Corsa ad ostacoli

di Barbara G.

Alcune settimane or sono mi ero sentita con un attivista del movimento acqua pubblica che stava cercando di organizzare un gruppo di lavoro per le campagne referendarie No Triv e riforma costituzionale, dando la mia disponibilità.

Dieci giorni fa mi trovo un messaggio in bacheca: “Ho bisogno di parlarti, è urgente, chiamami”. Oggetto dell’urgenza: la campagna No Triv.

Non bastavano le tempistiche ridotte date dalla scelta sciagurata per la data della consultazione: la natura “anomala” di questi referedum fissa dei paletti da rispettare per quanto riguarda questioni di ordine pratico, quali, ad esempio, la richiesta degli spazi per le affissioni.

In sostanza: non essendo il referendum richiesto dai cittadini a mezzo raccolta firme ma chiesto dalle Regioni, i comitati non esistono. I soggetti abilitati a richiedere gli spazi sono esclusivamente i soggetti politici con rappresentanza (in parlamento o parlamento europeo), oppure le regioni che hanno promosso il referendum. In una provincia piccola come la mia il rischio serio è quello di non avere la possibilità di fare propaganda diretta a mezzo affissioni, in quanto alcuni dei partiti titolati ad avanzare la richiesta non hanno una sede, un circolo sul territorio. Da qui il coinvolgimento di persone che, a vario titolo, possono avere contatti con tali partiti. Nel mio caso, con Possibile.

Inizia quindi una specie di corsa contro il tempo, per di più ad ostacoli. Il termine per presentare le domande è infatti vicinissimo: il 14/03. E siamo al 09.

Da qui comincia il giro forsennato di mail-sms-whatsapp-telefonate per capire come muoversi e come recuperare la documentazione necessaria. In sostanza: il referente del gruppo di cui faccio parte, che ha sede in un’altra provincia (e altra regione) ha ricevuto il giorno prima, dal nazionale, il modulo per poter fare la richiesta di affissione, e me la spedisce insieme alla copia del suo documento. Il giovedì (il 10) riunione di coordinamento con i notriv della mia città, si comincia a parlare di come diamine organizzarsi con i manifesti, visto che farli fare costa un botto e bisogna autotassarsi. Mi passano l’elenco degli indirizzi pec dei comuni della provincia, che sono…115, di cui più di trenta sotto i 1000 abitanti (e, volendo essere pignoli, circa la metà di questi sono sotto i 600). Al che ti chiedi ma quanto cavolo ci metteranno a rendere obbligatorio l’accorpamento dei comuni piccoli, visto che, siccome buona parte degli amministratori pensa solo al suo orticello senza pensare in prospettiva, manco le unioni di comuni si riesce a fare.

Il venerdì mi parte la pausa pranzo per preparare le richieste per metà dei comuni (le rimanenti le finisco nel pomeriggio) e fra pomeriggio e tarda sera comincio con le pec. Ne mando 52, arrivo a fine della pagina dell’elenco giusto per non sbagliare.

A mezzanotte arriva una mail malefica: “attenzione, i comuni potrebbero considerare la pec come prerichiesta da confermare a mezzo fax, quindi preparatevi a fare il fax almeno per i centro maggiori”. E qui scatta il panico: come caspita li faccio i fax, che non ce l’ho? Ma come cavolo si fa a chiedere ancora il fax nel 2016? Solo presso la sede di PRC c’è un fax utilizzabile per la collettività, ma che fai, se non vuoi lasciare i comuni sguarniti mandi 115×2 fax da li?!?!?!?!?!? Perché SEL è autonoma, ma Possibile e Altra Europa decisamente no…

Il mattino successivo (sabato) arrivano messaggi rassicuranti in tal senso, ma il dubbio rimane. E, soprattutto, arrivano le prime chiamate dai comuni: “Ma il sig. tal dei tali che carica ricopre? perché la circolare è esplicita: possono essere delegati solo i rappresentanti delle federazioni provinciali, per altre figure serve specifica delega da parte di un parlamentare, europarlamentare o dirigente nazionale”. Spieghi che, in sostanza, la figura del segretario provinciale non esiste, e che tal dei tali è il referente di un gruppo che copre la provincia limitrofa. Assimilabile? Forse. Ma, in effetti, si tratta di altra provincia. E finché ti chiama un comune lilliput pensi “che cagacazzi”, ma quando ti chiama un impiegato del secondo comune (per abitanti) della provincia, che, dopo essersi consultato con i colleghi dei comuni limitrofi, ti dice che si, serve delega esplicita, e che altri gruppi sono nelle medesime condizioni… a quel punto parte il giro mail.

