Con le armi nel sacco

segnalato da Barbara G.

PRESI…CON LE ARMI NEL SACCO!

Dal 2010 al 2014 l’Italia ha aumentato considerevolmente l’export di armi verso il Medio Oriente e il Nord Africa, teatri di guerre sanguinose. Smettiamo di chiudere gli occhi

di Alexis Myriel – terranuova.it, 06/02/2016

Che l’Italia esporti armi nel mondo e anche in Medio Oriente non è un segreto. Ma è una di quelle notizie che si è abituati ad ignorare perché tutto avviene lontano dai riflettori delle tv e le coscienze possono riposare tranquille. Poi, ecco che nel novembre scorso un deputato sardo pubblica sul suo profilo Facebook le fotografie delle bombe (appena uscite dalla fabbrica di Domusnovas) che vengono caricate sugli aerei e sulle navi per essere trasportate in Arabia Saudita. E scoppia lo scandalo. Che prontamente il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, cerca di liquidare con una manciata di parole: «È tutto regolare, non sono armi italiane, si tratta solo di transito».

Ma, allora, cerchiamo di capire cosa succede quando invece ad essere esportate sono proprio le armi italiane e quando ciò avviene in Paesi con regimi autoritari o impegnati in teatri di guerra. È realistico pensare, come qualcuno ha dichiarato di recente, che l’Italia venda direttamente le armi ai terroristi dell’Isis? O si innescano meccanismi differenti?

«Non abbiamo evidenze che l’Italia venda armi all’Isis» spiega Piergiulio Biatta, presidente di Opal Brescia, l’Osservatorio per le armi leggere. «Ma le armi, per arrivare in mano a gruppi incontrollabili o estremisti, non hanno bisogno di essere vendute direttamente. Se si esportano armi a regimi autoritari o a dittatori che poi magari vengono rovesciati, non si sa in che mani possano finire. Basti pensare all’esempio degli Stati Uniti: hanno inondato la regione mediorientale di armi e si sono ritrovati poi a combattere contro eserciti che usavano quelle di provenienza americana. Sollevammo la questione quando l’Italia fornì sistemi militari al regime di Bashar Al Assad, tanto da essere il maggior fornitore europeo di armamenti alla Siria; servivano per l’ammodernamento dei carri armati di fabbricazione sovietica. Ora questi carri armati a chi sono in mano? Qualcuno può rispondere? E ancora: le 11mila armi italiane vendute nel 2009 alla guardia di sicurezza di Gheddafi dove sono finite?».

In proposito, è utile ricordare che il giornalista del Corriere della Sera, Lorenzo Cremonesi, entrando nell’agosto del 2011 nel bunker di Gheddafi riportava testualmente:«Nelle stanze adibite ad arsenali militari ci sono le scatole intatte e i foderi di migliaia tra pistole calibro 9 e fucili mitragliatori, tutti rigorosamente marca Beretta. A lato, letteralmente montagne di casse di munizioni italiane. Ricordano da vicino gli arsenali che avevamo trovato nella zona dei palazzi presidenziali di Saddam Hussein, dopo l’arrivo dei soldati americani, il 9 aprile del 2003».

«Riguardo poi le armi che escono dall’Italia ma che vengono definite solo in transito, occorre comunque un’autorizzazione del Governo» prosegue Biatta. «Si pensi alle migliaia di bombe inviate dall’Italia alle forze armate dell’Arabia Saudita: le hanno impiegate per bombardare lo Yemen senza un mandato dell’Onu. L’azienda produttrice è la RWM Italia, azienda bresciana appartenente al gruppo tedesco Rheinmetall ma che opera con la piena  autorizzazione del governo italiano. Vogliamo continuare a nasconderci dietro l’ipocrisia, le mezze verità e le mezze risposte?».

