Bancocrazia

di John Weeks , Eric Toussaint , Stavros Tombazos , Pritam Singh , Benjamin Selwyn , Alfredo Saad Filho , Patrick Saurin , Sabri Öncü , Susan Pashkoff , Ozlem Onaran , Thomas Marois , Philippe Marlière , Francisco Louça , Stathis Kouvelakis , Andy Kilmister , Michel Husson , Michael Hudson , David Harvey , Pete Green , Giorgos Galanis , Alan Freeman , Gilbert Achar, Costas Lapavitsas 22 aprile 2016

Nove anni dopo lo scoppio della crisi finanziaria che continua a causare dannosi effetti sociali attraverso le misure d’austerità imposte a popolazioni vittime, è ora di dare un altro sguardo agli impegni che erano stati presi all’epoca da banchieri, finanzieri, politici e organismi di regolazione. Questi quattro attori hanno mancato in misura fondamentale di mantenere le promesse fatte sulla scia della crisi: di moralizzare il sistema bancario, di separare le banche commerciali dalle banche d’investimento, di por fine agli stipendi e ai premi esorbitanti e, infine, di finanziare l’economia reale. All’epoca non abbiamo creduto a tali promesse, e per buoni motivi. Invece che a una moralizzazione del sistema bancario, tutto ciò cui abbiamo assistito è stata una lunga lista di appropriazioni indebite, portate alla luce da una serie di fallimenti bancari a partire da quello della Lehman Brothers il 15 settembre 2008.

Dal solo 2012 la lista di salvataggi include: Dexia in Belgio e in Francia (2012, il terzo salvataggio), Bankia in Spagna (2012), Espirito Santo (2014) e Banif (2015) in Portogallo, Laiki e Bank of Cyprus a Cipro (2013), Monte dei Paschi, Banca delle Marche, Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio e Carifer in Italia (2014-2015), NKBM in Slovenia (2012), SNS Reaal in Olanda (2013) e Hypo Alpe Adria in Austria (2014-2015) e questi sono solo alcuni esempi. La cosa più intollerabile è che le autorità pubbliche hanno deciso di pagare il riscatto a queste banche facendo sopportare ai cittadini le conseguenze degli affari immorali dei loro amministratori e azionisti. Una separazione o “erezione di uno steccato” tra le banche commerciali e le banche d’investimento resta null’altro che una pia illusione. La cosiddetta riforma delle banche intrapresa in Francia nel 2012 da Pierre Moscovici, il ministro francese delle finanze e dell’economia, si è rivelata una finta. Quanto alle remunerazioni dei banchieri, il tetto ai compensi variabili adottato dal Parlamento Europeo il 16 aprile 2013 ha avuto la sua conseguenza immediata: un aumento dei compensi fissi e il ricorso a una clausola di immunità prevista per legge.

Nessuna misura intesa a evitare altre crisi è stata imposta al sistema finanziario privato. Governi e varie autorità che dovrebbero garantire che le norme siano rispettate e migliorate hanno o accantonato o considerevolmente attenuato le trascurabili misure annunciate nel 2008-2009. La concentrazione delle banche è rimasta immutata, così come le loro attività ad alto rischio. Ci sono stati altri scandali che hanno coinvolto tra quindici e venti più grandi banche private d’Europa e degli Stati Uniti, implicanti prestiti tossici, mutui ipotecari fraudolenti, manipolazioni del mercato delle divise, di quello dei tassi d’interesse (il particolare del LIBOR) e dei mercati dell’energia, enormi evasioni fiscali, riciclaggio di denaro sporco del crimine organizzato, e via dicendo. Lo scandalo dei Panama Papers dimostra come le banche stiano utilizzando i paradisi fiscali. Il Financial Times ha scritto che il primo ministro britannico, David Cameron, è intervenuto di persona per impedire che fondi fiduciari all’estero fossero trascinati nel giro di vite a livello UE contro l’elusione fiscale.

Le autorità si sono limitate a imporre multe, normalmente risibili quando paragonate ai reati commessi. Tali reati hanno impatto negativo non solo sulla finanza pubblica ma anche sul tenore di vita di milioni di persone in tutto il mondo. Responsabili degli organi di disciplina, come Martin Wheatley, ex direttore della Financial Conduct Authority di Londra,  sono stati licenziati per aver tentato di svolgere correttamente il loro lavoro e per essere stati troppo critici del comportamento delle banche. George Osborne, il Cancelliere dello Scacchiere, ha licenziato Martin Wheatley nel luglio del 2015, nove mesi prima della scadenza del suo contratto quinquennale.

Anche se ovviamente da incolpare, nessun dirigente di banca negli Stati Uniti o in Europa (con l’eccezione dell’Islanda) è stato condannato, mentre gli operatori, che sono meri sottoposti, sono processati e condannati a da cinque a quattordici anni di carcere.

Come nel caso della Royal Bank of Scotland nel 2015, banche sono state nazionalizzate con grande spesa pubblica per proteggere gli interessi di grandi azionisti privati e sono state rivendute al settore privato per una frazione del loro valore. Salvare la RBS è costato 45 miliardi di sterline di fondi pubblici, mentre la sua ri-privatizzazione probabilmente si tradurrà in una perdita di altri 14 miliardi.

Infine, quanto a se le banche stiano oggi finanziando l’economia reale, i tentativi attuati dalle banche centrali non sono riusciti ad avviare, a oggi, nemmeno l’inizio di una reale ripresa dell’economia.

