I No Triv d’Oltralpe sono al governo

segnalato da Barbara G.

Francia, stop alla ricerca petrolifera e investimenti nelle rinnovabili

di Maria Rita D’Orsogna – ilfattoquotidiano.it, 23/02/2016

Il governo francese, su proposta del ministro dell’Ecologia e dell’Energia di Francia, Segolene Royal, ha deciso di vietare tutte le operazioni di ricerca petrolifera sul proprio territorio. Non cercheranno più petrolio da nessuna parte – una decisione monumentale. Visto che in Francia in questo momento ci sono 54 permessi esplorativi e 130 domande di ricerca di petrolio, più di 180 istanze assegnate o da assegnare finiranno nel dimenticatoio.

Segolene Royal ha ricordato che spera che il diniego di nuovi permessi esplorativi porterà nuovi investimenti nelle rinnovabili e nell’efficienza energetica del paese. Dice anche che bloccare la ricerca di petrolio è una risposta naturale all’esigenza di diminuirne l’uso. La decisione verrà inglobata nell’Energy Transition Act, varato nel 2015 dalla Francia e che impone per il 2050 la riduzione dell’uso di energia del 50% rispetto ai livelli del 2012, e di un taglio del 30% dell’uso di fonti fossili entro il 2030.

Segolene Royal è stata da poco nominata presidente del Cop21, il ramo delle Nazioni Unite che si occupa di cambiamenti climatici. A gennaio era stata in visita in California, ad incontrare i leader dell’industria anche verde di questo stato, e poi all’Onu per discutere con il segretario generale Ban Ki Moon come fare per implementare al meglio le decisioni prese durante il summit del clima di Parigi. A New York disse: “Ogni nazione deve adesso trasformare gli impegni presi a Parigi in azioni concrete” e che l’Europa deve rimanere di esempio per altri paesi sulla transizione rapida verso l’energia pulita. Con questa decisione del no a tutti i nuovi permessi petroliferi, la Francia di Segolene Royal cerca di fare il suo primo passo.

La Francia diventa così la prima nazione d’Europa a vietare la ricerca petrolifera nei propri confini nazionali. Nel 2011 i cugini d’oltralpe avevano già vietato il fracking, prima di tutti gli altri, dando l’esempio a Bulgaria, Germania ed Olanda che hanno successivamente adottato provvedimenti simili o comunque molto restrittivi sull’estrazione di shale gas.  In Francia la persona che si occupa di ambiente e di energia è la stessa persona. In Francia negli scorsi anni hanno approvato leggi o preso decisioni per facilitare la creazione di giardini sui tetti o per incentivarne la solarizzazione, per pavimentare le strade con pannelli solari, per aumentare le tasse sulle emissioni di Co2, e pure per diminuire la propria dipendenza energetica dal nucleare.

E in Italia? Possiamo per una volta pure noi prendere decisioni grandi e lungimiranti e non solo sulla scia delle proteste popolari, quanto invece dall’alto, con intelligenza e programmazione e per il bene del paese?

Gli approfondimenti qui.

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Trivelle, il divieto della Francia e i sussidi dell’Italia

di Raffaele Lupoli – left.it, 26/02/2016

I sussidi pubblici, le royalties più basse d’Europa e per giunta detraibili dalle tasse. E perfino l’esenzione dall’Ici. Se qualcuno si chiede perché c’è ancora chi ha interesse a trivellare l’Italia nonostante i rischi ambientali e il prezzo del petrolio ai minimi storici, ecco la risposta. Nel nostro Paese il business delle concessioni petrolifere resta appetibile perché può contare sul sostegno delle politiche governative (le stime delle diverse forme di sostegno alle fonti fossili nel nostro Paese di aggirano attorno ai 17,5 miliardi di euro l’anno), che invece penalizzano le fonti pulite. Il decreto Milleproroghe in via di approvazione, per stare ai fatti più recenti, prevede la cancellazione della norma che prevede la progressività della bolletta energetica in base al principio che chi consuma di più (e non presta attenzione a efficienza e risparmio energetico) paga conseguentemente di più.