Veniamo ai dati

«Se ci si concentra sul quinquennio dal 2010 al 2014, si vede che le esportazioni dall’Italia sono aumentate considerevolmente verso il Medio Oriente e il Nord Africa, cioè proprio le zone di guerra, aree che rappresentano oggi, con un 35,5%, il bacino maggiore per il nostro Paese» spiega Giorgio Beretta, analista Opal. «Nel quinquennio precedente, dal 2005 al 2009, non era così, il bacino maggiore era interno all’Unione Europea. La classifica è guidata dai regimi di Algeria e Arabia Saudita. Se non fosse per la presenza Usa, anche gli Emirati Arabi Uniti sarebbero sul podio».

Esportazioni italiane di armamenti. Autorizzazioni per zone geopolitiche. Confronto tra il quinquennio 2005-2009 e quello 2010-2014

L’informazione, poi, è sempre più carente. «La relazione che il governo Renzi ha inviato alle Camere nel marzo 2015 è corposa, due volumi per un ammontare di 1.281 pagine, ma manca di elementi fondamentali necessari al Parlamento per esercitare quel ruolo di controllo che gli compete. Ancora più carente, tanto da risultare non solo inutile ma addirittura fuorviante, è la sezione curata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze a seguito delle modifiche legislative introdotte negli anni scorsi. Più che un documento ufficiale sembra un testo di appunti di qualche svogliato funzionario».

Cosa fare

Cosa è possibile fare, dunque, per sollecitare il governo a cambiare rotta? Se non altro fare sentire la propria voce e tenersi informati. Può essere utile seguire e aderire alle campagne di sensibilizzazione della Rete per il Disarmo,  dell’Osservatorio Permanente per le armi leggere (www.opalbrescia.org/) e di Amnesty International Italia.

*****

Armi italiane in Yemen: otto domande a Matteo Renzi

di Giuseppe Civati – possibile.com, 19/02/2016

La situazione in Yemen è esplosiva, soprattutto da quando lacoalizione guidata dall’Arabia Saudita (senza alcun mandato o copertura della comunità internazionale) ha deciso di procedere abombardamenti su città e villaggi. Si parla di oltre 20.000 morti(tra cui diverse centinaia bambini) e di oltre l’80% della popolazione senza accesso ai servizi essenziali. Senza dimenticare i bombardamenti sugli ospedali.

Una condizione gravissima ed inaccettabile: lo ha sottolineato Ban Ki-moon, nei mesi scorsi aveva espresso preoccupazione la stessaFederica Mogherini, e lo ribadiscono molte prese di posizione di attori internazionali (Agenzie ONU e ONG che operano sul campo).

Matteo Renzi invece non ha mai preso posizione esplicita a riguardo, nemmeno durante la sua visita ufficiale di fine 2015 a Riyad.

Nei mesi scorsi dall’Italia sono partite bombe (almeno sei carichi)alla volta dell’Arabia Saudita. Abbiamo avuto conferma che tali ordigni siano stati usati direttamente in Yemen. Da tempo, diversi parlamentari e la società civile che si occupa di controllo delle armi chiedono conto al Governo di queste spedizioni, ricevendorisposte vaghe ed evasive (tanto che la Rete Disarmo sta presentando in diverse Procure d’Italia degli esposti per violazione della legge 185/90 che impedirebbe di vendere armi a Paesi in conflitto armato, oltre che per violazione del Trattato Internazionale sugli armamenti che anche l’Italia ha ratificato).

La prossima settimana il Parlamento Europeo sarà chiamato a votare (speriamo positivamente) una Risoluzione relativa allo Yemen, che comprende un emendamento favorevole ad un embargo di armi verso i sauditi.

Ma il tempo passa e i morti aumentano e, sia per il silenzio del Governo sia per la fornitura diretta di armi, il nostro Paese si sta rendendo complice di quella che è considerata una delle più gravi crisi umanitarie attuali. Non si può attendere oltre e dunque rivolgiamo al Governo di Matteo Renzi alcune semplici domande per cui chiediamo risposte chiare.

