Se questo è fango…

Primarie Milano, dire la verità su Sala è fango?

di Gianni Barbacetto – FQ, 22 gennaio 2016 

Le “primarie più belle del mondo” si stanno dimostrando una melassa piena di ipocrisia. Tutti a stringersi la mano e a farsi foto insieme, i quattro candidati sindaco a Milano, con qualche stilettata reciproca, certo, ma per carità, siamo tanto amici e corriamo tutti per l’obiettivo comune. In verità, si prenderebbero a sciabolate. Ma si guardano bene dal dirlo.

E le differenze – quelle vere – non emergono: tutti a parlare di periferie, navigli scoperchiati, posti di lavoro, salario sociale, aria pulita, cultura, musica, sport, pace e bene. Come se i programmi dovessero farli i candidati e non i partiti. Come se fossero quattro partecipanti a X-Factor che si contendono la vittoria con la proposta più fica. Come se qualcuno potesse dire in campagna elettorale che vuole le periferie abbandonate, l’aria più inquinata, la città più brutta, più traffico, più disoccupati, meno cultura e più tasse per tutti. Nessuno ha il coraggio di dire che – al netto di narcisismo e retorica politica – la contesa vera, tra loro, è un’altra: tra chi vuole la continuazione del “Modello Milano” (sinistra unita con i movimenti civici e i senzapartito) e chi vuole riconsegnare la città a Matteo Renzi, prefigurando il Partito della Nazione e riportando a Palazzo Marino il Partito degli Affari, con Cl e tutto il codazzo dei signori che erano a cena con Giuseppe Sala al Marriott Hotel mercoledì scorso. Dirlo ad alta voce è lesa maestà delle primarie. Se uno ci prova, viene additato come un guastatore che vuole rompere l’incanto, come un manovratore della macchina del fango.

Fango? È fango dire che non può fare il sindaco uno che ha gestito Expo senza un minimo di trasparenza, non dicendo la verità né sugli ingressi né sui conti? È fango dire che non può fare il sindaco uno che ha gestito Expo come fosse roba sua, distribuendo milioni di euro a sua discrezione, senza gara, privilegiando amici di Renzi come Oscar Farinetti? È fango dire che non può fare il sindaco uno che non si è accorto di che cosa combinavano i suoi più stretti collaboratori, prima che arrivassero le manette? È fango dire che non può fare il sindaco uno che dovrà forse testimoniare con imbarazzo al processo a Roberto Maroni che faceva pressioni per far assumere una sua amica a Expo? È fango dire che non può fare il sindaco uno che per farsi la sua villa al mare, a Zoagli, ha chiamato due architetti che contemporaneamente lavoravano per ExpoMichele De Lucchi (l’ideatore del Padiglione Zero, compenso 110 mila euro) e Matteo Gatto (architetto del Masterplan, dipendente di Expo spa). Con Sala, non si capisce dove finisce Expo e dove iniziano i suoi affari personali e la sua carriera politica: gli uomini Expo li ritrovi non soltanto a Zoagli, ma anche a Milano: stratega della sua campagna elettorale per le primarie è la Sec di Fiorenzo Tagliabue (che ha ricevuto, insieme alla Hill & Knowlton, 1,54 milioni di euro per l’attività di media relations di Expo).

Ribattono i suoi: nessun reato, dunque si può fare. Risponde lui: De Lucchi l’ho pagato 70 mila euro più Iva. Ma non vi spaventa questa leggerezza, questa superficialità, questa commistione? Volete proprio portarla a Palazzo Marino? Se un assessore usasse per casa sua (pagando, s’intende) un architetto a cui ha dato un incarico pubblico, un fornitore che sta lavorando per il Comune, non avreste nulla da dire? Giuliano Pisapia non mi risulta l’abbia fatto e non l’avrebbe tollerato per alcuno dei suoi assessori. È fango dire queste cose, pretendere un po’ di rigore, o almeno di decenza?

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195 comments

  1. “Se sei nato in una certa parte del mondo e godi del tuo “culo al caldo” sappi che tutto questo ha un COSTO.

