Tutti in piazza!

“Not in my name”, sabato a Roma manifestazione dei musulmani contro il terrorismo

L’appuntamento nazionale alle 15 in piazza Santi Apostoli per rispondere alla strage di Parigi.

da Repubblica.it, 19 novembre 2015

Dell’iniziativa si discute oggi anche a Palazzo Reale a Milano, nell’ambito del forum “Libertà religiosa, educazione, sicurezza e sviluppo”, a cui aderiscono decine di autorità religiose ebraiche, cristiane e musulmane, istituzionali ed accademiche. E la Coreis (Comunità religiosa islamica) ha lanciato un appello affinché alla mobilitazione del 21 aderiscano tutti i musulmani, italiani, marocchini, pakistani, senegalesi, turchi, presenti nel nostro Paese. “Noi musulmani – si legge nella nota – condanniamo con forza la recente strage di Parigi, esprimendo il più profondo sentimento di vicinanza al popolo francese e a tutti i familiari delle vittime così barbaramente uccise. Intendiamo perciò lanciare un appello che sappia indicare una solida svolta nei rapporti con la società civile e lo Stato italiano di cui siamo e ci riteniamo parte integrante. Invitiamo quindi tutte le musulmane e i musulmani ad una mobilitazione che, isolando ogni pur minima forma di radicalismo, protegga in particolare le giovani generazioni dalle conseguenze di una predicazione di odio e violenza in nome della religione”. “Questo cancro – proseguono – offende e tradisce il messaggio autentico dell’Islam, una fede che viviamo e interpretiamo quale via di dialogo e convivenza pacifica, insieme a tutti i nostri concittadini senza alcuna distinzione di credo; questa pericolosa deriva violenta rappresenta oggi il pericolo più feroce per il comune futuro nella nostra società”. I promotori dell’iniziativa invitano quindi “tutte le musulmane e i musulmani, tutte le associazioni religiose e laiche, tutti i cittadini italiani alla manifestazione nazionale”.

Ad annunciare la sua partecipazione la Confederazione islamica italiana (Cii): “Ci saremo per ribadire il nostro no categorico a qualsiasi forma di violenza, aggressione e terrorismo – si legge nella nota a firma del segretario Abdullah Cozzolino – e per dimostrare la nostra vicinanza al popolo francese e porgere le nostre condoglianze ai familiari delle vittime e per evitare che si faccia di tutta un’erba un fascio accusando per i fatti accaduti a Parigi un’intera comunità musulmana costituita da un miliardo e mezzo di persone”. La Confederazione islamica ha aggiunto che “noi siamo musulmani pacifici convinti della necessità di trovare un’unità per fronteggiare questa aggressione che lede noi musulmani e di mostrare in questo modo il nostro senso di cittadinanza e di partecipazione per la costruzione di una vita futura pacifica e di convivenza”. La Cii parteciperà alla manifestazione di Roma con tutte le proprie federazioni regionali perché “vogliamo testimoniare davanti alla società civile e alle istituzioni che quanto è accaduto non è ‘in mio nome'”.

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Landini: “Sabato in piazza contro il terrorismo”

Fiom. Non solo contratto e legge di stabilità. Dopo i fatti di Parigi i metalmeccanici Cgil allargano il significato della manifestazione del 21.

di An. Sci. – ilmanifesto.info, 17 novembre 2015

La Fiom ha confermato la propria manifestazione per il contratto il prossimo sabato, ma visti i fatti tragici avvenuti in Francia ha allargato il tema alla lotta contro il terrorismo. Lo ha spiegato ieri il segretario generale dei metalmeccanici Cgil, Maurizio Landini, davanti a una assemblea di delegati riunita a Milano: «Condanniamo in modo totale quello che è avvenuto a Parigi», ha detto. «Lo dobbiamo fare con tutti — aggiunge Landini -, compresi i musulmani, per affermare che bisogna mettere in campo una mobilitazione generale per la lotta contro il terrorismo, contro la guerra e per la pace».

La manifestazione di sabato Unions! Per giuste cause, indetta dall’assemblea nazionale dei metalmeccanici Fiom, fin dalla sua proclamazione ha indicato un percorso più vasto rispetto a quello strettamente sindacale: insieme alle tute blu sfilerà infatti la Coalizione sociale, con studenti, lavoratori autonomi, associazioni, per dire no alla Legge di stabilità targata Renzi e chiedere equità fiscale, un abbassamento dell’età di pensione, investimenti pubblici a sostegno della crescita.

