Le future classi dirigenti

di Barbara G.

Mi è capitato diverse volte qui di affrontare il tema “formazione politica e amministrativa”, ed ogni volta ho avuto la netta sensazione di non riuscire a trasmettere ciò che avevo in testa. Siccome sono di coccio, ci voglio riprovare, stavolta facendo anche un esempio molto concreto di “formazione“. Probabilmente mi ripeterò un po’…abbiate pazienza…è l’età che avanza…

Tempo fa mi ha molto colpito un discorso che ha fatto Peppe. Parlava del ruolo delle vecchie sezioni di partito, e raccontava l’esperienza di suo padre e dei suoi Compagni (con la C maiuscola): le sezioni erano luoghi dove si faceva formazione, dove anche chi non aveva studiato poteva comprendere i meccanismi di funzionamento dello stato, e sviluppare le tematiche alla base delle scelte politiche. E ai tempi il PCI era il partito degli operai, non “studiati”, ma mi sa che i militanti erano in grado di intavolare una discussione sulla politica molto più di adesso, dove il livello di istruzione medio è molto più elevato.

E io mi sono fatta questa idea: nei decenni passati ci si batteva per i principi, per le idee, e per migliorare concretamente le condizioni di vita delle persone proprio perché la politica faceva parte del linguaggio comune (e non solo perché c’erano molte situazioni critiche su cui lavorare). Si lottava, scioperava anche se ci si vedeva decurtato lo stipendio, proprio perché si voleva stare meglio e si voleva più giustizia, più equità. Questo ora non succede più, si sciopera solo quando si è veramente nella merda, negli altri casi si preferisce non aderire e tenersi lo stipendio pieno perché “tanto non mi riguarda”.

Della mancanza di cultura politica, e del totale disinteresse dei partiti verso questo tipo di formazione, ne ho spesso sentito parlare da amici e conoscenti militanti (o ex tali) del PD, e, a sentire loro, questo influenzava profondamente le attività dei circoli. Nella maggioranza dei casi si passava il tempo a discutere di buche, lampioni e rotatorie, questioni di “amministrazione applicata” che dovrebbero probabilmente trovare spazio nelle commissioni comunali e nei gruppi di lavoro a sostegno delle liste piuttosto che monopolizzare l’attività delle sezioni. I circoli in cui si affrontano seriamente tematiche più generali, in cui si parla di scelte politiche e delle conseguenze dei vari approcci, e, nel caso, delle possibili applicazioni nella gestione della “cosa pubblica”, sono pochissimi.

Insomma…più amministrazione spicciola e a breve termine che scelte amministrative di ampio respiro. Per quello che ne so io, fino a qualche anno fa almeno il PD qualche corso per amministratori lo faceva, adesso francamente non so.

Ma non è importante solo trattare gli aspetti “applicativi”, credo sia importante andare alla radice delle tematiche, alle implicazioni sociali, per poter effettivamente proporre soluzioni da elaborare, così come conoscere un minimo di evoluzione del pensiero, sapere da “dove arriviamo” per capire il presente e, con un bel po’ di fortuna, influenzare il futuro. E parlo per (piccola) esperienza personale. Lo scorso anno con il gruppo della mia città stavamo organizzando alcuni incontri a tema: di quello sulle unioni civili ve ne avevo parlato, ma su un altro tema ci siamo dovuti fermare per causa di forza maggiore. Nella fattispecie, il tema da affrontare era la povertà e l’introduzione del reddito minimo. Una sera un’amica filosofa ci ha intrattenuto per almeno tre quarti d’ora con la visione di Amartya Sen e il suo concetto di felicità e di bisogno, e a me, tecnico per il quale la filosofia era “quella cosa con la quale o senza la quale tutto rimane tale e quale”, si è aperto un mondo. E ho avuto la conferma del fatto che non ci si può improvvisare politici (e nemmeno amministratori) perché per far bene le cose bisogna avere conoscenze trasversali, se non si hanno solide basi culturali bisogna sopperire con il confronto continuo con persone con esperienze e cultura differente, facendosi consigliare letture, partecipando a corsi e seminari, attività che un tempo si facevano nelle sezioni di partito.

Veniamo ora all’esempio pratico, giusto per far capire cosa intendo con “formazione”, nel caso specifico indirizzata agli amministratori.

Sindaci, consiglieri comunali, così come i semplici cittadini che si interessano a vario titolo di politica e amministrazione, qualche possibilità di fare formazione seria su tematiche inerenti le buone pratiche amministrative ce l’hanno, grazie all’Associazione dei Comuni Virtuosi. Questa associazione ha infatti fondato la “Scuola di AltRaAmministrazione“, che da alcuni anni organizza giornate a tema in cui vengono sviscerate tematiche quali la gestione rifiuti, la gestione virtuosa della “cosa pubblica”… incontri nei quali si ha la trasmissione di esperienze e conoscenze fra amministratori, con l’esposizione di casi concreti e progetti effettivamente messi in pratica. In particolare, in occasione delle amministrative di questa primavera, l’associazione organizza una serie di incontri formativi destinati principalmente ai futuri amministratori comunali. Marco Boschini ha scritto ieri sul suo blog:

Un tempo la formazione dei quadri dirigenti la si faceva all’interno delle sezioni di partito. Oggi che i partiti sono quasi del tutto scomparsi, nascosti dietro l’ombra ingombrantissima dell’uomo solo al comando, ecco che troppo spesso ritroviamo nei vari livelli delle istituzioni repubblicane persone senza alcun tipo di esperienza e conoscenza.

