Varoufakis sbaglia (?)

segnalato da crvenazvezda76

Varoufakis sbaglia: la torre europea va sorretta, non buttata giù

di Roberto Sommella – huffingtonpost.it, 7 febbraio 2016

Yanis Varoufakis sbaglia, pur nel nobile intento di smuovere la palude in cui ci troviamo: la Torre pendente dell’Europa unita va puntellata, rafforzata nelle fondamenta, non buttata giù. Nel Manifesto dell’ex ministro delle Finanze greco, il Diem25, ci sono dei buoni punti di partenza – riassetto democratico dell’Ue, Assemblea costituente, fine della ‘burodittatura’ di Bruxelles – ma mancano proposte immediatamente operative (leggi QUI il documento di Varoufakis). Che in sintesi dovrebbero essere queste.

1) Noi europei siamo oggi il 7% della popolazione mondiale, produciamo il 25% e consumiamo il 50% del welfare: significa che abbiamo ancora la possibilità di ripartire dall’individuo e non dalle normative. Perché non trovare le risorse nel bilancio Ue di 1.000 miliardi di euro, per un reddito di cittadinanza?

2) Come evitare l’Ue a doppia velocità. L’integrazione europea, dal punto di vista economico, è soprattutto retta da Trattati internazionali ma non ancora europei e da Regolamenti che hanno assunto illegittimamente (e qui Varoufakis ha ragione) il rango di Atti costituenti, come il Patto di stabilità .

Il Fiscal Compact e il Six Pack, regolando invece in modo pro-ciclico la possibilità di indebitamento dei paesi dell’Eurozona, di fatto hanno peggiorato la recessione. A questo si aggiungono la direttiva sui salvataggi bancari (il bail in) e l’Unione bancaria. Quest’ultima poggia su tre gambe fondamentali: la Vigilanza centralizzata (attuata), il Meccanismo di risoluzione delle crisi creditizie (appunto il bail in, attuato ma a livello disomogeneo nell’Ue, come teme lo stesso Mario Draghi) e la Tutela centralizzata dei depositi. Berlino e i suoi alleati del Nord Europa sono contrari alla tutela dei depositi comunitari fin quando non verranno messi paletti al debito pubblico dei paesi e all’acquisto dei bond sovrani, eliminando la clausola del ‘risk free’, che di fatto permette all’Italia di vendere alle banche gran parte dei 300 miliardi all’anno di debito pubblico. Ma ridurre i rischi senza condivisione del debito, senza un Tesoro europeo che emetta eurobond e senza tutela unica dei depositi significa creare un euro di fascia A e un euro di fascia B. Per evitarlo serve un Tesoro unico europeo che emetta titoli di debito comunitari e indichi le politiche economiche da perseguire.

3) Serve una Costituzione Ue. L’euro ha comportato molti vantaggi ma non per le fasce più deboli della società e le istituzioni di Bruxelles sembrano lontane anni luce dai 500 milioni di persone che dovrebbero amministrare. Occorre indire subito, in previsione dei 60 dal Trattato di Roma, una grande Conferenza che stabilisca tre cose: la redazione di una Costituzione Europea, il rafforzamento dei poteri del Parlamento europeo, la riforma della legge elettorale con espressa scelta del Presidente della Commissione da parte dell’elettorato. Solo così si riuscirà a passare dall’attuale Confederazione ad una vera Federazione di stati.

4) Conferenza europea sul debito. A parte le dispute, il 3% di rapporto deficit-Pil e il 60% del tetto di rapporto debito-Pil sono ormai anti-storici. Il primo, violato più volte da Francia e Germania all’inizio del Millennio, ha dovuto trovare la foglia di fico della ”flessibilità” concessa da Bruxelles legata alle emergenze (prima la crisi, poi i migranti e poi le spese anti-terrorismo) per essere di fatto sospeso, salvo i diktat improvvisi sulle leggi finanziarie nazionali. Il secondo è bypassato pressoché da tutti (la Grecia e l’Italia ne sanno qualcosa) ma ingabbiato nelle maglie del Fiscal Compact. E’ arrivato il momento di una moratoria su tutte le diavolerie contabili che stanno diventando ingestibili (deficit strutturale, deficit al netto del ciclo, squilibri economici) per gli stessi addetti ai lavori comunitari che controllano i bilanci dell’Eurozona. Servirebbe una Bretton Woods europea sul debito.

5) Senza Schengen l’euro non ha senso. Anche solo indebolire il Trattato sulla libera circolazione degli individui – nella versione che vorrebbe la Germania e cioè limitarlo a pochi paesi ritenuti affidabili del Nord Europa magari instaurando una tassa migranti – significa rendere priva di senso la stessa moneta unica. Schengen, come Maastricht e come il Trattato di Roma, è base fondante dell’Unione Europea, rappresenta la Costituzione materiale dell’Ue. Sospenderlo, lasciando liberi di viaggiare i capitali ma non le persone, darebbe ragione a chi sostiene che l’Europa è fatta solo per i ricchi. Insomma, a quel punto il Movimento Diem25 e i tanti partiti euroscettici avrebbero ragione da vendere.