La piazza sarà ancora più folta, e ricca, c’è da scommetterci, perché è la prima occasione offerta agli italiani (se si eccettuano le manifestazioni immediatamente successive agli attentati di Parigi) per offrire solidarietà ai nostri cugini d’Oltralpe e chiedere con forza un impegno per politiche di pace.

Parlando ai suoi, dal palco dell’assemblea di Milano, Landini è tornato a criticare il governo: «Sta cancellando leggi senza discutere con nessuno e senza avere il consenso dei cittadini — ha detto — Dobbiamo porci il problema di cancellare le leggi sbagliate e, al contrario del governo, mettere i cittadini nella condizioni di potersi esprimere e partecipare».

Chiaro il riferimento al referendum che la Cgil intende richiedere per abrogare le parti peggiori del Jobs Act, proposta che verrà sottoposta al voto dei lavoratori tra gennaio e febbraio prossimo, dopo che in dicembre verrà presentato il nuovo Statuto dei lavoratori: «Non è mai successo nella storia del Paese che un sindacato valutasse la possibilità di essere promotore di un referendum abrogativo — ha notato Landini — Deve diventare una battaglia non solo del sindacato, ma di tutti, in modo che ci sia uno statuto per tutte le forme di lavoro, quello dipendente, quello subalterno e quello autonomo».

Quanto al contratto, il segretario Fiom ha spiegato che «il tavolo unitario» che si aprirà il prossimo 4 dicembre con le imprese «è una novità», anche se «le prime dichiarazioni di Federmeccanica non rendono facile» questa soluzione. «C’è la volontà di cercare un accordo», ma «la situazione è molto difficile», ha aggiunto. «Abbiamo alle spalle un accordo separato e non c’è un accordo interconfederale di riferimento».

Tra le richieste della Fiom «il diritto alla formazione, la riforma dell’inquadramento, l’applicazione dell’accordo sulla rappresentanza del 10 gennaio». Su quest’ultimo punto, Landini spiega che «applicarlo significa impedire accordi separati». «Sia il contratto nazionale sia la contrattazione aziendale devono vivere e non possono essere uno sostitutivo dell’altra».

Un’ultima battuta Landini la fa sul papa: «Certo che gli darei la tessera Fiom — ha detto — ma lui non l’accetterebbe. A ragione, perché è il papa di tutti». E se Bergoglio non si iscrive ai metalmeccanici, Landini non prenderà la tessera di Sinistra italiana: «Il sindacato è indipendente e autonomo, non ha forze politiche di riferimento. Abbiamo le nostre proposte e ci interessa discuterle con tutti».

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112 comments

  1. Eccoli, i musulmani d’Italia

    di Rachele Gonnelli

    Manel ha un megafono in mano e gli occhi scuri fiammeggianti incastonati in un hijab azzurro stretto intorno al volto. Quando arriva, alla testa di uno spezzone che scandisce forte slogan e parole, piazza Santi Apostoli ha un fremito.

    Sotto al palco della prima manifestazione nazionale dei musulmani d’Italia, contro il terrorismo e in solidarietà con le famiglie delle vittime di Parigi, non si percepiscono le parole e a causa dei tanti ombrelli non si vede bene chi sta arrivando. Sul palco si sta leggendo il messaggio di saluto del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. «È un grande onore che il presidente della Repubblica ci abbia voluto inviare questo messaggio», sono le parole pacate e commosse dell’oratrice. Poi sarà letto anche quello della presidente della Camera Laura Boldrini.

    Ma i cronisti e le telecamere sono attirati indietro, a vedere cosa succede. Nessun agguato, è soltanto l’arrivo di un piccolo corteo rumoroso di giovani musulmani: vengono da Centocelle, da Tor Pignattara, come si legge sui loro striscioni, ma anche da Frosinone come Manel e la sorella Zeineb che le sta al fianco, anche lei con la testa velata come le altre ragazze che le attorniano.

    Manel e Zeineb, di origini tunisine, studiano biologia all’università di Tor Vergata. Zeineb è di due anni più piccola e si limita ad «alzare il coro»: «No al terrorismo, noi ci siamo», grida seguita anche da voci maschili come quelle di Abdel e Kais, che hanno moglie e figli.