In attesa che gli italiani si esprimano attraverso il referendum del 17 aprile, è giunta ieri una sentenza della Corte di Cassazione che stabilisce l’obbligo di pagare l’Ici per quattro piattaforme di estrazione in acque italiane al largo dell’Abruzzo. Il Comune di Pineto, nel Teramano, si era opposto alla decisione delle commissioni tributarie provinciale e regionale di esentare le trivelle dalla tassazione sugli immobili in quanto non iscritte al catasto e strumentali rispetto all’impianto sulla terraferma a cui sono collegate.

Non la pensa così la sezione tributaria della Suprema Corte, che ritiene le piattaforme petrolifere assoggettabili alla categoria degli immobili ai fini civili e fiscali, quindi soggetti ad accatastamento e strumento che consente di produrre reddito. Dal canto suo l’Eni, proprietaria delle piattaforme in questione, fa notare che il governo con l’ultima legge di Stabilità ha abolito l’Ici-Imu sui cosiddetti imbullonati e sottolinea in una nota che questa sarebbe «la dimostrazione della grande irrazionalità di applicare agli impianti produttivi le imposte concepite per i plusvalori immobiliari e per il finanziamento dei servizi locali».

Intanto dalla Francia arriva la notizia che d’ora in poi saranno vietate le ricerche petrolifere su tutto il territorio nazionale. Il ministro dell’Ecologia e dell’Energia, Segolene Royal, ha spiegato che la mossa di non concedere più permessi di esplorazioni darà una forte spinta allo sviluppo dell’industria dell’efficienza energetica e delle rinnovabili, convogliando gli investimenti pubblici e privati su questo settore.

Il ministro francese, da poco nominata presidente della Cop21 e anche in questa veste alle prese con l’applicazione degli accordi sul clima di Parigi, fa compiere al suo Paese – che diventa così il primo in Europa a rinunciare a nuove trivellazioni – un importante passo avanti verso la riduzione delle emissioni climalteranti. «Dal momento che dobbiamo ridurre la quota dei combustibili fossili – ha chiesto Royal davanti ai parlamentari d’Oltralpe -, perché continuare a fornire autorizzazioni agli idrocarburi convenzionali?». Una scelta, quella francese, che rende più chiara la posta in gioco in Italia con il referendum del 17 aprile.

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49 comments

  1. Se non fermiamo le trivelle, il mare finirà nelle mani dei petrolieri.

    Sì, perché puntare tutto sulle poche gocce di petrolio presenti sotto i nostri fondali vuol dire condannare il Paese alla dipendenza energetica dalle fonti fossili e dall’import, danneggiare il turismo, la pesca e le economie costiere, penalizzare le fonti rinnovabili. Affidarsi ai petrolieri vuol dire non far crescere l’occupazione, tenere le casse pubbliche a secco, smentire gli impegni che l’Italia ha preso dinanzi al mondo intero per la salvaguardia del clima. È un fallimento certo.

    Sosteniamo da anni che trivellare i nostri fondali in cerca di petrolio è una pazzia che conviene solo a pochissimi, e in nessun modo alla comunità: il governo sta svendendo la bellezza del nostro Paese e i suoi mari per pochi spiccioli, perché le nostre royalties sono tra le più basse al mondo.

    Per spiegare l’inutilità e il danno delle trivelle abbiamo solcato i nostri mari, da Genova a Trieste; abbiamo manifestato al fianco delle popolazioni locali contro i progetti che minaccia[va]no i loro litorali; abbiamo incontrato cittadini, amministratori, movimenti. Abbiamo occupato per giorni una piattaforma petrolifera e protestato persino dentro al Parlamento, mentre si votava lo Sblocca Italia.

