Focolaio belga

Segnalato da Barbara G.

Perché il Belgio è il focolaio del jihadismo europeo

Il bar Les béguines nel quartiere di Molenbeek, a Bruxelles, il 17 novembre 2015. Il locale era di proprietà di Brahim Abdeslam, uno dei responsabili degli attentati di Parigi

di Marie-Béatrice Baudet (*) – internazionale.it, 23/03/2016

Cercare di capire il motivo per cui il Belgio è oggi uno dei focolai del terrorismo in Europa significa esaminare diversi pezzi di un puzzle.

Il primo pezzo ha per simbolo la Grande moschea del parco del Cinquantenario, costruita nel cuore di Bruxelles, segno della forte influenza dell’Arabia Saudita, che l’ha finanziata alla fine degli anni sessanta, e della sua versione radicale e conservatrice dell’islam. Un terreno fertile per l’ideologia jihadista. Negli anni novanta lo sceicco francosiriano Bassam Ayachi ha tessuto una solida rete fondamentalista nel quartiere di Molenbeek-Saint-Jean, a lungo indisturbato dalle autorità federali belghe.

Questa “svolta salafita” dell’islam belga non si è limitata a Bruxelles. Ha riguardato anche altre città, come per esempio Anversa, dove è nata nel marzo del 2010 l’organizzazione Sharia4Belgium. Fouad Belkacem, il suo leader oggi in prigione, predicava all’epoca l’instaurazione della sharia nel paese e invocava la pena di morte per gli omosessuali. Il gruppuscolo salafita estremista riuscirà poi a estendere la sua influenza nelle Fiandre, in città come Mechelen e Vilvoorde, da dove molti giovani partiranno per combattere, a partire dal 2012, prima in Iraq e poi in Siria. Oggi dieci città in tutto il territorio belga sono considerate ad alto rischio dal governo federale e beneficiano di programmi di finanziamento per la lotta contro la radicalizzazione dei giovani.

Il secondo pezzo del puzzle potrebbe essere una “I”, come incrocio. Il Belgio infatti presenta molti vantaggi per un’organizzazione terroristica. Geograficamente si trova al centro dello spazio Schengen, dove è consentita la libera circolazione dei cittadini dell’Unione europea. Anche se i controlli alle frontiere sono stati rafforzati, è ancora abbastanza facile raggiungere la Francia, il Lussemburgo, i Paesi Bassi e la Germania, dove per esempio l’aeroporto di Düsseldorf offre molti voli economici per la Turchia, permettendo così di arrivare in Siria.

Il mercato illegale delle armi e la burocrazia

Il Belgio è anche uno snodo importante del traffico d’armi. Alla fine degli anni novanta, dopo le guerre nei Balcani e nel Caucaso, la mafia albanese e cecena si sono stabilite in diverse città del Belgio e hanno creato dei canali clandestini di approvvigionamento. È il caso di Charleroi, in Vallonia, dove Amedy Coulibaly, autore dell’attacco a un supermercato kosher di Parigi nel gennaio del 2015, si sarebbe procurato le armi. Tutte queste reti della criminalità organizzata sono utili ai gruppi jihadisti.

Il terzo pezzo del puzzle si potrebbe chiamare “particolarità politiche” del Belgio. Il paese è un rompicapo amministrativo e poliziesco che provoca numerose rivalità linguistiche e regionali. Bruxelles è costituita da 19 comuni, dove ogni sindaco ha poteri di polizia. La capitale belga è ugualmente divisa in sei zone di competenza della polizia federale. Per anni questo groviglio amministrativo ha impedito lo scambio di informazioni e ha ritardato diverse inchieste. Ancora oggi alcuni sindaci delle città belghe dicono di non conoscere precisamente la lista dei giovani a rischio di radicalizzazione residenti nel loro territorio e sottoposti a sorveglianza dalle autorità federali.

Infine, come in altri paesi europei, bisogna aggiungere un ultimo pezzo che riguarda le politiche di integrazione condotte nel paese. I reclutatori dei giovani che vogliono partire per la Siria approfittano del sentimento di frustrazione e di discriminazione provato da molti giovani e promettono ai futuri combattenti di passare dalla condizione di “essere uno zero a quelle di essere un eroe”. Una famiglia di origine marocchina su due è povera in Belgio. E i giovane di origine magrebina e turca hanno tra il 20 e il 30 per cento in meno di probabilità di trovare un lavoro rispetto a quelli di origine differente. Il gruppo Stato islamico sfrutta questo contesto economico.

