I regalini di Renzi

Lobby, Renzi e Boschi: “Non ne siamo schiavi”. Ecco le leggi a favore di tabacco, armi, banche e assicurazioni

Gli esempi di norme a misura di gruppi pressione varate negli ultimi due anni non mancano certo. E se in alcuni casi il premier può opporre, con il dovuto imbarazzo, di non essersi accorto di ciò che accadeva in casa sua, non può certo dire di aver cercato di mettersi al riparo imprimendo un’accelerata alla legge sulle lobby che giace in un cassetto da un anno.

“Col nostro governo è cambiato il clima e mi scappa da ridere quando ci dicono che siamo noi quelli delle lobby. Mi fa schiantare dalle risate, lo dico con un tecnicismo fiorentino“. Davanti alle telecamere della tv di Stato, domenica 3 aprile, Matteo Renzi non è arrivato alle iperboli del ministro Maria Elena Boschi, secondo la quale l’esecutivo è attaccato dai poteri forti “proprio perché non siamo schiavi dei poteri forti”, ma ha negato vigorosamente che nei provvedimenti presi dal suo governo ci sia lo zampino delle lobby. Eppure l’esecutivo in questi due anni è stato più volte accusato, anche dall’interno, di aver ceduto alle pressioni dei portatori d’interessi altrui. Ecco una guida, necessariamente incompleta, delle norme finite al centro delle polemiche.

“Noi non siamo quelli delle lobby”. Ma i provvedimenti dicono altro – Armi, navi, assicurazioni, tabacchi, banche, autostrade: in poco più di due anni l’esecutivo guidato dal segretario del Pd ha approvato parecchie disposizioni tutt’altro che distanti dagli interessi delle grandi lobby. Tutto il contrario rispetto a quello che ha assicurato il premier domenica scorsa. Anzi per la verità, sulle dichiarazioni del presidente del Consiglio i conti non tornano neanche quando si va a spulciare alla voce delle riforme mai approvate: come per esempio quella per regolamentare le attività di lobbying in Parlamento. Lungamente promessa non è ancora arrivata. Nel frattempo i provvedimenti del Consiglio dei ministri che sono andati – in un modo o nell’altro – a favorire i grandi gruppi industriali aumentano di mese in mese. E in qualche caso contengono nomi presenti anche nella lista dei benefattori di Open, la fondazione che accompagna la carriera politica di Renzi, sin dal 2007.

Renzi and cigarettes: stop alle accise e la multinazionale finanzia la fondazione del premier – È il primo luglio del 2014, quando sui conti della fondazione del politico fiorentino arriva un bonifico da centomila euro: denaro donato dalla Bat, la British American Tobacco. Un versamento arrivato nelle stesse settimane in cui il governo annunciava un decreto di riordino del settore dei tabacchi. Si parlava di un aumento delle accise che poteva arrivare fino al trenta per cento e che non dispiaceva ai colossi del settore, come la Philip Morris. In caso di tasse più alte, infatti, ad essere maggiormente penalizzati sono i marchi che vendono sigarette di fascia bassa, cioè più economiche, come appunto la Bat. Il provvedimento per l’aumento delle accise sui tabacchi è all’ordine del giorno del Cdm per due volte, ma poi scompare nel nulla. Riemergerà il 31 luglio del 2014, quando arriva il via libera: l’aumento però non sfiora nemmeno il 30 per cento proposto in precedenza, fermandosi  al  10 per cento. La Bat brinda e dopo qualche settimana vara un investimento quinquennale da un miliardo per l’Ente tabacchi; la Philip Morris da parte sua si consola con uno sconto del 50 per cento per le sigarette elettroniche prodotte nello stabilimento di Crespellano a Bologna, inaugurato dallo stesso Renzi.

