Primarie PD&Co.

Primarie 2016, Roma e Napoli ma non solo: da Bolzano a Benevento, dove, come e chi si candida. Rinvio a Caserta

I democratici (con alleanze variabili) scelgono i propri candidati sindaco. Occhi puntati su Roma e Napoli, in particolare sull’affluenza: nella Capitale 3 anni fa votarono in oltre 100mila.

Roma, Napoli, ma anche altre città capoluogo come BolzanoTrieste, Grosseto, Benevento, ma anche Comuni importanti e popolosi come San Benedetto del Tronto, AversaBattipaglia. Dopo Milano, ora il Pd torna a chiedere ai suoi elettori di scegliere con le primarie i candidati sindaco in vista delle elezioni amministrative di giugno. A Bologna, CagliariTorino il Pd conferma il sostegno ai sindaci uscenti, Virginio Merola (Pd), Piero Fassino (Pd) e Massimo Zedda (Sel). In queste primarie gli occhi sono puntati su Roma e Napoli. L’attenzione si soffermerà soprattutto sull’affluenza ai seggi (ce ne sono 191 nella Capitale e 78 nel capoluogo campano). Nel 2013 a Roma – nell’appuntamento che lanciò Ignazio Marino come candidato – votarono oltre 100mila persone, mentre a Napoli si recarono alle urne dei circoli e dei gazebo 44.188 persone. Ma in quest’ultimo caso il risultato delle primarie non fu ritenuto valido e il Pd presentò un candidato scelto dai vertici, Mario Morcone, che poi non arrivò neanche al ballottaggio. In quella elezione fu eletto sindaco “l’arancione” Luigi De Magistris. “Il mio invito – aveva scritto il segretario Matteo Renzi nell’ultima e-news – è quello di andare a votare: non lasciate il futuro agli altri. È bello scegliere, è bello partecipare, è bello decidere. In bocca al lupo a tutti i candidati: che vincano i migliori, che vinca la politica”.

In ogni città ci sono diversi orari di apertura dei seggi e requisiti per votare (come l’elettorato attivo di sedicenni e stranieri): si possono consultare sulle pagine web o facebook delle sedi locali del Pd. Per votare bisogna contribuire con un’offerta di 1 o 2 euro (dipende dalle città).

Bolzano
Candidati: Renzo Caramaschi (ex city manager della città), Alessandro Huber (membro dell’assemblea Pd, classe 1987), Sandro Repetto (consigliere centrista del partito) e Cristina Zanella (medico, proveniente dalla società civile). Seggi aperti dalle 8 alle 20. Partecipano Pd, Sel, Psi, Idv e una lista civica (Bonvicini-Berloffa). Ci sono stati anche due esclusi dal comitato: Vanja Zappetti a causa della documentazione incompleta e sprovvista dei requisiti richiesti dal regolamento, e Elena Artioli la cui candidatura è stata giudicata incompatibile con la proposta politica alla base delle primarie di coalizione (è stata prima nella Svp, poi nella Lega e nel centrodestra).

Trieste
Candidati: Roberto Cosolini (sindaco uscente, appoggiato da un pezzo di Pd, Sel e altre liste civiche) e Francesco Russo (senatore, sostenuto solo da una parte del Pd). Saranno allestiti 14 seggi. Si vota dalle 9 alle 21. Partecipano Pd, Sel e le liste Cittadini Una Regione in Comune, Slovenska Skupnost e Trieste cambia.

Grosseto e il resto della Toscana
Candidati: Paolo Borghi (vicesindaco uscente) e Lorenzo Mascagni. Si vota dalle 8 alle 22. Partecipano Pd, Psi, Udc, Fare e la lista civica Gente di Grosseto. Saranno in tutto 6 i Comuni della Toscana in cui il centrosinistra organizzerà le primarie, ma solo in due casi, Cascina e Vecchiano, in provincia di Pisa, sono state fissate a domenica. Nelle prossime settimane toccherà a Orbetello (Grosseto), Montevarchi (Arezzo) e Sesto Fiorentino, dove la sindaca super-renziana Sara Biagiotti era stata fatta cadere da metà gruppo del Pd (e infatti la storia è proseguita con espulsioni e polemiche). A Pontremoli (Massa Carrara) le primarie si sono già svolte a dicembre.

Roma
Candidati: Chiara Ferraro (iscritta del Pd, affetta da una forma grave di autismo, di nuovo candidata per porre la questione dei diritti dei disabili), Roberto Giachetti (vicepresidente della Camera, candidato considerato renziano), Gianfranco Mascia (Verdi, leader del Popolo Viola), Roberto Morassut (esponente della sinistra Pd), Stefano Pedica (ex parlamentare Idv), Domenico Rossi (Centro democratico, sottosegretario alla Difesa). Possono votare anche i sedicenni e gli stranieri residenti nel Comune che si siano registrati entro il 5 marzo alle 11. Saranno 191 – come nel 2013, i seggi, aperti dalle 8 alle 22 di domenica.

