Ayer me mataron

di Guadalupe Acosta – dalla sua pagina facebook (1° marzo 2016)

Ayer me mataron.

Me negué a que me tocaran y con un palo me reventaron el cráneo. Me metieron una cuchillada y dejaron que muera desangrada.

Cual desperdicio me metieron a una bolsa de polietileno negro, enrollada con cinta de embalar y fui arrojada a una playa, donde horas más tarde me encontraron.

Pero peor que la muerte, fue la humillación que vino después.
Desde el momento que tuvieron mi cuerpo inerte nadie se preguntó donde estaba el hijo de puta que acabo con mis sueños, mis esperanzas, mi vida.
No, más bien empezaron a hacerme preguntas inútiles. A mi, ¿Se imaginan? una muerta, que no puede hablar, que no puede defenderse.

¿Qué ropa tenías?

¿Por qué andabas sola?

¿Cómo una mujer va a viajar sin compañía?

Te metiste en un barrio peligroso, ¿Qué esperabas?

Cuestionaron a mis padres, por darme alas, por dejar que sea independiente, como cualquier ser humano. Les dijeron que seguro andabamos drogadas y lo buscamos, que algo hicimos, que ellos deberían habernos tenido vigiladas.

Y solo muerta entendí que no, que para el mundo yo no soy igual a un hombre. Que morir fue mi culpa, que siempre va a ser. Mientras que si el titular rezaba fueron muertos dos jóvenes viajeros la gente estaría comentando sus condolencias y con su falso e hipócrita discurso de doble moral pedirían pena mayor para los asesinos.

Pero al ser mujer, se minimiza. Se vuelve menos grave, porque claro, yo me lo busqué. Haciendo lo que yo quería encontré mi merecido por no ser sumisa, por no querer quedarme en mi casa, por invertir mi propio dinero en mis sueños. Por eso y mucho más, me condenaron.

Y me apené, porque yo ya no estoy acá. Pero vos si estas. Y sos mujer. Y tenes que bancarte que te sigan restregando el mismo discurso de “hacerte respetar”, de que es tu culpa que te griten que te quieran tocar/lamer/ chupar alguno de tus genitales en la calle por llevar un short con 40 grados de calor, de que vos si viajas sola sos una “loca” y muy seguramente si te paso algo, si pisotearon tus derechos, vos te lo buscaste.

Te pido que por mí y por todas las mujeres a quienes nos callaron, nos silenciaron, nos cagaron la vida y los sueños, levantes la voz. Vamos a pelear, yo a tu lado, en espíritu, y te prometo que un día vamos a ser tantas, que no existirán la cantidad de bolsas suficientes para callarnos a todas.

José María Coni e Marina Menegazzo (22 e 21 anni), le due ragazze argentine uccise in Ecuador

*

“Io viaggio da sola e ieri mi hanno uccisa”. Il post è un caso mondiale

Una studentessa paraguaiana ha raccontato in prima persona su Facebook il barbaro omicidio di due turiste argentine in Ecuador. “Per un uomo avrebbero avuto parole di cordoglio, io sono stata condannata perché non sono rimasta a casa”. E parte una campagna virale con l’hashtag #ViajoSola.

di Alessia Manfredi – Repubblica.it, 11 marzo 2016

“Ayer me mataron”, ieri mi hanno uccisa. Poche parole che pesano come pietre, la prima riga di un post su Facebook scritto tutto in soggettiva, che ha fatto rapidamente il giro del mondo e dato il via ad una campagna, a colpi di tweet, per difendere il diritto delle donne a viaggiare da sole. Sì, perché nel post, scritto da una studentessa paraguaiana, Guadalupe Acosta, è come se a parlare fossero Maria Coni e Marina Menegazzo, due turiste argentine uccise a fine febbraio mentre viaggiavano insieme in Ecuador, zaino in spalla. Ammazzate da due uomini che si erano offerti di ospitarle. L’ennesimo atto di violenza insensata contro due donne, eppure online c’è stato subito chi ha trovato da ridire sul fatto che le ragazze viaggiassero “sole” – anche se erano in due – e che magari, in qualche modo, se l’erano cercate.

Guadalupe Acosta non è rimasta in silenzio e ha risposto su Facebook, dando alle ragazze, che l’avevano perduta per sempre, la possibilità di difendersi dalle accuse. E il suo post è stato condiviso oltre 700mila volte, dando il via a un dibattito e innescando una valanga di tweet con l’hashtag #Viajosola, diventato rapidamente trending topic.

QUI l’articolo completo.