Le altre concessioni dello Sblocca Italia: quelle autostradali – Lo Sblocca Italia tornato alla ribalta in questi giorni, non è stato fonte di giubilo solo per i petrolieri. Lo sa bene il ministro Graziano Del Rio che ha preso in mano il dicastero di Maurizio Lupi e si è dovuto confrontare con le critiche di Bruxelles al macroscopico regalo ai concessionari autostradali contenuti nell’articolo 5 del provvedimento varato pochi mesi dopo il riordino dei tabacchi. Cioè la possibilità si ottenere la proroga senza gara delle concessioni in cambio di investimenti che nella maggior parte dei casi sarebbero stati fatti comunque. Un pacchetto da quasi 6 miliardi di euro per i vari Benetton, Gavio e Toto che hanno così avuto il via libera a fare il bello e il cattivo tempo e ottenere automaticamente proroghe sia con la promessa di nuovi investimenti, sia accorpando tratte autostradali con scadenze differenziate. Nonostante le critiche e i dubbi espressi da Antitrust, Anticorruzione e Authority dei Trasporti.

Banche e assicurazioni: liberi tutti – Sintomatico del rapporto tra il governo Renzi e i principali gruppi di pressione è senza dubbio il capitolo delle banche. Mentre le polemiche sul caso Banca Etruria & C non si erano ancora esaurite, ecco che dal dicastero guidato da Maria Elena Boschi veniva trasmesso a Montecitorio l’atto di governo numero 256. Oggetto: recepimento della direttiva europea 2014/17 per aumentare le tutele per i consumatori nei contratti di credito. In realtà quel provvedimento, poi parzialmente modificato in seguito alle polemiche, cancellava l’articolo 2744 del codice civile, che disciplina il divieto del “patto compromissorio”, e cioè “il patto col quale si conviene che, in mancanza del pagamento del credito nel termine fissato, la proprietà della cosa ipotecata o data in pegno passi al creditore”. In questo modo le banche potevano prendere possesso degli immobili dei debitori insolventi e venderli senza passare dal giudice, con pieni poteri (di fatto o di diritto) sul prezzo di vendita. Finito? Assolutamente no. Perché l’articolo 16 del provvedimento di conversione in legge del decreto sulla riforma del credito cooperativo ha disposto altro. Come per esempio l’imposta sostitutiva da appena 200 euro per chi acquista immobili da vendite giudiziarie per poi rivenderli, mentre normalmente la tassa ordinaria è pari al 9 per cento. In pratica il provvedimento che doveva aumentare le tutele dei consumatori nei contratti di credito aveva finito per avere effetti opposti: più che una legge un ossimoro.

Simile è la piega che rischia di prendere il ddl Concorrenza, attualmente in discussione al Senato e congelato in seguito alle dimissioni del ministro Federica Guidi. Nell’ambito del provvedimento volto a rilanciare la sana concorrenza tra imprese a beneficio dei consumatori e del mercato, c’è un lungo capitolo dedicato alle assicurazioni e, in particolare, alla Rc Auto. Un settore piuttosto delicato visto l’obbligo della polizza e in cui le compagnie puntano da tempo, come dimostrano i precedenti tentativi, a dimezzare i risarcimenti previsti per i sinistri stradali e per responsabilità mediche. E questa volta rischiano di farcela. Come faceva notare l’avvocato Marco Bona su ilfattoquotidiano.it, alla luce dell’evoluzione presa dal disegno di legge, “le vittime con lesioni gravissime saranno quelle maggiormente colpite dalle nuove norme: danni morali azzerati o quasi, parametri monetari molto più bassi rispetto a quelli impiegati dai giudici. Forse gli emendamenti più estremi (quelli sostenuti dall’esecutivo) non passeranno, ma, in ogni caso, il provvedimento abbasserà la tutela risarcitoria di questi danneggiati, per poi magari estendersi ad altri campi”.

