Mese: gennaio 2016

Male is cheaper

Tassa rosa, ecco perché essere donna costa di più

Lo stesso deodorante o maglietta ha prezzi maggiori per le clienti e le assicurazioni sulla vita sono più alte perché vivono più a lungo.

I deodoranti per donna costano fino al 30 per cento in più di quelli per uomo

di Vittorio Sabadin – lastampa.it, 25 gennaio 2016

LONDRA

Essere donna costa in media il 20% in più che essere uomo. Quando acquistano oggetti uguali a quelli prodotti per i maschi, ma magari solo abbelliti da qualche fiorellino e da uno sfondo rosa, le femmine sono costrette a pagarli molto di più perché le aziende produttrici di profumi, deodoranti, rasoi e vestiti applicano loro prezzi più alti. Lo scandalo della «tassa di genere» è scoppiato prima a New York, dove il Department of Consumers Affairs della City ha esaminato 800 prodotti uguali, scoprendo che nella maggior parte dei casi quelli destinati alle donne erano più cari. A Londra, il Times è andato a verificare nei grandi magazzini della città. Da Tesco i rasoi per la depilazione delle gambe non differivano da quelli venduti ai maschi per la barba, ma costavano quasi il doppio. Da Boots, 100 millilitri di fragranza Chanel Allure costavano 30 sterline alle donne e solo 23,5 agli uomini. E persino le penne Bic «for her» erano vendute a 2,99 contro 1,98 delle penne normali.

MERCI E SERVIZI

Negli Stati Uniti, il Washington Post ha cercato di calcolare quanto costa il privilegio di essere donna: circa 1400 dollari (1200 euro) all’anno in più rispetto a chi è nato maschio. Forbes ha scoperto che persino quando portano in lavanderia una camicia «button down» uguale a quella del marito, ma più piccola, la tariffa di lavaggio richiesta alle donne è più elevata. La «gender tax» è diventata un caso nazionale e l’University of Central Florida ha indagato in modo scientifico sui deodoranti. Quelli femminili costano in media il 30 per cento in più, ma contengono esattamente gli stessi componenti di quelli maschili e hanno solo un profumo diverso.

I prezzi più alti sono applicati al genere femminile fin dall’infanzia. Due monopattini esattamente uguali nella forma, nel peso e nelle caratteristiche, ma diversi nel colore, costano da Radio Flyers 24,99 dollari nella versione maschile e 49,99 in quella per le bambine. Persino la Pirate Ship di Playmobil costa solo 24,99 dollari, contro i 37,99 della Fairy Queen Ship, la sua versione femminile. Si è scoperto anche che le donne sono discriminate pure nelle tasse sull’importazione delle merci in America. Un paio di sneakers maschili è tassato all’8 per cento, quelle femminili al 10.

I campi nei quali le donne sono più tartassate rispetto agli uomini sono quelli dei mutui e delle assicurazioni, della lavanderia, del parrucchiere, dei deodoranti, delle automobili e dei vestiti. Le assicurazioni sulla salute costano di più alle femmine (un miliardo in totale ogni anno negli Stati Uniti) perché vivono più a lungo, e un esperimento ha dimostrato che i concessionari di auto propongono prezzi più alti alle donne perché si presume che non siano in grado di valutare il valore di una vettura. Dal parrucchiere, le donne spendono per un semplice taglio il doppio degli uomini, anche se il tempo impiegato è lo stesso. E t-shirt e maglioni – da Abercrombie a H&M – che spesso differiscono solo nel colore hanno prezzi nella versione femminile superiori del 7- 10%.

STRATEGIE DI VENDITA

Chi decide i prezzi dei prodotti di solito sa quello che fa e può darsi che siano le stesse donne a desiderare inconsciamente che gli oggetti che acquistano abbiano prezzi superiori, cosa che dà loro l’aria di essere più preziosi e di maggiore qualità. L’avere scoperto però che in molti casi questi prodotti sono esattamente uguali ha scatenato giuste proteste. «I negozianti devono spiegare perché applicano alle donne prezzi maggiori – ha detto a Londra Maria Miller, capo per il Comitato dell’eguaglianza -. La società sta cambiando riavvicinando i generi, ma loro dimostrano di essere completamente estranei a questa tendenza».

La California e la Contea di Miami-Dade in Florida hanno approvato leggi che vietano prezzi diversi per prodotti uguali che differiscono magari solo nella confezione o in particolari del tutto marginali. E alle donne si consiglia di reagire alla tassa di genere nel modo più semplice ed efficace, acquistando per sé i prodotti maschili venduti a prezzo inferiore, soprattutto quelli per la cura del corpo. Nel segreto della stanza da bagno, una crema da barba e un rasoio maschili vanno benissimo anche per depilare le gambe, lo shampoo da uomo pulisce anche i capelli femminili e persino deodoranti e creme per il corpo funzionano su ogni genere di pelle. Quando poi si tratta di mettersi un tacco 12, ovviamente, è tutta un’altra storia.

