Tv di Governo

segnalato da transiberiana9

Riforma Rai, Mentana: “Così la tv di Stato ritorna a dipendere dall’esecutivo”

di Luca De Carolis – ilfattoquotidiano.it, 23/12/2015

Il direttore del Tg La7 all’attacco: “Ora è come se l’ad fosse Palazzo Chigi”. E ancora: “La questione principale è che non si può permettere che la tv pubblica sia l’ultimo brandello della comunicazione governata dalla politica”

“Con questa riforma torniamo a prima del 1975, a una Rai che dipende dall’esecutivo. La fonte di legittimazione del Cda è la commissione di Vigilanza, ma soprattutto l’amministratore delegato con pieni poteri è Palazzo Chigi“. Il direttore del Tg La7Enrico Mentana, non usa sfumature. “Non si può dire ‘fuori i partiti da viale Mazzini’ e poi approvare una legge del genere”.

Se l’avesse fatta Berlusconi una riforma del genere cosa sarebbe accaduto?
Sarebbe pure peggio, perché Berlusconi possiede già tre reti televisive. Ma guardi, qui il problema è di sistema.

Spieghi.
Il nodo non è tanto Matteo Renzi, perché lui è un premier pro tempore. Il tema vero è che questa riforma schiaccia ancora di più l’emittente pubblica sotto il peso del potere politico, legandola al governo. E la dipendenza è rafforzata anche dal canone che verrà rastrellato inserendolo in bolletta. Una misura che crea una chiara distorsione nel mercato.

È una norma anti evasione.
E questo è assolutamente positivo. Ma se è vero che il canone in bolletta frutterà a Viale Mazzini 420 milioni in più, che effetti ci saranno sulla concorrenza con le aziende private? Per di più, in una fase in cui c’è un incredibile calo degli introiti pubblicitari, per tutti.

La Rai diventerà invincibile?
Di certo avrà una forza enorme.

Come si poteva, o si potrebbe rimediare?
Fissando un tetto per la Rai. Così com’è, questa misura è lesiva della concorrenza.

Rimane il fatto che unad scelto da Renzi, presente anche alla Leopolda, avrà un potere enorme. E tra sei mesi ci sono le Comunali.
Io non ho mai creduto che le tv decidano l’esito delle urne. In questi anni lo schieramento politico che controllava la Rai ha regolarmente perso le elezioni. E anche la Dc che governava a Viale Mazzini perse il referendum sul divorzio.

E allora la questione principale…
La questione principale è che non si può permettere che la tv pubblica sia l’ultimo brandello della comunicazione governata dalla politica.

Una legge così sembra la sconfessione perfetta del Renzi rottamatore.
Ma no, su questo il premier ha una sua coerenza, che non mi piace ma che pure riconosco. Ha sempre detto che la politica non si deve far sostituire da altro, e che si deve riappropriare di tutti gli spazi. Il problema è Renzi che vede questi spazi anche dove non dovrebbero esserci. D’altronde il crinale è stato superato la scorsa estate, con la nomina del Cda.

Ossia?
In quell’occasione tutti i partiti hanno accettato una logica lottizzatoria.

Tutti?
Spiace dirlo, ma sì, tutti quanti. Anche i Cinque Stelle. E fu l’antipasto di quello che è accaduto oggi. Se tutti assieme hanno varato il Parlamento della Rai, è logico che l’esecutivo decida per una Rai legata all’esecutivo.

Tra pochi giorni verranno nominati i nuovi direttori delle testate Rai. Sarà lottizzazione selvaggia?
Di certo per l’ad sarà molto più difficile, perché ora la politica è seduta in Rai: tutta.

 

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47 comments

  1. OT

    Banche di famiglia e di governo

    F. Bechis – Libero

    Quasi 500 milioni di euro di perdite. E per giunta in soli tre mesi: ottobre, novembre e dicembre 2014. La Banca popolare dell’Etruria e del Lazio era di fatto in coma alla vigilia del decreto di Matteo Renzi che la includeva per un pelo (e sulla base degli unici dati conosciuti, quelli al 31 dicembre 2013) fra le candidate alla trasformazione in società per azioni.