Poiché sentiamo, in particolare alla luce dell’esperienza della Grecia, che le banche siano un elemento essenziale di qualsiasi progetto di cambiamento sociale, proponiamo che siano prese misure immediate per conseguire i seguenti sei obiettivi:

  1. Ristrutturare il settore bancario
  2. Sradicare la speculazione
  3. Cancellare il segreto bancario
  4. Disciplinare il settore bancario
  5. Trovare modi alternativi di finanziare la spesa pubblica
  6. Rafforzare le banche pubbliche

In una seconda parte svilupperemo i nostri argomenti a favore della socializzazione del settore bancario.

  1. MISURE IMMEDIATE
  2. Ristrutturazione del settore bancario

Ridurre radicalmente la dimensione delle banche al fine di eliminare il rischio rappresentato dalle banche sistemiche [1] “troppo grandi per fallire”.

Separare le banche commerciali dalle banche d’investimento. Le banche commerciali saranno le sole istituzioni finanziarie autorizzare a ricevere depositi dei risparmiatori e sostegno pubblico (sottoscrizione di depositi a risparmio e accesso a contante dalla banca centrale). Queste banche commerciali saranno autorizzate a concedere prestiti solo a persone fisiche e ad aziende locali e nazionali private e a entità pubbliche. Sarà loro vietato di condurre attività sui mercati finanziari. Ciò che questo significa è che non sarà consentito loro di coinvolgersi in cartolarizzazioni; i prestiti non potranno essere trasformati in titoli negoziabili e le banche commerciali dovranno conservare i prestiti sui propri libri fino ad avvenuto rimborso. La banca che ha concesso un prestito deve sopportarne il rischio.

Le banche d’investimento non avranno titolo a sottoscrizioni pubbliche;  in caso di fallimento di una banca tutte le perdite saranno subite dal settore privato, a partire dagli azionisti (sulla totalità del loro attivo; vedere oltre).

Vietare i rapporti creditizi tra banche commerciali e banche d’investimento. Seguendo il principio di Fredéric Lordon di imporre un vero e proprio “apartheid” tra banche commerciali e banche d’investimento, in nessun caso alle banche commerciali sarà consentito di intrattenere un rapporto creditizio con una banca d’investimento. [2]

  1. Sradicare la speculazione

Vietare la speculazione. Come propone Paul Jorion, la speculazione deve essere vietata. “In Francia la speculazione è stata autorizzata nel 1885 e in Belgio nel 1867. Di fatto la speculazione è stata definita molto chiaramente dalla legge mirata a ‘vietare le scommesse sui movimenti al rialzo e al ribasso di titoli finanziari’.’ Con un simile divieto chiunque pratichi la speculazione sarebbe colpevole di una violazione; che si tratti della banca X o della banca Y non fa alcuna differenza” [3]. Ciò potrebbe includere sanzioni a banche che speculino per conto proprio o nell’interesse di propri clienti.

L’acquisizione di proprietà tangibili (materie prime, merci, terreni, edifici, ecc.) o titoli (azioni, obbligazioni o qualsiasi altro titolo) da parte di una banca o di altra istituzione finanziaria con l’intenzione di speculare sul loro prezzo sarà vietata.

Vietare i derivati. Questo significa che le banche e le altre istituzioni finanziarie che vogliono coprirsi da vari tipi di rischi (associati a rapporti di cambio, tassi d’interesse, insolvenze, ecc.) dovranno tornare a utilizzare i contratti tradizionali di assicurazione.

Prescrivere alle banche di richiedere l’autorizzazione prima di mettere sul mercato prodotti finanziari. Le banche d’investimento dovranno sottoporre qualsiasi nuovo strumento finanziario alle autorità di controllo (ciò non si applica ai derivati, poiché saranno messi fuorilegge) a fini di autorizzazione prima dell’immissione sul mercato.

Separare le attività di consulenza da quelle di mercato. Siamo anche d’accordo con l’economista belga Eric de Keuleneer che propone di separare le attività di consulenza da quelle di mercato. “Non è giusto che le banche assumano debiti rischiosi consigliando contemporaneamente i clienti sulla qualità di tali debiti o che siano attualmente in grado di speculare sull’oro e contemporaneamente di consigliare ‘disinteressatamente’ i loro clienti ad acquistare oro.” Per questo egli propone di creare attività di intermediazione.

Vietare le transazioni ad alta frequenza e il settore bancario ombra. Limitare rigidamente che cosa può essere iscritto in contabilità fuori bilancio [4]. Vietare le vendite allo scoperto con e senza prestito dei titoli relativi.

  1. Cancellazione del segreto bancario

Vietare i mercati finanziari non regolamentati [over the counter]. Tutte le transazioni sui mercati finanziari devono essere registrate, tracciabili, regolate e controllate. Fino a oggi i principali mercati finanziari sono stati non regolamentati, cioè non sono soggetti a nessun controllo di alcun genere. Questo vale per il mercato FOREZ (5.300 miliardi di dollari al giorno) [5], per il mercato dei derivati, per i mercati delle materie prime e dei prodotti agricoli [6], eccetera.