1) Chiediamo al Governo di chiarire tipologia di armi, valore e destinatari finali delle autorizzazioni rilasciate tra il 2012 e il 2014all’esportazione verso Paesi coinvolti nella coalizione Saudita che sta bombardando lo Yemen;

2) In particolare chiediamo al Governo di dettagliare tutti i singoli e specifici tipi di sistemi militari autorizzati e il periodo(anno/mese) di consegna di ciascuna delle esportazioni riportate nella “Tabella delle autorizzazioni” a Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrain, Kuwait, Qatar e Egitto all’interno della Relazione al Parlamento ex Legge 185/90;

3) Chiediamo al Governo di sapere per quale motivo non siano state sospese le forniture di armi all’Arabia Saudita e ai suoi alleati dopo che, nel marzo 2015, si era resa evidente (per loro stessa ammissione) la partecipazione ad un conflitto armato(fatto che implica la proibizione all’export militare secondo l’articolo 1 della legge 185/90);

4) Poiché tali spedizioni non sono state sospese chiediamo al Governo informazioni precise su quante e quali nuove autorizzazioni siano state rilasciate ad aziende italiane nel corso del 2015 e di queste prime settimane del 2016; per ciascuna azienda e per ciascun specifico tipo di sistema militare chiediamo siano esplicitati quantità e valore, e quali consegne si sianoeffettivamente realizzate nel 2015 verso Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrain, Kuwait, Qatar e Egitto (cioè quelli della coalizione sunnita che è intervenuta in Yemen senza mandato internazionale);

5) Chiediamo a Matteo Renzi il motivo per cui non abbia minimamente affrontato la questione yemenita (e delle forniture di armamenti) nella sua visita di fine 2015 in Arabia Saudita;

6) Chiediamo al Ministro degli Esteri Gentiloni (il MAECI ha il mandato di valutare l’export militare italiano) di spiegare i motivi per cui le consegne all’Arabia Saudita siano proseguite nel corso del 2015 nonostante gli impedimenti della 185/90. Non accetteremo le risposte evasive già fornite al Parlamento (come, ad esempio, che per l’Arabia Saudita possiamo non rispettare la Legge perché “ci aiuta contro il terrorismo”);

7) Chiediamo al Governo che senso abbia inviare bombe all’Arabia Saudita nel giorno stesso in cui il Parlamento Europeo assegnava per acclamazione il Premio Sakharov al dissidente saudita Raif Badawi (ricordando che le gravi violazioni dei diritti umani sono impedimento prescritto dalla Legge per le vendite di armi);

8) Chiediamo al Governo di rispondere alle richieste della società civile in merito alla perdita di trasparenza nelle Relazioni al Parlamento previste dalla legge 185/90. Ad esempio, dalla Relazione pubblicata nel 2015 si può conoscere solo il sistema militare di ogni singola autorizzazione e l’azienda a cui è stata rilasciata, ma non si può ricostruire (nemmeno incrociando tutte le tabelle) il destinatario finale di ciascuna di queste. Tutte cose chiaramente esplicitate, invece, nelle prime Relazioni del governo Andreotti e – seppur a fatica – ricostruibili fino all’avvento del Governo Renzi (cui si possono attribuire ultime due Relazioni).

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35 comments

  1. ” ……… ci sono delle mediazioni anche nel convivere con la merda. ma sempre più negli ultimi tempi (forse mozione civati mia ultima illusione) mi sto stancando sempre di più di chi pensa di essere pulito, di chi disegna il bianco e nero.”

    non so perchè ma leggo questa frase e mi sembra di ricevere; sono profondamente nauseato da quello che ho visto negli ultimi 20/30 anni, ma dopotutto mi ero assuefatto, in fin dei conti chi piu chi meno ma è sempre stato cosi, riuscivo pure a far finta che tutto andasse bene, poi sono arrivati quelli che hanno cominciato a ricordarmi la realta e se devo scegliere tra la nausea e l’indifferenza, preferisco l’indifferenza, so che le cose sono uno schifo ma vi prego almeno non ricordatemelo.

