Verona Possibile

di Mario De Fusco

Come promesso, vi sottopongo alcune riflessioni scaturite dalla assemblea di Possibile ieri a Verona con qualche premessa. La prima è che non mi soffermerò sui singoli interventi di chi ha parlato dal palco, per quanto interessanti possano essere stati. Interventi, tra l’altro, seguiti fra una sigaretta e l’altra (io) e fra un vin brulè e l’altro (Roberto). La seconda è che quanto mi accingo a riferirvi è il frutto di quanto ho recepito dall’intervento di Civati e dialogando con gli altri partecipanti.
Prima di andare al dunque, permettetemi una nota di “colore”. L’organizzazione – sia per la location dell’assemblea sia per il piccolo brunch finale – è stata molto approssimativa. Spazio limitato. Molte persone hanno dovuto seguire il dibattito sul televisore della sala adiacente o, addirittura, nel cortile. Idem per il ristorante prescelto per il piccolo rinfresco. Il bello è che ne parlavo con Roberto seduti al tavolo e con un signore seduto proprio davanti a me, salvo poi scoprire che quel signore era il papà di Pippo!! Niente di che: anche lui era d’accordo, ma il convento è povero e questo passa al momento.
Tornando al nocciolo della questione, quello che provo a spiegarvi è la piattaforma di Possibile, che traguardi si pone e come intende raggiungerli. Confesso che neanche a me erano del tutto chiari, ma, dopo Verona, il quadro mi è molto più nitido.
Diciamo subito che il progetto non è sul breve periodo, ma sul medio – lungo. Non mira a raccattare qualche voto fin dalle prossime elezioni in scadenza, anche se si presenterà con proprie liste, ma è un processo più lungo che richiede tempi di un certo valore. Il tutto si basa sul coinvolgimento diretto di tutte le persone interessate, che saranno chiamate a fornire idee, prendere decisioni e fare opera di conoscenza nei confronti degli altri. Non più programmi calati dall’alto, ma un programma al quale tutti sono chiamati a dare il loro contributo sfruttando al massimo le conoscenze che ognuno di noi ha nel suo specifico campo. Il tutto avverrà a mezzo dei comitati che si sono creati, che si stanno creando e che si creeranno nelle varie zone.
È un progetto aperto, nel senso che chiunque, anche chi non se la sente di aderire pienamente o che, probabilmente, non voterà mai il partito, può dare il proprio contributo ed esporre le sue idee. In questo senso si spiegano anche gli inviti e gli interventi di persone venute a Verona che ben difficilmente faranno parte in pianta stabile del movimento: da Visco a Pasquino, da Seminerio a Gulli etc. Tutto questo per fare cosa? Innanzitutto per recuperare la fiducia nella politica che ormai in tantissimi hanno perso, anche perché è la stessa politica che li ha spinti a questo con eletti che, in quanto nominati, non rispondono più ai loro elettori, e con azioni e governo e quant’altro che spesso vanno in senso contrario a quanto promesso in campagna elettorale.
È chiaro che il progetto è quello di recuperare quei valori di sinistra (uguaglianza, legalità, equa distribuzione delle ricchezze etc.) che per qualcuno sono ormai obsoleti e non più praticabili nel periodo in cui viviamo. Come dicevo, i tempi non saranno necessariamente brevi. Tutto è ancora un work in progress, a cominciare dai comitati stessi, ma l’importante è che la macchina sia partita. Certo, è un lavoro improbo e dai risultati incerti, soprattutto in considerazione della mentalità e/o degli interessi dell’italiano medio (sapete come la penso in proposito), ma il non provare a renderlo Possibile sarebbe un peccato ancora più grave.
Un abbraccio a tutti

 

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684 comments

  1. A tavola per festeggiare il 25 dicembre ci sono anche il nonno renziano, il cugino grillino e lo zio leghista. E’ il Natale in famiglia disegnato da Possibile, il movimento creato da Pippo Civati dopo la sua uscita dal Pd. Un convivio che può durare anche oltre il limite della sopportazione, rischiando di annoiarvi fino allo stremo. E allora ecco i suggerimenti per sfangarla: i temi da affrontare per animare la discussione vanno dalle tasse alle periferie, passando per le pensioni, la ripresa economia e l’immigrazione. Il sito propone anche le risposte pronte. Così ciascuno in famiglia, dal suo punto di vista, darà il suo meglio nel dibattito, pronto a controbattere nel modo giusto.

    http://www.repubblica.it/politica/2015/12/17/foto/natale_in_famiglia_possibile_guida_per_sopravvivere_alle_discussioni_politiche_durante_le_feste-129653617/1/?ref=HRESS-13#1