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#FamilyEveryDay

Noi due, mamme per sempre, vi raccontiamo il nostro Family Every Day

di Giuseppina La Delfa, fondatrice ed ex presidente di Famiglie Arcobaleno – huffingtonpost.it, 30 gennaio 2016 

Il nostro #familyday è iniziato alle 7 perché la sveglia di Lisa è suonata come ogni giorno e si è infilata nel bagno per prepararsi. Lei ha 12 anni e mezzo e fa la seconda media. Il sabato è l’unica che esce per andare a scuola. Anche se cerca di non fare rumore, Andrea Giuseppe, il suo fratellino di 3 anni, si è svegliato lo stesso e ha voluto scendere con lei. Raphaelle, come tutte le mattine, si è alzata per preparare la colazione ai suoi figli e fare due chiacchiere con Lisa prima che lei lasci la casa. Io continuavo a sonnecchiare ma sentivo i rumori della cucina. Andrea che vuole il suo solito yogurt greco con lo zucchero di canna e Lisa che esce e torna poco dopo perché ha ancora dimenticato qualcosa. Poi è corsa davanti al cancello ad aspettare il pulmino insieme a Alessia, la sua amica del cuore, che vive a 100 metri da casa. Hanno fatto insieme tutte le scuole fin dalla scuola dell’infanzia. Qui in paese. Siamo fortunate, a Santo Stefano abbiamo tutte le scuole: infanzia, elementari e medie. In ogni classe al massimo sono 15 e sono stati seguiti molto bene e hanno anche avuto parecchi ottimi insegnanti e noi genitori ne siamo ovviamente felici.

Mentre Lisa e Alessia salgono al paese per le loro 5 ore di lezione, Raphaelle ha preparato la pasta di sale, così Andrea ha giocato un bel po’ con gli attrezzi per la plastilina. Sono scesa alle 9. Nel frattempo Andrea è salito due volte per dirmi che mi amava e per darmi un bacetto. È felicissimo: oggi e domani non va a scuola. Da un po’ di tempo ogni mattina è un piccolo dramma, la sua maestra preferita si è rotta un piede e per un mese non è potuta venire. Aspettiamo tutti con ansia che torni la settimana prossima. Ma oggi niente scuola e lui sembra essere in paradiso. Quasi fiero mi ha portato in camera sua e mostrandomi il disordine che in due ore era riuscito a fare, mi dice un po’ fiero e un po’ a disagio “tu as vu ? Quel bordel!” (visto che casino!): non cerco di riprenderlo per la parola volgare in francese, lo dico io, perché lui no!

Dopo la mia colazione insiste perché costruisca con lui una casetta coi lego. Non ho molto voglia, vorrei guardare con l’iPad a che punto stanno quelli dell’Infamily day e spero con tutte le forze che, come l’altra volta, venga giù il diluvio universale. Non ci posso credere! Come è possibile che migliaia di persone si prenderanno la briga di riunirsi per proferire concetti fuori dal tempo e odio verso delle persone che hanno l’unico torto di volersi prendere impegni seri verso le persone che amano?? Ma niente, Andrea insiste e io non posso dire di no. Ecco, siamo per terra nel salotto a costruire la fattoria coi lego. Ricordo che le nostre amiche Costanza e Monia l’avevano regalata a Lisa 10 anni prima. Niente da dire, coi Lego vai sicura. Sono convinta che ci giocheranno anche i figli dei nostri figli.

Devo pensare al pranzo. Oggi preparo filetto di merluzzo con ratatouille. So che i ragazzi ci rovineranno il pranzo se non penso a un’alternativa per loro: passerò la ratatouille e la servirò loro con del riso. Così mangiamo tutti in santa pace. Andrea ora disegna. Preparo il pranzo e Raphaelle contatta i suoi colleghi docenti per preparare i prossimi progetti per l’Università.

Alle 13.10 tornerà Lisa. Andrea correrà alla porta e lei lo abbraccerà dicendo amorevolmente “cucciolo”. Poi ci racconterà le notizie della scuola. Ieri ha preso 8 in matematica ed era super felice e oggi la prof di italiano deve restituire il compito fatto la settimana prima. Ci dirà di Jenny che parla sempre, di tizio che non ha studiato, del prof x che non fa capire nulla, ecc…

Dopo pranzo si metterà al piano per studiare un valzer di Chopin che deve fare sentire martedì pomeriggio alla sua insegnante di piano. È a buon punto e sento quanto è orgogliosa di sé quando ce l’ha fatta, dopo tanti sforzi. Poi i compiti, e dopo ancora verrà Alessia e si metteranno nel salotto per ripetere un balletto per la festa di Carnevale che stanno organizzando per l’8 a casa nostra. Abbiamo invitato tutti gli amici della seconda media. Verranno con un dolce e passeranno il pomeriggio a ballare e cantare col karaoke. Il tema è paillettes e disco. Sono impazziti tutti quanti e si divertono solo a pensarci.