Cancellazione del segreto bancario. Alle banche deve essere prescritto di comunicare tutte le informazioni riguardanti i loro amministratori, le loro varie entità, i loro clienti, le attività che conducono e le transazioni che attuano per conto dei propri clienti e in nome proprio. Analogamente la contabilità bancaria deve anche essere leggibile e comprensibile. L’abbandono del segreto bancario deve divenire un fondamentale imperativo democratico per tutti i paesi. Concretamente questo significa che le banche devono rendere disponibili alle autorità fiscali: una lista dei nomi dei beneficiari di interessi, dividendi, utili di capitale e altre entrate finanziarie; informazioni sull’apertura, modifica e chiusura di conti bancari al fine di creare un archivio nazionale dei conti bancari; tutte le informazioni sui movimenti di capitale all’interno e fuori dal paese, inclusa in particolare l’identificazione di chi impartisce l’ordine.

Vietare le transazioni con paradisi fiscali. Alle banche deve essere vietato di attuare qualsiasi transazione con un paradiso fiscale.  Il mancato rispetto del divieto deve comportare sanzioni molto aspre (compresa la possibile revoca della licenza) e multe pesanti.

  1. Disciplinare il settore bancario

Prescrivere alle banche di aumentare radicalmente il volume dei fondi propri (capitale) in rapporto con i loro attivi totali [7]. Mentre il capitale è generalmente inferiore al 5% degli attivi bancari, noi crediamo che il minimo legale dovrebbe essere portato al 20%.

Vietare la socializzazione delle perdite delle banche e di altre istituzioni finanziarie. Significa vietare che autorità pubbliche garantiscano debiti privati con fondi pubblici.

Ripristinare la responsabilità illimitata dei maggiori azionisti in caso di fallimento bancario. Il costo di un fallimento deve essere recuperabile dal patrimonio totale degli azionisti principali (che si tratti di persone fisiche o di società).

Nel caso di fallimento di una banca i depositi dei clienti delle banche commerciali devono continuare a essere garantiti dallo stato fino al limite di un importo ragionevole per una famiglia di classe medio-alta (stimato oggi in 150.000 euro e soggetto a dibattito democratico).

Tassare pesantemente le banche. Gli utili delle banche devono essere strettamente assoggettati a prescrizioni legali riguardanti la tassazione delle imprese. Di fatto le aliquote che le banche attualmente pagano sono molto considerevolmente inferiori al tasso legale, che esso stesso e troppo basso. Le transazioni bancarie in divise [8] e in titoli finanziari devono essere tassate. Deve essere tassato il debito a breve termine delle banche al fine di promuovere il finanziamento a lungo termine.

Perseguire sistematicamente gli amministratori bancari colpevoli di reati e infrazioni finanziarie e revocare la licenza bancaria a istituzioni che non rispettino i divieti e siano colpevoli di appropriazioni indebite.

Trovare un altro modo per salvare le banche. In aggiunta alle misure di cui sopra – responsabilità illimitata dei maggiori azionisti (con riferimento al loro intero patrimonio), garanzia dei depositi sino a 150.000 euro e divieto di garantire il debito privato con fondi pubblici – deve essere creato un meccanismo per il fallimento ordinato delle banche, consistente in due strutture. Una bad bank privata (di proprietà di azionisti privati senza alcun costo per le autorità pubbliche) e una banca pubblica cui siano trasferiti i depositi e gli attivi certi. Certi esperimenti recenti possono servire da ispirazione, in particolare le misure assunte dall’Islanda a partire dal 2008 [9].

  1. Trovare altri modi per finanziare il debito pubblico

Prescrivere alle banche di detenere una quota dei titoli del debito pubblico.

Le banche centrali dovrebbero concedere di nuovo prestiti senza interessi alle autorità pubbliche. Diversamente dalla prassi attuale della BCE, conseguenza dei trattati europei, la banca centrale sarebbe in grado di offrire finanziamenti senza interessi allo stato e a tutti gli enti pubblici (città, ospedali, organismi di edilizia popolare, eccetera) al fine di condurre politiche socialmente eque nel contesto della transizione ambientale.

  1. Rafforzare le banche pubbliche esistenti

e ricrearle nei paesi in cui sono state privatizzate (sarebbero, ovviamente, sottoposte come tutte le altre banche alle misure concrete discusse più sopra). In Francia, nel 2012, un collettivo ha rivolto un appello “Pour un Pôle Public Financier au service des Droits !” (Per un polo finanziario pubblico al servizio dei diritti) [10] che appoggi la creazione di una struttura bancaria pubblica. Il grande svantaggio di questo progetto è che non arriva alla radice del problema poiché accanto a un settore bancario pubblico insignificante continuerebbero a esistere banche private e un settore cooperativo che è cooperativo solo nel nome. In Belgio, dove il governo ha privatizzato le ultime banche pubbliche negli anni ’90, nel 2011 lo stato ha riacquistato la “parte” bancaria di Dexia, di cui è proprietario al 100%. La Dexia Bank è divenuta Belfius e ha ancora uno status privato. La Belfius deve diventare una vera banca pubblica e devono essere applicate le misure concrete formulate più sopra. Lo stato ha pagato 4 miliardi di euro, un importo che la stessa Commissione Europea ha considerato del tutto irragionevole. Ciò che avrebbe dovuto fare è questo: la Belfius avrebbe dovuto essere creata senza costi per le finanze pubbliche come istituzione bancaria finanziata dai depositi dei clienti e da tutti gli attivi certi della Dexia Bank. La banca avrebbe dovuto essere posta sotto il controllo dei cittadini. Le condizioni di lavoro, i posti e il reddito del personale avrebbero dovuto essere garantiti, mentre la remunerazione versata agli amministratori avrebbe dovuto essere radicalmente ridotta. Ai membri del consiglio e ai dirigenti avrebbe dovuto essere vietato di avere posizioni in un’istituzione privata. Avrebbero dovuto essere presentate denunce contro gli amministratori della Dexia a cura del ministero per le malefatte penali da essi commesse. Il Rapporto No.58 depositato dal senato francese sulla Société de financement local (SFIL) stima il costo del fallimento della Dexia in circa 20 miliardi di euro (13 miliardi per la Francia, compresi 6 miliardi stanziati per la ricapitalizzazione e il resto per coprire parte delle penalità per il rimborso anticipato di prestiti tossici; 6,9 miliardi di euro per il Belgio, corrispondenti alla nazionalizzazione della Dexia Bank Belgium e alla ricapitalizzazione di Dexia) alla data del rapporto. Il 1 febbraio 2013 la Francia ha creato una struttura al 100% pubblica (con lo stato che detiene il 75%, la CDC il 20% e la Banque Postale il 5%) al fine di acquisire il 100% della Dexia Municipal Agency (una sussidiaria della Dexia Credit Local) che è divenuta la Caisse Francaise de Financement Local (CAFFIL).