    Renzi, e quanti prima di lui hanno curato gli interessi dei petrolieri, non hanno ascoltato la nostra protesta. Solo la minaccia del referendum li ha fatti retrocedere su alcuni punti del loro piano “fossile”. Nel frattempo, il movimento contro le trivelle è cresciuto e oggi sfida la politica del governo.

    Nove regioni hanno promosso un referendum per chiedere agli italiani da che parte stanno: con il mare, con le energie pulite, con la bellezza e l’integrità delle nostre coste e delle nostre acque, o con le lobby fossili. Dare una risposta chiara ora spetta a tutti noi.

    Il governo sta tentando di scongiurare l’espressione del voto popolare con tutti i mezzi, arrivando a sprecare centinaia di milioni (che si sarebbero risparmiati con un Election Day) solo per scegliere la data di voto che più di ogni altra mette a rischio il quorum e comprime i tempi del confronto e dell’informazione.

    È tempo di scegliere. Se non lo facciamo noi lo faranno i petrolieri.

    L’ITALIA NON SI TRIVELLA. Dillo forte e chiaro il 17 aprile: VOTA SÌ.

    https://triskel182.wordpress.com/2016/03/02/greenpeace-litalia-non-si-trivella/#more-86156

  2. Il Contropelo di Massimo Rocc

    Oltre il giardino del bene e del male

    Ho visto lo spirito del mondo a cavallo, scriveva Hegel dopo l’arrivo di Napoleone a Jena. Bei tempi! Chissà se noi stiamo vedendo lo spirito del mondo in America. A occhio e croce ci sarebbe da dire di sì, perchè Donald Trump è solo l’ultimo prodotto di una ondata che conosciamo bene anche qui da noi. Da Berlusconi al polacco Kaczynski, da Orban alla La Pen, da Grillo a Farage, i sintomi dello sfaldamento della democrazia tradizionale, del suo svuotamento di fronte alla sensazione di impotenza nel governare i propri destini, sono ormai troppi per ignorare che si tratta di una malattia sistemica, come quella tra le due guerre mondiali. Quando la sensazione di non contare niente e, quindi, di doversi affidare a un demiurgo raggiunge però la capitale dell’Impero significa che la pandemia è fuori controllo. E ho tanta paura che Hillary con quella sua aria falsa, come un moneta da tre dollari, rischi di apparire agli americani non la cura ma la causa dell’infezione. Noi da questa parte dell’Atlantico sappiamo che può succedere, ed è già successo. Anche per questo bisogna ricordarsi di Oxfam.

  3. Il nostro governo ha fatto una scelta ben precisa: incentivare la ricerca di combustibili fossili, in nome di una ipotetica indipendenza energetica (non vedo come la si possa ottenere estraendo petrolio, di pessima qualità, in grado di soddisfare il 7% circa del fabbisogno annuo) e di un rilancio dell’occupazione..
    E qui non ci vuole molta fantasia: nel Texas italiano, la Lucania, c’è una notevole disoccupazione, e nemmeno sono stati in grado di investire decentemente le royalties. In compenso gli agricoltori hanno problemi a vendere i loro prodotti.

  4. Personalmente cercherei di spostare l’attenzione su un panorama più vasto , sul “sistema” in generale. Quando una nazione come la nostra sui temi “virtuosi” sta stabilmente e drammaticamente in fondo alle classifiche cosa vuoi aspettarti? Lo siamo in quasi tutte (energia , welfare , giustizia , libertà di stampa, difesa del suolo e chi più ne ha più ne metta).Se continuiamo a guardare gli altri senza far nulla per invertire la tendenza e risalire almeno in qualche classifica dove pensiamo di andare? Abbiamo un problema genetico o è colpa di una classe politica e dirigenziale assolutamente non all’altezza se non peggio da decenni? Continuiamo a guardare gli altri come esempi da seguire ma , poi, ci guardiamo bene dal farlo.Quadro troppo desolante? Non credo ma poi giudicate voi……………………………….

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