Io e Andrea faremo una passeggiata in campagna. Adora correre. Deve correre. E io mi tengo in forma cercando di seguirlo. Poi guarderà un film per bambini mentre io mi metterò alla mia lezione d’inglese on line. Raphaelle correggerà qualche compito o leggerà.

Alle 19, dopo esserci preparati, andremo a Salerno per cenare con nostri carissimi amici. Invito tutti al Greco: è stato il mio compleanno e come regalo volevo andare a cena fuori per cambiare. Andrea non sta nella pelle: vedrà Francesco e Michele, i suoi zii acquisiti che adora. E Lisa non vede l’ora di ordinare una grigliata gigante. Dopo faremo una lunghissima passeggiata sul lungomare di Salerno ammirando le luci della costiera e godendo di questo tiepido inverno.

Al ritorno, Andrea e Lisa crolleranno in macchina. Dovrò caricarmi il piccolo che fa 17 chili per le scale e perderò un paio di etti per farlo. Lisa brontolando salirà in camera sua e prima di dormire, come sempre da quando parla, chiederà a sua mamma Raphaelle di dirle la frase magica che la tranquillizza, e poi mi prenderà per il collo per dirmi che mi ama. E questa fa passare in un attimo tutte le volte che alza la voce o parla male o fa l’antipatica.

Noi due, le loro mamme per sempre, andremo a dormire, felici di crescere questi due figli adorati e sapendo con chiarezza che siamo davvero fortunate e pregheremo il caso, la vita, il destino che questo non ci venga mai tolto.

E domani sarà un altro giorno. #familyeveryday.

***

di Roberto Saviano, pagina fb

Quando si impedisce all’amore di avere una forma riconosciuta dalla comunità, gli si impedisce il diritto di esistere. Questo oggi è il Family day, una manifestazione contro il diritto di amare che costringe alla clandestinità.

Io mi riconosco in queste parole: “Appartengo alla sparutissima schiera di coloro che credono ancora sia dovere di ogni uomo civile prendere la difesa dello Stato laico contro le ingerenze della Chiesa in Parlamento, nella scuola, nella pubblica amministrazione, e ritengo che quest’obiettivo sia, nel nostro paese, più importante di qualsiasi altro – politico, giuridico o economico – in quanto il suo conseguimento costituirebbe la premessa indispensabile per qualsiasi seria riforma di struttura”.

1960, Ernesto Rossi, intellettuale antifascista.

Un esposto contro le bombe

segnalato da Barbara G.

Le spedizioni contestate sono sei, la prima risale al maggio 2015. Ne avevamo parlato QUI.

Un esposto contro le bombe all’Arabia Saudita

La Rete italiana per il disarmo ha depositato nelle Procure di Roma, Brescia, Verona e Pisa una circostanziata denuncia delle violazioni della legge 185/1990 sul commercio di armamenti. Gli ordigni prodotti da RWM Italia, infatti, avrebbero raggiunto un Paese in conflitto armato non avvallato dalle Nazioni Unite, che sta producendo in Yemen una “catastrofe umanitaria”

Altreconomia.it, 28/01/2016

Le sei spedizioni di bombe aeree dall’Italia all’Arabia Saudita avvenute tra il 2015 e l’inizio di quest’anno finiscono all’attenzione della magistratura. La Rete Italiana per il Disarmo, infatti, ha presentato oggi un esposto in Procura a Roma per chiedere alle autorità competenti di “verificare l’osservanza della Legge n. 185 del 1990”.

Secondo la Rete, che ha monitorato gli invii (il primo dei sei risalirebbe al 2 maggio 2015), sarebbe in atto una continua “violazione dell’articolo 1 della legge 185, che vieta l’esportazione di armamenti verso Paesi in stato di conflitto armato e che violano i diritti umani”.

Oltre a Roma, i rappresentanti della Rete depositeranno il testo dell’esposto anche a Brescia -dove ha sede l’azienda tedesca RWM Italia, fornitrice delle bombe aeree-, Verona e Pisa.

“È una decisione alla quale siamo giunti a seguito delle continue spedizioni di tonnellate di bombe dalla Sardegna all’Arabia Saudita -ha spiegato Francesco Vignarca, coordinatore della Rete Disarmo-: bombe che servono a rifornire la Royal Saudi Air Force che dallo scorso marzo sta bombardando lo Yemen senza alcun mandato da parte delle Nazioni Unite, esacerbando un conflitto che ha portato a una ‘catastrofe umanitaria’ (ONU), a quasi 6mila morti di cui circa la metà tra la popolazione civile (tra cui 830 tra donne e bambini) e alla maggior crisi umanitaria in tutto il Medio Oriente”.