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17 comments

  1. Un Contropelo… barbuto

    Bollire prima di bere

    Volevo mettere sul fuoco un po’ d’acqua e scaldarla con voi, tra le dimissioni della ministra Guidi e lo state a casa per il referendum antri trivelle. Cioè condividere una ricerca della scorsa estate del professor Martin Gilens dell’università di Princeton. Ha esaminato 1800 provvedimenti della legislazione americana dei tre ultimi decenni, su cui sono stati condotti sondaggi d’opinione scoprendo che le leggi e i provvedimenti passano o non passano se hanno l’appoggio o l’opposizione dei ricchi e delle lobby anche se sono contrastati dalla maggioranza della popolazione, mentre neppure uno tra quelli appoggiati dalla maggioranza della popolazione è passato senza avere anche l’appoggio delle lobby. Arrivata l’acqua alla temperatura per cui, immergendovi il gomito, il vecchio barbuto di Treviri nel febbraio del 1848 poteva dire che il potere statale moderno non è che un comitato che amministra gli affari comuni di tutta la classe borghese, noi però stiamo alzando il fuoco spingendoci più avanti o più indietro, se così la pensate, perchè non è più nemmeno il comitato di tutta la classe, ma di una ristrettissima oligarchia. Quelli lì di Oxfam, insomma. La teiera fischia.

  2. @RenzoMattei
    Volevo difendere la #Guidi ma ho saputo che parlava ad un “compagno”. Ho capito che era una pericolosa comunista e l’ho fatta dimettere.

  3. penso che possiamo essere tutti d’accordo sul fatto che il primo benigni (o il secondo) ha avuto una qualità che poi il tardo benigni ha perso. qualità che va oltre la semplice comicità: ha rappresentato una maschera di un mondo. da questo punto di vista benigni è tra i pochi grandi. con totò, troisi.. (mi vengono tutti napoletani?!?)

    epperò. ogni santa volta che mi imbatto nella scena finale de ‘la vita è bella’ piango come un coglione, come la prima volta che lo vidi al cinema, e rimasi un 10 minuti buoni a sedere e piangere con la testa nascosta, con la mia compagna che mi guardava basita. non so cosa sia.

    1. Heiner , perdonami ma c’è qualcosa che mi sfugge: Oltre al film c’è un messaggio secondario? Se sì quale è? Non dirmi che perdo colpi perchè già lo so……………………………

  4. Consiglio “la bicicletta verde” primo film della prima regista saudita (2014) dopo che il re un paio di anni prima ha decretato che le donne potevano osare lavorare.
    Giusto per capire cosa significa l’Islam ortodosso per le donne, senza arrivare a daesh…

    1. la bicicletta è strumento di libertà per le donne musulmane (anche in Italia), ma non solo…Caterpillar ha raccolto le firme per proporre l’assegnazione del premio nobel per la pace alla bicicletta perché nelle nazioni povere possedere una bicicletta vuol dire rendersi indipendenti, poter raggiungere scuola e lavoro ma anche l’ambulatorio, E questo concetto è al centro dell’iniziativa di questi due ragazzi che stanno facendo il giro del mondo in bici
      http://caterpillar.blog.rai.it/2015/10/20/dai-7-colli-a-7-passi/

      1. Bene, allora dimmi, in quanto donna, in quale ridente, democratico paese islamico ti piacerebbe abitare a esercitare i tuoi pari diritti.
        Perché a me sfugge.
        Magari, tanto che ci sei anche per mettere su una campagna a favore del matrimonio gay…

        1. Stai mescolando piu’ cose. Una cosa e’ la religione islamica che puo’ avere diverse sfaccettature, cosi’ come d’altronde e’ quella cristiana, un’altra sono gli stati teocratici. La netta suddivisione tra stato e chiesa e’ una conquista moderna. Anche noi abbiamo problemi in questo senso (vedi concordato e privilegi accordati alla religione cattolica). Io ho viaggiato molto poco e non ho esperienze dirette, ma credo che un paese a maggioranza di religione islamica, sufficientemente aperto potrebbe essere la Tunisia.

          1. Ps non ti allargare sui matrimoni gay, che qui si e’ appena votato al senato uno straccio di unione civile, nella quale si e’ voluto sottolineare la differenza con il matrimonio dei “normali” proprio perche’ succubi della religione cattolica.

        2. io mi accontenterei di vivere in un paese occidentale in cui il partito di governo fosse in grado di difendere la sua linea politica davanti alla nazione chiedendo un voto, invece di incitare all’astensione.
          E ho sentito dire da un piddino di lungo corso, ex parlamentare, che la tessera ce l’ha ancora
          “c’è un disegno dietro. La delegittimazione del voto referendario è finalizzata alla narrazione dell’uomo solo al comando, che risolve tutto, mentre se si lascia fare alle regioni e agli agli altri ‘corpi intermedi’ si sprecano solo soldi. E qui, come risolvere il problema? via tutti i livelli intermedi, annulliamo tutti i livelli di autonomia, riaccentriamo tutto. E quindi….conferma della riforma costituzionale”

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