Referendum, da dove ripartire

Il 17 aprile hanno votato 15.533.567 aventi diritto al voto, il 31,18%

“La coscienza ambientale è ancora debole, stregata da una cultura sempre più impoverita che ancora vede le sue ragioni come antitetiche a qualsiasi ipotesi di benessere sociale ed economico. Sappiamo che non è così ma dobbiamo lavorare per rigenerarla”. Il commento di Paolo Pileri, professore associato di Pianificazione territoriale e ambientale al Politecnico di Milano

di Paolo Pileri – altreconomia.it, 18/04/2016

Domenica non abbiamo scritto la data di inizio della nostra transizione ecologica “no oil”. Tante sono le lezioni che dobbiamo imparare da questo fallimento referendario. Ne dirò due.

La prima è innanzitutto non dimenticare. Se fra una settimana avremo dimenticato, la sconfitta referendaria avrà vinto due volte. Sta a noi convertire la batosta in nuova energia (rinnovabile) da usare per scovare tutte le ragioni del fallimento e sconfiggerle. Non basta solo rialzarsi dopo la caduta, ma occorre capire gli errori, buttarli via e innovare l’azione. La seconda cosa. Qualcuno dirà che l’esito referendario è il risultato del boicottaggio propagandato da parte di buona parte del governo, della cattiva informazione e del fatto che la macchina della comunicazione e della mobilitazione si è mossa tardi, troppo tardi. Tutto vero. E molto di tutto ciò ha distratto dall’obiettivo. Ma non è tutto qui. Quel che è accaduto ha trovato facile sponda, nelle settimane prima del referendum. Quel che è accaduto è figlio anche di una combinazione maligna dovuta al fatto che le ragioni del non si sono coagulate in un messaggio convincente e di interesse per non ‘ambientalisti’ (primo fatto) e al fatto che anche se ciò fosse accaduto, il destinatario (noi) non sarebbe stato il terreno fertile necessario al radicamento del messaggio (secondo fatto).

L’astensione non è solo il frutto di un’obbedienza al potere dei forti, ma ha probabilmente seguito il ventre molle di una ancora troppo debole coscienza ambientale, stregata da una cultura sempre più impoverita che ancora vede le ragioni legate alla tutela del Pianeta banalmente e pregiudizialmente come antitetiche a qualsiasi ipotesi di benessere sociale ed economico. Sappiamo che non è così, ma la questione è che tutti (o almeno il 50% + 1) devono saperlo e capirlo. Ed è su questo crinale che prende forma la lezione più importante e complessa di questa vicenda: se la cultura ambientale è (di nuovo) alla frutta, dobbiamo lavorare molto, ma molto di più, per rigenerarla sapendo bene che la costruzione passa dalla demolizione di molti preconcetti e luoghi comuni errati che in questi venti e più anni si sono “cementati” nelle nostre teste e che sopravvivono e vincono facendo rifornimento nell’ignoranza, nel populismo e nei luoghi comuni che ci rendono più plasmabili e convincibili. Davanti al bivio ambiente versus occupazione, un nodo cruciale, il pensiero ambientale non riesce ancora a proporre alternative possibili e credibili ai più, fatica a convincere e, spesso, non anticipa, ma rincorre l’avversario. Ma occasioni come questa sono sempre un punto di condensazione da non perdere.

15 milioni di cittadini sono tanti e sono il nocciolo consapevole da cui occorre ripartire. Le forze intellettuali e sociali che proprio in questo referendum si sono esposte e hanno dato prova di esserci e di saperla lunga non devono disperdersi. Più che aprire un tavolo, un forum, un’assemblea con cui capire come stare assieme occorre al più presto immaginare come impostare una nuova narrazione ambientale decisamente diversa da ieri, perché quella non ha funzionato. Occorre trovare modo di spiegare che con ambiente e sostenibilità si lavora, si fa società, si cresce, si mitigano le disuguaglianze e si migliora. Ovviamente occorre investire molto molto di più in cultura ambientale.