Dall’esposto emerge come la “dinamica di fornitura” degli ordigni sia totalmente cambiata durante l’autunno del 2015. “Il 29 ottobre 2015 -scrivono infatti i curatori- diverse tonnellate di bombe e munizioni sono state imbarcate all’aeroporto civile di Cagliari Elmas, su un cargo Boeing 747 della compagnia Silk Way dell’Azerbaigian, con destinazione diretta Arabia Saudita. Il cargo in questione, rintracciato dai sistemi di rilevamento, è giunto a Taif (Arabia Saudita) località in cui è situata un base militare della Royal Saudi Armed Forces”.

Il governo Renzi, che si è rifiutato di incontrare alcun rappresentante della Rete, avrebbe fornito risposte “evasive e contraddittorie”, equivocando sul concetto di “esportazione”. Il punto è che la 185, come ricordano gli autori dell’esposto, vieta espressamente non solo l’esportazione ma anche il transito, il trasferimento intracomunitario e l’intermediazione di materiali di armamento “verso i Paesi in stato di conflitto armato, in contrasto con i principi dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, fatto salvo il rispetto degli obblighi internazionali dell’Italia o le diverse deliberazioni del Consiglio dei Ministri, da adottare previo parere delle Camere”.
Le bombe, come detto, sarebbero prodotte dalla RWM Italia, azienda tedesca del gruppo Rheinmetall con sede legale a Ghedi (Brescia) e stabilimento a Domunovas (Carbonia-Iglesias), in Sardegna.

“Considerate le ingenti forniture di bombe aeree della RWM Italia avvenute in questi mesi –ha affermato Giorgio Beretta, analista dell’Osservatorio OPAL di Brescia– riteniamo che si tratti di nuove autorizzazioni all’esportazione rilasciate dall’attuale governo Renzi. Se è vero, infatti che le licenze rilasciate negli anni scorsi non erano state riscontrate nelle spedizioni fatte fino all’anno scorso, va però notato che in questi mesi abbiamo monitorato almeno 5 spedizioni via aerea e via mare. In ogni caso anche trattandosi di autorizzazioni rilasciate negli anni scorsi è espresso compito dell’esecutivo, e nello specifico dall’Unità per le Autorizzazioni di Materiali d’Armamento (UAMA) incardinata presso la Farnesina, verificare che sussistano le condizioni di legge per l’invio dei materiali militari. Saremmo perciò interessati a sapere se UAMA e ministero degli Esteri ritengono che l’intervento militare della coalizione a guida saudita in Yemen sia conforme all’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite e ai principi della nostra Costituzione”.

La violazione evidenziata dall’esposto, peraltro, sarebbe cristallizzata da un’autorevole opinione legale (allegata alla denuncia) pubblicata da Matrix Chambers, e dalla quale emergerebbe che le violazioni sia del Trattato Internazionale sugli Armamenti (ATT, ratificato dall’Italia) sia della Posizione Comune EU si potrebbero applicare anche al caso delle spedizioni italiane. Il parere è del dicembre 2015, ma le spedizioni non si sono fermate.

Non sono bastate infatti le prese di posizione del Segretario generale dell’Onu, Ban Ki moon, che ha esplicitamente condannato i bombardamenti aerei sauditi su diversi ospedali e strutture sanitarie, o dell’Alto rappresentante per i diritti umani, Zeid Ra’ad Al Hussein, che ha inviato al Consiglio di Sicurezza dell’Onu un rapporto dove sono documentate “fondate accuse di violazioni del diritto umanitario internazionale e dei diritti umani” di tutte le parti attive nel conflitto. “Nei giorni scorsi -scrivono gli autori dell’esposto- Ban Ki-moon ha ripetuto il suo appello a tutte le parti al ‘cessate il fuoco’. E per tutta risposta dall’Italia è partito un nuovo carico con migliaia di bombe”.

“Ci auguriamo che la magistratura (o chi di dovere) prenda presto in esame il nostro esposto -è il commento degli autori dell’esposto- e che, finché la materia non sia accertata, possa sospendere immediatamente l’invio di bombe e materiali militari verso l’Arabia Saudita”.

Cornuti e mazziati

di Ian Traynor a Bruxelles e Helena Smith ad Atene

the guardian – 27 gennaio 2016
La Grecia ha reagito con rabbia dopo aver ricevuto dall’UE un ultimatum di tre mesi, scadenza ultima per evitare di essere sospesa dall’area Schengen a causa dei suoi presunti fallimenti nel controllare la crisi migratoria del continente.