Napoli
Candidati: Antonio Bassolino (ex sindaco ed ex ministro), Antonio Marfella (oncologo esponente dei Socialisti), Marco Sarracino (segretario dei Giovani Democratici) e la deputata Valeria Valente (su cui punta il segretario nazionale Matteo Renzi). Si vota dalle 8 alle 21.

Benevento e l’altra Campania
A Benevento si contendono la candidatura Raffaele Del Vecchio e Cosimo Lepore. Si potrà votare – unico seggio all’Hotel President – dalle 8 alle 21. A Battipaglia i candidati sono 5: oltre al segretario del partito in città Davide Bruno, ci sono anche Pietro Ciotti, Nicola Vitolo, Enrico Lanaro, Carmine Galdi e Nicola Oddati, dato per candidato in quota De Luca. AdAversa si confrontano Luigi Menditto della Federazione di Centro e Marco Villano del Pd.

Il caso Caserta
Particolare il caso di Caserta dove le primarie – per le quali erano previsti quattro candidati – sono state rinviate a data da destinarsi. Tre competitors hanno infatti deciso di ritirarsi pochi giorni fa: Enzo Battarra, Luigi Boccagna e Enrico Tresca. In “corsa” è rimasto solo Carlo Marino, ex esponente di Forza Italia accusato dai suoi avversari di “trasformismo”. A dipanare la matassa dovrà pensare il commissario inviato dal partito, il senatore lombardo Franco Mirabelli.

Savona, primarie “chiuse”
Savona, per effetto dei problemi alle primarie per le Regionali che hanno portato anche all’annullamento dei risultati di due seggi per irregolarità, hanno preso alla lettera la raccomandazione del vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini: la partecipazione sarà limitata agli iscritti alle liste elettorali che siano maggiorenni. Nel savonese ci fu una forte polemica anche per il voto di numerosi extracomunitari e di sedicenni. In gara il vicesindaco uscente Livio Di Tullio e Cristina Battaglia, ricercatrice e funzionaria della Regione.

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61 comments

  1. Leggevo l’intervista a Nanni Balestrini su HP. A parte le amenità (per esser buoni) su Vendola (ribadisco che la più grande stronzata – amma (cit.) – è quella del privato politico), mi colpisce molto una frase che nella sostanza è stata interiorizzata da molti reduci e sopravvissuti degli anni ’60/70:

    “Le lotte collettive sono finite. Se guardo la realtà, avverto la necessità che la generazione dei giovani precari si organizzi, si rivolti: ma mi rendo conto che è difficilissimo. Gli operai stavano tutti insieme in un luogo fisico, la fabbrica. I precari dove stanno? Ognuno ha il suo luogo di lavoro. Non c’è un luogo di aggregazione. Come si possono unire?”

    Credo invece che (e, forze e lucidità permettendo spero di poter scrivere in maniera più chiara, lucida ed estesa su questo punto) che il problema sia esattamente l’opposto. Le lotte collettive sono state possibili proprio per la ricerca di un luogo di connessione, la piazza, la fabbrica, l’università, oggi invece la mancanza di necessità di cercare un luogo per “connettersi”, necessità eliminata dalla rete, ha semplificato le forme di aggregazione e poichè il linguaggio della politica è il luogo della mediazione all’interno degli spazi di connessione tra persone ne è derivata la eccessiva semplificazione (da altri chiamata stupidità e che invece definisco trivializzazione) della politica che da “arte” è diventata tecnica che in mancanza di strumenti intellettuali adeguati sembra non avere una origine di classe anzi ne elimina la necessità come concetto per analizzare le trasformazioni avvenute e le eventuali possibilità di cambiamento. Paradossalmente l’evoluzione della civiltà grazie allo strapotere della tecnica ci porta verso società sempre più simili a quelle degli insetti sociali (formiche, api) dove la connessione permanente ed effettiva di tutti i membri elimina la necessità del linguaggio per definire direzione ed ordine sociale. La ricerca del leader sembra non essere altro che una trasposizione/realizzazione del ruolo dell’ape o della formica regina (che sembra essere una buona metafora della sinistra: bisogna perdere le ali per potersi riprodurre…..)

    My dear dodos…..