  1. SOCIALIZZARE IL SETTORE BANCARIO

Mettere in pratica le misure concrete che abbiamo menzionato sopra costituirebbe un progresso nella risoluzione della crisi del settore bancario, ma il settore privato continuerebbe a occupare una posizione dominante.

Sono anche necessarie misure permanenti di lungo termine

Se l’esperienza di questi ultimi anni dimostra qualcosa è che le banche non devono essere lasciate nelle mani di capitalisti. Se, attraverso la mobilitazione popolare, possiamo far sì che le misure discusse in precedenza (che sono aperte a ulteriore dibattito al fine di migliorarle e completarle) siano applicate, il capitale farà tutto il possibile per recuperare parte del terreno che avrà perduto, individuando molteplici modi per aggirare le norme, utilizzando le proprie potenti risorse finanziarie per comprare il sostegno di legislatori e leader governativi al fine di liberalizzare, ancora una volta, e accrescere i profitti al massimo, senza riguardo per gli interessi della maggioranza della popolazione.

E’ necessario socializzare il settore bancario sotto il controllo dei cittadini

Poichè i capitalisti hanno dimostrato esattamente quanto in là sono disposti a spingersi, assumendo rischi (rischi delle cui conseguenze si rifiutano di essere chiamati a rispondere) e commettendo reati al solo fine di accrescere i loro profitti, poiché le loro attività si traducono regolarmente in pesanti costi subiti dalla società nel suo complesso, poiché la società che vogliamo costruire deve essere guidata dal perseguimento del bene comune, della giustizia sociale e della ricostituzione di relazioni equilibrate tra gli esseri umani e le altre componenti della natura, il settore bancario deve essere socializzato. Come propone Frédéric Lordon, deve essere attuata una “de-privatizzazione totale del settore bancario” [11]. La socializzazione del settore bancario nella sua interezza è raccomandata dalla federazione sindacale Sud BPCE in Francia [12].

Socializzare il sistema bancario significa:

  • esproprio, senza risarcimento (o con il risarcimento simbolico di un euro) dei grandi azionisti (i piccoli azionisti saranno risarciti per intero);
  • concessione di un monopolio delle attività bancarie al settore pubblico, con un’unica eccezione: l’esistenza di un piccolo settore bancario cooperativo (sottoposto alle stesse norme fondamentali del settore pubblico);
  • creazione di un servizio pubblico per risparmi, credito e investimenti, con una struttura duplice: una rete di piccole filiali “al dettaglio”, da un lato, e dall’altro di agenzie specializzate responsabili della gestione dei fondi e del finanziamento degli investimenti non gestiti dai ministeri responsabili della sanità, dell’istruzione, dell’energia, dei trasporti, delle pensioni, della transizione ambientali pubbliche, eccetera. A questi ministeri sarà fornito lo stanziamento necessario per assicurare i loro investimenti e un funzionamento efficiente. Le agenzie specializzate interverranno in aree e attività che esorbitino la competenza e le sfere d’azione dei ministeri, al fine di garantire che siano coperti tutti i bisogni;
  • Definizione, con la partecipazione dei cittadini, di una Carta relativa agli obiettivi da conseguire e alle missioni da attuare e che ponga i risparmi pubblici, il credito e le entità di investimento al servizio delle priorità definite da un processo democratico di pianificazione;
  • Trasparenza delle comunicazioni finanziarie che devono essere presentate al pubblico in forma comprensibile;

 

E’ usato il termine “socializzazione”, preferendolo a “nazionalizzazione” o a “proprietà statale” per rendere chiaro il ruolo essenziale del controllo da parte dei cittadini, con un processo decisionale condiviso tra amministratori, rappresentanti del personale, clienti, associazioni non a fini di lucro, dirigenti locali e rappresentanti delle entità bancarie pubbliche regionali e nazionali. Perciò il modo in cui sarà esercitato il controllo attivo dei cittadini dovrà essere definito con mezzi democratici. Analogamente devono essere incoraggiati il controllo sull’attività delle banche da parte dei dipendenti del settore bancario e la loro partecipazione attiva all’organizzazione del lavoro. Gli amministratori delle banche devono distribuire un rapporto pubblico annuale sulla loro gestione. La preferenza va attribuita a servizi locali di qualità rompendo con le politiche di esternalizzazione perseguite attualmente. Il personale degli stabilimenti finanziari dovrebbe essere incoraggiato a offrire una consulenza autentica alla clientela e a rompere con le attuali politiche aggressive di vendita.