La Commissione europea ha detto mercoledì scorso (27 gennaio, n.d.r.) che Atene non stava rispettando gli obblighi derivanti dalle norme che disciplinano l’area Schengen.

“La Grecia è sotto pressione”, ha detto Valdis Dombrovskis, uno dei vicepresidenti della Commissione. “La Grecia ha trascurato gravemente i suoi obblighi … ci sono gravi carenze nello svolgimento del controllo delle frontiere esterne che devono essere superate.”

La Grecia è stata la principale porta di accesso verso l’Europa attraverso la Turchia per più di un milione di persone nel corso dell’anno passato, la maggior parte delle quali provenienti dal Medio Oriente. Il flusso mostra pochi segni di cedimento, con più di 35.000 persone che hanno fatto la breve ma pericolosa traversata dalla Turchia verso le isole greche nel solo mese di gennaio 2016.

I tedeschi, così come molti altri paesi dell’UE che accolgono un gran numero di migranti, sono da tempo furiosi con i Greci che farebbero semplicemente passare i nuovi arrivati ​​senza registrazione e controlli d’identità e li avvierebbero sulla rotta dei Balcani verso Austria e Germania.

Ma Atene ha risposto con fermezza alle critiche, incolpando invece la Turchia di non rispettare l’accordo che ha stretto con l’Unione europea a novembre. Descrivendo la minaccia di isolare la Grecia come non costruttiva, il governo greco ha sostenuto che la bozza di rapporto di valutazione si riferisce ad un momento in cui la situazione sul terreno era diversa da quella prevalente due mesi e mezzo dopo.

“La Grecia si è superata al fine di mantenere i suoi obblighi”, ha detto la portavoce del governo Olga Gerovasili, insistendo sul fatto che non era colpa della Grecia se la Turchia non era riuscita a stroncare le bande di contrabbandieri e arginare il flusso di rifugiati. “Ci aspettiamo che tutti gli altri facciano lo stesso.”

I governi dell’UE hanno chiarito lunedì scorso che ci sarebbe bisogno di un’azione senza precedenti contro la Grecia se non dovesse riuscire ad iniziare a giocare secondo le regole di Schengen. Gli avvisi venuti mercoledì dalla Commissione confermano esattamente questo. Dombrovskis ha detto che una missione segreta UE in Grecia nel mese di novembre aveva concluso che Atene stava violando le norme di Schengen su più fronti.

“Non c’è un’efficace identificazione e registrazione dei migranti irregolari”, ha detto Dombrovskis. “Le impronte digitali non vengono inserite sistematicamente nel sistema, i documenti di viaggio non vengono sistematicamente sottoposti al controllo di autenticità o verificati nei database di sicurezza cruciali.”

La mossa senza precedenti di sanzionare la Grecia, coniugata con l’azione dei governi nazionali per estendere e prolungare i controlli alle frontiere nazionali per un massimo di due anni, sono un colpo potenzialmente fatale al regime di Schengen, che è stato in vigore per più di 20 anni ed è generalmente visto come uno dei successi più grandi e popolari dell’UE.

La crisi dei rifugiati e il terrorismo jihadista in Europa hanno messo il sistema sotto pressione e potrebbero far cadere governi nell’UE. Trovatasi sulla prima linea del flusso migratorio – 850.000 immigrati hanno attraversato la Grecia l’anno scorso – Atene è furiosa per essere stata identificata come capro espiatorio per il resto dell’UE e teme l’impatto dell’isolamento.

Il ministero degli Esteri greco ha pubblicato mercoledì le sue statistiche che mostrano che il 90% dei nuovi arrivati ​​l’anno scorso provenivano da Siria, Iraq e Afghanistan. Di questi la maggior parte sarebbe qualificata per lo status di rifugiato. Per contro, la commissione ha affermato questa settimana che il 60% di coloro che entrano nell’UE attualmente sono “migranti economici”, non in fuga da guerre e non bisognosi di protezione e che quindi dovrebbero essere deportati.

Un portavoce del ministro della migrazione ha detto al Guardian che, nonostante le condizioni climatiche e il mare freddo e agitato, a gennaio sono arrivati in Grecia circa 3.000 rifugiati al giorno.

“In questo stesso periodo la Turchia ha accettato di riprenderne 123”, ha dichiarato Kyriakos Mandouvalos, ammettendo che, mentre la reazione locale su diverse isole aveva ritardato la costruzione di hot spot per registrare i profughi, questi saranno completati entro la fine di febbraio. “Ci sono stati un sacco di problemi tecnici e politici da risolvere, ma dagli ultimi 10 giorni del mese di febbraio cinque hot spot apriranno a Lesbo, Leros, Chios, Samos e Kos.”

