Silenzio di Stato

segnalato da Barbara G.

Delitto di Stato
, silenzio di Stato

Il governo Renzi dovrebbe pretendere la verità sulla morte di Giulio Regeni. Senza accontentarsi degli evidenti depistaggi delle autorità egiziane

di Luigi Vicinanza – espresso.repubblica.it, 19/02/2016

Delitto di Stato. Non c’è altro modo per definirlo. Reticenze, disinformazione, depistaggi ci raccontano – se solo si vuol vedere – che la morte di Giulio Regeni, scomparso al Cairo il 25 gennaio, è un delitto di Stato. Per quanto si sia provato a cancellarla, la firma riporta al regime egiziano. Alleato dell’Italia e dello schieramento occidentale. Potenza influente nell’infernale scacchiere mediorientale, baluardo armato contro il fondamentalismo islamico e l’espansione del Califfato del terrore. Un incrocio torbido di interessi e convenienze da rendere quell’omicidio ancor più odioso, se possibile.

Ricapitoliamo. Un giovane di 28 anni, ricercatore presso un’università inglese, torturato in modo orrendo e poi ucciso. Il corpo fatto ritrovare, dopo giorni di mistero, in simbolica coincidenza con la visita del nostro ministro Federica Guidi, titolare dello sviluppo economico, accompagnata in Egitto da una delegazione di investitori e imprenditori italiani. Se i messaggi criptici mediorientali hanno un senso, l’Italia è stata dunque sfidata due volte. La prima con il sequestro e l’uccisione di Giulio. La seconda con la restituzione del cadavere in occasione di un evento bilaterale ufficiale. L’intelligence italiana sta provando a ricostruire il significato di questa barbarie. Ma finora sia gli investigatori inviati sul campo al Cairo sia la diplomazia all’opera a Roma hanno evitato di dire ciò che appare evidente a un osservatore distaccato: c’è la mano del regime nell’omicidio.

Il generale-presidente Abdel Fattah al Sisi è il frutto avvelenato di una primavera araba precocemente sfiorita. Non c’è democrazia in Egitto, come mai c’è stata; il dissenso è represso con ferocia; la nazione ha una consapevolezza di sé come poche altre nell’area. La realpolitik dunque spinge l’Occidente a sostenere al Sisi per un cinico calcolo geopolitico. È spietato come i tanti raìs del Medio Oriente, ma si è collocato dalla parte conveniente della barricata. Così in una guerra mondiale non dichiarata, combattuta pezzo per pezzo, i confini del bene e del male si dilatano pericolosamente in direzione di quest’ultima opzione. Nell’imbarazzo dei governi democratici. Italia in testa.

«Giulio è stato ucciso in circostanze ancora da chiarire», ha dichiarato il nostro premier. «Non ci accontentiamo di ricostruzioni facili o di verità di comodo», ha ribadito il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni. Su questioni meno rilevanti Renzi ha mostrato maggior coraggio. Stavolta no. Il minimo indispensabile per rassicurare l’opinione interna e non collidere con la posizione ufficiale dell’Egitto secondo cui Regeni non è mai stato arrestato dai propri apparati di sicurezza. Defilata anche l’Unione europea che pure guarda alla vicina Libia come area di interesse strategico, mentre si avvicina l’intervento per impedire il radicamento e l’espansione delle bande assassine del Califfo. Ma senza il consenso e il sostegno dell’Egitto è impensabile un’operazione militare sul suolo libico.

L’orgoglio nazionale e i princìpi europei passano in secondo piano. Il regime egiziano è intoccabile, forte del suo esercito e del fiume di dollari, oltre un miliardo all’anno, versato dagli Stati Uniti per tenerlo all’erta. Dal Cairo filtrano ricostruzioni interessate. Per nulla attendibili. Se nei primissimi giorni si è tentato di derubricare – senza successo, per fortuna – la morte di Regeni a un caso criminale, si è poi spostato il tiro sullo spionaggio. Ecco dunque lo studente modello, il ricercatore appassionato, l’acuto analista trasformarsi in uno 007 a sua insaputa. Con la famiglia, distrutta dal dolore, costretta a ribadire una verità calpestata: nostro figlio non era una spia. Dicono infatti che le sue informazioni sulla dissidenza e sui sindacati trasmesse all’università di Cambridge, dove stava completando il dottorato, sono state “vendute” per scopi oscuri. Dicono tante cose dal Cairo, ma è evidente che si preferisce sopire anziché sapere. Le spie non si uccidono; si scambiano. Ma questo non è il film di Spielberg. Siamo in Egitto, buon alleato dell’Italia. Dove uno studente ha provato a documentare in modo scientifico la repressione del dissenso e delle lotte operaie. Per questo torturato a morte. E ucciso una seconda volta dal silenzio di Stato.