Navi e armi senza sconto. Anzi costano il doppio – A parlare delle pressioni della lobby delle armi sui provvedimenti di governo non è invece un oppositore della maggioranza, ma al contrario un esponente del Pd. È il 15 gennaio del 2015 quando Gian Piero Scanu, capogruppo dei dem in commissione Difesa, chiede di rinviare il via libera definitivo ai 5,4 miliardi di euro per acquistare nuove navi e arricchire la flotta della Marina militare. Lo stanziamento di quei fondi è il sogno coltivato a lungo dall’ammiraglio De Giorgi, oggi indagato dalla procura di Potenza proprio per aver cercato un profitto, non per se stesso ma per l’intera Marina. Scanu nel gennaio di un anno fa però voleva bloccare quei fondi. Il motivo? “Pressioni lobbistiche da diverse parti sono state esercitate con intensità su diversi componenti della commissione in modo da poter orientare il parere”, dice il capogruppo Pd in commissione Difesa, che in quella stessa riunione era chiamato a dare il via libera anche all’acquisto di 381 carri blindati Freccia per 2,6 miliardi di euro. Una spesa gigantesca nonostante nel 2009 fosse già stato impegnato un miliardo e mezzo di euro per altri 250 veicoli identici. In pratica quattro miliardi di carri blindati, in appena sei anni, nonostante in Afghanistan ne fossero stati usati solo 17. E dire che tramite il piano organizzazione congiunta per la cooperazione in materia di armamenti se ne sarebbero potuti risparmiare almeno due di miliardi di euro: perché dunque si è scelto di raddoppiare quella spesa?

Legge sulle lobby, tutti la vogliono ma nessuno la approva – Tutti la invocano e nessuno la fa. Un testo da cui partire per avere una legge che regolamenta la presenza dei lobbisti in Parlamento esiste, ma dorme beato in commissione. Da poche settimane è stato spostato alla Camera perché a Palazzo Madama avevano perso ogni speranza che fosse calendarizzato. Il ddl a prima firma degli ex M5s Luis Aberto Orellana e Lorenzo Battista è stato approvato nella commissione Affari costituzionali del Senato ad aprile 2015. Sono passati nove mesi e il provvedimento non ha nessuna speranza di vedere la discussione in Aula. Per questo Adriana Galgano (Scelta civica) a inizio gennaio scorso ha deciso di presentare lo stesso ddl a Montecitorio, nella speranza che dall’altra parte del Parlamento i tempi possano essere più veloci. Ma il luogo cambia poco se a mancare è la volontà dei capigruppo e del governo di far entrare l’argomento nell’agenda. “C’è un interesse”, ha spiegato a ilfattoquotidiano.it la Galgano, “di molti ex deputati e senatori a svolgere un’attività di questo tipo una volta finito il mandato”. Ed è solo uno dei tanti intoppi che il ddl continua a incontrare.

Eppure tutti – almeno a parole – dicono di volere una norma che regoli la professione, dall’ex premier Enrico Letta al ministro della Giustizia Andrea Orlando, fino allo stesso Renzi, che si è più volte espresso sull’argomento. Durante questa legislatura sono stati depositati ben undici ddl sul tema. Nel frattempo il Parlamento prova a rimediare con quello che può. Montecitorio nei giorni scorsi ha approvato il codice etico che impone ai deputati di non accettare più regali costosi “nell’esercizio delle proprie funzioni, salvo quelli di valore inferiore a 200 euro“. Un tentativo debole, ma concreto di evitare all’Italia una serie di sanzioni a livello europeo. È dal 1997 che il Consiglio d’Europa chiedeva di mettersi in regola, ma finora nessuno se ne era occupato. Il codice è ancora però molto debole: se un deputato non lo rispetta, la sua violazione sarà resa pubblica. E niente di più.

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47 comments

  1. Forza ragazzi. Nella solita domenica piena di notizie a dir poco sconfortanti ne ho trovata una perlomeno positiva: Piercamillo Davigo eletto presidente di ANM.Non è molto ma con i tempi che corrono………………….In verità ce ne sarebbe una seconda più subdola e positiva di riflesso: Passera ritira la candidatura e si allea con Parisi.Immagino la contentezza di Sala con la destra che più compatta di così non si può e ampiamente scoperto a sinistra……………..

  2. il regalo più imminente è a questo punto un bel bavaglino alle indagini della magistratura. (intercettazioni)…
    ma c’è qualche coglione che aspetta il welfare nordeuropeo.

    PS… coglione, che se è pensionato, tutto sommato, un regalino lo riceverà : la promessa di mancetta ai pensionati è recente.