Socializzare il settore bancario e renderlo un servizio pubblico rendere possibile:

  • per i cittadini e le autorità pubbliche sottrarsi all’influenza dei mercati finanziari;
  • finanziare progetti dei cittadini e delle autorità pubbliche;
  • dedicare l’attività delle banche al bene comune, comprendendo tra le loro missioni quella di agevolare la transizione da un’economia capitalista a produzione intensa a un’economia sociale e ambientalista.

Poiché risparmi, credito, sicurezza dei depositi e preservazione dell’integrità del sistema dei pagamenti sono questioni d’interesse generale, raccomandiamo che sia creato un servizio bancario pubblico socializzando la totalità delle società nei settori bancario e assicurativo.

Poiché le banche sono oggi uno strumento essenziale del sistema capitalista e di un modo di produzione che sta devastando il nostro pianeta e arraffandone le risorse, creando guerre e impoverimento, erodendo, un po’ alla volta, i diritti sociali e attaccando le istituzioni e le pratiche democratiche, è essenziale assumere il loro controllo in modo che divengano strumenti posti al servizio del maggior numero di persone.

La socializzazione del settore bancario non può essere concepita come un mero slogan o una mera rivendicazione, sufficienti a sé stessi e che i decisori della politica metterebbero in pratica per il solo fatto di comprendere che la cosa ha senso. Deve essere considerata come un obiettivo politico da raggiungere attraverso un processo guidato da un movimento di cittadini. Non solo è necessario per i movimenti sociali organizzati esistenti (compresi i sindacati) farne una priorità del proprio programma e per i diversi settori (organi delle amministrazioni locali, piccole e medie imprese, associazioni di consumatori, eccetera) adottare tale posizione, ma anche – e soprattutto – per i dipendenti delle banche essere condotti a una consapevolezza del ruolo svolto dalla loro professione e del fatto che sarebbe loro interesse che le banche fossero socializzate, e per gli utenti delle banche essere informati nel punto di utilizzo (ad esempio attraverso occupazioni di filiali bancarie dovunque, lo stesso giorno) in modo da poter partecipare direttamente a definire esattamente che cosa dovrebbe essere una banca.

Solo una mobilitazione su larga scala può garantire che la socializzazione del sistema bancario possa essere realizzata nella pratica, poiché è una misura che colpisce al cuore stesso del sistema capitalista. Se un governo di sinistra non assume una tale misura, la sua azione non sarà in grado di realizzare realmente il cambiamento radicale necessario per rompere con la logica del sistema e per realizzare un nuovo processo di emancipazione.

Socializzare il sistema bancario e assicurativo deve far parte di un programma molto più vasto di altre misure che avvierebbero l’adozione di una transizione a un nuovo modello post-capitalista e post-produttivo. Un tale programma, che deve essere di portata europea ma che può inizialmente essere messo in atto in una o più nazioni, includerebbe l’abbandono delle politiche di austerità, la cancellazione del debito illegittimo, la messa in atto di una riforma fiscale generale con una forte tassazione del capitale, una riduzione generale degli orari di lavoro con assunzioni compensative e con il mantenimento dei livelli di salario, la socializzazione del settore energetico, misure che garantire la parità di genere, lo sviluppo di servizi pubblici e di sussidi sociali e l’attuazione di una politica di transizione ambientale fortemente determinata.

In questo momento della storia la socializzazione dell’intero sistema bancario è una necessità politica, economica, sociale e democratica urgente.

Autori:

  • Gilbert Achcar – Professore di Studi sullo Sviluppo, SOAS, Università di Londra
  • Alan Freeman economista presso la Greater London Authority dal 2000 al 2011, co-direttore del Gruppo di Ricerca sull’Economia Geopolitica, Università di Manitoba, Canada
  • Giorgios Galanis – Professore, Goldsmiths, Università di Londra
  • Pete Green – co-promotore della Commissione di Economia Politica dell’Unità della Sinistra
  • David Harvey – Distinguished Professor al Centro di Laurea dell’Università della Città di New York (CUNY)
  • Michael Hudson Distinguished Professor di ricerca presso l’Università del Missouri, Kansas City e professore presso l’Università di Pechino
  • Michel Husson – Economista, autore di Le capitalisme en 10 leçons, La Dècouverte, Parigi, 2012, Francia
  • Andy Kilmister – Docente senior di economia presso l’Università di Oxford Brookes e direttore del Journal of Contemporary Central and Eastern Europe
  • Stathis Kouvelakis – Lettore presso la King’s College University di Londra, membro di Unità Popolare (Grecia)
  • Costas Lapavitsas – Professore di economia, SOAS, Università di Londra
  • Francisco Louça – Professore di economia presso l’Instituto Superior de Economia e Gestao di Lisbona
  • Philippe Marlière – Professore di scienze politiche, University College di Londra
  • Thomas Marois – Lettore senior, Studi sullo sviluppo, SOAS, Università di Londra
  • Ozlem Onaran – Professore di economia, direttore del Centro Ricerche di Economia Politica di Greenwich, Università di Greenwich
  • Sabri Őncű – Economista, SoS Economics, Istanbul, Turchia
  • Susan Pashkoff – Economista, Unità della Sinistra, Commissione Politica Economica, Gran Bretagna
  • Alfredo Saad Filho – Professore di Economia Politica, SOAS, Università di Londra
  • Patrick Saurin – Portavoce della federazione sindacale dei dipendenti bancari Sud Solidaires de la Banque Populaire – Caisse d’Epargne (BPCE) – Francia
  • Benjamin Selwyn – Lettore senior in Sviluppo Internazionale, Università del Sussex, Regno Unito
  • Pritam Singh – Professore di economia, Facoltà di scienze aziendali, Oxford Brookes University
  • Stavros Tombazos – Professore di economia politica presso l’Università di Cipro
  • Eric Toussaint – Portavoce del CADTM, autore di Bancocracy, Resistance Books/IIRE/CADTM, 2015
  • John Weeks – Professore emerito, SOAS, Università di Londra