    Il problema sono quelli che hanno la pretesa di mettersi “sopra” distribuendo pagelle etiche.
    Se poi lo fanno con il “culo al cado” di cui sopra, risultano decisamente patetici.”

    sapendo che la frase non è tratta da un libro sull’abolizione dello schiavismo negli stati uniti, scopri l’autore:
    a) adolf hitler
    b) peter w. botha
    c) gran maestro del ku klux klan
    d) uno stronzo qualsiasi

            1. se vuoi sulla dichiarazione sopra:

              “Se sei nato in una certa parte del mondo e godi del tuo “culo al caldo” sappi che tutto questo ha un COSTO.

              questa è vera, non ho nulla da aggiungere o da commentare

              Il problema sono quelli che hanno la pretesa di mettersi “sopra” distribuendo pagelle etiche.
              Se poi lo fanno con il “culo al cado” di cui sopra, risultano decisamente patetici.”

              la distribuzione delle pagelle etiche è penosa. al contrario, se si tratta di pagelle politiche è assai auspicabile, magari indicando quali sono le strade alternative.

              faccio però notare che “stare sopra” e “avere il culo al caldo” sono in contraddizione.

              1. che il tuo (generico) culo caldo lo debbano pagare “gli altri” e che sia giusto così, sinceramente rientra ampiamente nel “fango”, non quello per strada, quello nella testa (e se non è fango gli somiglia ma puzza di più)
                se non è un discorso da razzista questo
                visto che accetta tranquillamente lo status quo, purché gli garantisca il culo al cado, gli auguro di incontrare un “culo freddo” con la cintura al tritolo
                chissà che scambio di vedute interessante

              2. Proprio perché lo sappiamo desideriamo modificare la situazione. In ogni caso c’è il tentativo di collettivizzare la colpa che io rifiuto. La responsabilità personale per un cittadino qualunque che non ha mai ricoperto incarichi pubblici di nessun tipo e nemmeno ha compiti o funzioni nell’amministrazione pubblica, se nel complesso ha sempre cercato di comportarsi onestamente, non può essere che limitata. Non può essere una colpa essere nati in Italia in un certo periodo storico piuttosto che in Siria in un altro. Si cerca invece di prendere consapevolezza della situazione storica che si vive e si cerca di capire come apportare cambiamenti. La frase è statica e richiede oltre all’accettazione della colpa, l’accettazione dello stasus quo.
                Anche se non sappiamo dove andare, dobbiamo prendere coscienza che è possibile partire, non è velleitario, è velleitario chiudersi a riccio nell’oggi, dicendosi che siamo fortunati di quel poco che abbiamo e che andata così (rassegnazione).

                1. Antonella , perdonami ma non sono d’accordo. E’ vero che al cittadino qualunque che non ha mai ricoperto cariche pubbliche non puoi fare addebiti diretti ma indiretti sì. Se il “cittadino qualunque” continua pervicacemente a eleggere come suoi rappresentanti ( a prescindere dal colore politico) persone assolutamente incapaci , colluse e corrotte e lo fa da decenni la colpa di chi è? di zio Paperone? A scanso di equivoci anche io non mi sento assolutamente innocente da questo punto di vista ma perlomeno tento di invertire il cammino. Alla maggioranza degli italiani sembra che questo non interessi.

    1. E’ fuori dubbio che vivere in una parte del mondo dove la massa ha (sempre meno e solo in relazione al resto del mondo) il “culo caldo” ha un COSTO. Ed è, per l’appunto, la condizione del resto del mondo che tra l’altro adesso bussa preme alle nostre porte per vedersi restituita almeno una parte di ciò che le abbiamo portato via e risarcite, almeno in misura irrisoria, le devastazioni materiali e umane che le abbiamo imposto. Una parte del mondo cui adesso stiamo sbarrando i cancelli.
      Il fatto è che le disuguaglianze e lo sfruttamento che abbiamo imposto ai paesi “arretrati” ora le élite le stanno replicando sempre più anche all’interno dei paesi “avanzati”.
      Denunciare questo ha ben poco a che fare con la pretesa di mettersi “sopra” o di distribuire pagelle etiche. Significa semplicemente, mi ripeto, schierarsi a difesa di una propria visione che pare parecchio confermata dall’attualità e dalla storia.
      Se chi denuncia è relativamente al sicuro non è per questo ‘patetico’. Semplicemente prova, nella misura delle sue capacità, a non guardare solo al proprio individuale benessere e a rendersi utile a chi sta peggio. Solo con la parola? Magari anche solo con quella, per quanto che qui si sia solo dei parolai, vorrei le prove e il relativo onere sta a chi accusa.

