I grandi affari sotto il pelo dell’acqua

di Roberto Lessio e Marco Omizzolo – 26 ottobre 2015 – il manifesto

Tra le grandi con­trad­di­zioni che Ale­xis Tsi­pras dovrà scio­gliere ce n’è una che atte­sta tutta l’ipocrisia del capi­ta­li­smo e che riguarda anche il nostro paese. In breve: con gli accordi per il sal­va­tag­gio mone­ta­rio fir­mati dal governo e rati­fi­cati dal Par­la­mento quest’estate, la Gre­cia si è impe­gnata a soste­nere un pro­gramma di pri­va­tiz­za­zione dei ser­vizi idrici, par­tendo dalle città di Salo­nicco e Atene. La con­trad­di­zione sta nel fatto che nelle capi­tali dei due paesi con­si­de­rati lea­der dell’Ue, Fran­cia e Ger­ma­nia, i cit­ta­dini hanno già can­cel­lato le rela­tive pri­va­tiz­za­zioni dell’acqua con il loro voto. A Parigi la gestione era stata affi­data alle due mul­ti­na­zio­nali fran­cesi Veo­lia e GdF-Suez (quest’ultima nata dalla fusione tra Gas de France e Suez). Si tratta delle due aziende più grandi al mondo sia nei ser­vizi idrici che nello smal­ti­mento dei rifiuti, eppure espulse dal mer­cato per via refe­ren­da­ria. Per otte­nere la con­ferma del man­dato nelle ele­zioni del 2008 il sin­daco socia­li­sta Ber­trand Dela­noë aveva garan­tito il ritorno alla gestione inte­ra­mente pub­blica e gli elet­tori lo ave­vano pre­miato con il 70% dei voti. E infatti dal 1° gen­naio 2010 le bol­lette dell’acqua sono state abbas­sate e ci sono stati con­si­stenti risparmi di gestione. A Ber­lino invece il comune ha riscat­tato prima le quote dete­nute dalla mul­ti­na­zio­nale elet­trica tede­sca RWE per 658 milioni di euro e poi quelle di Veo­lia per 590 milioni. Anche in que­sto caso è stata rispet­tata la volontà degli elet­tori mani­fe­stata con un refe­ren­dum nel feb­braio 2011 con il quale 666mila ber­li­nesi si erano espressi per la ripub­bli­ciz­za­zione del ser­vi­zio. Altre otto città tede­sche, tra le quali Stoc­carda, hanno fatto la stessa scelta.

Ora anche in Gre­cia i cit­ta­dini dovranno ascol­tare la bella pre­dica della pri­va­tiz­za­zione. E que­sto dovrebbe acca­dere anche se già nel 2014 la Corte costi­tu­zio­nale elle­nica aveva sta­bi­lito che la ven­dita del ser­vi­zio idrico di Atene, voluta dal pre­ce­dente governo Sama­ras, è inco­sti­tu­zio­nale. La spe­ranza delle lobby dei ser­vizi idrici e delle loro appen­dici poli­ti­che è che accada qual­cosa di simile a quanto avve­nuto e sta avve­nendo nel nostro paese, mal­grado il risul­tato dei refe­ren­dum del 12 e 13 giu­gno 2011. Alcune sen­tenze della nostra Corte costi­tu­zio­nale dicono che il governo non può legi­fe­rare su norme modi­fi­cate dal voto popo­lare prima che siano pas­sati cin­que anni. La stra­te­gia adot­tata pre­vede invece di fare le stesse cose ma con pic­cole modi­fi­che. L’ultima l’ha appor­tata Renzi con la rein­tro­du­zione della pos­si­bi­lità di ven­dere ai pri­vati le quote in pos­sesso dei comuni nelle società che svol­gono i ser­vizi pub­blici: il mal­loppo così otte­nuto resterà fuori dal patto di stabilità.

Da tempo le due mul­ti­na­zio­nali sono pre­senti anche in Ita­lia e in qual­che caso, anche se indi­ret­ta­mente, sono socie tra loro. La giran­dola di inte­ressi che le carat­te­riz­zano è molto vicina sia al nostro governo che a quello fran­cese e tede­sco. Il gruppo GdF-Suez ad esem­pio è pre­sente in Acea Spa che, oltre alla capi­tale, gesti­sce l’acqua in cin­que dei sette ambiti ter­ri­to­riali della Toscana (inclusa Firenze), in Umbria, Fro­si­none e nel com­pren­so­rio sarnese-vesuviano in Cam­pa­nia. Acea, attra­verso Crea Gestioni Srl, è azio­ni­sta della Geal di Lucca, nel cui capi­tale sociale tro­viamo Veo­lia. Quest’altra mul­ti­na­zio­nale con­trolla la società Siba, che a sua volta è socia di GdF-Suez (attra­verso Degre­mont) nei due Con­sorzi che hanno costruito il mega depu­ra­tore di Milano: Milano Depur Scarl e Nosedo Scarl. Nel secondo con­sor­zio è azio­ni­sta anche la Lega delle Coo­pe­ra­tive, attra­verso Unieco. La Lega­coop, della quale era Pre­si­dente l’attuale mini­stro Giu­liano Poletti, è poi socia della stessa Acea negli ambiti toscani, insieme al Monte dei Paschi di Siena e al gruppo Cal­ta­gi­rone, altro grande azio­ni­sta di Acea.