  2. caro heiner
    “dopo bersani è arrivato renzi”

    non ti capisco, dopo lenin è arrivato stalin, quindi ?
    mi sembri berlusconi che evoca l’arrivo dei comunisti

    il pd era una merda di interessi ed intrecci fra politica, economia, finanza e malaffare con bersani, prima di bersani e dopo, con renzi
    doversi preoccupare di come il pd possa peggiorare mi sembra un esercizio sterile e senza possibile soluzione, è lo stato dell’arte del partito che tradisce il proprio mandato, migliorare questo suo primato, neppure se arrivasse hannibal lecter e da ex mangiatori di bambini diventassero mangiatori di carne umana tout court (ed anche su questo mi sembra si stiano attrezzando, in effetti. Se poi “il mercato” dovesse chiederglielo…)

    1. infatti dopo lenin è arrivato stalin, com’era prevedibile. e non è stato un gran passaggio.

      io la vedo così. perché lo schemino è vecchio: inizia con tangentopoli e tutte le promesse palingenetiche che ne sono seguite. io mi sarei anche stufato. questo è quello che abbiamo. se è merda è perché gli italiani sono merda.
      quando mi darai un’opzione credibile sarò felice.

      finché mi darai il m5s mi tengo la mia merda, grazie.

      1. fino a quando ti tieni la merda non esci dalla merda, mi sembra ovvio
        non c’è merda migliore o merda peggiore, sempre merda è

        non si tratta di grembiulini, si tratta di non dover fare lo stercoraro gourmet

        vedi tu

        p.s. tangentopoli è stata cavalcata dal pci/pd in modo tale, che il m5s, in confronto, sembra un gigante della politica moderata. Non si tratta di trave o pagliuzza, hai il titanic nell’occhio

          1. (scherzo, ce l’ho sempre avuta. fin dal primo momento. andai a sentire il comizio di occhetto e mi vennero i brividi per la pochezza e la mancanza strutturale.
            però, come fanno tanti oggi con il m5s, in fondo pensavo che nulla sarebbe stato peggio del pentapartito, che bisognava uscire dalla melma, e in fondo nel pci c’erano tante brave persone che avrebbero sicuramente cambiato finalmente le cose.
            che qualche giovane ci creda oggi con il magico duo (cit.) lo posso capire. ma io non ce la faccio più, conosco i difetti di renzi come quelli di bersani, di grillo e di civati. non ci sono santi.

            1. non so heiner
              si tratta di provare a cambiare schema, niente santi o salvatori
              ad oggi, pur con il mio voto sospeso, sono gli unici che possono rompere la catena che lega interessi e politica
              cosa che accade in tutti i paesi del mondo, ma da noi ha oggi una compenetrazione troppo profonda
              non so, poi, come si riallacceranno, se in modo migliore o peggiore. Anche quello dipenderà da come deciderà “il popolo”, ma il gioco vale la candela, a mio modo di vedere.

      2. ci vuole la volontà di costruire altro.
        ma siccome “altro” al momento può valere dal 4% al 10% a seconda delle stime, oppure comporta credere nel duo acrobatico (cit.) ci si crogiola nella merda perché così si vince

        1. non per forza ci si crogiola. ci sono delle mediazioni anche nel convivere con la merda. ma sempre più negli ultimi tempi (forse mozione civati mia ultima illusione) mi sto stancando sempre di più di chi pensa di essere pulito, di chi disegna il bianco e nero.
          e ricordo come oggi la prima volta che vidi renzi in tv (questo presidente della provincia di firenze???? rimasi di sasso, perché politicamente sono aperto e liberale, ma ho un forte imprinting estetico, e renzi proprio….)
          ricordo le speranze che fosse fatto fuori da lapo pistelli (una mente persa alla politica attiva. un vero politico con le contropalle. pace)
          ricordo la sensazione sgradevole quando vidi la prima leopolda (e c’era civati come compagno di merende…)
          ricordo le primarie varie (sorvolo umanamente sul fatto che marco abbia votato per renzi la prima volta 🙂 , ma non politicamente)

          ecc. ecc. ecc.

          1. non è questione di sentirsi pulito.
            questo è un alibi per “restare dentro”, a mio avviso.