La delega arriva a tempo di record, ma in pratica è tutto da rifare.

Bene. La serata del sabato passa spedendo tutte e 115 le pec. Una goduria che non vi dico, già ero totalmente fusa prima, finisco con l’andare a letto alle 2 parecchio abbondanti sapendo che la domenica la sveglia è alle 6 causa gita a Genova.

Il lunedì cominciano ad arrivare le telefonate:

  • mi sono arrivate due mail, quale devo considerare?
  • ma per quale componente politica è la richiesta? (n.b. è scritta nell’oggetto della mail, oltre che sul modulo)
  • qui è il comune di Ca., la circolare della prefettura è chiara, è indispensabile il fax
  • ma il delegante, il sig. Cosseddu chi è? (un pirla, penso io) Che carica ricopre? Mi serve la fotocopia del suo documento. (eccheccazzo)
  • qui è il comune di Cr., mi ha mandato il modulo di richiesta sbagliato, c’è scritto “referendum abrogativo”, questo va bene per il referendum di settembre. (ehhhhhh??????)
  • (subito dopo essere uscita in permesso per spedire i fax a comuni principali più quello che me lo ha chiesto) qui è il comune di B, non possiamo accettare la pec, serve il fax. (vadaviaiciap, non lo faccio)

E poi, man mano che vengono fatte le delibere di assegnazione degli spazi: chi ti chiama per sapere a che mail spedire la risposta, chi manda la mail al nazionale che le gira al referente che le gira a me…. Dopo la seconda le mail mi arrivano direttamente dal nazionale, evidentemente il referente si era già rotto i maroni e aveva dato la mia mail a quel povero cristo di Alessio Ruta, che complessivamente mi ha inoltrato almeno una dozzina di conferme. E magari ha fatto lo stesso per le altre province.

Nota di colore n° 1. Il comune B., che ha chiesto il fax, ospita sul suo territorio alcuni pozzi di gas. Il “compagno” che ha spedito le domande per Altra Europa ha usato il fax dietro esplicita richiesta, ma in comune lo avevano lasciato spento. A quel punto è andato uno dei rappresentanti dei comitati ambientalisti lombardi sbattendo la documentazione sul tavolo dell’ufficio protocollo. Almeno per AET siamo a posto.

Nota di colore n° 2. Ho fatto quattro chiacchiere con l’impiegata del mio comune, che mi ha detto che la prefettura di Cremona fornisce indicazioni eccessivamente restrittive in quanto fa riferimento ad un regolamento vecchissimo, antecedente alla pec, nella quale viene citato il fax come metodo di trasmissione. Loro manco si sono posti il problema se potesse andar bene o meno la pec. E per fortuna dico io…

Nota serissima. Come dicevo, anche le regioni proponenti potevano richiedere lo spazio per le affissioni. Beh, la Regione Veneto lo ha fatto, anche da noi. Quindi in linea di principio ci saranno manifesti di Possibile, Altra Europa, SEL, Proponenti-regione veneto, Pd (per farne che?), M5S (ma non credo in tutti i comuni). Anche se gira voce che i piddini faranno campagna x il si, o almeno questo si diceva prima che arrivasse la posizione ufficiale. Ma sta di fatto che nel comitato no triv locale c’è un validissimo piddino di lungo corso, e non è l’unica voce critica in tal senso, inoltre quando ho chiesto al sindaco del mio paese (del PD) se c’è la possibilità di avere una sala per fare un incontro a tema non mi è sembrato per nulla dispiaciuto. Anzi… dal tipo di risposta che mi ha dato sarebbe ben contento se ci fosse gente…

E tutto ciò è solo la prima parte del lavoro. Ci sarà poi da decidere che fare con i manifesti. E’ possibile fare un manifesto unico con i simboli di due o più partiti? La Prefettura lo consente? E, soprattutto, i partiti lo consentono? Si possono mettere due manifesti uguali su più spazi? Come ci si divide il territorio per andare a fare attacchinaggio? E i banchetti? E gli incontri tematici?

Sarà un mese di fuoco.

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