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4 comments

  1. “Ieri mi hanno uccisa. Ho rifiutato di farmi toccare e mi hanno spaccato la testa. Mi hanno accoltellata e lasciata morire dissanguata. Mi hanno messa in una busta di plastica nera, chiusa con del nastro adesivo, e buttata su una spiaggia, dove mi hanno ritrovata ore dopo. Ma peggio della morte è stata l’umiliazione che ne conseguì”.
    (…)
    “Perché eri sola? Com’eri vestita? Sei andata in un posto pericoloso, che ti aspettavi?”
    “Hanno messo in discussione i miei genitori, per avermi dato le ali, per avermi resa indipendente, come ogni essere umano”.
    (…)
    “E solo da morta mi sono resa conto che per il mondo io non sono uguale a un uomo. Mi sono resa conto che morire è stata colpa mia, e lo sarà sempre”.
    (…)
    “Ti chiedo di alzare la voce per me e per tutte noi donne che hanno messo a tacere, alle quali hanno rovinato la vita e i sogni. Lottiamo insieme, io con voi, con lo spirito, e prometto che un giorno saremo talmente tante che non esisteranno sacchi sufficienti a metterci a tacere tutte”.

    http://www.rainews.it/dl/rainews/media/viajosola-Viaggio-sola-su-twitter-le-donne-rivendicano-il-diritto-di-esplorare-il-mondo-in-sicurezza-ad8928f1-32db-4ae4-ad5c-9809bc6e7695.html

      1. #ViajoSola (viaggio sola)
        La campagna per non aver paura
        L’omicidio di María e Marina e la denuncia sui social. Ma soprattutto Il diritto delle donne di viaggiare da sole

        La versione «scientifica» del se-lo-sono-andate-a-cercare l’ha fornita uno psichiatra argentino. Che ha definito «vittime propiziatorie» María Coni, 22 anni, e Marina Menegazzo, 21, sue connazionali uccise dagli uomini che si erano offerti di aiutarle mentre erano in viaggio «da sole» in Ecuador. E cioè «donne che si assumono un rischio molto elevato e che in qualche modo contribuiscono a creare le condizioni per il crimine» come ha dichiarato secondo Bbc Mundo. Stavolta però il suo e i commenti simili non sono passati sotto silenzio. E hanno scatenato la protesta di migliaia di donne che in Argentina, Ecuador, Colombia e Paraguay hanno risposto con una campagna social dal basso sotto l’hashtag #ViajoSola «viaggio sola» e hanno condiviso 724 mila volte il post di solidarietà su Facebook della studentessa paraguayana Guadalupe Acosta.

        Per il delitto, che è avvenuto il 22 febbraio nella città costiera di Montañita (meta di molti giovani turisti), sono stati arrestati Alberto Mina Ponce, 33 anni, e Aurelio Rodríguez, 39. Il primo ha confessato che le hanno portate a casa e uccise, dopo aver bevuto, quando si sono rifiutate di fare sesso con loro. Ma sono state le reazioni alla notizia a rendere la vicenda così esplosiva.

        Quella che Acosta, nel suo messaggio su Facebook, ha denunciato come l’«umiliazione» a cui sono state sottoposte le ragazze post mortem. «Hanno iniziato a farmi domande inutili — afferma scrivendo in prima persona come se fosse una delle vittime —.

        Che vestiti avevi? Perché viaggiavi da sola? Sei entrata in una zona pericolosa, cosa ti aspettavi? Hanno criticato i miei genitori per avermi insegnato a essere indipendente, come qualunque essere umano. Ora che sono morta ho capito che no, per il mondo non sono uguale a un uomo. Che morire è stata colpa mia, e sempre lo sarà.

        «Se le vittime fossero state giovani uomini, la gente offrirebbe le proprie condoglianze», continua Acosta. «Se è una donna si minimizza. Diventa meno grave, perché se l’è cercata».

        Le sue parole hanno toccato un nervo scoperto: la tendenza a colpevolizzare le donne per la violenza sessista dei loro aggressori. La vicenda argentina è estrema, ma chiama in causa una domanda con la quale ogni donna, non solo nei Paesi ad alto tasso di machismo, si è dovuta confrontare almeno una volta nella vita: dobbiamo dare per scontato di essere più a rischio? È giusto avere paura di fare quello che gli uomini fanno normalmente — viaggiare «da sole» (o meglio in questo caso in due, come qualcuno ha fatto notare)?

        Di recente sul New York Times Caroline Paul, scrittrice ed ex vigile del fuoco californiana, ricordava che secondo uno studio del Journal of Pediatric Psychology i genitori dicono alle bambine di «stare attente» 4 volte più che ai bambini. E spiegava che così le femmine imparano a fare meno dei maschi per paura. Come se il problema fosse sempre e soltanto loro. Dovrebbe essere scontato, al netto della prudenza che chiunque — uomo o donna — deve avere:

        non è viaggiare sole che è sbagliato, ma uccidere qualcuno perché non cede ai tuoi desideri.

        http://27esimaora.corriere.it/articolo/viajosola-viaggio-solala-campagna-per-non-aver-paura/

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