Annunci

52 comments

  1. Riprendo il commento postato da Gius sulla riunione romana della cosiddetta costituente della nuova sinistra.Sono d’accordo con lui: si è persa l’ennesima occasione.A mio giudizio per un motivo molto semplice. Se l’unica parola d’ordine è quella del “mettiamoci insieme” senza specificare programma , alleanze , leadership , tempistica , dove cippa credi di andare?E’ sembrata la classica riunione di sinistrati con tanti galletti a rivendicare il proprio spazio nel cortile.Qualcuno si è lamentato della non partecipazione di Civati e Ferrero.Anche qui , puoi accusare quanto vuoi ma se , per esempio, Civati , che sarà anche il più stronzo del reame, della non alleanza con il PD renziano ne fa una conditio sine qua non e tu non hai ancora deciso da che parte stare , come fai a lamentarti se non poi non partecipa e non si unisce?Come finirà? Boh , certo bisogna proprio fare un atto di fede per essere ottimisti.

  2. Luigi Bisignani – Il Tempo

    Il ricercatore Giulio Regeni non era una spia e non si occupava di petrolio ma è stato torturato e ucciso come segnale per colpire Matteo Renzi e l’Eni, considerati troppo attivi nel nuovo corso egiziano. Il presidente Al Sisi rappresenta ormai per l’ Italia di Renzi quello che l’ ultimo Gheddafi era per Berlusconi: uno strategico interlocutore politico e una grande opportunità per le nostre aziende. L’ Eni, infatti, ha recentemente scoperto in Egitto il più grande giacimento di gas naturale del Mediterraneo e ulteriori sviluppi stavano per essere comunicati ufficialmente prima dell’ uccisione del ragazzo.

    A Thames House, sede operativa del MI6, l’intelligence inglese segue con molta accuratezza il caso Regeni, forse perché «attenzionato» a sua insaputa. Non a caso i particolari sulla barbara uccisione sono stati diffusi dall’ agenzia Reuters. L’impressione che sta prendendo sempre più corpo è che settori fuori controllo del Mukhabarat, il servizio egiziano che fa capo al Ministero dell’ Interno e si contrappone a quello militare da cui proviene il generale Al Sisi, vedano di mal occhio la rafforzata amicizia tra Italia ed Egitto, perché sta relegando in secondo piano altri partner storici come Francia e Turchia, quest’ ultima vicina ai Fratelli Musulmani feroci oppositori di Al Sisi.

    In questo momento l’attivismo italiano penalizza società francesi come la Total, quelle logistiche turche o anche l’ inglese British Petroleum, che vorrebbe consolidare la sua presenza nel delta del Nilo. E non è certo una coincidenza che il corpo di Regeni sia stato fatto trovare proprio il giorno della visita del Ministro Guidi al Cairo.

    Bene fa Renzi, quindi, a usare massima cautela nella vicenda. Forse bersaglio dell’ omicidio dell’ incolpevole Regeni sono proprio il governo italiano e lo stesso Al Sisi, al quale magari più d’ uno pensa di far fare la fine del rais libico Gheddafi. E l’ Italia ne pagherebbe ancora una volta le conseguenze.

  3. “l’italiano medio è di destra”
    non sono d’accordo
    l’italiano medio è abituato, da centinaia di anni, a considerare lo stato centrale “nemico” (ed a buon ragione)
    fra i due è lo stato che dovrebbe dimostrarsi “amico”, far rinascere la fiducia, non il primo a concederla a fondo perduto.

