Il Piano

da un dibattito fra Lame e Sun

La cosa rossa, il partito della nazione, le stelle in cielo e in terra.
E noi continuiamo a valutare la situazione con i nostri bravi schemini. È di sinistra/non è di sinistra, cambiare da dentro o da fuori, l’onestà prima di tutto, se voto con la scarpa rossa allora vinceranno le scarpe blu, quindi voto con la scarpa verde e via dicendo.
Un caos. Che mi toglie il sonno e mi provoca incubi.
L’altra notte ad esempio ho sognato una sala dell’hotel Freemason di Bridgetown, isola di Barbados. Una sala piena di palme, con i fan che giravano lenti sul soffitto e decine di poltroncine di vimini dove sedevano dei veri signori. Si vedeva dalle loro scarpe che era una riunione di ricchi. Sapevo – con la certezza dei sogni – che quella riunione si era svolta nel passato. Probabilmente sei o sette anni fa.
Questi signori, margarida in una mano e sigaro cubano nell’altra, si stavano dicendo:

c’è lì quel magnifico boccone, succulento e maturo al punto giusto, si chiama Europa Meridionale. Ci sono tutte quelle belle imprese di stato che fanno profitti che vanno dispersi a favore di milioni di insulsi cittadini comuni; e poi ci sono tutti quei bei servizi, gli aquedotti, gli ospedali, le scuole, che sono ancor più succulenti: mercati mai sfiorati dalla legge del profitto, dai quali può sgorgare denaro come da una fonte della giovinezza.
“Sì” ha detto allora qualcuno seminascosto da un’enorme cycas “tutto vero. Ma l’Europa Meridionale è infestata da costituzioni terribili. Costituzioni che parlano di bene pubblico, di diritti e di dignità del lavoro e un sacco di altre regole impossibili da superare”.
“Non ce li lasceranno toccare – aveva rimarcato un tizio con accento oxfordiano perfetto – ogni volta che abbiamo appena sussurrato la parola “privatizzazione” ci hanno messo un sacco di bastoni tra le ruote”
“È per questo che abbiamo preparato un piano” gli ha risposto a quel punto una voce dal fondo della sala.
Tutte le teste si erano girate verso un giovanotto in camicia e jeans che stava con la testa affondata nel suo portatile e fino a quel momento era parso assente dal dibattito.
“Abbiamo pensato – continuò il giovanotto – che dobbiamo prendere il toro per le corna. È un piano audace, lo sappiamo, ma ora ci sono le condizioni perfette per tentare. Non come quando ci hanno provato anni fa con quel ridicolo MAI che hanno tentato di concludere senza aver prima lavorato adeguatamente il terreno”.
E passò ad esporre il piano.
Prima un breve riassunto delle situazioni politiche ed economiche di Grecia, Italia, Spagna e Portogallo. Tutti paesi assai indebitati, che la crisi scatenata da Lehman Brothers aveva mandato nel panico. Ma questi paesi erano anche molto diversi tra loro. Lo stato delle loro economie era profondamente differenziato, mentre invece le loro culture diffuse si assomigliavano parecchio: paesi che coltivavano la mistica della vittoria popolare sui fascismi e con essa culture del lavoro e della politica di pura marca comunista. Ma la crisi li aveva cotti quasi a puntino: un sacco di gente senza lavoro e pochi soldi in giro, un sentimento diffuso che le cose dovevano cambiare.
Paradossalmente, disse il giovanotto, il paese in assoluto più forte tra questi, quello che ha le maggiori risorse economiche, finanziarie e produttive è anche quello che ha il debito più grande, ma soprattutto, per quel che ci interessa, è anche quello che ancor oggi ha la costituzione più comunista che abbiate mai visto. E pure quello dove il sentimento popolare sui diritti, l’eguaglianza sociale, la proprietà pubblica risuona ancora molto potente nel discorso politico nazionale. Senza dimenticare che è uno dei paesi fondatori dell’Unione Europea e anche per questo il suo peso politico in Europa è incomparabile rispetto agli altri.
“È per questo che l’abbiamo scelto per il nostro piano – continuò il giovanotto – Se riusciamo a scardinare la sua costituzione senza che ci siano rivolte popolari, gli altri paesi del sud saranno bloccati. Anche se si mettessero tutti insieme non riuscirebbero a respingere l’attacco: troppo fragili economicamente, poco influenti a livello internazionale. L’Italia è la plaque tournante politica ed economica di tutta l’Europa Meridionale”.
Il gruppo di signori, che ormai non contavano più i margarida, guardava il giovanotto con una certa perplessità. Diceva cose che molti di loro più o meno sapevano e non capivano dove volesse andare a parare.
“Quindi abbiamo individuato il nostro uomo” continuò il giovanotto. “In codice lo chiamiamo il Killer. Lo abbiamo osservato e ci abbiamo parlato a lungo: è giovane, spregiudicato, affamato di potere ed è un bravo comunicatore. Gli abbiamo messo vicino uno dei nostri agenti migliori. Della vecchia scuola, che conosce l’Italia come le sue tasche, che ha già lavorato a lungo in Italia: Michael Ledeen”.
