Le sette tesi Capitali

Post-democrazia, sette tesi sul «caso Marino»

L’ex sindaco di Roma Ignazio Marino © LaPresse

di Angelo d’Orsi – ilmanifesto.info, 1° novembre 2015

Gli avve­ni­menti romani delle ultime set­ti­mane hanno posto in luce, mi pare, alcuni ele­menti di fondo sulla tran­si­zione ita­liana verso la post-democrazia, ossia il supe­ra­mento della sostanza della demo­cra­zia, con­ser­van­done le appa­renze, secondo un pro­cesso in corso in tutti gli Stati libe­rali, ma con delle pecu­lia­rità pro­prie, che hanno a che fare con la sto­ria ita­liana e, forse, anche l’antropologia del nostro popolo.

Senza più entrare nel merito della vicenda della cac­ciata di Igna­zio Marino dal Cam­pi­do­glio, su cui peral­tro mi sono già espresso più volte, a netto soste­gno del sin­daco, pur rile­van­done le debo­lezze e gli errori (ha sin­te­tiz­zato bene ieri l’altro sul mani­fe­sto Norma Ran­geri: «non è il migliore dei sin­daci, il mestiere poli­tico non è il suo, si è mosso fidan­dosi … del suo cer­chio magico»), e con­tro l’azione del Pd, irre­spon­sa­bil­mente soste­nuta anche dal M5S, all’unisono con le frange della destra estrema, pro­pongo alcune rifles­sioni che hanno biso­gno natu­ral­mente di essere appro­fon­dite, oltre che discusse.

I Tesi

Le assem­blee elet­tive, ossia quella che si chiama «la rap­pre­sen­tanza», hanno un valore ormai nullo. Depu­tati, sena­tori, con­si­glieri regio­nali e comu­nali, sono pedine inin­fluenti, che si muo­vono all’unisono con gli orien­ta­menti dei capi e sottocapi.

Obbe­di­scono in modo auto­ma­tico, ma cosciente, nella spe­ranza di entrare nell’orbita del potere «vero», o quanto meno avvi­ci­narsi ad essa, e diven­tare sia pure a livelli infe­riori o addi­rit­tura infimi, «patro­nes» di pic­cole schiere di «clien­tes». Il potere legi­sla­tivo è com­ple­ta­mente disfatto.

II Tesi

I par­ti­titi poli­tici, tutti, sono diven­tati «par­titi del capo». I mili­tanti, e per­sino i diri­genti, dal livello più basso a quelli via via supe­riori, non con­tano nulla. Tutto decide il capo, cir­con­dato da una schiera di fedeli, i “guar­diani”. Le forme di reclu­ta­mento e di sele­zione, che dalla base giun­gono al ver­tice, sulla base di per­corsi lun­ghi, tra­gitti di «scuola poli­tica», hanno per­duto ogni sostanza; con­tano con­su­lenti, ope­ra­tori del mar­ke­ting, son­dag­gi­sti, costrut­tori di imma­gine. Il distacco tra il capo, e il ristret­tis­simo ver­tice intorno a lui, e lo stesso par­tito, inteso come strut­tura di ade­renti, intorno, di sim­pa­tiz­zanti, o di sem­plici elet­tori, appare totale.

Se crolla il capo, crolla il par­tito, nel Pd come è acca­duto in Forza Ita­lia, e come acca­drà nel Movi­mento 5 Stelle, se i mili­tanti non scel­gono una via diversa.

III Tesi

Il Vati­cano, e le gerar­chie della Chiesa cat­to­lica, costi­tui­scono non sol­tanto uno Stato nello Stato, ma uno Stato poten­zial­mente ostile, che eser­cita un’azione diret­ta­mente poli­tica, volta a con­di­zio­nare, fino al sov­ver­ti­mento, gli stessi ordi­na­menti libe­rali; diventa «potenza amica» solo quando e nella misura in cui il potere legit­timo si piega ai suoi dettami.

IV Tesi

I grandi media non eser­ci­tano sem­pli­ce­mente un’influenza, come sosten­gono certi mass­me­dio­logi; essi rap­pre­sen­tano pie­na­mente un potere, capace di creare o distrug­gere lea­der, cul­tu­rali o poli­tici o spor­tivi. Abbiamo avuto esempi pic­coli e grandi, di distru­zione o costru­zione, da Roberto Saviano a Renata Pol­ve­rini, fino a Igna­zio Marino, osan­nato chi­rurgo, esem­plare per­fetto della «società civile», poli­tico one­sto, sin­daco in grado di sve­lare e sgo­mi­nare l’intreccio affaristico-mafioso della capi­tale, diven­tato improv­vi­sa­mente il con­tra­rio di tutto ciò, a giu­sti­fi­ca­zione della sua orche­strata defenestrazione.

V Tesi

La lotta poli­tica pro­cede oggi su due livelli distinti ed oppo­sti: il livello palese, che finge di rispet­tare le regole del gioco, privo di effet­tua­lità; e un secondo livello, nasco­sto, che conta al cento per cento, nel quale si assu­mono deci­sioni, si scel­gono i can­di­dati ad ogni carica pub­blica, e si pro­cede nella sele­zione (sulla base di cri­teri di mera fedeltà a chi comanda) dei «som­mersi» e dei «sal­vati». Il livello som­merso è in realtà un potere sol­tanto indi­ret­ta­mente gestito dal ceto poli­tico: è ema­na­zione di poteri forti o for­tis­simi ita­liani o stra­nieri, di lobby, palesi o occulte, alcune delle quali cor­ri­spon­denti a cen­trali criminali.

