Una rivoluzione ci salverà

segnalato da Barbara G.

Il documentario che ci prepara alla rivoluzione climatica

Il saggio di Naomi Klein è diventato un documentario emozionante e intenso che vuole porre fine al capitalismo, per il benessere del pianeta.

di Tommaso Perrone – lifegate.it

A inizio 2015, la scrittrice e giornalista canadese Naomi Klein ha pubblicato un libro manifesto sui cambiamenti climatici e il capitalismo. Si chiama Una rivoluzione ci salverà. Perché il capitalismo non è sostenibile (This changes everything, in inglese). La sua tesi è che bisogna cambiare radicalmente il modo in cui la popolazione mondiale vive, produce e gestisce le proprie attività economiche, non c’è altro modo di evitare il peggio per il pianeta. Per mesi, Klein è andata in giro per il mondo a presentare il suo lavoro e dimostrare come il sistema capitalista come noi lo conosciamo non è più sostenibile.

Il 2 dicembre esce nelle sale italiane anche il documentario omonimo diretto da Avi Lewis e prodotto, tra gli altri, da Alfonso Cuarón. Una pellicola che cerca di dimostrare come l’avidità e l’indifferenza del genere umano nei confronti del pianeta non siano più accettabili. Per salvare la Terra e contrastare i cambiamenti climatici bisogna agire ora. C’è bisogno dell’impegno coordinato dei governi che diano senso e seguito ai gesti di ogni cittadino.

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Naomi Klein: «Vertice clima Cop21 a Parigi, rischio di patto al ribasso»

«C’è il rischio che il terrorismo danneggi la capacità della società civile di far ascoltare la propria voce: molte protese sono state vietate»

di Maurizio Caprara – corriere.it

«C’è il rischio che il terrorismo danneggi la capacità della società civile di far ascoltare la propria voce, di far sentire la propria pressione sui leader che si riuniranno nella conferenza di Parigi sul clima», afferma Naomi Klein. La saggista canadese autrice di libri con vendite superiori al milione di copie lo dice alCorriere mentre si trova nella capitale della Francia ferita dalle stragi compiute da integralisti islamici, la stessa città che da domenica prossima all’11 dicembre ospiterà l’incontro mondiale chiamato Cop21 che verrà raggiunto all’inizio dei lavori da 147 tra capi di Stato e di governo. Nei giorni della conferenza la donna diventata famosa con il volume No logo parteciperà a una proiezione di This changes everything (Questo cambia tutto), film-documentario che dal 2 dicembre si potrà vedere in 52 cinema italiani. Girato dal marito Avi Lewis, è un viaggio per immagini in varie parti del mondo ispirato dal libro di Naomi Klein che all’estero ha per sottotitolo Il capitalismo contro il clima. In Italia, stampato da Rcs libri, si intitola Una rivoluzione ci salverà – Perché il capitalismo non è sostenibile. Pagine e sequenze hanno in comune, in sostanza, una tesi: la prospettiva delle catastrofi possibili con il surriscaldamento del pianeta può consigliare al mondo di rinunciare alle energie inquinanti, di ricorrere soltanto alle fonti rinnovabili, di ridisegnare il sistema economico prevalente riducendo le disuguaglianze sociali.

Dunque quale impatto prevede che avranno sulla conferenza di Parigi le incursioni sanguinose del 13 novembre?
«Di preciso non sappiamo quali saranno. Però so questo: stanno avendo un effetto sulla capacità della società civile di far ascoltare la propria voce. Molte proteste sono state vietate».

A consentirlo è lo stato d’emergenza dichiarato in Francia. Il governo ha proibito le marce sul cambiamento climatico previste per domenica e il 12 dicembre. Da presidente della conferenza, Laurent Fabius ha sottolineato che tanti incontri pubblici saranno confermati.
«Mi pare dicano che le manifestazioni all’aperto saranno vietate. Si svolgeranno incontri, concerti. Riguardo al summit, le questioni non ancora decise sono molte: se le sue decisioni saranno legalmente vincolanti e a quanto ammonteranno i finanziamenti per i Paesi in via di sviluppo, per esempio, sono punti tuttora oggetto di negoziato. La possibilità di esercitare piena pressione sui leader è diminuita».

Pensa che questo ulteriore danno sia stato già prodotto dagli attentati costati la vita a 130 persone?
«Penso che un danno ci sia già. Temo che se venisse stretto un cattivo accordo i Paesi in via di sviluppo avrebbero meno spazio per criticare l’intesa senza essere visti come traditori della solidarietà alla Francia. Le due questioni invece andrebbero tenute distinte. I nostri leader prendono le loro decisioni migliori quando avvertono una pressione dei movimenti sociali e se è in gioco un accordo forte vengono messi sotto pressione da grandi compagnie con molti soldi».

Quali?
«Le aziende dei combustibili fossili hanno pieno accesso ai politici che saranno alla conferenza. Imprese inquinanti lo sponsorizzano. La società civile, che non ha danaro, è frenata. La voce degli affari no, perché quelli non portano alle piazze: portano ai retrobottega. Il movimento non si arrenderà. Troverà le vie più creative per dire che l’accordo deve essere ambizioso e vincolante».

Ad aprire una delle vie sarà lei?
«Il nostro film diventa ancora più importante perché amplifica voci che potrebbero non essere ascoltate. A Parigi verranno le persone danneggiate da un’economia incurante dei limiti posti dalla natura che parlano nel documentario».