    Eppure quei 500 milioni di perdite di differenza che avrebbero comportato l’ esclusione dell’istituto di credito dalla lista delle beneficiarie del decreto legge (vedi soglia minima di attivi) erano sicuramente ben noti al vertice della banca popolare, dal presidente dell’ epoca, Lorenzo Rosi al suo vicepresidente Pier Luigi Boschi, padre del ministro per i rapporti con il Parlamento e le riforme istituzionali Maria Elena.

    Erano stati loro infatti a provocare quel maxi impoverimento dei conti della banca, attraverso una colossale rettifica dei valori per deterioramento dei crediti: 621,6 milioni di euro. Un dato che non era noto ad altri che al consiglio di amministrazione dell’ Etruria, visto che i conti 2014 non sono mai stati resi noti nemmeno per sommi capi, e mai divulgati al mercato nemmeno successivamente al commissariamento dell’ istituto deciso nel febbraio 2015 dalla Banca d’ Italia e controfirmato dal ministro dell’Economia, Pier Luigi Padoan.

    Quei tre mesi hanno infatti cambiato radicalmente la fotografia che si conosceva dell’ Etruria, perchè l’ ultima comunicazione fatta al mercato (a novembre 2014), e cioè la trimestrale al 30 settembre 2014, raccontava ancora tutt’altra verità. Le rettifiche di valore per crediti deteriorati ammontavano a 217,5 milioni di euro, una cifra certo superiore ai 174 milioni già contabilizzati nella semestrale al 30 giugno dello stesso anno, ma non così dissimili da quel che era avvenuto l’ anno precedente: 292 milioni di euro. Il risultato netto era sì negativo più del 2013, ma comunque contenuto in una perdita di 127 milioni di euro.

    È clamoroso, se si pensa a papà Boschi al vertice di quella banca, ma del peggioramento dei conti creditizi nei primi nove mesi 2014, il cda della Etruria aveva dato colpa nella sua relazione in buona parte a Matteo Renzi e al suo governo, che avevano peggiorato la situazione economica italiana (danneggiando così indirettamente pure la popolare aretina) rispetto al periodo più felice in cui a guidare l’ Italia c’ era Enrico Letta.

    Parole anche di papà Boschi, questa volta decisamente in conflitto di interesse con la figlia: «Dopo la stabilizzazione dell’ attività nella seconda metà del 2013, l’ economia italiana è tornata ad indebolirsi nella primavera di quest’ anno per il calo degli investimenti. Nel secondo trimestre 2014 il Pil italiano è sceso dello 0,2% rispetto al primo trimestre, la flessione dell’ attività ha interessato tutti i maggiori comparti produttivi (…) Nel terzo trimestre 2014 il Pil avrebbe segnato una nuova lieve flessione (…) Il recupero della fiducia di famiglie e imprese, in atto dalla fine dello scorso anno, si è interrotto nell’ estate…».

    Con un governo come quello Renzi-Boschi che stava deprimendo l’ economia in modo così sensibile, ovvio che Etruria aveva i suoi bei guai: «le condizioni del mercato del credito rispecchiano tale scenario e le politiche di prestito delle banche restano ancora frenate dall’ elevato rischio di credito (…) La dinamica decrescente che si osserva a livello di sistema interessa anche il gruppo Banca Etruria…».

    Però i manager della banca si auto-assolvevano, dicendo anzi di avere diminuito il rischio di credito complessivo: «grazie agli accantonamenti effettuati, il grado di copertura complessivo delle esposizioni non performing è pari al 43,2%, in aumento rispetto al 38,9% del 31 dicembre 2013 e al 42,9% di giugno 2014, confermando il trend di estremo rigore seguito dal gruppo in tale ambito».

    Non mancano le notizie in quella relazione al mercato: il cda che dopo avere rifiutato l’ offerta della Banca popolare di Vicenza, ha dato mandato al presidente Rosi di ricercare un altro partner utilizzando come advisor finanziario Mediobanca, un progetto di trasformazione in società per azioni con il «contestuale ingresso nella compagine sociale di un partner bancario di controllo (…) Progetto fortemente innovativo nel contesto del mercato bancario italiano, in linea con le indicazioni della Banca di Italia alla quale è stato illustrato nelle sue linee essenziali».

    Un quadro quasi idilliaco quello offerto a novembre, e distante anni luce da una realtà che sicuramente era ben conosciuta dai vertici della banca, a meno che la folgorazione sulla necessità di aumentare di circa 400 milioni le rettifiche per deterioramento crediti non fosse nata da una illuminazione nel periodo di Natale di quell’ anno.