6) Ellis Island europea. Il caos generatosi dalla combinazione del flusso degli immigrati con la paura di nuovi attacchi terroristici di matrice Isis mette a nudo la mancanza di politica estera dell’Unione Europea. Gli attentati a Parigi e tutti gli altri assalti alle libertà, che hanno coinvolto in vario modo i paesi che sono snodi cruciali dell’immigrazione, dimostrano che serve un’identificazione di pochi e chiari approdi europei (hotspot) e la salda collaborazione dei paesi dell’Unione allargata, che oggi sembrano invece solo prendere dall’Ue senza dare nulla in termini di solidarietà. In vista dei tanti appuntamenti elettorali nel biennio 2016-2017 (politiche spagnole forse di nuovo alle porte, amministrative italiane, presidenziali francesi, elezioni tedesche, referendum inglese sulla Brexit, per non dire della Grexit sempre incombente) che inevitabilmente avranno come tema anche il ritorno alle frontiere, sarebbe cruciale scegliere una Ellis Island europea per dimostrare che l’Unione c’è ma aiuta solo chi rispetta le regole. Col ritorno dei confini e la fine dell’Unione, l’Italia si troverebbe poi di nuovo da sola a vigilare su buona parte tutto del Mediterraneo, cosa che peraltro già fa con la sua Guardia Costiera, sempre in prima linea anche in acque greche e maltesi.

7) Desecretazione degli atti di Commissione, Eurogruppo ed Ecofin. Se questi organi davvero ci rappresentano, occorre che gli atti che preludono e accompagnano tutti i vertici comunitari, vengano resi noti all’opinione pubblica. Non è possibile leggere sui giornali e non in documenti ufficiali che la Germania vuole la Grecia fuori dall’euro o limitare l’emissione di debito pubblico italiano. Questi si’ che sono atti anti-democratici.

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192 comments

  1. @heiner
    Avrei voluto che varoufakis fosse stato italiano e che avesse messo la sua proposta con l’italia alle spalle invece della grecia
    Dici di non capire cosa vuole fare, leggendo le sue interviste mi sembra chiaro, ha detto “ho facciamo veramente un’europa economica E politica oppure tanto vale non farne niente, non ci conviene”
    Poi forse ho letto male
    Poi il suo “non ci conviene”, avendo sul piatto la grecia, non è stato preso in considerazione da bruxelles (e soprattutto da tsipras)

    1. eddai sun, a me interessa discutere o leggere proposte o progetti.

      ovvio che mi interessa il ‘come’ (il resto lo so da me, e forse anche da prima che ci pensasse varouf).

      se non trovo questo ‘come’ non me la prendo, ma torno a grattarmi le palle, che comunque è più utile.

      1. heiner è vero che il ‘come’ non sempre è ben visibile, anche perché molto dipende dalla forza su cui può fare affidamento… però spesso, sei molto più esigente con delle proposte ‘nuove’ di quanto lo sei con chi non può più sorprenderti ( sia in negativo che in positivo)… penso che sia questo che urta i sensibili nervi a sun…

        1. è che le proposte vecchie saranno vecchie ma sono proposte. posso valutarle.

          io ho detto (e ribadisco) che i principi elencati non soltanto sono giusti, ma sacrosanti. dopo dipende da cosa viene servito.

          qualche volta sono più critico con il nuovo perché mi pare ancor meno credibile del vecchio (ovviamente imho o amma che dir si voglia). detto questo, sono curioso se viene fuori qualcosa di nuovo che mi sembra praticabile.
          l'”andar contro purchessia, perché tanto quel che viene sarà senz’altro meglio”, invece, l’ho perso da un po’ di tempo. non moltissimo, ma quanto basta

          1. > l’”andar contro purchessia, perché tanto quel che viene sarà senz’altro meglio”
            mai detto e mai pensato, ti dicevo che eri solo più critico e guardingo solo questo…
            credo che inoltre ci sia bisogno di “mischiarsi”…

          2. altre volte (molto spesso, anzi) ci sono proposte nuove che mi interesserebbero assai, e che sarebbero pure praticabili, ma di solito si omette di elencare le ricadute a cui andremmo incontro. e ciò significherebbe che prima o poi ci ritroveremmo davanti agli stessi problemi se non peggiorati.
            insomma: a me, se siamo coscienti delle implicazioni che comportano alcune scelte, va bene (per dire: vuoi chiudere l’ilva? bene. abbiamo fatto i conti con ciò che comporta? economicamente, dal punto di vista di possibilità progettuali-industriali, ecc.? siamo tutti sicuri e convinti? ok – e solo un esempio stupido e forse non calzante, ma può servire come schema).
            per questo sono a favore sempre dello ‘stare assieme’. se ‘stiamo assieme’ possiamo in linea teorica spostare sempre più a sinistra, con il consenso, l’asse delle politiche.
            ma spesso pensiamo di superare questo scoglio con un salto mortale. perché è più semplice: pensiamo meno, speriamo di più, eccetera. e se va male sappiamo anche a chi dare la colpa.

      2. io mi spiego male e tu (in questo caso) ti sei fatto sviare dal tuo “preconcetto” verso di me

        varoufakis ha veramente detto in varie interviste che c’è bisogno di rendere l’europa una vera federazione di i stati, non solo un pasticcio economico/finanziario come è oggi

        il suo tentativo di “forzare” la mano e portare la discussione su un piano più istituzionale è saltato perché la grecia non faceva paura mentre tsipras si è spaventato

        In questo caso “cosa fare” é più importante di “come farlo”
        se non si chiarisce cosa si vuole fare è impossibile discutere il come
        la cosa importante era (è) portare la discussione europea da 3% e fiscal compact a unione europea
        Varou non ci è riuscito e mi sembra che tutti i suoi detrattori stiano ora pensando di cancellare un pezzo alla volta i passi fatti fino a qui.

        Visto il prezzo che costerebbe oggi tornare indietro, lo stesso dovrebbe fare l’Italia.
        Il cui peso nell’economia europea forse spaventerebbe abbastanza la francia (la germania non avrebbe da spaventarsi) da mettere la questione sul piatto

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