L’avvertimento da parte della commissione è arrivato sotto forma di una bozza di relazione sull’efficienza della Grecia, bozza che deve ancora essere approvata da una maggioranza qualificata dei governi dell’UE. La Commissione dovrebbe quindi dare ad Atene tre mesi per prendere “misure correttive” per salvaguardare il suo posto nel sistema Schengen. Allo stesso tempo, i governi dell’Unione europea, con il sostegno della Commissione, agiscono per aumentare i controlli alle frontiere della Macedonia con la Grecia settentrionale, mossa che potrebbe vedere decine di migliaia di profughi intrappolati in Grecia.

In base a sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo, i paesi dell’UE non sono autorizzati a rimandare i richiedenti asilo verso la Grecia, perché le condizioni dei rifugiati lì sono considerate troppo misere. Ma impedire che entrino in Macedonia per poi dirigersi verso nord, annullerebbe il problema di rispedirli indietro in Grecia.

fonte: http://www.theguardian.com/world/2016/jan/27/greece-warned-control-borders-schengen-european-commission

#VotoA16anni

Voto ai sedicenni

http://www.beppegrillo.it, 23 gennaio 2016

Giovane elettrice al referendum sull’indipendenza della Scozia cui hanno partecipato anche sedicenni e diciassettenni

A sedici anni puoi lavorare, puoi pagare le tasse, ma non puoi votare. Un giovane non può determinare il suo futuro attraverso la scelta del governo nazionale del suo Paese. E’ un controsenso perché il giovane è il primo a doversi esprimere sul futuro, è colui infatti che lo vivrà più di altri, che ha più diritto a esprimersi su scelte realmente sostenibili.
Che mondo lo aspetta con le decisioni folli fatte dalle generazioni che lo hanno preceduto? Generazioni che probabilmente maledirà in futuro? Se un sedicenne è immaturo (una vecchia leggenda…) come giudicare maturi o saggi coloro che investono in armi, distruggono l’ambiente, scatenano le guerre, che gli sottraggono il diritto alla pensione e al lavoro?
Siamo il Paese con le soglie d’età per entrare in Parlamento tra le più alte al mondo: 25 anni per essere eletti alla Camera e 40 per il Senato. Con la popolazione più anziana d’Europa e i giovani con il tasso di disoccupazione più alto d’Europa (40% tra i 18 e i 24 anni).
Il voto a sedici anni esiste già in molti Stati: Austria, Argentina, Brasile, Ecuador, Isola di Man, di Jersey e di Guersney, Cuba, in Svizzera nel cantone di Glarona e in Germania in molti Lander e in Scozia per il referendum sull’indipendenza. I 16 e i 17enni in Italia sono circa un milione e centomila, se potessero votare pareggerebbero gli elettori cosiddetti anziani sopra i 65 anni. Sarebbe un più corretto equilibrio generazionale. Il voto è anche uno strumento per arrestare il fenomeno di distacco dalla politica da parte dei giovani cittadini.Il M5S ha ha votato per l’estensione del voto ai sedicenni nella riforma della legge elettorale europea, nel Parlamento italiano ha presentato una mozione di riforma costituzionale e istituzionale per estendere il voto anche ai referendum popolari sulla modifica di Governo e di Stato. Entrambe le proposte sono state bocciate. La paura dei giovani è l’unico motivo per non dare loro il voto, forse perché sono i più informati e sfuggono ai controllo dei media controllati dal regime e con il loro voto cambierebbero il Paese.

Sottomissione (Massimo Gramellini)

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I geni del cerimoniale che hanno inscatolato quattro statue peraltro velate del museo Capitolino nel timore che, vedendole, il presidente iraniano Rohani avesse uno sgomento ormonale e stracciasse i contratti con le nostre aziende sono i degni eredi di un certo modo di essere italiani: senza dignità. Quella vocazione a trattare l’ospite come se fosse un padrone. A fare i tedeschi con i tedeschi, gli iraniani con gli iraniani e gli esquimesi con gli esquimesi. A chiamare «rispetto» la smania tipica dei servi di compiacere chi li spaventa e si accingono a fregare.

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Se questo è fango…

Primarie Milano, dire la verità su Sala è fango?

di Gianni Barbacetto – FQ, 22 gennaio 2016 

Le “primarie più belle del mondo” si stanno dimostrando una melassa piena di ipocrisia. Tutti a stringersi la mano e a farsi foto insieme, i quattro candidati sindaco a Milano, con qualche stilettata reciproca, certo, ma per carità, siamo tanto amici e corriamo tutti per l’obiettivo comune. In verità, si prenderebbero a sciabolate. Ma si guardano bene dal dirlo.