    Questa mattina parlavo con mia moglie del Dynamo Camp, di come una cosa del genere nasca per iniziativa privata e sopravviva grazie a donazioni private. Dicevo come non capivo come un progetto che si dimostri valido e ricco di risultati, non potesse diventare l’esempio da seguire da strutture pubbliche. Mia moglie mi ha risposto che è meglio così, che se la cosa fosse gestita dallo stato diventerebbe una fabbrica di mazzette e sarebbe smantellato in breve tempo.
    È questo modo di pensare che deve essere cambiato. Ma può cambiare solo se lo stato dimostra di essere al servizio del cittadino, non a suo carico.

    1. Per me l’italiano medio non sa neanche cosa sia sinistra e destra. Ora più che mai.
      Fai i cazzi suoi. Si comporta in base alla convenienza.
      Molto volte dietro posizione politiche si nascondono interessi personali.

      Il tuo ragionamento sullo stato è proprio quello che ha portato l’italia in questa situazione.
      Lo stato italiano sono gli italiani, la domanda da porsi per rme è perchè lo stato italiano è cosi ? Dal mio punto di vista devono cambiare gli italianii.

      Se tu hai letto la tabella del debito pubblico che ho postato giorni fa. un qualunque padre di famiglia si chiederebbe perche’ dal 2000 al 2015 il debito pubblico è aumEntato cosi ? Perche’ nessuno sta verificando queste cose ? Perche’ io che sono un semplice ragioniere arrivo a sostenere la necessita’ di una patrimoniale una tantum (ascoltare la telefonata barca /vendola), mentre al tesoro fior di economisti che cavolo stanno a fare ?. Alla fine vale il motto fin che la barca va lasciala andare….inutile mettersi contro corrente, poi ci penseremo o ci penseranno altri..

                    1. eh, ma il bello (almeno per me) viene qui: abbiamo due posizioni che sembrano inconciliabili. due persone (o nick) che pensiamo stiano scrivendo in buona fede per migliorare le condizioni dell’italia… stato o privato? patrimoniale o no? e se sì, come? e privato come e perché? ovviamente ho qualche idea, ma chissà, magari metterò in dubbio qualcosa…

        1. non è immutabile….per fortuna, ma dal mio punto di vista trovo inutile prendersela con lo stato. Anzi per esempio la sanità pubblica, la scuola pubblica etc. va difesa ad oltranza. Anche perchè vogliono far passare l’idea che il privato è meglio . Il privato non è meglio segue logiche di profitto,,,,,

      1. Purtroppo lo stato italiano non sono gli italiani.
        Sarebbe come dire che i Rom sono quelli che rubano.
        O gli ebrei quelli che massacrano i palestinesi.
        O ….
        Una struttura di potere politico-economico disinteressato al bene del paese è stata avallata, sì, dal disimpegno dei cittadini negli anni del boom economico. Una volta insediatasi ha saputo consolidarsi a tal punto da essere capace di ogni trasformismo. E una volta che ti dimentichi che se non tieni il fiato sul collo ai tuoi ‘rappresentanti’, sono loro a metterti al collo una catena da cui è arduo liberarsi. Continuano a chiamarla democrazia. Loro. .

          1. E la mia era una semplificazione 🙂
            Ma ricordo di essere arrivato alla prima adolescenza in una casa in cui pioveva dentro, il ‘riscaldamento’ era assicurato in cucina da quella che si chiamava allora ‘cucina economica’, alimentata a legna in parte recuperata da me e mia madre dal letto del fiume. La corrente elettrica era usata con grandissima parsimonia e quella poca in gran parte rubata ingegnosamente all’ENEL. Mai patita la fame, ma la scarsità sì. E potrei continuare.
            Quando mio padre, con uno stipendio da operaio e una madre, una moglie e tre figli a carico, riuscì a sistemare un po’ la casa, addirittura dotandola di un bagno (prima era, letteralmente, un cesso) e persino a comprare ‘moderni’ mobili nuovi in formica (dando via con gratitudini i mobili ‘vecchi’ in buon legno massiccio a un furbastro che fece incetta di tutto ciò che c’era di ‘vecchio’ in paese) parve arrivato il benessere.
            Storie simili credo siano state parecchio diffuse. E credo ne sia derivata la sensazione che i padroni, il capitalismo, non erano in fondo così cattivi, che ci si poteva ragionare, si poteva negoziare, la loro ricchezza colava anche in basso e allora non era il caso di affrontarli a muso duro. E anche la dirigenza della sinistra ne ha preso atto ed è diventata sempre più accondiscendente non avendo alle spalle una base combattiva (prima ce l’aveva, ma era bloccata a un ruolo rivendicativo e non rivoluzionario da equilibri transcontinentali).
            Dall’accondiscendenza alla complicità il passo è stato breve per i politici. Dall’assuefazione a un certo benessere alla sudditanza da chi di tale benessere appariva garante (a destra, sinistra o centro non importa) il passo è stato ugualmente breve.
            Poi siamo arrivati oggi a scoprire che i padroni restano padroni e che quando il vento tira da una parte che non consente loro di essere benigni diventano perfidi. Ma intanto la memoria del processo che ci ha portati sino a qui va svanendo con le generazioni più anziane.