    1. Nella mia esperienza lavorativa ho avuto l’impressione che il problema fosse l’eccessiva frammentarieta’ non solo come unita’ di luogo, ma anche di tempo. Mancava anche, nei piu’ giovani, la consapevolezza di poter rivendicare dei diritti. La stessa consapevolezza che percepisco mancare oggi, quando parlo con qualcuno che svolge mansioni modeste, dove oramai vengono calpestati anche i pochi diritti residui rimasti. Alle volte provano anche a chiedere informazioni al sindacato, ma poi non ne ricavano nulla ( non so se perche’ restii a seguirne eventuali consigli o perche’ non possono essere aiutati).

      1. “Questa lotta che stiamo combattendo è già persa,
        la causa per cui combattiamo è da tempo un fantasma,
        è il giorno della malizia e dell’abitudine,
        gli onori per i quali combattemmo sono smarriti nella mischia.

        ….

        Un tempo orgogliosi e sinceri, oggi umiliati e piegati,
        fuochi che bruciarono luminosi, ora energie esaurite”

        (Momentaneo cedimento al sentimentalismo da ‘magnifici perdenti’)

    2. probabilmente è vero che la rete, in alcuni casi, si è sostituita al luogo fisico in cui in passato si portava la sintesi delle lotte collettive, ma a quanto pare ciò non basta (o forse il passaggio luogo fisico – rete) non si è concluso.
      mi spiego meglio.
      ci siamo chiesto un milione di volte come mai, soprattutto in italia, la protesta sia quasi “muta”.
      un compagno proprio l’altri ieri mi diceva, in modo ironico, “ma non è che ha ragione renzi e tutto va per il meglio?”
      di che protestare, almeno per una parte del paese, ce ne a iosa. lavoro (che non c’è e quel poco è sempre più precario), diritti, costituzione, migrazioni, guerre, ecc. eppure niente.
      io credo che quel luogo di connessione fisico, che oggi manca, da una parte facilitasse la sintesi (sul problema immediato che ci si trovava ad affrontare, il lavoro ad esempio), e dall’altra aiutasse a connettersi con altri luoghi fisici in cui nascevano altre proteste e si discutevano altre problematica (ad esempio l’università) e spesso a unificare la protesta.
      oggi con la rete questa sorta di solidarietà mi sembra scomparsa. mi sembra che aiuti a isolare in compartimenti stagni varie problematiche (che spesso invece hanno un filo conduttore), indebolendo la protesta e la possibilità che questa possa diventare “peso politico”.

      1. Pensi che la (tantissima) gente che sta male riesca a IMMAGINARE una alternativa alla sudditanza attuale?
        La mia risposta è NO.
        Finchè non si ripristina la possibilità di IMMAGINARE che esista una alternativa, la protesta non ci sarà. Ci sarà solo il mugugnare/urlare in rete. (Un boato sordo di scontento che rimane tale e non diventa mai opzione politica)
        Quanto a come fare per immaginare un’alternativa, è indispensabile prima di tutto capire come mai non si riesce a CONCEPIRE un’alternativa. E tieni conto che di questo male soffre anche chi fa politica a sinistra. Non solo il comune cittadino. Anzi, è soprattutto chi fa politica che non riesce a TROVARE LE PAROLE per disegnare un’alternativa.
        Tutti dentro la ruota dei criceti, chi gira in avanti e chi tira indietro (vedi grillini o sinisti vari) sono sempre dentro la ruota.
        #toccasaltareilfosso

    1. Qual’è il tuo problema con le primarie del PD?
      Per il PD Roma era persa (con gravi responsabilità) e a mio avviso lo è ancora.

      Dovresti esserne felice, perché va a tutto vantaggio della TUA candidata che tutti i sondaggi danno per vincente a mani basse.

      La Raggi (candidata con 1400 clic), dopo Alemanno (sono certo che lo conosce…), può riportare il comune a DESTRA.
      Salvini ha già cominciato le manovre di avvicinamento…

      Ma se anche questa volta il Movimento riuscirà a fare l’ennesimo “zero”, qualcuno dovrebbe decisamente cambiare mestiere…
      😉

      1. La Raggi sarà anche candidata con 1.400 clic, ma, per dire, Bertolaso è stato candidato con un solo tic, e ho come la sensazione che per Giachetti & Co valga se non lo stesso, quasi.

  2. Come mai nessuno ha da ridire sulla presenza di quei italiani in Libia? Ah si erano li’ per lavoro, magari invece di rischiare la vita per un lauto stipendio, avrebbero dovuto accontentarsi di fare i morti di fame in Italia. Ovviamente sono sarcastica e non giudico la vira degli altri, pero’ volendo si potrebbero affilare i canini anche su questa storia, chissa’ perche’ e’ tutto silenzioso.

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