato fin troppo fedele), ma il prin­ci­pio car­dine della Demo­cra­zia in quanto tale. O di quel poco che ne resta, e che richie­de­rebbe comun­que che la nascita e la caduta degli ese­cu­tivi – nazio­nali e locali – avve­nisse nell’ambito degli isti­tuti rap­pre­sen­ta­tivi costi­tu­zio­nal­mente sta­bi­liti in cui si eser­cita la sovra­nità popo­lare. Con un voto palese, di cui ognuno si assume in modo tra­spa­rente e moti­vato, la responsabilità.

    Così non è stato.

    In siste­ma­tica e osten­tata con­ti­nuità con la pra­tica seguita dal governo Renzi in que­sti mesi di legi­sla­zione coatta (a colpi di fidu­cia e di mani­po­la­zione delle Com­mis­sioni) e con la sua riforma costi­tu­zio­nale di stampo burocratico-populistico, la sede della Rap­pre­sen­tanza è stata mar­gi­na­liz­zata e umi­liata. Svuo­tata di ruolo e poteri. Sosti­tuita dalla retta che dal ver­tice dell’Esecutivo — fatto coin­ci­dere con la lea­der­ship del par­tito a voca­zione tota­liz­zante e a con­si­stenza dis­sol­vente – pre­ci­pita, senza intoppi, fino ai piani bassi della cucina quo­ti­diana, dele­gata alle buro­cra­zie guar­diane, reclu­tate al di fuori di ogni vali­da­zione elet­to­rale, in base a cri­teri di fedeltà (o, forse meglio, di asservimento).

    Nella sta­gione impe­gna­tiva — per com­piti da svol­gere e affari da sfrut­tare – del Giu­bi­leo la Capi­tale sarà ammi­ni­strata e «gover­nata» da un dream team (o night­mare team?) non di rap­pre­sen­tanti del popolo ma di fidu­ciari del Capo, chia­mati con logica emer­gen­ziale a «gestire l’impresa» in nome non tanto del bene pub­blico ma dell’efficienza.

    Della com­po­si­zione del team già se ne parla: oltre all’inossidabile Sabella, il pre­fetto ren­ziano Fran­ce­sco Paolo Tronca, fre­sco della Milano di Expo e Marco Ret­ti­ghieri, ex super­ma­na­ger di Ital­ferr, uomo Tav, quello che ha sosti­tuito come diret­tore gene­rale costru­zioni dell’Expo Angelo Paris dopo il suo arre­sto per cor­ru­zione e tur­ba­tiva d’asta…

    Un bel pezzo della «Milano da man­giare» – del «para­digma Expo» – tra­pian­tata a Roma, a far da matrice del nuovo corso della Capi­tale, ma anche — s’intende – del Paese.

    Ed è que­sto il secondo anello della cer­chia­tura della botte ren­ziana. O, se si pre­fe­ri­sce, il pas­sag­gio con cui si chiude il cer­chio del muta­mento di para­digma della poli­tica ita­liana: que­sto uti­lizzo del «modello Expo», costruito come esem­pio «di suc­cesso», gene­rato e poi cer­ti­fi­cato dal mer­cato, e (per que­sto) proposto/imposto come forma vin­cente di gover­nance da imi­tare e generalizzare.

    L’operazione era stata favo­rita, non so quanto con­sa­pe­vol­mente, dall’infelice ester­na­zione di Raf­faele Can­tone, in cui si con­trap­po­neva Milano come «capi­tale morale» a una Roma «senza anti­corpi»: infe­lice per­ché sem­bra for­te­mente «irri­tuale», per usare un eufe­mi­smo, e comun­que molto inop­por­tuno, che colui che dovrebbe sor­ve­gliare e garan­tire il rispetto della lega­lità prima, durante e dopo un’opera ad alto rischio come l’Expo, bea­ti­fi­chi la città che l’ha orga­niz­zato e ospi­tato e, reci­pro­ca­mente, che ne venga bea­ti­fi­cato, pro­prio alla vigi­lia di un periodo in cui la magi­stra­tura dovrebbe essere lasciata asso­lu­ta­mente libera di pro­ce­dere a tutte le pro­prie veri­fi­che e in cui l’Agenzia che egli dirige dovrebbe ope­rare come mai da ter­tium super par­tes (che suc­ce­derà, per esem­pio, se le inchie­ste in corso su cor­ru­zione, pecu­lato, truffa, ecc. doves­sero con­clu­dersi con ver­detti di col­pe­vo­lezza: la dovremmo chia­mare «Mafia Capi­tale Morale»?).

