Destino final

segnalato da Barbara G.

“Destino final”: l’inchiesta sui desaparecidos argentini al Vittoriano

Giovedì 5 novembre, nell’ambito della mostra “La nostra storia” sui sessant’anni del nostro settimanale, i reporter Giancarlo Ceraudo e Miriam Lewin racconteranno come sono riusciti a squarciare il velo su una delle pagine più tristi della storia recente. A condurre l’incontro, il caporedattore de “L’Espresso” Gigi Riva

espresso.repubblica.it, 03/11/2015

I piloti degli aerei in lingua spagnola hanno un’espressione precisa per definire il luogo dove il velivolo atterrerà: “Destino final”. Il fotografo italiano Giancarlo Ceraudo ha chiamato così un suo progetto che si proponeva di rintracciare gli aerei usati per gettare in mare i corpi narcotizzati dei desaparecidos in Argentina durante la dittatura (1976-1983). Si stima che siano almeno cinquemila le persone che sono state uccise in questo modo.

Grazie a quel prezioso materiale è stato possibile ricostruire chi erano i piloti dei voli della morte. I documenti sono stati così consegnati alle autorità argentine per istruire i processi contro i tre piloti che ora si trovano da quattro anni in carcere. Il dibattimento è iniziato nel 2012 e il verdetto è atteso per i prossimi mesi.

Nel 2010 “l’Espresso” è stato il primo giornale a pubblicare la storia dell’inchiesta e dei suoi esiti clamorosi.

Giovedì 5 novembre al Vittoriano Miriam Lewin e Giancarlo Ceraudo racconteranno il loro appassionante lavoro che ha squarciato il velo su una delle pagine più tristi della storia recente non solo Argentina. Condurrà l’incontro il caporedattore de “l’Espresso” Gigi Riva.

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PER SAPERNE DI PIU’

La verità sui voli della morte

Un lungo lavoro investigativo. A cui ha partecipato anche un fotografo italiano. Ecco come sono stati ritrovati gli aerei e i piani di volo usati dalla giunta militare argentina per eliminare gli oppositori

espresso.repubblica.it, 04/03/2010

Otto nomi di piloti che tornano, con cadenza regolare, sulla ‘planilla para historial de aeronave’, il brogliaccio dove viene riportata tutta l’attività di un velivolo. Solo che lo Skyvan PA-51 non è un aereo normale perché quando era di proprietà della Prefectura Naval Argentina tra il 1976 e il 1983 è stato utilizzato per i ‘vuelos de la muerte’ con cui almeno 5 mila oppositori della dittatura militare sono stati gettati, tramortiti ma vivi, nell’Oceano Atlantico. Tornata la democrazia nel paese sudamericano, gli alti ufficiali della ‘junta’ hanno sempre sostenuto che quelle carte erano state distrutte. Trent’anni di bugie per coprire le responsabilità, a diversi livelli, di uno dei crimini più odiosi della storia recente. Invece i documenti, preziosissimi, sono riapparsi, in seguito a un lungo lavoro investigativo, durato tre anni in vari continenti, condotto da un fotografo italiano, una ex desaparecida e un ricco signore col gusto della verità.

Tutto questo non ha impedito di condannare il gerarca all’ergastolo. Stessa pena comminata, in primo grado, al cappellano della polizia federale Christian Von Wernich, ritenuto responsabile di sette omicidi. In corso, riprenderà a giorni, l’importante giudizio sulla Esma.

Le nuove carte aprono la possibilità di portare alla sbarra i piloti dei voli della morte. Nelle pance dei due aerei che stanno in Lussemburgo e in Gran Bretagna potrebbero nascondersi altri fogli preziosi. Per questo l’inchiesta continua. I parenti dei desaparecidos non hanno avuto nemmeno i corpi dei loro cari da piangere. Almeno vogliono guardare in faccia chi diede l’ordine di aprire il portellone: per buttarli in pasto ai pescecani.

Voli della morte, i piloti in arresto

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