VI Tesi

Il Par­tito Demo­cra­tico rap­pre­senta oggi la forza ege­mone della destra ita­liana: una forza irre­cu­pe­ra­bile ad ogni istanza di sini­stra. Il suo capo Mat­teo Renzi costi­tui­sce il mag­gior peri­colo odierno per la demo­cra­zia, o per quel che ne rimane. Ogni suo atto, sia nelle forme, sia nei con­te­nuti, lo dimo­stra, giorno dopo giorno. Il suo cini­smo (quello che lo portò a ordi­nare a 101 peo­nes di non votare per Romano Prodi alle ele­zioni pre­si­den­ziali; lo stesso cini­smo che lo ha por­tato a ordi­nare a 25 con­si­glieri capi­to­lini di affos­sare Marino e la sua Giunta) è lo stru­mento primo dell’esercizio del potere.

Renzi si è rive­lato un per­fetto seguace dei più agghiac­cianti «con­si­gli al Prin­cipe» di Nic­colò Machiavelli.

VII Tesi

La rea­zione spon­ta­nea, dif­fusa, robu­sta, alla defe­ne­stra­zione di Igna­zio Marino dal Cam­pi­do­glio testi­mo­nia dell’esistenza di un’altra Ita­lia: i romani che hanno soste­nuto «Igna­zio», con estrosi slo­gan, nelle scorse gior­nate, al di là dell’affetto o della stima per il loro sin­daco, hanno voluto far com­pren­dere che la can­cel­la­zione della demo­cra­zia trova ancora osta­coli e che esi­stono ita­liani e ita­liane che «non la bevono», che la «que­stione morale» con­serva una pre­senza nell’immaginario dell’Italia pro­fonda (che dun­que non è solo raz­zi­smo e igno­ranza, egoi­smo e paras­si­ti­smo, tutti ele­menti forti nel «pac­chetto Ita­lia»); esi­stono ita­liani e ita­liane pronti a resistere.

Su loro occorre fare affi­da­mento, per costruire prima una bar­ri­cata in difesa della demo­cra­zia, quindi per pas­sare al con­trat­tacco, tra­sfor­mando la spon­ta­neità in orga­niz­za­zione, la folla in massa cosciente, il dis­senso in pro­po­sta poli­tica alter­na­tiva. Che il «caso Marino» costi­tui­sca l’occasione buona per far rina­scere la volontà gene­rale e sol­le­ci­tarla all’azione?

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241 comments

  1. Tesi VI

    … Renzi si è rive­lato un per­fetto seguace dei più agghiac­cianti «con­si­gli al Prin­cipe» di Nic­colò Machiavelli.

    sbagliato! Renzi non si rifà al Principe ma al ” libro del signore di Shang ” *

    *
    Fra i grandi classici cinesi, Il libro del Signore di Shang è forse il meno conosciuto – e anche quello che maggiormente suscita sconcerto e scandalo. Da secoli questo libro è esecrato in Cina. Il letterato Su Tung-p’o (1036-1101) scrisse, a proposito del suo autore, che «parlare di lui insozza la bocca e la lingua, scrivere di lui imbratta la carta; quando i suoi metodi sono applicati nel mondo, si susseguono, l’una dopo l’altra, la rovina dello Stato, l’infelicità del popolo, la distruzione della famiglia e la perdita della vita». Ma perché tanta paura?
    Il Signore di Shang fu un alto funzionario dello Stato di Ch’in vissuto nel IV secolo a.C. Nel suo libro volle offrire una risposta teorica e pratica alle violente lotte di quell’epoca in Cina. «Geniale, ambizioso, senza scrupoli, coraggioso», il Signore di Shang propugnò una teoria politica di una spregiudicatezza rispetto alla quale le formulazioni moderne, Machiavelli e Hobbes inclusi, sembrano timide. La totale eliminazione dei freni morali, l’utilizzazione dei letterati come schiavi del potere politico, l’ignoranza come strumento di governo: tutto questo, e altro, è formulato con la massima icasticità dal Signore di Shang. Nell’edizione che qui presentiamo, l’unica fino a oggi in Occidente, il grande sinologo J.J.L. Duyvendak introduce e commenta queste pagine di abbagliante durezza, che servono a far riflettere, oggi come più di duemila anni fa, sull’essenza del potere.

    Piacerebbe a bestia a M2C

  2. il contropelo di Massimo Rocca

    American way of death

    Di tanto in tanto sui social e sui blog assistiamo a violentissimi scambi, chiamiamole di opinioni, a proposito del costo umano della crisi. Parliamo di chi in questi lunghi anni si è tolto la vita, in Italia o in Grecia, per aver perso o non ritrovato il lavoro, o per commercianti e imprenditori portati al fallimento prima economico poi esistenziale. Dagli Stati Uniti ci arriva una indagine statistico epidemiologica, firmata tra l’altro da Angus Deaton, che ha vinto l’ultimo Nobel per l’economia e che tratteggia una vera e propria epidemia di suicidi e comportamenti suicidi, abuso letale di droghe e alcol, all’interno della maggioranza silenziosa bianca degli Stati Uniti, gli uomini tra i 45 e i 54 anni senza laurea. Sono numeri sconvolgenti che iniziano ad impennarsi alla fine del millennio per raggiungere un picco nell’ultimo anno esaminato, il 2013. Hanno lo stesso impatto dell’epidemia di Aids, perchè se questi comportamenti avessero mantenuto il ritmo precedente ci sarebbero stati mezzo milione di morti in meno. Come scrive Krugman solo quello che accaduto alla salute pubblica in Russia dopo il crollo dell’Urss può esservi paragonato. Mi sa che la lotta per la vita sta, davvero, diventando troppo dura.

    1. se non lo hai visto suggerisco il film “un gelido inverno” per uno spaccato della vita vista dal lato sbagliato del sogno americano
      con una giovanissima jennifer lawrence

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