Al nome di Ledeen qualcuno alzò il sopracciglio. Ledeen puzzava tantissimo di servizi segreti. Di che tipo di piano parlava il giovane consulente? Non volevano certo infilarsi di nuovo in storie di bombe e gruppi paramilitari segreti.
“Non ci sarà bisogno di sporcarsi le mani” si affrettò a dire il giovanotto. “Porteremo il Killer al vertice del potere in Italia. Non sarà difficile in questo momento: il vecchio satrapo è in caduta libera e c’è un vuoto di leadership come mai prima nel paese. Il Killer arriverà al potere senza problemi, sappiamo quali tasti toccare nell’opinione pubblica. Lui cambierà per noi quella costituzione rosso-antifascista”.
“Ma ci saranno rivolte di piazza! La gente in Italia è molto politicizzata, i comunisti insorgeranno, aizzeranno le masse” interloquì un anziano signore dalla prima fila.
Il giovanotto sorrise. Si aspettava questa obiezione e ora li avrebbe stupiti tutti: la sua idea era geniale, talmente audace da far paura anche a lui, a volte. Ma era un colpo da maestro. Ingegneria sociale raffinatissima, non come quelle rozze operazioni delle rivoluzioni arancioni, che finivano poi sempre a schifio.
“Abbiamo un agente all’Avana che terrà ferma qualunque protesta politica vera” disse il giovane, non molto sicuro che capissero il riferimento letterario. Non era gente che aveva letto molto, oltre i bilanci delle società, quella.
“Abbiamo deciso di usare il vero punto debole del paese: la corruzione, la pessima amministrazione, la malavita impregnano così a fondo la vita quotidiana che la gente non ne può più.”
Fece una pausa teatrale. L’uditorio ormai pendeva dalle sue labbra, capivano che stava per tirar fuori un coniglio dal cappello.
“Controlleremo anche l’opposizione” scandì. “Anzi, meglio, ce la costruiremo appositamente come serve a noi”.
Gli sguardi di ammirazione per l’audacia di questa ipotesi che si dipinsero sui volti dei più giovani si mescolarono in sala alla smorfia scettica dei più anziani. 
Di opposizioni “gialle”, funzionali al potere del momento sapevano bene. Erano state usate in vari paesi del terzo mondo. Ma una cosa del genere in Europa…non lo avevano mai pensato possibile.
“Stiamo lavorando alle parole d’ordine per un nuovo movimento” continuò gongolante il giovanotto. “Dovrà raccogliere la rabbia popolare, la paura del futuro, il senso di schifo per tutta quella corruzione. E dovrà parlare sempre di cambiamento. Ma non dovrà mai andare al governo. La sua mission è essere la valvola di sfogo: protestare per la corruzione e dire che le cose non vanno, urlare forte che bisogna fare pulizia, proporre un mondo di buoni e cattivi senza ombre. Il movimento sarà fatto di buoni. Tutti gli altri cattivi. Nel campo dell’opposizione non ci sarà più posto per nessun altro, a destra come a sinistra.”
Anche gli anziani ormai ascoltavano con estrema attenzione il giovanotto.
“Se raccogliamo almeno una parte significativa di tutta la rabbia popolare, la gente non scenderà in piazza. Tutta l’energia sarà convogliata dentro questo movimento. Che metterà l’asticella della purezza – tenete sempre a mente il fango in cui nuota l’Italia oggi e il desiderio disperato della gente di fare pulizia – così in alto da non poter scendere a nessun compromesso per governare. O governerà da solo o niente. Ovviamente non succederà mai, non c’è paese in Europa dove un qualunque partito arrivi da solo al 51 per cento”.
“Immagino che abbiate già lavorato anche su questo” si sentì dire con una punta di ironia, sempre dalle prime file.
“In effetti abbiamo già individuato l’ospite. C’è un comico seguitissimo in Italia, molto anti-sistema. Lo abbiamo fatto contattare dal nostro uomo. Ovviamente lui non sa niente. È totalmente inaffidabile dal nostro punto di vista. Ma gli abbiamo proposto un supporto di tipo tecnico. Lo abbiamo imbambolato con la storia della democrazia diffusa, attraverso la rete. È un visionario, a modo suo. Ed è un grande idealista. Gli è piaciuta. E la gente si fida di lui. Finora abbiamo visto un forte seguito sulla rete. Se anche questa parte dell’operazione funzionerà come prevediamo, non ci sarà proprio nessuna protesta di piazza. Questo movimento la raccoglierà e la terrà congelata. Mentre il Killer avrà la strada spianata. E lo sa”.
“Gli avete parlato di questo piano?” fu la domanda dal tono inquieto che salì da più persone.
“Solo vaghi accenni al Killer. Gli abbiamo detto che non deve farsi problemi, che può forzare anche i tabù politici più consolidati e che non ci sarà nessun contraccolpo nelle strade. Gli abbiamo presentato un sacco di studi sociologici preconfezionati che lo hanno convinto che il momento sociale e politico lo consente. Inoltre è convinto di essere un gradissimo statista, pensa di aver sempre ragione.”
“A questo punto – disse il giovanotto – abbamo solo bisogno di un via libera da parte vostra”.
Lentamente qualcuno cominciò a battere le mani. Un applauso che si fece via via sempre più intenso mentre un po’ alla volta l’applauso diventò una standing ovation.