Siamo indietro e dobbiamo recuperare, non mollare. È chiaro che gli interessi finanziari ed economici hanno più mezzi per far sentire la loro voce di sirene, e la politica spesso ci va dietro, ma questo non è un buon motivo per rinunciare. Se questo è il risultato, vuol dire che abbiamo sbagliato qualcosa o che siamo timidi o diamo un’immagine pessimista e lamentosa o non riusciamo a comunicare le ragioni (belle) per cui la prossima società non può che essere votata alla sostenibilità. Ma questo -che è chiaro a molti- è ancora una novità per i più e allora occorre investire per formare un humus culturale indelebile, un basso continuo inestirpabile, altrimenti il terreno su cui si depositano le idee, si secca al punto che la prima brezza se lo porta via e le prossime idee avranno ancor meno possibilità di radicarsi, trovando ancor meno humus. Impariamo a far migliore uso dell’istituto della cooperazione delle idee, sosteniamoci e dedichiamoci a trovare una narrazione non solo alternativa, ma chiara, convincente e possibile. Chiediamo spazio sui giornali, nei dibattiti, in TV e impegniamoci ancor di più a svelare qual è la realtà. Non dimentichiamoci che le questioni ambientali hanno anche la grande forza di poter poggiare sulle spalle di un grande gigante: il fatto scientifico.Pensate ai cambiamenti climatici.
La “battaglia di Parigi”, quella della Conferenza ONU sul clima che si è tenuta alla fine del 2015, è stata vinta a colpi di dati scientifici che hanno messo spalle al muro anche i più riottosi. Dobbiamo uscire dall’ambiguità delle opinioni e sfoderare la forza del pragmatismo basato su cifre, prove, casi, esempi. Usiamolo e, mi rivolgo agli studiosi, impariamo a divulgare di più l’approccio e le informazioni scientifiche perché anche questo aiuta la formazione di una consapevolezza duratura che oggi nei cittadini è ancora troppo debole e liquida, nonostante siano già 15 milioni.

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177 comments

    1. boh. per me va bene tutto.
      sono qui per discutere, non per convincere.

      mi sono trovato sul blog di civati, probabilmente mentre stavo maturando anche una posizione critica verso quella parte di narrazione (vedi sotto) che ho seguito per anni, e qui sono rimasto.

      il meccanismo è questo: nei post si critica di norma l’operato del governo (il che è legittimo), e quindi mi trovo il 90% delle volte a fare la figura del bastian contrario.

      ma non ho mai scritto post.
      il blog ha assunto sempre più carattere identitario (più o meno: civatiani e grillini contro il governo), e così vanno le cose.
      a questo punto è vero che rischio di fare la figura del wilson… boh.

      1. fai il wilson per partito preso
        la costante é la critica, vero, ma nessuno difende tout court un’altro partito
        la critica è (a parte me, che penso vada proprio smantellato) verso un partito che ha “tradito” lo spirito che molti dei partecipanti avevano visto nella loro partecipazione allo stesso.
        forse erano stati miopi ed hanno pensato di essere sempre nel pci (sempre miopi a mio parere), mentre il pd è sempre stato qualcos’altro.
        ma in generale si segue un idea non un partito.
        mentre la tua difesa rischia di essere legata solo al partito, tralasciando le idee

      2. Manco non ti fosse mai stato chiesto… scrivi qualcosa!!!
        Magari aiuta…

        P.S. ho risposto a te qualche pagina di commenti addietro…

      3. Non so, io questa identita’ non la vedo. Il fatto di essere critici verso il governo non puo’ formare di per se’ un’identita’. A me sembrano tutti diversi.

      4. carattere identitario…

        a parte che se non siamo d’accordo con quanto fa il governo ci riesce un po’ difficile parlarne bene…il carattere deriva da chi scrive/propone.

        basta che voi scriviate e/o proponiate qualcosa di diverso e….puff!!! magia!!!! il blog riporterà anche idee diverse!!!!!

        insomma, è un po’ come col governo..inutile lamentarsi se poi quando si può fare qualcosa non lo si fa!!!! :mrgreen:

        1. e comunque heiner, senza offesa…si tocca il pd e reagisci manco si fosse toccata tua sorella….certe cose le posso capire da m2c, da te mi aspetto un po’ più di spirito critico

          sei molto…come dire…”vorrei ma non posso”. Sei proprio sicuro che la cosa migliore sia subire le scelte del segretario/PdC? quanto è lontano dalla tua personale “linea di non ritorno” o qualsiasi cosa possa fare il pd continuerà a essere la tua area di riferimento?

  1. Heiner
    Per continuare a dire cose dette e ridette, la tua “visione” (pur comprensibile) è la cosa che permette al pd di essere quello che è. Tu sei parte di quelli dietro a cui il reuccio può nascondersi, invocando le migliaia di brave persone che per il pd si impegnano e lavorano, anche se poi il vostro lavoro a livello nazionale o ragionale non viene minimamente preso in considerazione e le decisioni vengono prese in barba alle vostre idee o ai vostri voti.

    Questo mi fa incazzare

  2. @ heiner
    ripeto anche comprendendo le tue ragioni ( soprattutto questa radicalizzazione delle posizioni è voluta e serve come ossigeno a Renzi, anche se penso ne pagherà le conseguenze) non puoi sottovalutare quanto il Pd ha chiesto di ingoiare al suo elettorato, non solo con Renzi, ma proprio dalla nascita dello stesso… la frattura momentaneamente non è ricomponibile, rimane da sapere cosa faranno, chi si autoproclama di sinistra… da grandi

    1. ingoiare cosa?
      Renzi ha vinto le primarie con larga maggioranza. Come prima le aveva vinte Bersani.