    Ma tant’è: il cli­ché coniato da Can­tone è entrato alla velo­cità della luce a far parte del dispo­si­tivo nar­ra­tivo ren­ziano sulle mera­vi­glie del rina­sci­mento ita­liano. E su come que­sto possa tanto più age­vol­mente e soprat­tutto velo­ce­mente dispie­garsi quanto più si eli­mi­nano gli osta­coli della vec­chia, acci­diosa e fasti­diosa demo­cra­zia rap­pre­sen­ta­tiva (quella, appunto, che pro­duce i Marino), e si adot­tano, in alter­na­tiva, le linee degli exe­cu­tive di turno, magari arruo­lando in squa­dra le stesse «auto­rità indi­pen­denti» che dovreb­bero eser­ci­tare i controlli.

    Per­so­nal­mente mi ha tur­bato la quasi con­tem­po­ra­nea dichia­ra­zione di Can­tone sulla pro­pria inten­zione di abban­do­nare l’Associazione nazio­nale magi­strati, rea di aver mosso (caute) cri­ti­che al governo… E anche que­sto è uno scatto – se volete pic­colo, ma inquie­tante – nella chiu­sura della gab­bia che ci sta stringendo.

    1. ammetto di avere il dente avvelenato con revelli. ma l’avesse scritto anche mia nonna, nel momento in cui si afferma…

      Di Igna­zio Marino sin­daco si può pen­sare tutto il male pos­si­bile: molte sue poli­ti­che sono state discu­ti­bili e anti-sociali (in pri­mis la que­stione della casa), alcuni suoi com­por­ta­menti incom­pren­si­bili, la sua inge­nuità (o super­fi­cia­lità) imper­do­na­bile, la sua ina­de­gua­tezza evi­dente

      …si è già perso. allora venga renzi, grillo, salvini. la meloni, casa pound, può venire chiunque, e l’avrai portato tu.

        1. appunto

          Tra gli schiamazzi dei bambini al Parco degli Scipioni (tra le antiche vie Appia e Latina) domenica sono state inaugurate altre due panchine in legno e ghisa , in linea con le richieste della Sovrintendenza. Le due donazioni una da parte del Comitato del Parco e l’altra da ArciRagazzi, sono state inaugurate da circa 200 bimbi della scuola materna, che per la giornata hanno realizzato disegni sul tema del rispetto dell’ambiente «esposti» tra gli alberi. (Foto Jpeg)

          (mica pizza e fichi!)

    2. Articolo assolutamente condivisibile al quale aggiungerei che solo un popolo dalla memoria molto corta (max 2 mesi) puo accettare il “modello Expo” come esempio di rinascita.

      Non vorrei sembrare presuntuoso ma quando ho letto le affermazioni di Cantone mi è stato subito chiaro che fossero strumentali e propedeutiche alla preparazione mediatica si scelte gia fatte.