    1. di Marco Travaglio – FQ – INTERCETTAZIONI

      Nella migliore tradizione della Casta che aveva promesso di rottamare, il giovane-vecchio di Rignano sull’ Arno ha deciso: lo scandalo petroli è colpa delle intercettazioni. Come dire che, se uno ha la febbre, è colpa del termometro. E, se uno ha la faccia da culo, è colpa dello specchio. L’ annuncio del premier, che ormai parla come Mastella e B., è giunto l’ altroieri in Consiglio dei ministri con una requisitoria contro i pm di Potenza che, non contenti di disturbargli la Boschi, avrebbero nell’ ordine: “attaccato tutto il Parlamento” (rubandogli il mestiere), “sindacato l’ azione legislativa”, “colpito i posti di lavoro” (come se non bastasse il Jobs Act), “messo in pericolo la sicurezza nazionale intercettando il capo della Marina”, riempito gli atti di “pettegolezzi sulla vita privata” e “fatto filtrare intercettazioni penalmente irrilevanti”.

      Ergo urge una bella legge bavaglio per vietare ai pm di citare intercettazioni su personaggi non indagati e fatti penalmente irrilevanti; e ai cronisti di pubblicarle, sennò galera. Molto logico, e originale anche. Tant’ è che, dinanzi a cotante minchiate, uno specialista come Alfano ha sentito aria di casa: “Mi sembra di aver già ascoltato queste considerazioni in questa sala in altri tempi”.

      La sua mente è corsa al 2008-2010 quand’era ministro della Giustizia e scriveva un bavaglio al giorno per B.. Colmo di commozione, Angelino Jolie è ringiovanito di otto anni e gli è persino spuntato qualche capello. Ma l’onore di firmare la nuova porcata toccherà al guardasigilli Andrea Orlando che, al primo fischio del padrone, è subito accorso con l’ osso in bocca, scodinzolando sull’ attenti: “Scappano conversazioni private da tutte le parti e la riforma è ferma al Senato da 8 mesi” e ora “va accelerata” perché “è condivisa” (soprattutto dai ladri).

      Renzi la vuole, B. & Alfano & Verdini non stanno più nella pelle. E allora che aspettano? Il guaio è che i 5Stelle sono contro e potrebbero guadagnare altri voti. In effetti càpita di rado di ascoltare qualche cittadino sano di mente che strilla “Basta, non se ne può più di queste intercettazioni!”, salvo nell’ ora d’aria dei penitenziari, nei covi dei latitanti e nelle serie Gomorra, Romanzo Criminale e I Soprano.

      Tra le controindicazioni al bavaglio, il governo ignora pericolosamente il Fattore Sfiga.
      È dal 1992 che chiunque ci provi va subito a casa: Amato nel ’93, B. nel ’94, Prodi nel 2008, ri-B. nel 2011. Il che fa ben sperare anche per Renzi.

      Ci sarebbe poi una ragione tecnica, a sconsigliare il governo dall’ insano gesto.
      Questa: non c’è legge al mondo che potrebbe impedire ciò che è accaduto negli ultimi giorni e che tanto angustia il premier. Lo sa bene chiunque abbia studiato diritto per almeno mezz’ ora (il che esclude Renzi e Alfano, evidentemente laureati in Legge per corrispondenza, e Orlando, che non ci ha provato nemmeno col Cepu).

      1) Sullo scandalo petroli non c’ è stata alcuna “fuga di notizie” o di “intercettazioni”: gli atti pubblicati sono contenuti nelle ordinanze di custodia notificate agli arrestati e ai loro avvocati, dunque non più segreti.

      2) Nessun atto o intercettazione contiene “pettegolezzi sulla vita privata”. Il principale indagato è Gianluca Gemelli, fidanzato della ministra Federica Guidi, accusato di averle commissionato emendamenti e nomine in cambio di affari e appalti. Dunque il rapporto tra i due è un fatto pubblico, istituzionale e penalmente rilevante (per sostanziare il reato di traffico d’ influenze illecite).
      Se una ministra dice al fidanzato “dopo tutti i favori che ti ho fatto, mi tratti come una sguattera del Guatemala”, che c’ entra la privacy? E se la ministra parla degli affari e delle lobby retrostanti il ministro Padoan e il sottosegretario De Vincenti e delle norme concordate con la ministra Boschi, mica sta raccontando il suo kamasutra. Qualunque legge vietasse ai giornalisti di raccontare e ai cittadini di sapere tutto ciò verrebbe rasa al suolo dalla Consulta e dalle Corti europee.

