Parla con lui

segnalato da Barbara G.

Fu il premier a confidare: “Certo che ci parliamo, io e lui”
di Jacopo Iacoboni – lastampa.it, 07/01/2016

«Certo, ci parliamo, con Di Maio». Nei giorni complicati di giugno del 2014 – quelli dell’apertura del dialogo vero tra il Pd e il M5S, sulla legge elettorale – il leader Pd rispose così a chi gli chiedeva lumi sul suo rapporto con il giovane aspirante leader M5S. Ciò che venne dopo lo sappiamo, ma troppi dettagli ancora no: i cinque stelle si sedettero al tavolo con Renzi, vi furono alcuni battibecchi mediatici, certo, ma la sostanza è che Renzi offrì su un piatto d’argento un doppio turno con premio di lista, non di coalizione: il punto decisivo – Renzi lo capì col solito intuito ferino – per conquistare i cinque stelle (che ovviamente non lo riconosceranno mai).

Non si sa invece che Di Maio fece il diavolo a quattro per sedersi a quel tavolo con Renzi. Casaleggio era del tutto contrario; Grillo idem, scottato da un confronto con Renzi che era stato tragico, per l’ex comico. Fu una vittoria notevole per il giovane di Pomigliano convincere, non sappiamo come, i due fondatori: sedersi a quel tavolo significava per lui un’investitura a leader che arrivava dall’esterno – addirittura dal premier – ancor prima che dall’interno (il Movimento ha sempre detto di non avere leader).

Da allora fino alle unioni civili (Renzi avrebbe i numeri in Parlamento proprio grazie a una sostanziale intesa col M5S) questo anno e mezzo è una sequenza oggettiva di scambi tra Renzi e Di Maio, nella reciproca convenienza. Paolo Becchi, ex ideologo dei cinque stelle, oggi distante, ma uno che sa davvero alcuni meccanismi della Casaleggio associati, lo ha detto così: «Il M5S ormai è la stampella di Renzi». Ma Becchi ha detto poco. Il primo e l’ultimo caso sono Italicum e unioni civili, cosa c’è in mezzo?

Renzi ha fatto incassare a Di Maio la legge sugli ecoreati: molto annacquata, rispetto alle pretese originarie dell’ambientalismo dei cinque stelle, ma ha permesso a Di Maio di esibire ai suoi un primo risultato dopo mesi di inconcludenza (vi fu una festa serale romana del M5S, per celebrare quel risultato. In seguito, Di Maio e Roberto Giachetti si sono invitati alle reciproche feste di compleanno). Poi è venuta l’elezione, cogestita, nonostante le scaramucce, del Csm: Di Maio scelse Alessio Zaccaria (Casaleggio aveva un altro candidato), il relatore che risulterà cruciale nell’elezione del nuovo procuratore di Palermo, gradito ai consiglieri di centrodestra del Csm (allora si infuriarono don Ciotti, e molti pm, per esempio Nino Di Matteo).

La recentissima elezione dei giudici della Consulta avviene grazie a una mano che il M5S dà a Renzi: nel giorno di massima difficoltà mediatica del premier sul caso Boschi-Banca Etruria, i cinque stelle accettano di chiudere l’accordo per portare alla Corte Augusto Barbera e Franco Modugno (indicato dal M5S), e Renzi può respirare. A volte, per incapacità e non per un disegno, i cinque stelle compiono atti di opposizione solo teatrale come la mozione di sfiducia alla Boschi presentata alla Camera da Alesssandro Di Battista, che finisce per rafforzare la Boschi. Renzi, in un momento di verità alla fiorentina di quelli che gli scappano, arrivò a dire: «Il Movimento cinque stelle fa opposizione solo a telecamere accese». E chi meglio di lui può avere tutti gli elementi per dirlo? Non solo, come disse il premier, i parlamentari M5S non c’erano alle 2,38 di notte quando la legge di stabilità fu approvata: ma avevano mollato la battaglia già alcuni giorni prima. La legge di bilancio è passata senza barricate, è un fatto; il rompete le righe e andate in vacanza è arrivato ai grillini prima ancora che la partita si chiudesse.

Insomma: il grande filo diretto Renzi-Di Maio. Nella convinzione, come disse Boschi a una Festa dell’Unità, che «siamo tutti della stessa generazione, ci saremo tra dieci anni e oltre». Chi si accorge se in Commissione alla Camera passa un emendamento del M5S, prima firma Luigi Di Maio, che calmiera i costi della rc auto in Campania, la sua terra? Senza l’aiuto di Renzi, mai passerebbe la mancetta elettorale, così gradita in Campania.

Anche le omissioni sono ormai chiacchierate. Il M5S – aggressivissimo sulle note spese di Ignazio Marino – non ha fatto assolutamente nulla per chiedere le note spese di Renzi da presidente della Provincia: solo il consigliere comunale di Sel a Firenze s’è praticamente incatenato, ma in totale solitudine. Idem sulle polemiche sull’uso dell’aereo di Stato per prelevare la signora Agnese in un’occasione: nessunissimo fastidio a Renzi dal M5S. Le campagne cinque stelle, parrebbe, sono a corrente alternata.

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138 comments

  1. Ora, a me questo culto della purezza (il biancore della fedina penale) mi sa di autolesionismo. Ma capisco che se non si alza un ombrello i turisti si perdono nella calca.
    Questa faccenda di Quarto, tuttavia, è estremamente montata e se è comprensibile la canea del PD come un sol uomo a puntare il dito sul fuscello per distrarre dalla trave, mi sconcerta che i vertici del movimento siano caduti a piè pari nella trappola di farne un caso da prima pagina.

    1. “se non si alza un ombrello i turisti si perdono nella calca.”
      sarà come l’ombrello della guida che ha accompagnato il gruppo biblioteca del mio paese durante una gita in slovenia.
      Bianco, con scritto “DUREX”

  2. Anche Di Battista utilizza un “regola barba”.
    Anni fa, ho sospettato per mesi che Saviano avesse fatto un patto col diavolo per avere sempre la barba di 5 giorni…. poi la saggezza della mia donna mi ha regalato un Philips con regolazione da 2 a 90 giorni.

      1. infatti… è un fatto….
        saranno mica fatti cose e argomenti politici…
        sì, loro che ne parlano sono ‘fatti’… voi che li commentate siete stra-fatti.

    1. a me risulta che la barba di dibattista sia regolata da un cip brevettato dalla casaleggio associati.

      nb. non ho dati se se poi sia una associazione esterna….

      1. Ma come le vengo a sapere male le cose, e dire che sono pure un utente certificato; mi vuoi dire che posso evitare quella noia di regolare la barba ogni settimana con un chip e la casaleggio associati non mi ha detto nulla. Ingrati.

        Non penso possa brevettarsi il cip, pensa che casino nel mondo dei volatili o del poker

        1. È che tu non vuoi vedere le cose
          Ai tweet di Renzi rispondono Grillo e Casaleggio con dei cip!
          Al momento Civati è muto come un pesce
          In caso di grande coalizione potrebbero aprire un fish & chips

  3. “tale barbuto, figlio di falegname, che ha campato fino a 33 anni senza mai lavorare e, di tanto in tanto, prendendo a calci gli onesti mercanti”…..ecc

    cazzo ciarli, non sputtanare in giro la mia biografia. e comunque i 33 li ho passati. anche se ai tempi me la sono vista brutta…….

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