  2. Concordo con Barbara, cambiamo pagina.

    E’ cominciata sul Corriere della Sera il processo di sponsorizzazione e beatificazione di Marchini. Sette schede per sette fratelli ed un’intervista del valoroso Menicucci

    http://roma.corriere.it/politica/cards/marchini-dall-edilizia-politica/famiglia-comunista-educazione-cattolica_principale.shtml

    http://roma.corriere.it/notizie/politica/15_ottobre_31/berlusconi-dice-che-mi-voterebbe-marchini-candidato-marino-renzi-simbolo-5f105334-8015-11e5-8b57-f1b8d18d1f0e.shtml

    1.Famiglia comunista, educazione cattolica
    2.Il prozio presidente della Roma
    3.La carriera da imprenditore e l’esperienza in Rai
    4.Il salvataggio dell’Unità
    5.La tentazione Pd e l’ingresso in politica
    6.La passione per il mare e per lo sport
    7.Le amicizie bipartisan e la rete di relazioni

    L’endorsement di Berlusconi è gia arrivato e cotante schede invoglierebbero ogni renziano degno di tale epiteto a candidarlo alle primarie.

    E poi in fin dei conti è lo stesso Marchini nell’intervista a sostenere che la sua è “solo la rivincita della realtà sulla finta narrazione che si ostina a cercare nei vecchi schemi del centrodestra e centrosinistra la risposta efficace ai mali di Roma”. A lui non interessano i vecchi schemi gli bastano i voti e poi lui gioca a zona.

    1. L’operazione “Arfio Belli Capelli” è stata preparata e programmata da tempo. Imho
      (Spero tra un po’ di darvi notizie di prima mano).

  3. (ricordo che qualche tempo fa qualcuno sosteneva pure renzi convinto che comunque il sistema andava scalfito.
    ecco. oggi 1° novembre 2015, qui lo dico e non lo nego. ai posters l’ardua sentenza. il l’avevo detto ha bisogno di tempo. forse tra 5 anni ne possiamo riparlare)

    1. Hai ragione, allora che si fa? Poi resta solo un’opzione che non si puo’ scrivere, almeno a me non viene in mente niente altro.

  4. alcune note
    l’aereo caduto in egitto era di una piccola low cost siberiana. meditate gente, meditate….

    vedo un grande dibattito attorno ai 5stelle. che pare abbiano guadagnato alla loro causa il mio tesoro….ma, perdonatemi, discutere del loro agire e dei loro programmi con chicco e luigi, per quanto stimabili, è come andare a parlare dei piani industriali fiat con un operaio a pomigliano. io parlo di questioni serie solo con daniele x!

    ho appena chiesto a transi di uscire. ora mi siedo e aspetto….

  5. Lasciamo i 5* alle loro ambiguita’, che tanto non convincerete mai uno deciso a votarli con i vostri dubbi e critiche.
    E’ questo il vero nemico e non sappiamo come affrontarlo:

    http://www.lettera43.it/cultura/le-professioni-piu-disumane-immortalate-in-scatti-da-tutto-il-mondo_43675220841.htm

    Rappresentiamo il lavoro al limite dell’umano come se fosse qualcosa d’ineluttabile, come una malattia, anzi peggio di una malattia, perche’ sulle malattie aleggia ancora l’idea o l’illusione di poterle sconfiggere, sul lavoro non piu’, sta tornando l’idea di un destino, come le caste, ma piu’ sottile, perche’ forse wualcuno puo’ farcela.

    1. Anto, hai ragione, ma la tua teoria è valida nei confronti di qualsiasi votante
      Ad esempio, heiner che vota pd “nonostante”
      Mario che segue nuovamente civati “nonostante”
      M2c che vota pd… ha no, scusa, lui è proprio così, fasciocomunista

      1. Pensavo un po’ anche a me, anche se condivido tutti i dubbi e le critiche, soprattutto quelli di Lame, se in una tornata elettorale, che sia locale o nazionale, considerero’ strategico votarli, li votero’. E non sara’ un meno peggio, sara’ per usare uno strumento per scalfire questo schifo che ci sommerge, sapendo che non sara’ la soluzione e molto ci sara’ da fare dopo.

          1. che è stato il ragionamento con cui molti hanno votato pd (o il partito precedente) nonostante i dalema, gli scandali, le banche, le cooperative etc

            ma per il m5s non si concede quanto concesso ad altri
            io dico solo questo

        1. E’ l’unica forza che può dare una spallata al sistema ormai marcio, e parlo anche di numeri.
          Fossi ancora civatiana, dovrei comunque ammettere che per Possibile non vedo un consenso futuro in grado di competere (opinione personale, naturalmente). Per semplificare: sono anche convinta che i 5S al governo non farebbero danni peggiori di quel che si vede oggi (e, soprattutto, non si vede…). Li voterò (se mai ci faranno votare).