      3) Si può comprendere l’ apprensione di Matteo per l’ audizione di Mariaele, ma i ministri hanno il dovere di testimoniare come tutti gli altri cittadini. E se la Boschi è stata – horribile dictu – “sentita ancor prima degli arrestati”, il premier deve rassegnarsi: i pm sentono chi vogliono quando vogliono senza chiedere il permesso a lui.

      4) Il capo della Marina, ammiraglio De Giorgi, non ha alcuna immunità e può essere intercettato come chiunque altro, senza bisogno dell’ autorizzazione del premier. E la nuova flotta da 5,4 miliardi emersa dalle sue e altrui intercettazioni non minaccia affatto “la sicurezza nazionale”: solo la decenza della Marina e l’ eventuale reputazione del governo.

      5) L’ idea di sbianchettare per legge i nomi dei non indagati dalle trascrizioni delle intercettazioni è ridicola ancor prima che impraticabile. Proviamo? “L’ ingegner Gemelli, fidanzato del ministro… omissis… va arrestato perché si fa votare emendamenti su misura firmati dall’ altro ministro… omissis, mentre un alto funzionario della Ragioneria dello Stato, dottor… omissis…, raccoglie dossier per ricattare il ministro… omissis… con le sue foto in compagnia di mafiosi”.

      Mica male per il governo che sta cambiando l’Italia all’ insegna della trasparenza. Senza contare che, così, Renzi & Boschi sarebbero ancora gli unici, nel giro, a non sapere né che la Guidi era fidanzata, né con chi, né chi ordinava le leggi à la carte che i due regolarmente firmavano. Come nella famosa vignetta di Altan: “Mi piacerebbe sapere chi è il mandante di tutte le cazzate che faccio”.

  3. Grillo e il M5S ora tallonano il Pd e vincerebbero al ballottaggio: è l’effetto delle inchieste
    Atlante politico. Sondaggio Demos, svolta di opinione. Il 45% giudica peggiore la corruzione di oggi rispetto alla Prima Repubblica. E le intenzioni di voto fanno tremare Renzi

    di ILVO DIAMANTI

    TIRA una cattiva aria sull’opinione pubblica. Avvelenata dagli scandali che hanno coinvolto leader politici e di governo. In particolare: la ministra Federica Guidi. Ma hanno investito anche personaggi noti dell’impresa, dello sport e dello spettacolo, non solo italiani. Risucchiati nella vicenda dei patrimoni offshore. Il sondaggio condotto, nei giorni scorsi, da Demos per l’Atlante Politico e pubblicato oggi su Repubblica mostra come questi avvenimenti abbiano prodotto effetti significativi sugli orientamenti politici ed elettorali degli italiani.

    D’altronde, le dimissioni della ministra Guidi vengono considerate doverose, meglio: obbligate, da quasi tutti gli italiani (intervistati): 85%. Ma quasi 3 elettori su 4 ritengono questa vicenda grave e problematica anche per il governo. Il 45% di essi, quasi metà, dunque, pensa che il governo dovrebbe dimettersi. Perché troppo invischiato in conflitti di interessi. Anche se la maggioranza degli italiani (quasi il 50%) ritiene, al contrario, che, il governo debba “andare avanti”. L’Atlante Politico di Demos, dunque, propone l’immagine di un Paese diviso. Dove metà dei cittadini vorrebbe voltare pagina. Affidarsi a una guida diversa. Il problema, però, è che mancano alternative credibili. “Più” credibili, almeno. La fiducia nel governo, infatti, scende poco sotto il 40%. Cioè: il punto più basso dalla scorsa estate. Ma, comunque, vicino ai livelli osservati negli ultimi mesi.