            Perché a questo punto ti chiedo: dell’attività del PD che cosa condividi e cosa no.
            poi uno fa il suo personale bilancio….io la vedo così, civati, grillo, sel e compagnia cantante….indipendentemente da loro per me il PD è ormai totalmente indigeribile. Nel momento in cui si andrà ad elezioni, vedrò cosa votare, se votare bianca o annullare la scheda.
            ma il pd no
            se devo veder attuata una politica di destra preferisco la faccia la destra original, non una finta sinistra

            1. vuoi una risposta seria?

              lascia stare quel che condivido e non condivido. l’elenco sarebbe lunghissimo.

              faccio un paio di esempi piccoli, però, se vuoi:

              – buona scuola? vomito
              – unioni civili? ottima cosa, anche se con dispiacere

              – jobs act? in genere male. ma quali opzioni mi sono state prospettate? nulla di serio
              – italicum? vedi sotto riflessione ancora apertissima

              – riforma senato? chi se ne impipa? non cambierà nulla, mi può andare anche bene

              e così via, si potrebbe continuare.

              1. ma il mio punto resta:

                – questo è quello che abbiamo.
                come possiamo migliorare?

                capisci? posso avere idee varie su renzi (e a prescindere: chi ce lo ha mandato lì? siamo sicuri che i vari civati e grillo siano incolpevoli? vedi sotto), ma quello che mi interessa è come possiamo migliorare.

                l’opzione sun mi trova contrario, ma ho poco da opporgli. lui crede che la rottura sia salutare, io credo che sarà solo l’ennesima rottura (di). qui mi scontro quasi con un atto di fede (si scherza 🙂 )

                l’opzione civati non vedo come possa avere successo, anche ammettendo qualche piccolissimo successo locale. potrebbe avere un peso se accettasse di mettersi in discussione, di offrirsi come eventuale partner.
                in germania i verdi se ne strafottono di chi hanno davanti (tranne che con i nazi, ovvio). che abbiano davanti la cdu o la spd o i liberali loro propongono le loro priorità. ci state o non ci state?
                civati ha messo il veto (che poi, ripeto: dopo essere stato compagno di merende… francamente) ideologico. da un certo punto di vista ha senso, perché altrimenti voi non lo votate. dall’altro punto di vista dimostra ancora una prospettiva da asilo mariuccia che mi fa cadere gli zebedei. e mi sarei scassato.

                in bocca al lupo

                  1. perché dicono che bisogna investire nelle rinnovabili e non nel petrolio? smettila di guardarti l’ombelico (perché più sotto c’è poco da vedere) e guarda cosa sta succedendo all’estero, ad esempio in francia….

                    1. Credo che ci siano pochi partiti “sputtanati” come i verdi Italiani… (demagogici, pretestuosi, massimalisti, ecc.)

                      Ha fatto più danni per l’ambiente Pecoraro Scanio che la marea nera.

                      Lo dico con rammarico, perché manca una coscienza ambientalista credibile….

                    2. meglio realacci? credo sia il più sputtanato di tutti
                      magari ci fosse un vero partito “green” in Italia. ciò che ne è rimasto guarda caso lavora con Possibile

                1. civati ha messo prima di tutto un veto sulla questione programmi.
                  le alleanze si costruiscono sui programmi.
                  gli altri che stanno uscendo non mi pare che si stiano preoccupando molto di questo, sembrano più interessati ad offrire una stampella esterna al pd.

                  il motivo per cui condivido la linea di civati (con tutti i suoi difetti, le minchiate fatte e il grosso problema dato dal suo cerchio magico) è che al momento credo sia necessario costruire un’identità sulla base di programmi ed obiettivi, e se ti poni come alleato del pd, dopo non aver condiviso nulla di quello che è stato fatto, sei un ipocrita. punto.
                  una volta definita l’identità sulla base dei programmi costruisci anche le alleanze.
                  non il contrario: se costruisci il partitino per allearti da esterno con il pd e da lì definire il programma sei destinato a morte rapida e certa.

                    1. Cosseddu è quello di “popolino” (titolo di blog bellissimo)?

                      Quando ai tempi ogni tanto leggevo i suoi interventi, mi pareva l’unico dotato ancora di un barlume di lucidità…

                      Ora non frequento.