            Mi fermo qui, che sennò vien fuori troppo un papiro.( E non amo confessare troppo apertamente il mio dilettantismo)

    2. È vero
      Non è di destra
      Solo incline al populismo, razzista e omofobo, un po imbroglione
      Ma la colpa di qualsiasi cosa accada è sempre di qualcun altro….

          1. A naso fai un po’ come quello che diceva “guai a voi, scribi e farisei ipocriti” e che poi è finito inchiodato.
            Il che sarebbe il meno. Il bello è che gli scribi e i farisei ipocriti hanno anche costruito una chiesa in nome suo. Anzi, più d’una.

                1. cazzo namm (e non mi venire a dire che il figlio di dio non deve dire parolacce che tanto cazzo lo dico quando e quanto mi pare), cosa devo fare di più per dimostrarlo?
                  il mio nome inizia con la g e tutti mi chiamano giuse (giuse, gesù, onomatopeico…)
                  sono figlio di un falegname
                  a 33 anni mi cercava più di una persona per crocifiggermi
                  ho le mani bucate ( il mio conto in banca fa pandan con le mie idee….)
                  le mie idee, lo sai, sono abbastanza rivoluzionarie
                  preferisco il vino all’acqua
                  non so nuotare (questa va capita)
                  le pie donne in redazione più di una volta hanno avuto da spettegolare sul mio conto….
                  cazzo vuoi di più? che ti mostri le stigmate? beh, rimarrai deluso. a 33 anni ero veloce e non hanno beccato…….

                  1. ps. che tutto ciò non arrivi alle orecchie di daniele x che col padre celeste (non formigoni, l’altro….) ha un rapporto tutto suo, e la potrebbe prender male….

                  2. See! g – giuse – Gesù … Sarà pure anamatopeico ma non è etimologico.
                    Giuseppe = il padre putativo.
                    Il che è confermato dalle tue reiterate lamentele sulla carenza di trombate.
                    Ti perdono il “questa va capita”.
                    Casomai “questa va carpita (concupita)”.
                    Ma non so chi sia “questa”. Né il coniugo. Problemi vostri.

                    1. Va bene va bene
                      Confesso
                      Un po ci gioco con sta cosa del fatto che sono Gesù
                      Ma se ti dico che anche io ho un debole per le peccatrici (non so se mi spiego….)?

                    2. Bah, una peccatrice che mi faccia il pediluvio non lo considero proprio il massimo. Un’ossessa della pulizia. Ha seguito Gesù fin sotto la croce sempre con catinella, sapone e asciugamano.

  4. POLITICA
    Il caso sindaci per l’esordio di Si
    Sinistra italiana. Scintille Pisapia-Cofferati. Il sindaco: Sel rispetti i patti e sostenga Sala. L’ex pd: no, è di centrodestra. Zedda si schiera con il collega. Primo sondaggio su Fratoianni, per il 23% il nuovo segretario sarà lui. Oggi atteso «il passo a lato» di Vendola

    Daniela Preziosi – il manifesto 21.02.2016

    La prima standing ovation della platea di Sinistra italiana è per un uomo del partito democratico. Ma quello «del popolo»: è l’anziano Ertugul Kurkcu, già presidente dell’Hdp. Sale sul palco e porta i saluti «del popolo curdo e del popolo turco». A Palazzo dei Congressi spunta la lacrima.