      Provo a prevenire un’obiezione: qui non si sta parlando dei massimi sistemi; parliamo dell’Italia e del PD. D’accordo. Chi ci governa, coerentemente con chi ci ha governato da decenni, ha sposato un’idea economicista della società che ha sempre meno a che vedere con valori di difesa della dignità, della libertà, dell’uguaglianza delle persone e sempre più a che fare con la difesa e promozione del cosiddetto ‘libero mercato’, le cui vittime possono andare a farsi fottere o, al massimo, essere degne di qualche elemosina.
      Solo un esempio fra i tanti: un piccolo paese a noi tanto vicino storicamente e culturalmente, la Grecia, poteva essere ‘salvato’ con una spesa, divisa a livello europeo, che era una frazione dei miliardi delle sofferenze bancarie italiane che ora il governo si appresta a far ‘assorbire’ al sistema, avendo trovato un accordo, parrebbe, in sede europea. La Grecia, per molto meno, stata abbandonata nelle grinfie degli avvoltoi e se il governo italiano ha fatto vigorosamente qualcosa per evitarlo la notizia non mi è pervenuta. Naturalmente può essere colpa della mia sordità senile (e prevenuta).
      Poi, chi vuole, può aggiungere l’elenco delle crisi nostrane che il governo non ha saputo prevenire e che non sa sanare, visto che, ovviamente, l’Italia non è la Grecia e ciascuno deve farsi i fatti propri. (Alla faccia dell’integrazione continentale).
      (Sì, lo so, la mia è cecità isterica e ideologica: e gli 80 euro? e i 500 euro? e l’Expo? E, ora, il salvataggio dei risparmi degli italiani e la spinta che esso darà a che le banche prestino a rotta di collo a famiglie e imprese? (Come no!))

      1. tanti punti si potrebbero toccare e approfondire. mi interessa però sottolineare un punto. quando parli dei governi europei e della grecia.
        troppo spesso dimentichiamo che i governi sono espressione delle persone che votano, e che (è la mia forte impressione soggettiva, potrei sbagliarmi, ma non credo) nel punto specifico della grecia temo che i singoli cittadini fossero ancor meno disposti dei loro governi a finanziare la grecia in qualche modo.

        1. Su quel che i singoli cittadini sarebbero stati disposti a fare per la Grecia si può discutere all’infinito. Per quanto, nei confronti della Grecia e, più recentemente dei profughi, ci sono state molte, anche se estemporanee e per il momento infruttuose , dimostrazioni di solidarietà popolare di almeno discrete dimensioni.
          L’affermazione che i governi sono espressione del voto dei cittadini può essere tirata fuori per legittimare ogni nefandezza. Abbiamo tanto irriso, fino a farlo diventare un modo di dire, il ‘voto bulgaro’. Hitler fu democraticamente eletto. Come votano i cittadini è una questione di sistema: di quanta informazione ‘oggettiva’ perviene agli elettori e di quanto gli elettori siano formati a interpretarla. Alla fin fine, come stanno le cose, il sistema richiede agli elettori la fiducia ‘sulla parola’; salvo poi il fatto che gli eletti se la rimangiano quasi sistematicamente.
          Forse un esempio tratto dalle vicende bancarie recenti può essere utile.
          Difficile immaginare più democrazia di quella in cui liberamente i cittadini affidano i propri risparmi a questa o quella banca e, nel caso delle banche governate dal voto capitario (le popolari e le BCC) in teoria anche sulla definizione dei programmi e sulla scelta degli amministratori c’è, in teoria, una democrazia assoluta.
          Diresti, tuttavia, che risparmiatori e azionisti di queste banche avessero voluto che la dirigenza eletta e quella da questa nominata facessero le porcherie che hanno fatto? Che quella malagestione è legittimata dal voto popolare (in quello specifico ambito)?
          O che gli azionisti e i risparmiatori avrebbero prestato ancor più malamente i propri soldi di quanto abbiano fatto i loro banchieri?