Sia GdF-Suez che Veo­lia invece sono par­te­ci­pate dall’equivalente fran­cese della nostra Cassa Depo­siti e Pre­stiti: que­sta par­te­ci­pa­zione rap­pre­senta il modello finan­zia­rio che si vor­rebbe appli­care anche in Ita­lia. Il governo tede­sco è l’attuale pro­prie­ta­rio, sem­pre in via indi­retta, della Depfa Bank: banca pri­va­tiz­zata nel 1992 e tra­sfe­rita in Irlanda nel 2002 per motivi fiscali, spe­cia­liz­zata negli inve­sti­menti nel set­tore pub­blico in Gre­cia, Irlanda, Spa­gna e Ita­lia, acqui­stata dalla Hypo R.E. Bank (il secondo gruppo ban­ca­rio tede­sco negli inve­sti­menti immo­bi­liari) alla vigi­lia dello scop­pio della crisi finan­zia­ria del 2008. Que­sto gruppo poi è stato sal­vato dal governo tede­sco con 10 miliardi di euro come finan­zia­mento diretto e 142 miliardi sotto forma di garanzie.

Il motivo della nazio­na­liz­za­zione di Hypo risiede nella quan­tità enorme di titoli tos­sici che Depfa aveva nel suo bilan­cio. Pro­prio que­sta banca in Ita­lia ha finan­ziato, tra gli altri, le gestioni di Sori­cal in Cala­bria e di Acqua­la­tina nel basso Lazio. Entrambe società pubblico-private che hanno come part­ner Veo­lia, la quale, attra­verso Siba è a sua volta azio­ni­sta dell’Acquedotto Cam­pano e di Sici­lac­que. Veo­lia, in sostanza, sarà l’avversario prin­ci­pale del Pre­si­dente della Regione Sici­lia Rosa­rio Cro­cetta dopo la recente deli­bera regio­nale che vuole far tor­nare pub­blico l’intero ser­vi­zio idrico dell’isola.

Se vuole farsi un’idea di come fun­ziona l’intero mec­ca­ni­smo, Tsi­pras può fare una visita nel comune di Apri­lia. Per giu­sti­fi­carsi con la popo­la­zione rima­sta senz’acqua nelle ultime set­ti­mane, Acqua­la­tina ha dichia­rato che ciò era dovuto ai «con­sumi ano­mali» che si sta­vano veri­fi­cando in città, salvo poi sco­prire che la causa era una gigan­te­sca per­dita che per­du­rava da tempo in un quar­tiere peri­fe­rico. Dai rap­porti sulle gestioni di que­sta società si sco­pre che la per­cen­tuale di per­dite nel 2002, quando è suben­trata alle gestioni comu­nali, era del 74%: lo scorso anno le mede­sime disper­sioni sono state del 69% in tutta la rete. In com­penso ogni anno Acqua­la­tina, della quale sono pro­prie­tari al 51% i comuni pon­tini, paga fior di euro sui pro­dotti finan­ziari deri­vati sot­to­scritti con la banca nazio­na­liz­zata dal governo tedesco.

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23 comments

  1. oggi esistono occasioni e fantasie politiche.
    Le occasioni possono realizzarsi o meno. Un Civati che diventa segretario PD, un MoV che riporta i cittadini dentro la sala operatoria della politica… tentar non nuoce.
    Le fantasie danno molte più garanzie, non potendosi attualmente realizzare, non si rischia nulla… e via con le stelle zapatiste i Che Guevara o i testimoni di “lotta comunista” che, ad ogni mio sborso di 5 euro mensili, mi chiedono mesti: “pensi ancora che non riusciremo a fare la rivoluzione?”. Che dire?

          1. Se il voto avesse qualche efficacia metterebbe a rischio la struttura ‘fantasia’.
            Tsipras insegna: compagno, non superare mai il 5% o farai la figura del minchione!
            Majakovskij aveva capito tutto: Bisogna dapprima trasformare la vita e, trasformata, si potrà esaltarla.

          2. se la struttura ‘fantasia’ è solida, i protagonisti diventano intercambiabili: civati, landini, tsipras, podemos (?)… e le promesse restano ‘virtuali’, quindi mai disattese.

  2. A Berlino i referendum li rispettano
    A Parigi le promesse elettorali le rispettano
    (poi, ok, vanno a fare casino all’estero, evidentemente gli si dà la possibiltà di farlo)

    in Italia voti ad un referendum e ti vengono a dire che cedere le quote a società quotata in borsa è “smart”

    1. È questo che mi fa incazzare nei commenti
      Si pontifica sulle promesse che (forse) non saranno rispettate e si passa lisci come l’olio su quelle clamorosamente disattese

      Poi (per marco), sono nato rompicoglioni e non posso farci niente

      1. ricordo lo sbattimento per verificare l’esistenza reale di Solidarity 4 All. Tranne Boka, nessuno si era posto il dubbio… e nessuno si è posto il problema quando si è scoperto (così è) che l’iniziativa era prevalentemente “realtà virtuale”.

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