 

NOTE

[1] Philippe Lamberts, parlamentare europeo dei Verdi, propone un massimo di 100 miliardi di dollari di patrimonio. “A titolo di confronto, gli attivi totali di BNP Paribas e Deutsche Bank, rispettivamente, nel 2011 erano di 2.164 miliardi di euro e di 1.965 miliardi di euro” http://www.philippelamberts.eu/les-7-peches-capitaux-des-banques. Noi sentiamo che la dimensione massima dovrebbe essere considerevolmente inferiore, in particolare in paesi piccoli. Cento miliardi di euro sono un multiplo del PIL di Cipro e più di un quarto di quello del Belgio.

[2] http://blog.mondediplo.net/2013-02-18-La-regulation-bancaire-au-pistolet-a-bouchon (in francese)

[3] Paul Jorion in Financité, novembre 2013 (in francese)

[4] Limitare, ad esempio, le voci fuori bilancio a garanzie e impegni sottoscritti. Necessario discuterne.

[5] Vedere Eric Toussaint “Comment les grandes banques manipulent le marché des devises” (Come le grandi banche manipolano il mercato dei cambi), pubblicato su Le Monde il 13 aprile 2014 e disponibile in inglese come capitolo 18 di Bankocracy (disponibile in formato pdf all’indirizzo http://cadtm.org/IMG/pdf/Bankocracy_web.pdf; disponibile anche a stampa presso CADTM)

[6] Eric Toussaint “Banks Speculate on Raw Materials and Food”  [Le banche speculano su materie prime e cibo], 10 febbraio 2014, http://cadtm.org/Banks-speculate-on-raw-materials

[7] Questo significherebbe abbandonare il sistema di calibrare gli attivi in funzione del rischio, il che è particolarmente inaffidabile poiché la quantificazione è lasciata alle banche stesse. Per una spiegazione della valutazione degli attivi basata sui rischi vedere http://cadtm.org/Banks-bluff-in-a-completely-legal

[8] Eric Toussaint, “Il faut imposer une véritable taxe Tobin au lobby bancaire” (Va imposta una vera imposta Tobin alla lobby dei banchieri), un editoriale pubblicato dal quotidiano L’Humanité il 25 febbraio 2014 e anche su http://cadtm.org/Il-faut-imposer-une-veritable-taxe (in francese).

[9] Intervista a Eva Joly di Renaud Vivien, “L’Islanda rifiuta transazioni stragiudiziali ai banchieri accusati” – http://cadtm.org/Iceland-refuses-its-accused

[10] Vedere il loro sito (in francese) ): http://pourunpolepublicfinancier.org/. L’entità bancaria  pubblica promossa dal collettivo includerebbe istituzioni finanziarie pubbliche (Banque de France, Caisse dei Dépots e le sue sussidiarie finanziarie, OSEO, Société des Partecipations de l’Etat, Banque Postale, UbiFrance, Agence Française de Developpment, Institut d’émission des Départments d’Outre-Mer, CNP Assurance) o quelle le cui attività costituiscono un servizio pubblico (Crédit Foncier, Coface). Ogni azienda bancaria o assicurativa in cui lo stato acquisisce una quota azionaria di maggioranza o cui possono essere assegnate missioni di servizio pubblico ne farebbe parte. In Belgio un sito creato dal PTB è dedicato a promuovere la necessità di una banca pubblica (in francese o fiammingo): http://www.banquepublique.be/

[11] Frédéric Lordon, “L’effarante passivité de la ‘re-régulation financière’” (La spaventosa passività della disciplina della finanza), in Changer d’èconomie, les économistes atterés. Les liens qui libérent, 2011, pag. 242 (in francese)

[11] Vedere in particolare questi link (in francese): http://www.sudbpce.com/files/2013/01/2012-projet-bancaire-alternatif-definitif.pdf;

http://cadtm.org/IMG/pdf/PLAQUETTE_BANQUES_SUD_BPCE.pdf ; http://cadtm.org/Socialiser-le-systeme-bancaire

Da ZNetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/what-is-to-be-done-with-the-banks-radical-proposals-for-radical-changes/

Originale: CADTM

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2016 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

 

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25 comments

  1. Io credo che un problema generale con la rivolta (pacifica) sia che si è condizionati ad accettare lo scontro sul terreno dove l’avversario è più forte.
    Se Davide avesse accettato una prova di forza bruta con Golia ne sarebbe uscito massacrato. Forse è stato un po’ slealuccio tirar di frombola, ma pare sia stato vincente.

