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Venezuela, sconfitto Maduro: l’opposizione antichavista vince le elezioni

La coalizione Mud sfiora il 60% e ottiene per ora 99 seggi su un totale di 167 nell’Assemblea nazionale: il presidente riconosce la sconfitta: “Ha vinto la democrazia”. Il partito al potere Psuv è ridotto a meno della metà dei seggi degli avversari, ma il distacco potrebbe aumentare.

I leader del Mud: Lilian Tintori (moglie del dissidente incarcerato Leopoldo Lopez), Freddy Guevara, Jesus Torrealba, Julio Borges (ap)

di Omero Ciai – Repubblica.it, 7 dicembre 2015

CARACAS – Il colpo è forte, per la prima volta dopo 17 anni di vittorie il Psuv del presidente Nicolas Maduro, l’erede di Hugo Chávez, è un partito di minoranza in Venezuela. E non una minoranza qualsiasi, il governo in carica ha meno della metà dei seggi dell’opposizione nel nuovo Parlamento. Solo a notte fonda, dopo ore di attesa, la commissione nazionale elettorale (Cne) ha dato i primi risultati. La Mud, coalizione unitaria dell’opposizione, ha ottenuto 99 seggi, il Psuv di Maduro 46. Altri 19 seggi sono ancora da assegnare, circostanza che molto probabilmente consentirà all’opposizione di superare la soglia dei 100 seggi e avere nella nuova Assemblea una maggioranza qualificata dei tre quinti. Il presidente Maduro è andato in televisione e ha riconosciuto pubblicamente la sconfitta: “Siamo venuti qui con la nostra morale, la nostra etica e riconoscere questi risultati contrari, ad accettarli e a dire al nostro Venezuela che ha trionfato la Costituzione e la democrazia”.

Con molto imbarazzo, la presidente della Commissione elettorale, Tibisay Lucena, esponente del chavismo al governo, non ha fornito percentuali nazionali. Ma è probabile che l’opposizione abbia sfiorato il 60 percento dei suffragi. D’altra parte, secondo proiezioni di istituti di sondaggio vicini alla Mud (Mesa de unidad democratica), il risultato finale dei seggi, dopo l’assegnazione dei 19 che mancano, potrebbe arrivare attorno ai 110. Chou Torrealba, il coordinatore della Mud, qualche ora prima della proclamazione ufficiale dei primi risultati parziali, ha detto usando una metafora: “Il Real Madrid è stato fondato 113 anni fa”. Forse non saranno 113, ossia i due terzi che darebbero all’opposizione anche la possibilità di promulgare una amnistia per i detenuti politici. I due più importanti esponenti in carcere sono Leopoldo Lopez, leader di “Voluntad Popular”, il gruppo più radicale dell’opposizione, e Antonio Ledezma, l’ex sindaco di Caracas.

I prossimi scenari sono tutti di grande incertezza. Il nuovo Parlamento si insedia all’inizio di gennaio ma è abbastanza probabile che nei prossimi giorni si apra una resa dei conti all’interno del partito fondato da Hugo Chávez, l’ex presidente morto nel marzo del 2013. D’altra parte Chávez non aveva mai perso una elezione (a parte un referendum di riforma costituzionale nel 2007), costruendo in 14 anni di potere un sistema che aveva a poco a poco occupato tutto quel che c’era in Venezuela. Dalla holding del petrolio, Pdvsa, trasformato in una sorta di bancomat per le iniziative del partito al potere, fino a tutti i giornali, le tv, nazionalizzando centinaia di fabbriche e altre attività industriali. Era il “socialismo del XXI secolo” che ha avuto tanti entusiasti sostenitori a sinistra  soprattutto in Italia, Spagna (Podemos) e Grecia (il primo Tsipras). Che all’inizio del secolo ha regalato a Fidel Castro ancora qualche anno di egemonia a Cuba rifornita ogni giorno con 90mila barili di petrolio a prezzo politico. Che ha esteso la sua influenza in tutto il continente sudamericano, dall’Argentina al Brasile, dall’Ecuador alla Bolivia, al Nicaragua. Appena morto Chávez il modello s’è inceppato e in pochi mesi i suoi opachi epigoni hanno dissipato l’eredità. Maduro paga la crisi economica ma soprattutto la sua incapacità a governarla, il suo assoluto immobilismo mentre esplodevano carestia e inflazione.

Di fronte al disastro ha scelto la strada del progressivo arroccamento che a poco a poco è diventato isolamento. Qualsiasi critica era lesa maestà, come è accaduto ieri ad alcuni ex presidente latino americani insultati e allontanati dal Paese. Una vittoria dell’opposizione era prevista da mesi nei sondaggi ma nessuno immaginava che sarebbe stata così ampia. Gestirla, lo sanno tutti gli attori in campo, non sarà affatto facile soprattutto perché la drammatica crisi economica richiede misure drastiche e immediate che né presidente, né l’opposizione hanno l’interesse di affrontare.