    Fosse stato reso noto al mercato il quadro reale dei conti della banca, non sarebbe probabilmente accaduto quel che avvenne appena nel gennaio 2015 si diffusero le prime voci sul decreto Renzi per le popolari.

    Cosa accadde fu ben raccontato dal presidente della Consob, Giuseppe Vegas, in una audizione alla Camera dell’ 11 febbraio 2015: «Dal 3 gennaio al 9 febbraio 2015 i corsi delle banche popolari sono saliti da un minimo dell’ 8 per cento per UBI a un massimo del 67 per cento per Banca popolare dell’ Etruria e del Lazio, a fronte di una crescita dell’ indice del settore bancario dell’ 8 per cento circa; anche i volumi negoziati hanno fatto registrare consistenti aumenti».

    Tutti dunque stranamente a puntare solo sull’ Etruria dal 16 gennaio 2015.
    Quella è una data magica. Al Nazareno il premier Renzi annuncia per la prima volta la sua intenzione di fare un decreto sulle popolari. Lo stesso giorno a Londra si chiude un seminario di investitori proprio sulle banche popolari italiane, organizzato dal Fondo Algebris di Davide Serra.

    Ancora una volta è Vegas in quell’ audizione a raccontare le voci sui giorni successivi a quel 16 gennaio: «indiscrezioni sulla operatività sospetta sulle azioni popolari che sarebbe stata registrata proprio con ordini di acquisto, poi seguiti da decise vendite, sulle azioni delle popolari nella City».

    Se avessero conosciuto i conti reali dell’ Etruria, si sarebbero buttati tutti a comprare quei titoli? Oppure c’è una seconda ipotesi che lo stesso Vegas buttò lì citando un articolo del Sole 24 ore del 27 gennaio 2015, dove si sottolineava «che la performance fatta registrare delle azioni delle Banche Popolari a seguito del Decreto-legge del governo di riforma del settore ha comportato un rialzo medio delle popolari del 20% che, come sottolineano gli analisti da sempre, equivale in media allo sconto del corso azionario di una Popolare rispetto ad una S.p.A».

    E il presidente della Consob chiosò minuzioso: «In particolare, però l’ articolo sopra richiamato sottolinea il rialzo di Banca Popolare dell’ Etruria che nella settimana di annuncio della riforma ha registrato un rialzo del 67%. L’ articolo sottolinea che o qualcuno ha speculato in anticipo sull’ arrivo del decreto (…) oppure il mercato ha premiato tra le Popolari, la banca che più di tutte farà da preda, viste le condizioni del suo bilancio».

    Ecco, la seconda ipotesi è diametralmente opposta: quegli ultimi tre mesi, con i crediti svalutati così abbondantemente, erano serviti a ripulire la preda per un misterioso acquirente. Che sapendo tutto, iniziava a buttarsi nella mischia. E ci sarebbe riuscito, non fosse intervenuta la Banca di Italia (non il governo) a rovinare la festa con il commissariamento…

  2. Segnalo cosa scrive Lombroso su quello che accade sull’appennino emiliano:

    Ma quanto successo il 27 Dicembre ha dell’incredibile: quando sul Cimone dovrebbe registrarsi un valore minimo di circa -5°C ed uno massimo di -0°C la temperatura minima ha superato i +6°C mentre il valore massimo ha toccato i +11.4°C, stabilendo il NUOVO RECORD per il mese di Dicembre, battendo quindi il record del 4 Dicembre. Pensate che i valori registrati il 27 Dicembre sono quelli tipici di GIUGNO, ripetiamo, GIUGNO! I record per “Storici” si intendono da quando si effettuano le rilevazioni.

    L’immagine sopra non è stata scattata a fine maggio, ma il giorno di Natale.

    http://www.emiliaromagnameteo.com/nuovo-record-storico-per-il-monte-cimone-batte-il-primato-raggiunto-soli-23-giorni-fa/

    1. Andrea e’ molto interessante. Mi piacerebbe vedere questi dati inquadrati in una progressione storica e sicuramente parlerebbero di piu’. Per alcuni anni ho avuto il desiderio di fare escursioni e passeggiate in montagna in vari luoghi. Quando si arrivava al rifugio spesso trovavi foto di quali fossero le condizioni della neve o dove arrivasse il ghiacciaio nel passato e si vedeva chiaramente come nel corso del secolo scorso si sia determinato un arretramento progressivo.