    1. Un’attenuante al cedimento (per qualcuno tradimento) di Tsipras era che in cambio fossero stati garantiti interventi di aiuto, oggi tra l’altro sollecitati pure dal FMI che almeno ha ammesso gli errori commessi.
      Stiamo constatando che la speranza è stata molto malriposta.

      1. Qualcuno non ha riposto alcuna speranza… giusto per dire…
        Qualcun’altro ha detto che ha fatto e farà bene, qualsiasi cosa imponga ai suoi cittadini (la parola sudditi calzava meglio)

        Ancora ci ostiniamo a chiamarla democrazia…
        La differenza con la monarchia mi pare sia solo che adesso ci scegliamo la faccia a cui prostrarci…

    1. Prendendo l’avversario di petto si rischia, in effetti, di soccombere, anche se non è detto. La pressione di un vasto movimento popolare sulla politica potrebbe quanto meno sfociare in provvedimenti di maggior controllo e rigore non meramente formali sull’attività delle banche ma anche su tutte le altre società finanziarie.
      Esistono, tuttavia, anche altri fronti di attacco, certamente non privi di rischi ma che varrebbe la pena di considerare.
      1) il boicottaggio degli istituti e delle società più spericolate, trasferendo attività e, ove possibile, passività, ad esempio, al sistema delle banche di credito cooperativo o a Banca Etica (verificate la credibilità degli istituti destinatari ed esercitato un forte controllo sulle relative gestioni). La creazione di un nucleo di esperti indipendenti volontari al riguardo sarebbe di grande aiuto.
      2) la creazione di forme alternative di raccolta del risparmio e erogazione del credito a livello locale su basi mutualistiche. Dovrei recuperare delle esperienze tentate in Gran Bretagna che sono riuscite a superare gli ostacoli formali (licenze, capitale minimo) per esercitare tali attività. 3) ‘investimenti’ etici; sostegno a cooperative di consumo, edilizie o di altro genere analogo, di elevata affidabilità
      4) investimento in buoni del tesoro, pur a basso o nullo rendimento, anziché cedere alle sirene di tutti i prodotti e fondi esotici che le banche insistono a voler vendere con profitti certi per loro e perdite possibili/probabili per i clienti.
      5) quanto altro la fantasia, non sfrenata, identifichi come realizzabile

      In pratica si tratterebbe di togliere a un sistema bancario/finanziario la materia prima, pur nella consapevolezza che il grosso dei fondi di cui il sistema finanziario dispone non proviene dai piccoli risparmiatori.

      Per dire una banalità: perché debitori solvibili devono continuare a pagare interessi prossimi all’usura a società emittenti di carte di credito o erogatrici di credito al consumo quando quelle stesse somme potrebbero essere messe a disposizione, con un rendimento comunque più che equo, da privati cittadini organizzati nella cerchia dei propri conoscenti?
      Si dirà: perché le società, nei grandi numeri, sono in grado di gestire statisticamente i rischi e non guardano in faccia a nessuno quando si tratta di aggredire i debitori insolventi.
      Un po’ più difficile per chi finanzi un modesto portafoglio di crediti, scarsamente concentrato su pochi debitori che si avrebbero remore ad aggredire nella sfortuna. Difficile, ma non impossibile.

      1. tutto è possibile se il popolo lo vuole! (mannaggi’a’mme, l’ho detto).
        Volevo dire che le proposte di cui sopra, nonchè le tue – che mi piacciono – sono tutte possibili se troviamo il sistema di far muovere un sacco di gente su queste (o anche altre) idee.
        L’idea con cui mi sto baloccando da un po’, infatti, è che non tocchiamo mai il problema principale.
        Ormai abbiamo più o meno sviscerato i problemi, sappiamo quali sono e abbiamo anche più o meno individuato cosa si dovrebbe fare. Il problema è COME FACCIAMO A FARLO. Ed è di questo che ci dovremmo occupare, questo è l’unico vero problema che non riusciamo a risolvere.
        Perchè per cambiare le cose (che sia con delicate riforme o con la rivoluzione) c’è bisogno che UN SACCO DI GENTE si muova. Quindi la vera domanda è: come si fa a smuovere le persone?

          1. mi spiace Chicco, ma (qualunque sia la ragione, sulla quale non voglio tornare) il 5S si è tagliato e si taglia le balle da solo finchè rimane una costellazione di monadi a cui viene sistematicamente impedito di parlarsi tra loro.
            E onestamente non mi basta (e mi fa paura) che a fare il collegamento sia un gruppettino di pochi eletti scelti non si sa come e non si sa da chi.

            1. “A cui viene sistematicamente impedito di parlarsi tra loro…”

              Mi pare sia uno dei pochi gruppi che a livello istituzionale porta le stesse battaglie in tutte le sedi: cose presentate in regione, o addirittura nei consigli cittadini, vengono ripresentate in Parlamento ed al parlamento europeo.
              Dettagli ininfluenti al tuo insindacabile giudizio…

              Oltretutto, dove esattamente viene sistematicamente impedito di parlarsi?
              Magari poi spiegami dove altri partiti hanno quella struttura di raccordo…

              1. Il PD fa gemellaggi fra circoli, persino Italia-Estero… Son cose.
                S’incontrano una volta ogni 4-5 anni, scambio di doni di rappresentanza e pizzata tutti insieme. Mai sentito un discorso di politica.
                Però ci sono anche mini-convegni fra segretari e presidenti di circolo, nessun militante semplice, in cui non si sa bene di cosa parlino…

