Riprendiamoci la sovranità!

segnalato da Barbara G.

Roma, 27 novembre: “Riprendiamoci la sovranità!” dibattito con Di Battista, Rodotà e Flores d’Arcais

È compatibile la democrazia con quest’Europa? E se fosse in crisi perché da decenni manca un partito dell’eguaglianza? Un confronto su quest’Europa senza bussola, ma anche sull’opposizione al renzismo e la necessità di ripartire dal giustizialismo e la difesa del welfare per una redistribuzione delle ricchezze e una rivoluzione all’insegna della legalità.

Come scrive nell’editoriale del nuovo numero di MicroMega Paolo Flores d’Arcais, “la vera antipolitica sono gli espropriatori di democrazia della gilda dei politici di professione ormai inestricabilmente impastati con i privilegiati della finanza, del management, della corruzione, cornucopia di impunità anche per la criminalità organizzata. È necessario ripartire dal realismo dei valori contro il realismo degli apparati, della coerenza anti-Casta e anti-privilegio contro la sudditanza all’establishment, dell’intransigenza morale e programmatica contro le sirene della mediazione: senza contrapposizione frontale un nuovo partito dell’eguaglianza non capitalizza credibilità”.

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166 comments

  1. Intervista a Fausto Bertinotti: “Poletti avvelena i pozzi puntando alla fine dell’uguaglianza tra lavoratori”

    “Quella del ministro Poletti è una provocazione, anche rozza, certo. Uno potrebbe fare spallucce e passare avanti. E invece va presa sul serio perché è la manifestazione pubblica di un veleno che il corpo del sistema economico mette in circolo. L’obiettivo del veleno è semplice: la fine del principio di uguaglianza nel lavoro. Quello secondo cui a parità di lavoro, c’è parità di salario: è questo che viene aggredito nelle fondamenta. E diventa tutto discrezionale. L’opera chi la quantifica? Chi decide? L’ impresa e il mercato. Non il lavoratore, non più”.

    http://www.huffingtonpost.it/2015/11/27/intervista-fausto-bertinotti_n_8665810.html?1448712672&utm_hp_ref=italy

    1. Spoletta ne ha fatta esplodere un’altra, di bombetta puzzolente. “L’orario di lavoro è un parametro vecchio”. Sotto la maschera, circa, che “i lavoratori dovrebbero partecipare ai risultati dell’impresa”. Urca!
      Non ho voglia, in questo momento, di addentrarmi sul perché la sparata è una troiata. Mi interessa un po’ di più quale delirio di potere faccia sentire certi personaggiucoli legittimati a non tenere un po’ a freno la linguaccia. Che già è brutto. Il peggio è che le troiate non si limitano a dirle, ma si spingono fino a tentare (spero soltanto tentare) di farle.

  2. Heiner
    La sindacalizzazione dei paesi emergenti ha bosogno di un modello
    Già combattono una guerra impari, visto che si trovano in paesi a scarsa democrazia e combattono principalmente contro le maggiori corporation del pianeta che quei diritti vorrebbero togliere dove già sono
    Far finta di dormire e lasciare agli altri combattere per noi non mi sembra una politica che meriti di avere successo

    1. non ho scritto ‘far finta di dormire’, ma solo:

      quello che possiamo fare in occidente è solo sopravvivere (salvare il salvabile, tramite la mediazione tra mercato e welfare)

      in realtà penso che il fine sia lo stesso auspicato dal tuo commento

      1. Sarebbe un flop annunciato, un 2008-bis, e lo sa bene anche lui.
        Meglio fare come Bettini: scegli il candidato ‘vincente’ e governi la città con lui? 😉

  3. @heiner, sia ben chiaro, io vorrei la rivolta sociale. quella individuale non porta da nessuna parte, se non a benefici immediati, ma non duraturi, che spesso sono l’arma migliore in mano a chi ti vorrebbe sottomesso. solo una rivolta collettiva, se figlia di una cultura comune, può a mio parere dare frutti buoni per tutti, anche evitare che la competitività diventi competizione, che gioca al ribasso.
    perché io sono di quei cocciuti che, dice namm, vorrebbero la repubblica, perché il re è buono solo se ne ha vantaggio. ed è buono solo con chi sta al suo gioco

    1. in questo momento storico (che non so quanto durerà, ma in fondo non credo moltissimo) quello che possiamo fare in occidente è solo sopravvivere (salvare il salvabile, tramite la mediazione tra mercato e welfare).
      tra qualche anno, quando le interconnessioni mondiali, l’auspicata sindacalizzazione di molte altre parti del mondo, ecc. avranno raggiunto una certa solidità strutturale (e noi, di rimando, saremo un po’ più nella merda di oggi), ne riparleremo.

      per ora possiamo tutt’al più provare a tirare la coperta per ripararci il naso, lasciando fuori i piedi.

      1. Anche su questo non sono d’accordo.
        Abbiamo il dovere politico di continuare a dire, nel modo più sistemico e organizzato che riusciamo a trovare, che questo sistema non è l’unico possibile. E anche quello di svelare le vere dinamiche, dove stanno i centri del vero potere e come si muovono.
        Poi – e su questo concordo – i tempi oggi ci sembrano lunghi.

        1. certo che non è l’unico possibile. ma occorre conoscere la realtà, sapere cosa vogliamo, cosa ci attende, quel che possiamo fare.
          in grecia ci hanno sbattuto la testa. e anche avessero continuato a sbattere con più forza, se la sarebbero ulteriormente spaccata, non avrebbero abbattuto il muro.
          ora, per me possiamo e dobbiamo dire che di muro si tratta, ma non ci sono crepe dietro l’angolo e l’uscita non passa per una via diritta.

      2. A Milano dicono “stare schisci”, magari sperando che qualcun altro venga preso per i piedi e tirato fuori dalla coperta?
        Faccina ribelle

  4. retwitto:

    @FrancescoCoccoT

    Sorpresa: leghisti in rivolta perché è stata vietata la recita su una famiglia di sans-papiers mediorientali dell’1 a.C.

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