Leggi anche:

http://ilmanifesto.info/la-volonta-dei-venezuelani-e-a-prova-di-frode/

http://www.repubblica.it/economia/2015/12/06/news/venezuela_elezione_cruciale_per_un_paese_sull_orlo_del_baratro-128895444/?ref=HREA-1

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Francia al voto, il Front National primo partito grazie a Marine e Marion Le Pen

Il partito di estrema destra si piazza tra 29,5 e 30,8%, davanti ai Repubblicani di Nicolas Sarkozy, e conquista sei regioni su tredici. Una vittoria dell’accoppiata improbabile tra zia laica e “moderna” e nipote supercattolica e tradizionalista. Le differenze si sono per il momento trasformate in un vantaggio, la possibilità per il partito di attingere a elettorati complementari.

di Leonardo Martinelli – ilfattoquotidiano.it, 6 dicembre 2015

La vittoria del Fn è in gran parte la loro: sempre secondo gli exit poll, per Marine Le Pen avrebbe votato il 40,3% degli elettori (ci sono oltre 15 punti percentuali di distacco rispetto al secondo classificato), mentre Marion si sarebbe aggiudicata addirittura il 41,2% (anche qui il divario con il secondo è di circa 15 punti percentuali). Entrambe emanazioni del clan del patriarca, Jean-Marie Le Pen, Marine e Marion sono a loro modo un’accoppiata improbabile, con posizioni politiche che spesso divergono (e notevolmente): laica e “moderna” la prima, supercattolica e tradizionalista la seconda. Le differenze si sono per il momento trasformate in un vantaggio, la possibilità per il partito di attingere a elettorati complementari. Tanto che c’è chi pensa che sia tutta una messa in scena. Più probabile, invece, che la furba Marine sfrutti la bella Marion per attirare gli elettori cattolici, che della zia non si fidano per nulla.

Marine Le Pen ha 47 anni e Marion quasi 26 (li compirà il 10 di dicembre). La prima assomiglia al padre (vocione compreso) ed è molto ruspante. Più femminile la seconda, con un fisico da mannequin, ma “con un carattere e una determinazione d’acciaio” (lo ha detto la zia). Entrambe sono passate dall’antica villa di Jean Marie, sulle alture di Saint-Cloud (che lui ereditò da un imprenditore, ricco e strano, in condizioni ancora oggi oscure). Vi hanno trascorso molta della loro infanzia e adolescenza e anche oltre, ma in epoche diverse.

Marine ha vissuto lì gli alti e bassi dei genitori, compresa la fuga della mamma con l’amante. Psicologicamente ha resistito bene, conquistando poi la sua indipendenza. Da giovane, quando poteva, frequentava le discoteche, spesso accompagnata dalla sorella Yann. Lei partorì Marion nel 1989 e a quel momento non si sapeva neppure chi fosse il padre. Poi Yann si sposerà con Samuel Maréchal, che riconoscerà Marion. Solo a tredici anni la ragazzina scoprirà le vere generalità del papà, che ha poi frequentato regolarmente (è morto nel frattempo). Da piccola Marion si ritrovava soprattutto da sola con il nonno in quel palazzotto isolato, ad ascoltare i suoi monologhi. Con lui non ha mai rotto i ponti, neanche dopo che Marine, qualche mese fa, ha preso definitivamente le distanze da Jean-Marie.

Oggi le due donne sono il prodotto dei loro due distinti passati. Marine dice di essere cattolica ma non praticante. Prende sempre posizione a favore della laicità ed è una repubblicana convinta. Nel 2013 mai mise piede alle manifestazioni contro il matrimonio gay. Anzi, il suo direttore di campagna attuale è Sébastien Chenu, omosessuale dichiarato, nel passato anche attivista per i diritti dei gay. È priva di qualsiasi freno cattolico che le impedisca di dire che “il sistema penale senza la pena di morte non tiene”. Marion, invece, alle manifestazioni del 2013 si faceva vedere e lì si avvicinò ai cattolici più reazionari. Anche per quello è contraria alla pena di morte. Ha promesso, se sarà eletta, di eliminare i sussidi regionali ai consultori familiari, “perché banalizzano l’aborto” (la zia l’ha subito criticata). Marine si è presa un colpo anche quando Marion ha iniziato a esprimere simpatie monarchiche. E quando ha puntato il dito contro un progetto consolidato “per sostituire i francesi di origine con quelli musulmani in certi quartieri”: affermazioni liquidate da Marine come complottiste. Stasera le due donne rappresentano un duetto vincente. Ma la loro sfida reale per il futuro è restare assieme.

La cartina politica della Francia dopo il primo turno delle Regionali: ecco chi è in testa.

Leggi anche:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/12/07/elezioni-francia-front-national-partito-piu-votato-dai-giovani-tra-18-e-24-anni/2283645/

http://www.corriere.it/esteri/15_dicembre_06/francia-elezioni-regionali-front-national-destra-socialisti-risultati-a79caf9e-9c49-11e5-9b09-66958594e7c5.shtml

 

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