      3. invece, ripensavo proprio alla questione del vulnus del post precedente…

        – da un lato con l’italicum avremmo una chiarezza che purtroppo oggi ci manca. il pd potrebbe governare senza alfano, ma anche il m5s avrebbe l’unica possibilità di andare al governo (come infatti è accaduto in diverse città: solo il maggioritario a doppio turno fa vincere il m5s, vista la sua impostazione). i partiti minori rimarrebbero mera testimonianza, senza il minimo potere di veto. niente alfano, ma anche niente bertinotti su cui scaricare eventuali colpe. e poi, come ho detto spesso, in fondo siamo maggioritari, a larga maggioranza. ormai (più o meno da 25 anni) pensiamo in termini di premier, per cui per paradosso viene rimproverato a renzi il fatto di governare senza essere passato per elezioni (e il paradosso viene che tale accusa è mossa dalle ‘sentinelle in piedi’ della costituzione, il che la dice lunga sullo stato delle cose)

        – dall’altro lato il fallimento dell’italicum, e il ritorno a un proporzionale spinto (se ho capito bene), oltre a impedire al m5s di andare al governo (e quindi lo costringerebbe alla media distanza a mutare strategia sulle alleanze, che per me è il punto dirimente), favorirebbe ovviamente una maggiore diversificazione della rappresentanza e rimetterebbe anche in moto la possibilità di una formazione a sinistra del pd (che magari, anch’essa sul medio termine, ripenserebbe la sua strategia sulle alleanze).

        boh. francamente non saprei. la legge elettorale è più importante per certi versi della riforma del senato, perché – come abbiamo visto – alla lunga genera anche un diverso ‘pensare politico’, ma ciò nonostante temo che il difetto sia alla base, non nel manico. e per quella (tra cui mi metto anch’io) c’è poco da fare….

        1. Ma se c’è un maggioritario e i 5 stelle prendono per sfiga la maggioranza, poi il patto (spero) non lo fai sulle frasi da baci perugina (gli 8 punti di Bersani sono solo l’ultimo esempio) ma scrivi un programma condiviso.
          A parole sono tutti per piu’ giustizia, eliminazione del conflitto di interessi, un italia piu’ verde, migliori servizi ecc.
          Voglio vedere come farebbero a dir di no dei partiti che si dicono di sinistra.

          1. se c’è il maggioritario e i 5 stelle prendono la maggioranza (come è possibile, visto i risultati nelle città, e roma merita attenzione, mi pare casaleggio abbia calato un asso), non c’è bisogno di accordi.

            per tutto il resto c’è bisogno di accordi, e il m5s è contrario. gli 8 punti potevano esse fero o esse piuma , ma se qualcuno voleva vedere le carte doveva discutere

            1. Se prendono la maggioranza relativa del parlamento spetta a loro fare il governo, e sono certo che non cercheranno alleanze arraffazzonate ma chiederanno adesione ad un programma.
              Spero di non esser smentito in tal senso in futuro.

              1. ah, ok (ammettendo un proporzionale, quindi)

                beh, se così fosse cadrebbe l’impianto filosofico casaleggino. perché prima o poi dovrai pur arrivare a compromessi (sarei curioso – si fa per dire, siamo al livello massimo di astrazione – di vedere una discussione tra m5s e civatiani su jobs act, art. 18, sindacati…)

                a quel punto m5s avrebbe fatto il salto della quaglia o del canguro, che saluterei molto positivamente.

                1. Saremo in tanti a salutare positivamente il “salto” ma non perchè cadrebbe l’impianto ma perche vorrebbe dire che finalmente esiste, nel panorama politico italiano, un ‘alternativa credibile con cui saltare.

                2. Magari leggo male io le dichiarazioni.
                  Il 5 stelle ha sempre detto no ad ALLEANZE (magari fatte solo per convenienza) e ha detto ugualmente no ha proposte fatte di fuffa, la vicenda Bersani la vediamo in modi diammetralmente opposti: Io dico che in qualche modo i 5 stelle hanno cercato convergenze,ad esempio con le nomine nelle commissioni, con la richiesta del rinuncio ai rimborsi o con l’elezione del Presidente della Repubblica.
                  Tu ti fermi alle parole mi pare, o forse io mi fermo dove mi piacerebbe essere…
                  buh, bah, boh…

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