    Manel invece è la voce che spiega, e lo fa quasi rotta dal pianto, senza pause. Il suo è un racconto di sé, il racconto di una ragazza della cosiddetta Generazione Bataclan così diversa da Hasna, la coetanea che forse si è fatta esplodere o forse è stata uccisa dalle forze speciali nel covo di Saint Denis e di cui ormai si sa tutto, incluso le foto nude nella vasca da bagno.

    «Io porto il velo sì, sono musulmana, lo faccio per libera scelta — dice quasi fosse un rap — faccio l’università, prendo autobus, treni, metro e tutti mi guardano e trattengono il fiato come se stessi per farmi esplodere, allora io sorrido, rido e loro respirano. No, io non sono dell’Isis, come si fa a essere dell’Isis, è una domanda stupida, soltanto se hai il cervello marcio, se ti hanno fatto il lavaggio del cervello perché sei stupido sei dell’Isis e ti senti grande ma sei solo uno stupido e stai sicuro che non ci vai in Paradiso tu, io sono italiana, amo l’Italia, mi piace la pizza, se l’Isis vuole colpire qualcuno venga a colpire me, sono pronta, io difendo l’Italia e sono pronta a morire per questo, sono musulmana e italiana, vengano da me, e non è che non sono solidale con Siria o Mali, è che hanno colpito qui, vicino , qui, vogliono rinchiuderci in casa e io dico che questo è il mio paese e qui rimango, ma la gente deve capire, non deve guardarmi con sospetto, quando siamo uniti e in pace respiro, se vedo qualcuno sospetto chiamo la polizia io, non sono una bomba, sorrido sul bus e loro respirano». Manel, 25 anni.

    Mimoun el Hachim, nato a Melilla, Marocco, ne dimostra quasi il doppio, di anni, sta per avere il terzo figlio, sventola sopra lo zuccotto bianco una bandiera blu dell’Europa, al collo una kefia rossa che, spiega, ha preso alla Mecca durante il suo haji, il pellegrinaggio che ogni musulmano potendo deve fare una volta nella vita. È l’imam di Terni, guida l’unica moschea in Italia dentro un carcere: il penitenziario umbro del Sabbione. «In carcere aiuto i musulmani ma anche gli altri, siamo tutti figli di Abramo — dice — e questi maledetti non chiamateli jihadisti, sono solo assassini criminali, non sanno neanche di che colore è il Corano, sono solo degli ignoranti». Dalla sua visuale «in Italia i terroristi non hanno spazio, noi non stiamo mica dormendo, non lasciamo spazio a nessuna infiltrazione, ogni centro culturale ha rapporti stretti con le autorità, appena vediamo qualcuno anche solo un po’ sospetto, lo segnaliamo».

    La comunità del Bangladesh a Roma è venuta in forze, con volantini bilingue e cartelli in inglese in cui si chiede alla comunità internazionale una risposta contro «la barbarie» in Siria come a Parigi, in Iraq, in Birmania e in Bangladesh. Quale risposta comune, la guerra? «No — risponde il portavoce Shah Mohamed — chi uccide è un barbaro, sono tutti responsabili, chi vende le armi? richiamiamo tutti i governi alle loro responsabilità».

    I musulmani di Tor Pignattara, popoloso quartiere romano dove si concentrano quattro moschee con circa 3mila fedeli, non hanno portato le loro donne. «Un po’ perché piove, ma anche per paura», ammette Mohamed. Ma ci sono anche donne sole, come Hayat, badante, con la figlia, un’amica e la figlia di questa. Hayat è convinta che gli italiani siano «persone buonissime», se percepisce qualcosa di cambiato, è colpa, per lei, dei giornalisti «che mandano messaggi di guerra contro tutti».