          1. PS: “La fabbrica del consenso” è stato scritto nel 1988. La più recente edizione italiana, aggiornata credo, è del 2014 presso “Il Saggiatore”, 13 euro. Se già non conosci il libro, la spesa è contenuta e qualche risposta la dà (poi la condivide chi crede)

          2. il caso dei risparmiatori è estremo, perché è difficilmente criticabile.

            ma a parte questo caso, i ladrocini e i soprusi sono all’ordine del giorno. penso che i governi italiani ed europei siano molto, molto migliori dei cittadini di cui sono espressione.

        2. > nel punto specifico della grecia temo che i singoli cittadini fossero ancor meno disposti dei loro governi a finanziare la grecia in qualche modo.

          dicendo questo non puoi sorvolare quanto il mainstream abbia spinto per far credere che quei soldi erano frutto delle baby pensioni e solamente da essere cicale… se passa questo difficilmente ci sarà empatia e figuriamoci aprire il portafoglio

              1. heiner non si costruisce solidarietà collettiva con le mortificazioni, non ci può essere virtù asettica, fa parte di un contesto politico/economico, vanno creati i presupposti… l’unica cosa rimasta dell’europa ,a parte il carrozzone e l’euro, era la libera circolazione delle persone tra gli stati dell’unione, ora è in bilico anche quella… ai voglia a dire che ci vuole più Europa

                1. sta di fatto che la risposta a questo stato di cose sarà il voto alla le pen (e affini), e non alla sinistra più o meno variegata che vorrebbe integrazione, redistribuzione ecc.

                  a volte si dimentica questo, o si prendono per idioti gli elettori, i quali, poverini… visto che i vari hollande o merkel o renzi falliscono, non trovano di meglio che buttarsi a destra. ma la colpa è di hollande, mica degli elettori…

                  1. Leggevo in questi giorni su lemonde, che si rimangeranno le 35 ore. La colpa è degli elettori, mica di quelli che cercano di fotterli un passo alla volta.

                    1. Non credo che dopo anni tornino indietro. Il principio resta, ma diventa più flessibile.

                      Le 35 ore (e poi le 27, ecc. ecc.) in prospettiva è la strada giusta, obbligata direi, ma questo implica un contesto (anche globale, perlomeno di regole) che la renda una strada praticabile.
                      Altrimenti il rischio è quello di perdere competitività, come è puntualmente avvenuto (anche se le 35 ore sono solo UNA delle componenti ).

                      Questo è l’esempio di come una cosa “giusta” diventa “sbagliata” se applicata nel momento sbagliato.
                      Senza tenere conto del contesto (ed eventualmente correggerlo) e delle conseguenze.

                  2. credo che l’unica cosa che non si può fare in democrazia ( dato che il mio voto vale quanto uno che reputo un deficiente se no si può parlare di democrazia illuminata ma mi pare un altra cosa) è dare la colpa agli elettori… uno sceglie e si muove in base a quello che percepisce, comprende e non ultimo gli conviene, sta alla classe dirigente fare si che questi parametri siano spinti verso “virtù” e miglioramenti dell’interesse collettivo… non è facile ma la casalinga di Voghera non ha “l’obbligo” di essere classe dirigente, finchè non riusciremo ad esprimere e migliorare e selezionare una classe dirigente accettabile, i Le Pen saranno sempre presenti e gli elettori a fasi alterne cadranno nelle loro braccia…

                    Ps La grande democrazia esprime un soggetto che forse anche la Le Pen impallidisce… forse c’è qualcosa che non funziona?

                    1. nel ps mi riferisco a Donald Trump… se la Democrazia con la D maiuscola esprime per decenni dei presidenti di sole due famiglie e personaggi come Trump, è la popolazione che si è fottuta il cervello o il sistema politico/economico crea questo?

                    2. il senso di “colpa” è molto presente negli ex e non, elettori di sinistra per semplificare Pci e affini… direbbe Sun che sia stata veramente una Chiesa? gli altri non hanno prodotto in egual misura lo stesso senso di “colpa” nonostante avessero, almeno alcuni, come riferimento proprio la Chiesa Cattolica

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