Il mattone nel parco

segnalato da Barbara G.

L’emendamento alla Legge di stabilità, una bomba esplosiva contro parchi e riserve

Vittorio Emiliani – hiuffingtonpost.it, 15/01/2015

Dalle pieghe della Legge di stabilità salta fuori un altro attentato all’integrità dei Siti di Importanza Comunitaria (Sic): il comma 363, infilato dal governo Renzi, consente infatti di effettuate lavori di manutenzione, risanamento, ristrutturazione edilizia (ahi, ahi!) “anche con incrementi volumetrici o di superfici coperte inferiori al 20% delle volumetrie o delle superfici coperte esistenti”. In parole più semplici: si potrà edificare in zone protette, delicatissime, montane. collinari, costiere, boschive, un 20 % in più.

Basterà soltanto l’assenso del Comune e amen. Soprintendenze? Ma de che? Con tanti saluti alla conclamata Bellezza, anzi Grande Bellezza sulla quale sia Renzi che Franceschini fanno suonare ogni giorno le trombe. L’ha scoperto una deputata del M5s Patrizia Terzoni presentando il 28 dicembre interrogazione. Il comma 363 è stato inserito, quasi fuori sacco, nel maxiemendamento finale col quale si è votata la pasticciatissima legge di stabilità. Ma dov’era il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti mentre inserivano questa norma micidiale che richiama palesemente il “gonfiamento” delle cubature previsto dai famigerati piani-casa? Dov’erano i sottosegretari Barbara Degani e Silvia Velo?

La cosa inquietante è che un nuovo elenco di Siti di Importanza Comunitaria (in Italia nel 2012 erano già 2.299) è giunta da Bruxelles il 26 novembre scorso. Giusto il tempo di impallinarla con questo emendamento ben nascosto. Corrono rischi zone preziosissime, da Rhêmes-Notre-Fame in Val d’Aosta alla Laguna di Burano a Capalbio in Maremma, dalle rive del Lago di Segrino (Como) alla Testa del Gargano. Con questo attentato si conferma che la sensibilità per i problemi paesaggistici e ambientali è finita in Italia sotto i tacchi. “Al fine di rilanciare le spese per gli investimenti degli enti locali”, recita questo incredibile comma 363, cioè con licenza di uccidere definitivamente i paesaggi del Belpaese con tonnellate di cemento.

Del resto dei venti Piani paesaggistici previsti dal Codice per il paesaggio Rutelli (2006), elaborati d’intesa fra regioni e ministero per i Beni Culturali, ne sono stati approvati appena tre: in Sardegna ai tempi della Giunta Soru (coordinatore l’arch. Edoardo Salzano) che la successiva Giunta Cappellacci di centrodestra ha invano cercato di smontare; in Puglia e in Toscana, dopo furibonde polemiche da parte di cavatori, costruttori, promotori di porti turistici, ecc. Sul resto si hanno vaghe notizie. Dalla Sicilia nessuna: probabilmente – come è già accaduto nel lontano 1985 (legge Galasso) – la specialissima autonomia dell’isola verrà utilizzata per non fare assolutamente nulla lasciando fare tutto a costruttori e speculatori.

La regione Marche, tanto per togliersi subito il disturbo, ha pensato bene di dimezzare i fondi per una trentina di Parchi regionali (Conero, San Bartolomeo, Furlo, Fiastra, ecc.) e riserve naturali portandoli da 2,1 di spese “incompribili” a 1,2 milioni. Col che, fra pagamento a fine anno e riduzione a metà dei finanziamenti, si garantisce il dissesto economico dei Parchi e la loro pratica estinzione. Inclusi molto probabilmente alcuni Sic quali la Selva dell’Abbazia di Fiastra. il litorale di Porto d’Ascoli e i Boschi ripariali del Tronto. E pensare che, all’inizio, le Regioni si erano applicate con fervore ad accrescere le tutele del zone più pregiate e insidiate: la Lombardia aveva approvato in pochi mesi, su sollecitazione dello stesso presidente Piero Bassetti la proposta di legge popolare firmata da ventimila lombardi per istituire il primo Parco regionale, quello, bellissimo e minacciato, del Ticino. Adesso si regredisce a velocità incredibile quasi dappertutto. Persino nelle nobili Marche.

Una grottesca situazione viene segnalata con sdegno e amarezza da un autorevole esperto di economia dell’ambiente, il professor Ugo Leone, il quale già valoroso presidente del Parco Nazionale del Vesuvio. Egli denuncia che da due anni i due Parchi Nazionali della Campania, Vesuvio e Cilento, sono privi di presidente “e di conseguenza dei Consigli direttivi”. Come del resto i Parchi regionali. Ovviamente la loro gestione va avanti per inerzia, con pochi mezzi e molti rischi di degrado. Aprendo la strada a quanti si sono sempre opposti a queste aree protette: cacciatori, bracconieri, cavatori, speculatori immobiliari, promotori di villaggi e di impianti turistici, di skylift, ecc. Signori e signore, è la giostra della turbo-cultura che consente di far soldi, soldi, soldi sulla pelle dell’articolo 9 della Costituzione: la Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. ministri Galletti e Franceschini cosa vogliamo fare sul piano delle cifre e degli atti concreti? Dormire o comunque chiudere gli occhi, facendo finta di non vedere, in barba all’Europa, porcherie come questa del comma 363 della legge di stabilità?

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