      Sì, la costituzione del PD ha comportato uno strappo e infatti alcuni se ne sono andati.

      Cosa inevitabile fin dai tempi del PDS direi,
      ad ogni transizione o evoluzione (ri-posizionamenti, visioni diverse sulla direzione, cambio di dirigenza, ripicche, rancori, ecc.) qualcuno pensa che era meglio come era prima, che si perdono le radici, ma dove andremo a finire, ecc. ecc.

      Il fatto che ad oggi il dissenso non abbia mai superato il range del 10% o giù di lì colloca la sinistra critica in un ambito “fisiologico”.

    2. marco1, c’è una differenza (almeno per me) tra le narrazioni (renzi non è stato il primo, il primo a usarlo è stato vendola) e i punti politici.

      ma dei punti politici si parla poco… anche quando si pensa di parlarne. perché c’è confusione. quando vedo landini fare un’arringa in un talk e tirar fuori alcune classiche battaglie della sinistra, rimango esterrefatto a vedere gente che applaude forsennata. perché – di questo sono convintissimo – non sta affatto applaudendo ai punti politici, eventualmente alla riconosciuta sincerità della persona.
      ma se landini mettesse nero su bianco i veri punti in questione, ritirando fuori anche tasse patrimoniali (compresa prima casa ecc.)… allora, in bocca al lupo. sono convinto che di tanti che applaudono…

      altro discorso itneressante (inverso) è quello del garantismo. siamo passati da una sinistra che diffida del potere del giudice alla santificazione dei… PM!! e infatti ex pm sono capi riconosciuti di questa sinistra (anche quelli come davigo che si sono sempre dichiarati di destra).

      ma qui, a pensarci bene, si apre uno dei punti cardine dell’evoluzione politica italiana degli ultimi 30 anni, ovvero il passaggio (effettuato già sotto berlinguer, ed esploso soprattutto con occhetto, e poi gli altri) da una sinistra che elaborava proposte sociali a una sinistra che sperava nel lavoro dei magistrati. il perché è presto detto: le proposte sociali dell’ex pci erano in caduta libera di consensi, e nessuno ha avuto la forza (ammetto che è difficile, anzi, è proprio quel che manca, è il lavoro da fare) di tirar fuori proposte alternative.
      le uniche vincenti che sono venute fuori a livello europeo sono state quelle che si limitavano a riprendere contenuti liberisti, con blair, in parte con schroeder, con renzi… e chi è partito socialista (zapatero, hollande) si è ritrovato più liberista degli altri…

      senza contare quelli che per opposizione a questo liberismo (senza contare che in mezzo c’è anche del buon welfare, i famosi paesi nordici…) si appoggiano a realtà protocapitaliste-identitarie come quella russa. e qui probabilmente dovrei criticare alcune figure intellettuali a cui sei legato

      vedremo cosa succederà. la soluzione non sarà semplice (ma perché non sono semplici i processi mondiali, la caduta del muro non poteva lasciare immutati gli equilibri economici, e così non è stato)

      1. Lo spostamento è avvenuto lentamente e per piccoli passi. Gente che avrebbe sempre votato perchè è giusto esprimersi ed aiutare gli altri a farlo, oggi si astiene.

          1. Oh ragassuole, non siamo mica qui a pettinare sun… io sono il vostro spin doctor, ghostwriter, toyboy e cucuzzaro preferito.

      2. sono abbastanza d’accordo… i bocconi da ingoiare, a cui mi riferisco, sono stati senza sosta dal momento che si è chiuso con il PCI… c’è stato un continuo spostamento verso altre posizioni politiche ( certo non possiamo non scordare la caduta del muro e il mondo che improvvisamente è stato ribaltato, ma credo che troppo presto si è buttato il bambino con l’acqua sporca… le radici del PCI italiano non dovevano morire con URSS non era una cosa inevitabile e soprattutto non era inevitabile perdere completamente la “classe” di riferimento per migrare verso lidi più volutamente indefiniti), ma questo spostamento l’ha fatto solo l’area per semplificare ex PCI, così facendo ha, come dici tu, rinunciato completamente ad una elaborazione di proposte sociali e politiche per abbracciarne altre in modo “acritico”… Renzi viene dopo e con buona pace di m2c è solo il risultato, scadente, di copiaggio all’italiana

    1. non sfruculiare sun che dorme… è a pochi chilometri e un bel mazziatone a te e keiner gli verrebbe bene. (è bretella nera di iudo)

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