In «This changes everything» lei sostiene: «La Grecia è aperta a ogni possibilità: a causa della crisi è possibile vendere il suolo, dalle miniere d’oro agli impianti di trivellazione e non solo. È lo stesso che sta accadendo in Spagna e Italia». Si riferisce, sull’Italia, a qualcosa in particolare?
«Come in Grecia, da voi c’è stata forte pressione per estrarre petrolio da sotto il mare, raddoppiarne la produzione. È l’esempio più drammatico, penso poi ai tagli a sostegni per le energie rinnovabili. Il calo del prezzo del greggio forse abbassa la pressione, l’obiettivo tuttavia era quello».

Nel documentario lei descrive i dolori sofferti dai greci durante la crisi, ma non accenna alle colpe della classe politica greca che aveva innalzato la spesa pubblica improduttiva. Perché?
«In Grecia a pagare il prezzo più alto della crisi non sono i politici: è la gente comune. Un documentario è fatto di brani brevi che non esauriscono tutto dei temi trattati. Comunque è vero che i sacrifici sono stati chiesti alla gente comune, e questo nel film si fa vedere».

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15 comments

  1. Forse gli ambientalisti di casa nostra avrebbero maggiore credibilità
    se non provassero SEMPRE a piegare la realtà agli interessi della loro parte politica (sparare cazzate)

    Klimaschutz-Index 2016:
    Italia all’11 posto.

    1. un piccolo consiglio senza nessun valore.
      Questi argomenti richiedono molta umiltà, conoscenza della materia e in generale un profilo basso. la politica di casa nostra conta come il due di bricola, anche se facciamo il contrario di quello che si dovrebbe fare.

      Ti giro questa osservazione di Mercalli:
      Occhi perchè nella mxxxx ci sei anche Tu.

  2. Le vedo le vostre domande.
    Le vedo ogni volta che posto qualcosa su Twitter o sulla mia pagina Facebook riguardo la mia battaglia per l’energia pulita.
    C’è sempre qualcuno di voi che mi chiede perché dovremmo occuparci dell’aumento della temperature o che mette in dubbio la scienza dietro agli studi sul cambiamento climatico.
    Voglio farvi sapere che vi ascolto. Anche quelli di voi che pensano che dietro l’energia rinnovabile ci sia un complotto. Anche quelli di voi che dicono che il cambiamento climatico è una sciocchezza. Anche quelli di voi che usano parole da quattro lettere (si riferisce alla parola “fuck”, ndt).
    Ho ascoltato tutte le vostre domande, e ora ho io tre domande per voi.
    Mettiamo da parte il cambiamento climatico per un istante. Presumiamo che abbiate ragione.
    – Primo: ritenete accettabile che 7 milioni di persone muoiano ogni anno per l’inquinamento? Sono più dei morti per omicidi, suicidi e incidenti stradali, messi insieme.
    Ogni giorno 19mila persone muoiono per l’inquinamento prodotto dai combustibili fossili. Accettate queste morti? Accettate il fatto che ci sono bambini in tutto il mondo costretti a crescere usando degli inalatori per respirare?
    – La mia seconda domanda: pensate che il petrolio e il carbone saranno i carburanti del futuro?
    Al di là del fatto che i combustibili fossili distruggono i nostri polmoni, tutti quanti sono d’accordo che presto non ce ne saranno più. Qual è il vostro piano per allora?
    Io, personalmente, vorrei un piano. Non voglio finire come l’ultimo venditore di cavalli e calessi, ad arrancare mentre le automobili iniziano a girare sulle strade. Non voglio diventare l’ultimo investitore di Blockbuster quando viene fuori Netflix. Questo è esattamente quello che sta accadendo con i combustibili fossili. Un futuro con energia pulita è un investimento saggio e chiunque vi dica il contrario o è in errore o sta mentendo. In entrambi i casi non sarebbe qualcuno da cui mi farei dare consigli sugli investimenti.
    L’energia rinnovabile è ottima per l’economia, e non vi dovete fidare della mia parola per crederci. La California ha alcune fra le più rivoluzionarie leggi per l’ambiente negli Stati Uniti, il 40 per cento dell’energia dello stato deriva da fonti rinnovabili, e siamo il 40 per cento più efficienti del resto del paese da un punto di vista energetico. Siamo stati fra i primi ad adattarci ad un futuro ad energia pulita.
    La nostra economia non ne ha sofferto. Anzi, l’economia della California sta crescendo più velocemente dell’economia degli Stati Uniti. Siamo i primi nel paese per quanto riguarda il settore manifatturiero, l’agricoltura, il turismo, lo spettacolo, la tecnologia, la biotecnologia e, ovviamente, la tecnologia ambientale.
    – Ho un’ultima domanda, e ci vorrà un po’ d’immaginazione.
    Ci sono due porte. Dietro la porta numero uno c’è una stanza completamente sigillata con una normale macchina alimentata a benzina. Dietro la porta numero due c’è un’altra stanza identica, completamente sigillata, con una macchina elettrica. I motori di entrambe le macchine stanno andando a pieno regime.
    Vi chiedo di scegliere una porta, entrare nella stanza e poi chiudervi la porta alle spalle. Dovrete stare nella stanza che avete scelto per un’ora. Non potete spegnere il motore della macchina. Non potete chiedere una maschera a gas. Immagino che scegliate la stanza numero due, con la macchina elettrica, giusto? La porta numero due è una scelta fatale, chi mai vorrebbe inalare tutto quel fumo?
    Questa è la scelta che il mondo si trova a fare adesso.
    Per usare le parole che piacciono tanto a voi commentatori, non me ne frega niente se non credete nel cambiamento climatico. Non potrebbe fregarmene di meno se siete preoccupati per l’innalzamento della temperatura o lo scioglimento dei ghiacciai. Non mi interessa chi fra noi due abbia ragione riguardo la scienza.
    Spero solo che scegliate di aprire la porta numero due insieme a me, per un futuro con un’energia più intelligente, sana, pulita e remunerativa.

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