E le differenze – quelle vere – non emergono: tutti a parlare di periferie, navigli scoperchiati, posti di lavoro, salario sociale, aria pulita, cultura, musica, sport, pace e bene. Come se i programmi dovessero farli i candidati e non i partiti. Come se fossero quattro partecipanti a X-Factor che si contendono la vittoria con la proposta più fica. Come se qualcuno potesse dire in campagna elettorale che vuole le periferie abbandonate, l’aria più inquinata, la città più brutta, più traffico, più disoccupati, meno cultura e più tasse per tutti. Nessuno ha il coraggio di dire che – al netto di narcisismo e retorica politica – la contesa vera, tra loro, è un’altra: tra chi vuole la continuazione del “Modello Milano” (sinistra unita con i movimenti civici e i senzapartito) e chi vuole riconsegnare la città a Matteo Renzi, prefigurando il Partito della Nazione e riportando a Palazzo Marino il Partito degli Affari, con Cl e tutto il codazzo dei signori che erano a cena con Giuseppe Sala al Marriott Hotel mercoledì scorso. Dirlo ad alta voce è lesa maestà delle primarie. Se uno ci prova, viene additato come un guastatore che vuole rompere l’incanto, come un manovratore della macchina del fango.

Fango? È fango dire che non può fare il sindaco uno che ha gestito Expo senza un minimo di trasparenza, non dicendo la verità né sugli ingressi né sui conti? È fango dire che non può fare il sindaco uno che ha gestito Expo come fosse roba sua, distribuendo milioni di euro a sua discrezione, senza gara, privilegiando amici di Renzi come Oscar Farinetti? È fango dire che non può fare il sindaco uno che non si è accorto di che cosa combinavano i suoi più stretti collaboratori, prima che arrivassero le manette? È fango dire che non può fare il sindaco uno che dovrà forse testimoniare con imbarazzo al processo a Roberto Maroni che faceva pressioni per far assumere una sua amica a Expo? È fango dire che non può fare il sindaco uno che per farsi la sua villa al mare, a Zoagli, ha chiamato due architetti che contemporaneamente lavoravano per ExpoMichele De Lucchi (l’ideatore del Padiglione Zero, compenso 110 mila euro) e Matteo Gatto (architetto del Masterplan, dipendente di Expo spa). Con Sala, non si capisce dove finisce Expo e dove iniziano i suoi affari personali e la sua carriera politica: gli uomini Expo li ritrovi non soltanto a Zoagli, ma anche a Milano: stratega della sua campagna elettorale per le primarie è la Sec di Fiorenzo Tagliabue (che ha ricevuto, insieme alla Hill & Knowlton, 1,54 milioni di euro per l’attività di media relations di Expo).

Ribattono i suoi: nessun reato, dunque si può fare. Risponde lui: De Lucchi l’ho pagato 70 mila euro più Iva. Ma non vi spaventa questa leggerezza, questa superficialità, questa commistione? Volete proprio portarla a Palazzo Marino? Se un assessore usasse per casa sua (pagando, s’intende) un architetto a cui ha dato un incarico pubblico, un fornitore che sta lavorando per il Comune, non avreste nulla da dire? Giuliano Pisapia non mi risulta l’abbia fatto e non l’avrebbe tollerato per alcuno dei suoi assessori. È fango dire queste cose, pretendere un po’ di rigore, o almeno di decenza?

Testimoni dell’Olocausto

Giorno della Memoria 2016, “Disegna ciò che vedi”: la testimonianza dal lager attraverso la matita di una bambina

 

L’OLOCAUSTO 71 ANNI DOPO – In mostra a Lucca i disegni di Helga Weissova, una dei bambini di Auschwitz. Sempre nella città toscana anche l’esposizione con i fumetti di Karski, il “testimone inascoltato” diventato Giusto tra le Nazioni: inviato del governo polacco nei territori occupati, raccontò della deportazione, ma fu ignorato per anni.

Spagna, possibile governo socialisti, Podemos e Izquierda Unida

segnalato da Barbara G.

Spagna. Rajoy rinuncia a presentarsi per primo al Congresso, palla al Psoe. Possibile la svolta a sinistra. Nel fine settimana primi colloqui tra Sánchez e Iglesias sul governo «di cambiamento e di progresso»

Il re Filippo VI di Spagna e il leader di Podemos Pablo Iglesias prima delle consultazioni sul governo

di Luca Tancredi, il manifesto – La prima settimana di consultazioni con il monarca spagnolo si è chiusa ieri con i fuochi d’artificio. Dopo una giornata piena di colpi di scena, poco prima delle 21 arriva il notizione: Mariano Rajoy rinuncia all’incarico offertogli da Filippo VI di formare il governo.