Non mi sono svegliata di buonumore.

Documenti: http://www.europe-solidarity.eu/documents/ES1_euro-area-adjustment.pdf (particolarmente da pag. 12 in poi)

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111 comments

  1. capisco che per il blog possa essere una bestemmia, ma mi permetto di riportare questo post odierno di massimo bordin, l’impunito radicale fumatore impunito che mi allieta qualche mattina con la sua rassegna stampa:

    Se una sentenza assolve “per non aver commesso il fatto”, per “fatto” si intende il capo di imputazione e la sua rappresentazione nel rinvio a giudizio che, nel caso di Mannino, suonava in questi termini: il politico si sente minacciato dalla mafia e va dai carabinieri imponendo loro di convincere i capi mafia a non ucciderlo, concedendo quel che chiedono in cambio. Per questo il generale Mori va da Vito Ciancimino e inizia la famosa trattativa. Bene. La sentenza dice che Mannino non si è comportato così. Questo significa che la sentenza intenda dire che comunque il seguito della storia è stato quello che l’accusa delinea? Ovviamente no. Il Gup non era chiamato a rispondere a questo quesito ed è da presumere che nelle motivazioni non si pronuncerà in un senso o nell’altro. Il problema per chi sostiene la tesi accusatoria è che l’iniziativa di Mannino era la prima mossa, l’innesco, per così dire, di tutta la vicenda e la sentenza lo cancella. Ora dovranno trovarne un altro se no rischiano davvero che la prossima sentenza di assoluzione sia con la formula “il fatto non sussiste”.

              1. detto questo non voglio dire che non ci siano state delle vere omissioni in vari campi da chi “doveva” farne una battaglia politica…
                un primo Grillo di successo (non ancora sceso in politica) denunciava il caso Parmalat mentre una forza di sx si preoccupava di “avere” una banca… questo è un fatto politico su cui il mio giudizio è netto

        1. a tal proposito mi chiedo che fine abbia fatto il compagno frankie t
          le ultime lo davano in partenza per barcellona.
          anche lui non scherzava quanto a verve polemica……

  2. Ad omnibus c’e’ un tipo che sostiene che il problema di Messina e’ stato causato dal referendum dell’acqua pubblica, ovviamente nessuno gli risposto con una martellata sui denti.

      1. Certo sono piu’ rilassanti, anche se di dx e antiscientifici, pero’ giova ogni tanto mettere a rischio l’apparato cardiocircolatorio ed ascoltare il nemico (e’ la cattiva influenza che esercitate su di me te e Boka).

  3. Avendo speso un’intera stagione estiva da adolescente su “Storia e Coscienza di Classe” mi permetto di riproporre qualche passo che mi sembra in sintonia con il dibattito degli ultimi giorni:

    “Dobbiamo convincerci che oggi, quanto al risveglio del fattore soggettivo, non possiamo rinnovare e continuare gli anni Venti, ma dobbiamo cominciare da un nuovo punto di partenza, sia pure utilizzando tutte le esperienze che sono patrimonio del movimento operaio e del marxismo. Dobbiamo renderci conto infatti chiaramente che abbiamo a che fare con un nuovo inizio, o per usare un’analogia, che noi ora non siamo negli anni Venti del Novecento, ma in un certo senso all’inizio dell’Ottocento, quando dopo la rivoluzione francese si cominciava a formare lentamente il movimento operaio. Credo che questa idea sia molto importante per il teorico, perché ci si dispera assai presto quando l’enunciazione di certe verità produce solo un’eco molto limitata”.

    “Nei giovani la frequente dedizione entusiastica ad una causa può terminare al medesimo modo o nella fedeltà (lucida o ottusa) ad essa, o nel passaggio ad un diverso campo, oppure ancora nella perdita di capacità di dedizione in genere […]. I movimenti giovanili così frequenti nell’ultimo mezzo secolo lo mostrano con la massima evidenza, e tanto più quanto più danno valore centrale alla giovinezza stessa […]. Occorre esaminare se e fino a quale punto una dedizione è in grado di indurre l’individuo ad innalzarsi sopra la propria particolarità, oltre che a dar luogo ad una passione durevole”.

    “Il rapporto con Marx è la vera pietra di paragone per ogni intellettuale che prenda sul serio il chiarimento della propria concezione del mondo, lo sviluppo sociale, in particolare la situazione presente, la propria posizione stessa ed il proprio atteggiamento rispetto ad essa. La serietà, lo scrupolo e l’approfondimento con cui egli si dedica a questo problema ci indica se ed in quale misura egli voglia, consciamente o inconsciamente, sottrarsi ad una chiara presa di posizione nelle lotte della storia attuale”.

    Nota a margine, Lukacs è morto nel 1971 e l’ultima citazione è del 1933.

    (Vado a dormire…continuo a lavorare di notte). Buona

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