    LE TABELLE

    Peraltro, il 20% (degli intervistati) pensa che il governo Renzi durerà, al massimo, qualche mese. Ma il 44% è convinto, al contrario, che riuscirà a concludere la legislatura. Parallelamente, la fiducia “personale” nel premier si attesta sul 40%. Lontano dai fasti del 2014, quando, dopo le elezioni europee, volava verso il 70%. Tuttavia, negli ultimi mesi, non ha subìto cali significativi. Nonostante i problemi economici e politici. Nonostante vicende sgradevoli, come quella che ha coinvolto la ministra Guidi. Peraltro, Renzi si conferma ancora il leader politico più apprezzato dagli italiani. Avvicinato da Giorgia Meloni, candidata dei FdI e della Lega (Nord?) nella corsa al Campidoglio. Molto competitiva, secondo i sondaggi. E da Matteo Salvini, segretario della Lega. Non lontano da loro – e dunque da Renzi – incontriamo anche Luigi Di Maio, vice-presidente della Camera. Fra gli esponenti più autorevoli del M5s. Silvio Berlusconi, invece, conferma il proprio declino politico. “Stimato” da poco più del 20% degli elettori. La metà rispetto a Renzi. E 4 punti in meno di due mesi fa.

    Si assiste, dunque, a un raffreddamento del clima d’opinione. Lo ripeto, perché, questa volta e in questa fase, il cambiamento risulta evidente. Quasi una svolta. Dettata dal cumularsi di sfiducia e delusione sociale. Un po’ come 25 anni fa. Ai tempi di Tangentopoli. Non per caso il 45% degli italiani ritiene che la corruzione politica, oggi, sia più diffusa di allora. Mentre una parte altrettanto ampia di cittadini pensa che sia altrettanto estesa.

    Nove italiani su dieci, praticamente tutti, ritengono, dunque, che Tangentopoli non sia mai finita. Ma sia, se possibile, più opprimente. Fra i protagonisti, manca solo la magistratura. Differenza di non piccolo rilievo. Oggi, semmai, gli elettori hanno sostituito i magistrati con alcuni soggetti politici. A cui hanno affidato il compito di “vendicarli”. Comunque, di gridare forte il disprezzo e la sfiducia popolare. Per primo e soprattutto: il M5s. Non per caso, il partito ritenuto più credibile (dal 31%) nel contrasto alla corruzione. Anche per questo i suoi esponenti ottengono un favore crescente. Luigi Di Maio, in particolare. Il consenso popolare nei suoi riguardi è salito di 7 punti nell’ultimo anno. Ormai, molto vicino a Renzi. Come Salvini, d’altronde. Che si presenta, a sua volta, come “giustiziere” della politica e dei politici corrotti.

    Gli effetti di questo clima (anti)politico sul piano delle stime elettorali sono evidenti. La distanza fra i primi due partiti, PD e M5s, infatti, si è sensibilmente ridotta. In seguito al calo del PD (circa 2 punti) e alla concomitante crescita del M5s, la distanza fra i due soggetti si riduce a poco meno di 3 punti. A destra, invece, si muove poco. La Lega di Salvini si avvicina al 14% e scavalca FI. Mentre, più indietro, i FdI si attestano intorno al 5,5%. Come, sul versante opposto, SEL, SI e le altre formazioni a sinistra del PD.

    Ma gli scenari cambiano sensibilmente quando si prende in considerazione il ballottaggio, previsto dalla nuova legge elettorale. L’Italicum, nel “linguaggio politico” corrente. Allora la partita appare incerta. Anche se i meccanismi del nuovo sistema elettorale non sono ancora chiari. Nel caso che gli sfidanti fossero la Lega e FI (federate, insieme ai FdI, in una lista-cartello, per istinto di sopravvivenza), il PD si affermerebbe di appena 1 punto. Troppo poco per fare previsioni. Lo stesso avverrebbe se al ballottaggio arrivasse il M5s. In questo caso, però, il sondaggio di Demos disegna uno scenario inedito. Che prevede il sorpasso del M5s sul Pd. Anche in questo caso, occorre prudenza, vista la distanza, ridotta, fra i due partiti (che non supera il margine di “errore statistico”).