    La seconda giornata di Cosmopolitica è quella delle tremila presenze, dei 24 tavoli, del parterre de roi dei costituzionalisti, delle assemblee su democrazia, scuola, ambiente e lavoro. Dell’esordio di Commo, la piattaforma digitale su cui Sel ha investito 60mila euro perché il nuovo soggetto abbia una «casa online». E che ieri, dice Roberto Iovino, «ha fatto mille iscritti nelle sue prime otto ore di vita».

    Ma è anche la giornata dei botta e risposta fra ’big’. In mattinata arriva Giuliano Pisapia, il sindaco di Milano. Partecipa ai tavoli, ma sul nuovo partito la prende larga: «Sel è una parte importante della mia storia politica, ma sono qui per affetto. Per i prossimi quattro mesi continuerò a fare il sindaco». Il fatto è che qui, in molti, gli chiedono di mollare Sala. Lo ha fatto a più riprese Sergio Cofferati, già sindaco di Bologna e ora padre nobile della sinistra-sinistra genovese. Lo ha fatto Stefano Fassina, candidato a Roma, che pur avendo non poche gatte da pelare nella Capitale dice che «la priorità a Milano è unire le forze e recuperare la parte della città che non si riconosce in Sala». Pisapia incontra l’ex segretario della Cgil in un corridoio elo abbraccia con affetto. Ma ai cronisti risponde secco: «Sel sta ragionando. Ma ha fatto un patto di lealtà per le primarie: ha vinto Sala e ora saremo tutti in campo per sostenerlo sapendo che deve continuare un’esperienza di centrosinistra. Spero, e ne sono convinto, che Sel sia accanto a me». Si schiera con lui Massimiliano Smeriglio, vice di Nicola Zingaretti alla regione Lazio: «A Milano abbiamo accettato la sfida del popolo che decide. E il popolo ha deciso in maniera interessante, perché per Majorino e Balzani hanno votato più di 30mila persone. Non dobbiamo mantenere un patto con Sala ma con il nostro popolo». Poi sbotta: «Bisognerebbe avere più aderenza alle proprie biografie. E parlo di certi ex Pd che considerano tutto il campo di centrosinistra come destra. È paradossale». Il riferimento è proprio a Fassina e a Cofferati che, una volta usciti dal Pd, sono diventati i più combattivi sostenitori della rottura delle alleanze. Cofferati replica: «Sala è di destra. Cioè, di centrodestra», quindi «è un dovere» sfidarlo con un nome di sinistra. Per esempio Pippo Civati? Civati non è qui ma manda a dire: «Io non sono candidato. In ogni caso sarebbe il caso che Sinistra italiana si mettesse d’ accordo su una posizione».

    Intanto dal Pd arriva il missile del vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini: «Dopo aver fatto vincere la destra in Liguria, Cofferati ci prova anche a Milano… non ci riuscirà». Replica di Cofferati: «La verita’ e’ che il Pd ha sbagliato candidato, ha lasciato che si inquinassero le primarie ed alle urne ha pagato il prezzo di aver amministrato male la Regione Liguria. Guerini finge di non ricordare le ingerenze della destra nelle primarie, ingerenze che io gli ho segnalato puntualmente».

    Dice la sua, per la verità costretto dai cronisti, anche il sindaco di Cagliari, l’enfant prodige Massimo Zedda, che è di Sel ma è stato confermato anche dall’alleato Pd per il voto di giugno. Si schiera con Pisapia: «Se vince Sala, vince il centrosinistra che dimostra così di non essere morto ma poter ripartire dalle città. Alle comunali non ci può essere un dogma nelle alleanze, ma c’è una realtà molto variabile, legata come sempre alle singole realtà locali». Zedda, a differenza del sindaco uscente di Milano, si dichiara convintamente dentro il ’percorso’ di Sinistra italiana. Ma le differenze interne già si misurano. E solo un patto stretto nel nucleo fondatore del nuova cosa alla vigilia della kermesse tiene a bada i fuochi. Infatti è Nicola Fratoianni, leader in pectore della nuova forza politica, a incaricarsi di buttare otri d’acqua: «Nessun dramma, il partito non esiste ancora». Per questa semplice ragione fisica ancora non può dividersi. L’invito è a guardare oltre le comunali, come pure fa Alfredo D’Attorre: presto sarà lanciata la raccolta firme per tre referendum contro Jobs act, riforma della scuola, Italicum. Il 17 aprile il referendum sulle trivelle, poi a ottobre la «grande prova» del referendum costituzionale. Il congresso del nuovo ’partito oltre il partito’ arriverà solo a dicembre, se tutto va bene.