    Quando Khalid Chaouki del Pd, primo deputato islamico della storia d’Italia, chiude dal palco quella che definisce «una manifestazione storica» chiamando tutti a «combattere contro ogni strumentalizzazione della religione, gelosi del clima di fiducia e convivenza del nostro paese», tutti applaudono. Anche due suore in azzurro, in disparte. Una delle due è libanese, di Beirut.

    http://ilmanifesto.info/eccoli-i-musulmani-ditalia/

  2. Si fa presto a dire “Tutti in piazza!”
    Ma per una pizza o per un kebab? Per una porchetta o per un cous-cous? E vogliamo discriminare gli involtini primavera, il sushi, il Big Mac, il cibo kosher e il chili con o senza carne? Va a finire che la pasta alla carbonara diventa effettivamente un cibo da carbonari, da consumare segretamente e vergognandosi per la scarsa disponibilità all’integrazione. Gli spaghetti al pomodoro saranno evitati come la peste in quanto segno di razzismo. I pastai e la relativa filiera entreranno in crisi. Aumenterà la disoccupazione. Crollerà il PIL. Sforeremo i parametri e Bruxelles, per quanto in altre faccende affaccendata, non mancherà di avviarci una procedura d’infrazione. E la sanzione la pagherà una frazione della popolazione, sbeffeggiata dagli evasori e dagli elusori, il che aggraverà la tensione sociale e ci porterà alla guerra civile.
    Ma naturalmente gli italioti ormai dimentichi del senso dell’Onore, del rispetto di Dio, della Patria e della Famiglia, non si avvedono di questa gravissima minaccia che, dall’aver ceduto alla culinaria foresta ci manderà tutti a gambe all’aria.
    Per non parlare del fatto che dalla culinaria si è già passati alle folle di cul in aria. Ma li avete visti gli arabacci prostrati in preghiera con le terga così laidamente esibite, che se passa di lì un sacerdote della nostra bella religione, in crisi di astinenza da ragazzini, come fa a trattenere l’urgenza della sua debole carne? E’ un’incitazione a delinquere!
    E presto, per una questione di parità, visto che le nostre campane chiamano i fedeli della Vera Fede alla preghiera, è matematico che i mussulmani pretenderanno di far starnazzare i loro muezzin dall’alto del Pirellone, della torre di Pisa e dal campanile di San Marco (per citare solo alcune altitudini). E cosa succederà se ci sarà coincidenza di orari? Faranno a gara ad aumentare i volumi e diventeremo tutti un popolo di sordi.
    Vero è che più sordi ci sono meglio si sta. Ma nel senso di moneta. Che poi neanche questo è vero perché tanti soldi significano inflazione e quando l’inflazione galoppa ci ritroviamo in una replica della Repubblica di Weimar. E allora se vai al mar devi andarci portandoti da casa il pane raffermo con la mortadella rancida e se appena trovi un brandello di spiaggia libera, nel senso di non a pagamento, libera non è, bensì affollata da masse discinte, strizzate e costrette a strusciarsi con le conseguenze facilmente immaginabili di un carnaio orrendo di copulatori/trici il che non è per nulla un bell’esempio per l’innocente infanzia.
    Fortunatamente a difesa dei pargoli stanno emergendo drappelli sparuti ma eroici di cattolici dediti a depurare la nostra lingua dalle suggestioni più subdole e subliminalmente fomentatrici di vergogne. A Venessia il gruppo PIPPE (Par Il Parlar Pulito Educato) ha già stilato l’IVP (Index Verborum Proibitorum). Il gruppo promuove la cassazione dai tutti i vocabolari delle parole che cominciano con incù (sordida sollecitazione alla sodomia). Saranno strappate dai vocabolari le pagine (o saranno obliterati a pennarello i termini) contenenti le parole da incu-bare a incu-tere e da inqu-adernare a inqu-attarsi. Oltre agli altri termini osceni più noti e quelli più apparentemente innocenti come inserire, introdurre, immettere, incastrare e simili, oltre al perversissimo input.
    Grazie anche a queste Sentinelle Vigili e Diuturnamente Indefesse quella che, per ogni segno, si presenta come la vigilia del crollo della civiltà occidentale, si trasformerà invece in quella dell’Alba Dorata della Restaurazione di quei Valori che hanno fatto della Cultura Romana il Faro della Civiltà per l’intero orbe terraqueo.
    Saluto al Duce!
    Che sia ben truce,
    sennò la luce
    non si vedrà!
    Alalà!

    ……

    Disgraziatamente, a forza di giocare con le parole poi a uno viene in testa che un tempo i ragazzi si riunivano all’oratorio. Oggi è più facile trovarli all’obitorio.
    E la voglia di scherzare si raggela.

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