    Naturalmente, il PD, nel ballottaggio, potrebbe contare sul voto “personale” al premier. Molto più conosciuto e visibile rispetto ai candidati del M5s. Tuttavia, è anche vero il contrario. La capacità del M5s di intercettare il voto “contro” potrebbe trasformare il confronto elettorale in una sorta di referendum. “Contro” Renzi. Replicando, all’inverso, l’operazione concepita dal premier in occasione del referendum costituzionale del prossimo autunno. Secondo alcuni (fra gli altri, Gianfranco Pasquino), un “plebiscito”.

    Così, se il clima d’opinione e l’insoddisfazione degli elettori continuassero a scaricarsi sul PD, Renzi potrebbe cambiare strategia. Investire sul governo più che sul partito. Presentarsi come “uomo di Stato” più che da “leader politico”. Così, il soggetto politico centrale, in Italia, non sarebbe più il PDR. Ma il GdR: il Governo (personale) di Renzi.

    http://www.repubblica.it/politica/2016/04/10/news/grillo_ora_tallona_il_pd_e_vincerebbe_al_ballottaggio_e_l_effetto_delle_inchieste-137293611/?ref=HREA-1

    1. In tutta sincerità se non abitassi fisicamente in questo paese mi piacerebbe molto vincesse il m5s alle prossime elezioni politiche.

      Naturalmente penso da sempre che siano la destra peggiore (quella populista) e quindi potenzialmente molto molto dannosa per il Pese, ma ne sarei MOLTO felice nei confronti degli utili idioti sedicenti di sinistra che lo votano pensando di fare un dispetto a non si sa a chi.

      Le risate quando le prime contraddizioni verrebbero a galla.
      Le belle arrampicate sugli specchi, gli uccelli Paduli di rimbalzo e tutto il resto.
      Da godere come ricci a poterlo fare da fuori….

      Anche se sarebbero i primi a scendere in piazza, e come al solito darebbero la colpa a tutti fuorché a loro stessi. amara soddisfazione accoglierli con una gigantesca e sonora pernacchia…
      🙂

        1. … Ineccepibile. Oltre la radiografia, in fondo, nei tessuti… praticamente una risonanza magnetica.

          1. Trovo assolutamente coerente che tu possa considerare il m5s di destra, dopotutto consideri Renzi di sinistra, ma non è colpa tua sei solo, come tanti, affetto da daltonismo ideologico

      1. Fossi ottimista alla Montanelli dovrei compiacermi di vivere fisicamente in questo paese in cui ha vinto il Renzismo. La teoria era che una buona dose di leaderismo borioso e cafoncello avrebbe attivato anticorpi che ci avrebbero fatti uscire vaccinati dalla patologia stagionale.
        Purtroppo è come l’influenza: il virus muta e ogni anno in tanti cadiamo vittime degli stessi effetti. Ma almeno l’influenza non la plaudiamo. Unico conforto è che, salvo altre patologie concomitanti, non è mortale.

        1. Paragonare SB con Renzi significa o essere in malafede (per ovvie ragioni di propaganda) o, mi spiace, capirne poco di politica.
          Hanno due approcci alla e con la politica MOLTO diversi se non proprio OPPOSTI.

          Ma tant’è…

        1. Che vinca M5S?
          Come se vincessero i fascisti.
          Paura no (il Dibba, a proposito di fasci, al massimo può far paura a se stesso) preoccupazione sì. Del resto lo dico da anni.
          A livello nazionale naturalmente (per quello locale sono cazzi dei locali).

            1. Non rifarò per l’ennesima volta l’elenco delle cose (di sostanza) che avvicinano il m5s a un partito di stampo fascista, ma questa è la mia convinzione (non solo mia) da tempi non sospetti.

              In ogni caso la cosa certa è che non ha nulla a che fare con la sinistra classicamente intesa.

              1. Non farò l’elenco delle cose che apparentano Renzi con Berlusconi (patrimonio a parte) ma la mia convinzione è che sono entrambi bagalun d’l luster (cit. Cordero).
                In ogni caso è certo che Renzi non ha nulla a che fare con la sinistra intesa né classicamente né genericamente.

                (A ciascuno le sue ossessioni)

                  1. Basterebbe il fatto che si parla di un movimento padronale (che per quel che mi riguarda non è nemmeno l’aspetto peggiore) per far inorridire uno di sinistra che abbia coscienza di cosa ciò significhi….

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