    Ieri Fratoianni viene gratificato di un sondaggio commissionato da Huffington post. Alla domanda ’chi vorrebbe come segretario di Si’ ha raccolto il 23,08% delle preferenze, seguito da Fassina con il 15,38, da D’Attore con il 13,46. A Vendola — che oggi ’parlerà’ attraverso un video che conterrà l’annuncio di «un passo a lato» — solo l’11,54. Un ragguardevole 29,8% per cento risponde «nessuno di questi».

    Per il responsabile organizzazione di Sel, Peppe De Cristofaro, mettere in ordine l’elenco oratori per il gran finale di oggi è stata una faticaccia. Dal palco sono previsti trenta interventi, il video di Vendola e il saluto — scritto — di Maurizio Landini. Fra gli altri Luigi De Magistris e Leoluca Orlando, il segretario del Prc Ferrero. La deputata ex Pd Giovanna Martelli, già consigliera del governo per le pari opportunità, annuncerà un avvicinamento. Il senatore ex grillino Francesco Campanella, oggi nel misto con la casacca Altra Europa per Tsipras, l’ingresso in Sinistra italiana (malumori nell’Altra Europa che invece non entra nella nuova cosa). Annunci di adesione anche dall’ex grillino Fabrizio Bocchino e dall’ex Pd Corradino Mineo. Ci saranno Ilaria Cucchi e Luciana Castellina. E Gianni Cuperlo, che per essere qui si allontanerà dall’assemblea Pd: ma solo temporaneamente

    1. nell’articolo (ancor più su corredato dalle dichiarazioni, fatte nei giorni scorsi, di alcuni politici, da ferrero a civati) già si può leggere l’ennesimo nulla di fatto

      il sunto: probabilmente nascerà un altro partitino, ma tutti baderanno a difendere il proprio orticello. come se ci fosse qualcosa ancora da difendere!

      civati non è interessato, ferrero non vuole sciogliere rifondazione, i sindaci non vogliono mollare le alleanze col pd, quello storce il naso, l’altro ha il mal di pancia.
      risultato, per dirla alla fantozzi, una cagata galattica!

      non dovrei, ma riesco a stupirmi ogni volta.
      è come andare alle corse conoscendo i risultati e potendo giocare una tris milionaria, e invece finire per puntare su un brocco!
      ma mi chiedo. possibile che non si riesca a trovare dieci punti per cercare unità su base programmatica, dato che, almeno a sentire gli interessati, i valori condivisi sono i medesimi?

      continuo a non capire

        1. sarà. ma continuo chiedermi dove sbaglio, perchè è ovvio che quello che sbaglia sono io
          il contesto intorno sembra quello ideale per uscire dall’ininfluenza in cui ci si è relegati
          un governo di stampo neoliberista che in due anni ha realizzato un programma che nemmeno berlusconi avrebbe immaginato tanto
          lavoro, costituzione, ambiente, stato sociale, diritti, praticamente tutto distrutto
          un’europa che tradisce ogni giorno di più le speranze per cui è nata, in mano alla finanza internazionale a scapito dei popoli che la abitano
          una situazione internazionale che fa rimpiangere i tempi della guerra fredda.
          guerra ovunque. fame, distruzione, morte e profughi che scappano e vengono respinti. e da tutto questo qualcuno guadagna
          e mi fermo qui perchè credo che sia sufficiente a indurci a fermarci e pensare un pochino.
          in questo quadro c’è un grande strato sociale che non ha voce e non ha rappresentanza politica. non si riconosce in nessuno dei partiti che popolano l’arco politico. e, o vota turandosi ogni orifizio, o non vota.
          molti di questi, non certo la maggioranza del paese (che ripeto, l’italiano medio è di destra), si riconoscono nei valori fondanti della sinistra, che non vedono come una categoria o un’etichetta, con buona pace di boka, me un ideale sul quale fondare la società.
          e questi cazzoni, da civati a ferrero, passando per tutto ciò che c’è in mezzo, cosa fanno?
          lasciamo perdere………
          ripeto. io vedo tutti gli ingredienti per cercare di ridar voce a quelle istanze. certo, in italia non sarà mai maggioranza, per vari motivi che tutti conosciamo. ma sappiamo anche che una voce comune, di opposizione vera, può portare sia al contrasto di politiche governative scellerate, sia alla conquista di diritti e al miglioramento della condizione di molti, che altrimenti verrebbero sistematicamente lasciati indietro.
          e la nostra storia ce lo insegna. tutti i diritti, dal lavoro allo stato sociale, ai diritti, conquistati negli anni, non sono certo stati conquistati con il partito comunista al governo.