        1. è da un po’ che dico che se al “movimento” non corrisponde nessun risultato in questo modo ci saranno sempre meno persone che si “muovono”… se si guarda dai referendum per arrivare alle elezioni passando dagli scioperi e allegando anche le manifestazioni è almeno da molti anni che a questo “movimento” corrispondono solo le mortificazioni delle ragioni che hanno innescato il movimento… è una dei motivi, il principale, della tenuta del m5s, non avrà portato risultati tangibili in termini di “leggi” ma quell’ostinazione nel tenere il “mandato” da noi più volte criticata è l’unico vero motivo della “fedeltà” al movimento, a costo anche di purghe dolorose ma hanno compreso che quello era il punto fondamentale… non c’è più nessun legame tra la nostra partecipazione e i risultati, è una continua scrematura di partecipazione… queste continue mortificazioni sfociano verso movimenti estremi e razzisti… in fin dei conti anche il grande successo della lega precedente è sempre dovuto a queste motivazioni, l’europa unita ha amplificato a dismisura questo senso di impotenza… li chiamiamo populismi

          1. Sui risultati tangibili avrai qualcosa da suggerire, tipo la situazione finanziaria di alcuni comuni…
            Sulle leggi… boh, anche li, non so… mi pare che molta luce sulle fondazioni bipartisan, piuttosto che qualche dimissione dei ministri sia stata una condizione necessaria a non far espandere il consenso dei 5 stelle (ovviamente si tacciono i vari Azzolini)

            Oltretutto, questa lotta unita dei media contro i 5 stelle mi pare cosi’ evidente che mi chiedo perchè non suoni strano a voi…

        2. Credo che si smuova un sacco di gente smuovendone poca perseguendo con caparbietà l’effetto valanga o l’effetto fessuretta nella diga o quello reazione a catena.
          Si prende un problema per il quale ci sia una sensibilità diffusa, ma impotente. Lo si affronta/risolve localmente/nuclearmente e si pubblicizza il successo/la ribellione presso la platea interessata più vasta possibile (internet è un notevole strumento per farlo, anche se ci vogliono certe competenze tecniche specifiche per ottenere visibilità).
          Quando parlo di caparbietà mi riferisco alla fondamentale importanza di non contare su risultati epocali dopodomani. Anzi, occorre mettere in preventivo delle sconfitte e non farsene scoraggiare.
          Il tutto, a livello teorico, è abbastanza semplice, per non dire banale.
          In pratica lo è molto meno, anche se è, credo, soprattutto una questione di volontà di un qualche grupparolo iniziale.
          Vasti movimenti sono partiti da quattro gatti nemmeno particolarmente competenti (la Lega è forse l’esempio più eclatante, senza tirare il ballo il manipoletto di esaltatelli della birreria di Monaco).

          1. PS
            Ipotizziamo che, prima che si scoprissero gli altarini in Banca Etruria & Company, fosse esistito un sito tipo WikiLeaks specifico per accogliere le rivelazioni documentate dall’ìnterno sulle politiche di collocamento spinto delle obbligazioni subordinate (o anche di qualsiasi altro prodotto truffaldino).
            Nelle banche ci sono (spero) persone che vogliono fare onestamente il loro lavoro ma, comprensibilmente, non se la sentono di esporsi al punto di rischiare di perderlo.
            Un sito tipo che garantisse l’anonimato delle fonti potrebbe essere di grandissima utilità per informare compiutamente e in tempo utile la clientela evitando i disastri che abbiamo visto.
            Chiamiamolo sabotaggio. Se un’iniziativa di questo tipo avesse successo in una banca potrebbe trovare emulatori presso altre. Eccetera.
            Certo, l’iniziativa non è del tutto priva di rischi. Ma una volta che la fonte interna fosse identificata e perseguita, forse i clienti grati per aver evitato la truffa potrebbero muoversi a suo sostegno e a denuncia degli amministratori delinquenti della banca.
            Per dire.

            1. il problema namm, è che le banche tengono “buoni” metà di quelli che contano con cariche nei vari collegi, fondazioni, etc
              e la restante metà tramite agevolazioni concesse o meno.

              I “clienti” felici di sapere, rimangono i fessi come te e me che non contano niente e che non possono offrire molto più che la propria stima al delatore.

              lo sforzo è per cambiare tutto il sistema, che un pezzo alla volta rischia di essere, paradossalmente, più difficile

                  1. un problema nel nostro paese è il ruolo di banca d’italia. Anche se ha perso potere dovrebbe essere sotto il controllo dello stato invece i soci sono le banche stesse. Un vero conflitto di’interesse.

      2. Quasi tutte cose che richiedono una forte presa di coscienza della popolazione. Una rivoluzione pacifica. Il problema è che la popolazione, finché non ha le pezze al culo, non si muove. Manca la conoscenza dei problema, dei meccanismi che ci stanno dietro. Prendi solo banca etica: è considerata una cosa da fricchettoni di sinistra, o da acquirenti dei GAS. Molti manco sanno cos’è.
        È un processo lungo, molto lungo….

        1. Molti hanno gia’ le pezze al culo, ma lo nascondono. Ieri la notizia di due coniugi, entrambi avevano perso il lavoro, avevano in mente o messo in giro la voce che si sarebbero trasferit all’estero con i proventi della vendita della casa . Pare che non siano riusciti a vendere e si sono suicidati.
          Venghino, venghino signori ad implorare tasse sulla prima casa, come se chi ha un tetto sulla testa fosse ricco.

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