Motivo? C’è una maggioranza assoluta di voti contro di lui, e «per il momento», dice il presidente ad interim del governo, la sua opzione di governissimo Pp-Psoe-Ciudadanos non «ha i voti sufficienti». Rajoy, soprattutto, non ha intenzione di far scattare il conto alla rovescia convocando un’inutile sessione di investitura: a partire dal giorno…

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L’uomo che sussurra a Renzi

Le amicizie spericolate di Marco Carrai

Rapporti imbarazzanti. Legami oscuri. Nepotismo. Tornano vecchi vizi nell’esercizio del potere tra gli amici del premier. Come la scalata all’intelligence, tra affari e conflitto d’interessi, dell’ultimo dei Renzi boys che non ha ancora avuto una poltrona. 

di Emiliano Fittipaldi – espresso.repubblica.it, 20 gennaio 2016 (anticipazione dall’edizione catacea)

Marco Carrai e Matteo Renzi

Marco Carrai – candidato a diventare consulente di una nuova struttura di Palazzo Chigi dedicata alla cyber sicurezza – non ha alcuna competenza specifica nel settore dei crimini informatici, ma il suo profilo relazionale e professionale – scrive l’Espresso in un’inchiesta di Emiliano Fittipaldi anticipata sul sito – «è un vero inno al conflitto di interessi».

Il “Gianni Letta di Renzi” ha infatti fondato a fine 2014 insieme a Leonardo Bellodi, ex braccio destro di Paolo Scaroni all’Eni e grande amico dell’attuale numero uno degli spioni dell’Aise Alberto Manenti, una società privata che si occupa proprio di sicurezza informatica, la Cys4. Una SpA che secondo i malpensanti mira ai futuri appalti che il governo potrebbe bandire dopo la creazione del “nucleo” per la sicurezza cibernetica.

Nell’azionariato non ci sono solo Carrai e Bellodi, ma attraverso scatole cinesi pezzi grossi come Franco Bernabè (attraverso il suo Fb Group, è lui che ha trovato i partner tecnologici della società, quasi tutti israeliani), Jonathan Pacifici (imprenditore italo-israeliano trasferitosi anni fa a Gerusalemme, ad del “World Jewish Economic Forum”) e Mauro Tanzi, che controlla il pacchetto di maggioranza attraverso la fiorentina Aicom, specializzata proprio in sicurezza informatica.

Tanzi è stato per anni manager di punta di Finmeccanica, tanto da essere messo nel 2011 da Pier Francesco Guarguaglini a capo della controllata che gestiva l’immenso Real Estate del colosso degli armamenti. Diventasse davvero Carrai consulente di Palazzo Chigi, non basterebbe certo un trust a evitare – nel caso la società intendesse partecipare a gare statali – possibili conflitti d’interessi.

Anche perché il fratello di Carrai, Stefano, è oggi consigliere sia della Cys4 sia dell’Aicom. La scalata di Carrai in settori sensibili dell’intelligence viene mal vista non solo da chi nei servizi sottolinea che le influenze israeliane (Stato che non è membro della Nato) su Carrai e soci sono troppo evidenti. Ma anche una parte del corpo diplomatico, che conosce bene i retroscena della nomina del nuovo ambasciatore di Israele a Roma, Fiamma Nirenstein. Com’è noto lo scorso agosto Benjamin Netanyahu annunciò a sorpresa la designazione dell’ex parlamentare del Pdl trasferitasi nella colonia di Gilo a Gerusalemme, orgogliosamente sionista e da sempre contraria al riconoscimento dello stato della Palestina. Una personalità forte ma divisoria, tanto che secondo il quotidiano “Haaretz” alcuni rappresentanti della comunità ebraica romana hanno chiesto al presidente israeliano di fare un passo indietro ritirando la nomina.

È difficile, però, che Netanyahu torni sui suoi passi: non solo perché stima l’ex berlusconiana, ma sa che la Nirenstein ha avuto il beneplacito del miglior amico del premier italiano, e ha spinto in prima persona per la giornalista. Carrai è infatti intimo sia di Fiamma sia del suo primogenito, un trentenne classe 1982 che lavora per i servizi segreti italiani e che, insieme alla mamma, ha partecipato al matrimonio di Marco. «È solo un caso, il governo israeliano ha deciso da solo il suo ambasciatore», spiegano i renziani.

Sarà: ma è un fatto che la designazione della Nirenstein è stata comunicata pochi giorni dopo l’incontro tra Renzi e “Bibi” a Tel Aviv del luglio del 2015 (era presente anche Carrai), e che un mese dopo la nomina fu proprio l’imprenditore ad accogliere Netanyahu che sbarcava all’aeroporto di Firenze.

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http://espresso.repubblica.it/attualita/2013/11/04/news/ecco-chi-e-marco-carrai-il-gianni-letta-di-matteo-renzi-1.139920