          1. una nota sul fatto che questo governo abbia ‘tutto distrutto’: piuttosto, questo governo ha ‘ratificato’ una distruzione in atto. certo, è già tanto, ma questo è.
            altrimenti si rischia di trovare ogni volta un capro per problemi che senz’altro vanno oltre e che ci coinvolgono tutti

            1. sfondi una porta aperta.
              ma qui a parlare di responsabilità diffuse……
              l’ho detto mille volte: non ho visto in questi anni colpi di stato, ne di silvio, ne di mario, ne di matteo, ma ho visto una popolazione che si fa scivolare addosso tutto e spera solo di poter un giorno rimettere il muso nel trogolo e acchiappare qualche ghianda

            2. Cosa significa “ratificato”? Il jobs act era necessario? Non hanno responsabilita’ per averlo approvato? I tagli alla sanita’ inevitabili?

              1. per il jobs act significa che non cambia nulla, nei fatti. non c’era lavoro fisso prima e non c’è adesso.

                poi capisco, è un po’ una provocazione, ma ripeto: pensando che ci sia un colpevole unico e indicabile a dito può farci star meglio ma non ci tira fuori dai guai. al prossimo giro ci riproveremo con un altro mago, e vedrai che sarà lo stesso. ne riparleremo.

                1. No non e’ lo stesso. Io credo che per quanto riguarda il lavoro abbiamo due date chiave e due leggi chiave: il 2003 con la legge Biagi e il 2015 con il jobs act. E’ vero il lavoro non c’e’, o meglio ce ne poco a fronte del numero di disoccupati, ma i diritti sono un’altra cosa. Svendere i diritti per il lavoro (con la scusa di, perche’ non potremo mai competere con certe situazioni estreme in cui si delocalizza, un esempio emblematico e’ l’ Albania, vicina, dove il lavoro non costa niente), e’ come farsi ammanettare volontariamente. Poi d’accordo sul fatto che nel panorama politico sono rimasti in pochi a difendere i diritti.

      1. riassumendo, che ho potuto seguire poco?

        si = sel + d’attorre e ex m5s?
        civati e ferrero restano con i loro partiti?

        è così?

        a guardare i temi pare in effetti che ci siano valori condivisi. ma poi qualche differenza o programmatica o strategica viene fuori.
        se dovessi dire, di fatto ‘possibile’ viene percepito come partito nuovo, più diritti civili che sindacalismo. rifondazione è ormai un’accolita di dipendenti pubblici formatisi negli anni ’70 (ok, qualche operaio ce lo metto, va’), mentre sel era ‘possibile’ 1.0. e quindi ormai è stata superata.

        destino? fallimentare. unica speranza, un candidato che smuova le acque. civati a milano, diceva transi? non so, non ho il polso e nemmeno il gomito. ma se va male peggio mi sento.
        boh. boh. boh.

        1. si, anche se nello specifico ci sono ulteriori distinguo ( come se non bastassero quelli che hai elencato…..), sia interni a sel, sia di altre forze (?), vedi l’altra europa….
          e lo scontro è strategico e di posizionamento. di programma non se ne parla nemmeno!
          mentre dovrebbe essere il punto di partenza!!!!!

  5. Non so in che misura verranno tolti i sussidi ai migranti in Inghilterra, ma mi pare che siamo alla chiusura di un cerchio. Prima togliamo i diritti, poi abbassiamo le retribuzioni ed ora si tolgono i sussidi: lavoro quasi gratuito.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...