Ecco perché abbiamo deciso di fare la nostra parte in vista delle prossime elezioni amministrative di maggio, dove oltre 1.200 comuni saranno chiamati ad eleggere sindaco e consigli comunali.

Tutto ciò che c’è da sapere sulle scuole di Bologna, Milano, Torino, Roma e Caserta lo trovate qui.

Potete iscrivervi, partecipare, invitando altri a farlo. Saranno ottime occasioni di confronto e contaminazione dal basso.

La scuola di cui parla Boschini si chiama “L’ABC del buon amministratore“, con la quale gli aderenti all’Associazione hanno pensato di mettere a disposizione le loro competenze (frutto dell’esperienza maturata sul campo) e la loro passione, per raccontare che cosa significa fare gli amministratori oggi. Cos’è un Comune, come funziona, quali sono le opportunità e i vincoli (economici, burocratici, normativi). Com’è organizzata la macchina comunale. Come si scrive una delibera, una mozione. Che cos’è una determina e quali sono i compiti di un responsabile di settore…Il patto di stabilità e gli strumenti che hanno in mano gli amministratori per attuare gli interventi in programma pur in presenza dei vincoli di spesa a cui è soggetto il Comune. Gli esempi virtuosi di alcuni amministratori della rete, da cui trarre spunto per progettare un futuro sostenibile.

Un supporto tecnico, insomma, per chi si sta buttando in una nuova avventura. E qui l’aristocrazia non centra assolutamente nulla, anzi…una seria formazione può consentire anche a chi non arriva dalla borghesia politica o dai centri di potere di mettersi in gioco, di dare il proprio contributo in termini di tempo e idee in modo veramente costuttivo.

Per me, l’uno vale uno passa inevitabilmente da qui.

191 comments

  1. un pensiero sulle amicizie

    ho giocato per anni, da bambino, e poi ho condiviso interessi da adolescente, con una persona che posso senza dubbio considerare il mio più caro amico.

    si formano così legami che ovviamente vanno oltre la singola appartenenza politica. da adolescenti, appunto, avevamo un amico comune che si definiva ‘demitiano’ e che ovviamente attaccavamo, io da sinistra (comunista ingraiana), lui da posizioni liberal-radicali.
    è diventato poi sindaco del nostro comune, il miglior sindaco da quando io abbia memoria (ogni tanto me lo vedevo postare da daniele x nella lista degli ‘indagati’, come marchio di infamia; già sul blog di civati misi la mano sul fuoco per lui. ovviamente è stato assolto perché il fatto non sussiste).

    ma torniamo a noi due. ai tempi di berlusconi abbiamo fatto scelte di campo diverse, che ci hanno portato più volte a litigare, senza perdere la stima reciproca l’uno per l’altro. adesso lui vota grillo, e non è cambiato nulla (mi ricorda molto sun, che però conosco solo via ‘digitale’, e non vorrei spingermi troppo oltre, ma indubbiamente ci sono affinità). preferiamo evitare discorsi strettamente elettorali, ragioniamo spesso sui contenuti, e su questo piano ci sono affinità e divergenze, come avviene sempre.

    1. avrei potuto raccontare storia simile, un distinguo sono le amicizie che partono dall’infanzia, per cui l’affetto e la condivisione dei momenti della nostra vita vanno al di là di tutto, altro sono le amicizie in età matura in cui scegli al di là dell’affetto

      1. per me dipende solo dalla persona… come dice heiner “affinità e divergenze”, se la prima supera la seconda e la seconda è politica… pazienza… respect.

      2. senz’altro non potrei mai diventare amico di uno stronzo patentato. avrei difficoltà a concepire la mia amicizia con un leghista convinto. tutt’al più possibilità di scambi ‘tecnici’ (lavorativi, ecc.) nel rispetto reciproco, ma poi basta.

        ma dipende, appunto. gli anni in cui il mio amico ha appoggiato berlusconi sono stati duri, ma in fondo la sua posizione nasceva da esigenze serie. senz’altro mi ha fatto riflettere su molti punti (che so, la questione delle tasse in italia, su cui la sinistra ha di norma un atteggiamento standard).

        1. beh, se per “leghista convinto” intendi un razzista la divergenza sarebbe del 100%.
          Quindi nessun problema di affinità…
          Ma Lega e convinzione c’entrano nulla… la persona è brutta. Punto.

      3. amicizia…e amore, dai lati opposti della barricata

        ho colleghi che hanno conosciuto colleghe, qui in ditta, e le hanno sposate.
        un destrorso che ha sposato una comunistona e un sinistro moderato che ha sposato una un tanticchia di destra…

        onestamente non so se io riuscirei ad innamorarmi di una persona che la pensa in modo drasticamente diverso. Perché per me è questione di chimica e di testa, e avere valori profondamente diversi credo che sarebbe un ostacolo difficile da superare.

        con le amicizie è diverso. ci puoi litigare, ma mica ci dividi il letto…

        1. mah
          posso dire che con un amico sei più sincero che con la moglie. Non hai filtri o necessità di convivenza o la necessità di far collimare le esigenze. Ne di dividerci il letto.
          Questo almeno dal lato “maschile” dell’amicizia.

    2. ma perchè complicarsi la vita?

      io sono single , quanto alle amicizie , stò/ mi stanno sul cazzo tutti in maniera equa bilanciata e trasversale

      così è molto più semplice, vuoi mettere !

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