          1. punto primo: tu SEI civatiana!
            guarda che il civatismo non è come il morbillo, che preso una volta non lo prendi più! eh, troppo facile….
            punto secondo: quel fondo di grillismo in te traspare da tempo, come il nulla di valery
            punto terzo: ti andrebbe di cenare con me?

              1. “il vaffanculo è come il nero. sta bene con tutto.”

                senza forse volerlo hai riassunto l’agire grillino

                il vaffanculo, il loro slogan preferito, va bene con tutto. da farage a orban, sino agli inviti a casa puond
                (a tal proposito, ieri a milano in 50 mt tre banchetti: 5s, fratelli d’italia, casa puond…..)

                ma di ste cose parlo solo con daniele.

                ma per la cena? potremmo parlare d’altro. o non parlare affatto…..

        1. Negli ultimi 20anni, secondo, te, quanti hanno votato il pd ponendosi delle domande e quanti senza ? In percentuale, naturalmente.

          Secondo te i voti al pd erano tutti ponderati, coscienti e al netto di dubbi e domande ?

          1. Sun. Stiamo parlando di adesso, del futuro.
            Credere ciecamente nel verbo perché “gli altri hanno creduto nel verbo 10 anni fa” non mi sembra un ragionamento serio.
            Tutte le volte che faccio domande sul movimento mi si risponde “guarda il PD”.
            No, abbiate il coraggio di rispondere

    1. … potabile (purché non nel senso di ‘potare’… 🙂
      per il resto, una tirata che si conclude con un appello ad aiutare i rifugiati non è certo populista, non certo in questo momento storico (e sarà anche per questa sua ‘chiarezza’ che podemos non è destinato ai grandissimi numeri?).

      1. Beh, i populismi giocano appunto sul populismo, la demagogia, la pancia, fungono da sfogatoio delle frustrazioni e delle paure, non si curano delle conseguenze alla ricerca del facile consenso (tutti a casa!!!) fregandosene delle evidenti contraddizioni.
        Ad es il M5S, che gioca su fronti opposti per pescare a destra, anche estrema e tra gli apolidi di “sinistra”.

        Prendere una posizione NON popolare ma chiara e coerente all’interno di una visione complessiva certamente allontana dal “populismo” più becero.

  6. Onestamente non so né mi risulta se ne sia parlato in modo chiaro sulla posizione di Possibile in ambito europeo. Il movimento è ancora un neonato alle prese con i primi della crescita.Pretendere che abbia già posizioni chiare su qualsiasi fronte mi sembra quantomeno prematuro. C’è poi un altro aspetto.Se come ha sempre sostenuto Civati e , per il momento, è coerente in questo, il movimento deve partire dal basso e dal basso assicurarsi i suoi quadri dirigenti è chiaro che molti argomenti sono ancora da discutere e decidere.Molto probabilmente dopo il 21 Novembre ( assemblea nazionale del movimento) le cose cominceranno ad essere più chiare.

      1. il liberismo si combatte in diversi modi. si può combattere anche guardando indietro (abbiamo esempi non troppo distanti) ma dopo, prima o poi, occorre ripassarci.
        in europa, per un certo periodo, forse ci toccherà sorbirci proprio questa passione per il passato.
        emblematico l’appunto di feyer sulle ‘destre’.
        se qualcuno ci trova un gran fascino.. faccia 🙂

        1. sei un pochino ingenuo, non conta che il fascino ce lo troviamo tu o io Conta che ce lo trovi sempre iù la maggioranza degli elettor in parecchi paesii. E, oltretutto, al governo in Ue c’è la destra, direttamente o con i suoi travestiti )da Hollande a Renzi).

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