      1. Antonella in effetti è proprio cosi.
        Tra parentesi adesso sembra più freddo nella buca inquinatata dove abito, che in montagna.
        Un’inversione termica abbastanza interessante.

      2. L’inquinamento è un problema, punto (cit.)
        forse contribuisce ad aggravare un trend esistente, perché, dall’alto della mia ignoranza, se abbiamo già avuto almeno 7 periodi glaciali nel corso della vita della terra (più vari periodi semiglaciali) sicuramente non dovuti all’inquinamento, mi trovo a pensare che siamo in un trend di surriscaldamento che il ns operato forse tende ad aiutare o forse no
        che senza inquinamento si fermerebbe non penso. Sempre dall’alto della mia ignoranza.

        ad esempio il giaccio antartico è in espansione, sempre dall’alto della mia ignoranza e da quello che leggo. non è strano ?

        1. Un secolo di rilevazioni sono un periodo breve per trarre conclusioni. Leggevo pero’ sullo scorso numero di lemondediplomatique che le ricerche sul riscaldamento globale si basano su studi effettuati in antartide sui carotaggi del ghiaccio (tra le altre).

          1. Certo, però c’è un numero più importante di altri, che ha aumentato a dismisura il suo peso specifico proprio negli ultimi cento anni, è il numero di quegli animaletti a due gambe e due zampe e una testa che proprio per l’incremento numerico che non potrebbe essere in questi termini se non avessero trovato il modo di sfruttare massicciamente l’ambiente che li ospita, fa di questo ultimo secolo un fatto straordinario nella lunga vita della terra

          1. Però cè anche questo, pare che la natura abbia le sue vie per cercare di trovare equilibrio…

            Le previsioni demografiche

            Il massimo livello della crescita demografica mondiale, come abbiamo visto, si è verificata agli inizi degli anni 60 dello scorso secolo, quando la popolazione mondiale era nettamente divisa in due parti: da una parte il mondo occidentale industrializzato (circa un miliardo di abitanti) ricco, molto longevo e poco prolifico; dall’altra la restante parte del mondo, i paesi cosiddetti in via di sviluppo (circa due miliardi di abitanti) poveri, poco longevi e molto prolifici. Dagli anni 60 è iniziato un processo di “convergenza” mondiale, verso minori livelli di fertilità e maggiori livelli di longevità che ha interessato soprattutto i paesi asiatici (in primo luogo il paese più popoloso del mondo, la Cina) . E’ un processo che estendendosi a tutti i continenti e a tutti i paesi, sia pure con diverse velocità e con persistenti, profonde diseguaglianze, sta producendo due fondamentali conseguenze: a) il rallentamento nella crescita della popolazione mondiale e insieme una redistribuzione del numero degli abitanti tra i vari continenti; b) il progressivo invecchiamento della popolazione mondiale.

              1. Hanno dovuto togliere il limite perché si era troppo diffusa la pratica di preferire un figlio maschio (non chiedetevi dove finivano le femmine).

                    1. ci si lamenta, ci si lamenta dei dettagli,
                      ma si vive in una “bolla felice” di civiltà piccola e fragile.
                      Una bolla di sapone molto costosa.

      3. Un arretramento è fisiologico ma non con questa velocità.
        Tenete presente che c’è stata la “piccola glaciazione” ovvero un periodo (durato qualche secolo e conclusosi u centinaio di anni fa, mi pare) in cui si è verificato un aumento delle masse glaciali. Il velocissimo arretramento dei fronti credo si sia già rimangiato questo aumento e le prospettive sono quelle di un annullamento totale delle masse glaciali sull’arco alpino entro fine secolo.

      4. Lo avevo già ribloggato, ma per farti un’idea dai un’occhiata qui
        https://haivolutolabici.wordpress.com/2015/12/04/la-ritirata/
        La situazione dei “forni” non la conosco direttamente ma quella della Marmolada si, l’evoluzione 1988-2015 l’ho vista con i miei occhi. E questo anche se in montagna si alternano anni di neve abbondante ad anni scarsi. Qualche anno fa sono scesi 6m di neve in quota, a inizio giugno c’erano ancora 4m di neve sul gruppo del sella (di fronte alla Marmolada) eppure gli effetti sul ghiacciaio non si sono visti

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