  2. va bene tutti gli altri sono coglioni e populisti, concordo che la mozione di sfiducia sulla Boschi è una cacata pazzesca, a secondo delle dichiarazioni a tutti i personaggi si trovano motivazioni di bassa speculazione, va bene…
    ma rimangono alcune cosette, il governo sta mentendo spudoratamente su quasi tutti i dati economici e bancari ( non ultimo il risveglio di quella mente eccelsa di padoan che parla di stagnazione secolare, caspita che genio l’ho già risentita), altre favole per i gonzi propinate un giorno si e un giorno pure…
    intanto i debiti incagliati nel nostro sistema bancario sono stimati a circa 320 miliardi…
    l’operazione delle 4 sorelline non è un altro che l’inizio, riporto ostinatamente tratto da Brancaccio per qui è più in tema :

    La crisi ha una valenza internazionale, ma assume poi articolazioni specifiche nelle varie regioni del mondo. Per esempio in Europa il tracollo ha colpito principalmente i paesi del Sud, Francia compresa, che complessivamente hanno perso sei milioni di posti di lavoro. L’Italia si inscrive in questo scenario più ampio e non costituisce un’eccezione. Anche dal punto di vista delle ristrutturazioni produttive e del sistema bancario l’Italia sta percorrendo un sentiero battuto da altri. Spagna, Irlanda e Grecia sono già state costrette ad avviare programmi di liquidazione delle banche nazionali guidati dalla BCE, che comporteranno un progressivo spostamento all’estero della testa pensante del capitale finanziario, con effetti facilmente prevedibili per il ruolo di questi paesi nella futura divisione internazionale del lavoro. Noi siamo i prossimi della lista. Basti notare che l’Italia detiene il record europeo di imprese insolventi, un incremento del centocinquanta percento dall’inizio della crisi. Questa tendenza si ripercuote sui bilanci degli istituti di credito, il che rende le nostre banche tra le più deficitarie in termini di patrimonializzazione. All’appuntamento della prossima crisi le banche italiane arriveranno in tremendo affanno, direi peggio di tutti a livello europeo. Dentro il sistema dell’euro, non potranno fare altro che liquidare pezzi di capitale a favore di acquirenti esteri.

  3. tratto da un intervista a Emiliano Brancaccio del 13 Novembre

    In questo futuro tutto da scrivere c’è un caso italiano? Una particolarità che distingue la gestione e le conseguenze della crisi del nostro paese rispetto agli altri?

    La crisi ha una valenza internazionale, ma assume poi articolazioni specifiche nelle varie regioni del mondo. Per esempio in Europa il tracollo ha colpito principalmente i paesi del Sud, Francia compresa, che complessivamente hanno perso sei milioni di posti di lavoro. L’Italia si inscrive in questo scenario più ampio e non costituisce un’eccezione. Anche dal punto di vista delle ristrutturazioni produttive e del sistema bancario l’Italia sta percorrendo un sentiero battuto da altri. Spagna, Irlanda e Grecia sono già state costrette ad avviare programmi di liquidazione delle banche nazionali guidati dalla BCE, che comporteranno un progressivo spostamento all’estero della testa pensante del capitale finanziario, con effetti facilmente prevedibili per il ruolo di questi paesi nella futura divisione internazionale del lavoro. Noi siamo i prossimi della lista. Basti notare che l’Italia detiene il record europeo di imprese insolventi, un incremento del centocinquanta percento dall’inizio della crisi. Questa tendenza si ripercuote sui bilanci degli istituti di credito, il che rende le nostre banche tra le più deficitarie in termini di patrimonializzazione. All’appuntamento della prossima crisi le banche italiane arriveranno in tremendo affanno, direi peggio di tutti a livello europeo. Dentro il sistema dell’euro, non potranno fare altro che liquidare pezzi di capitale a favore di acquirenti esteri.

    In questi anni di crisi il lavoro è diventato più povero e sono aumentate le persone sotto la soglia di povertà. Come si ripercuote questa trasformazione sugli equilibri sociali e politici? Sembra quasi che una parte della società venga abbandonata a se stessa ed esclusa persino dalla ricerca del consenso.

    La crisi ha modificato profondamente il quadro sociale e politico, certo. Non è solo questione di caduta dei salari o di aumento delle persone sotto la povertà: si registra anche un allontanamento progressivo di interi strati sociali dalla partecipazione politica, persino dal semplice atto del voto. La risposta in termini di politica economica e del consenso, peraltro, è in linea con questo deterioramento generale. Basti notare la tendenza a concepire gli interventi contro la povertà come sostitutivi delle tutele del lavoro. Sostituire la parola “lavoratori” con la parola “poveri” è indicativo di uno scivolamento della politica nel più deteriore dei populismi, e caratterizza oggi sia le forze di governo che quelle d’opposizione. E’ una narrazione semplicistica della realtà, che espunge persino dal linguaggio il conflitto principale, quello tra capitale e lavoro, e lo sostituisce con una generica indignazione dei “poveri” e degli “impoveriti” contro una non meglio precisata “casta di ricchi”. Questi schemi banalizzanti non aiutano a comprendere la realtà, e rischiano di pregiudicare ogni possibile istanza futura di cambiamento.

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