Lo scandalo e la bestemmia

segnalato da Barbara G.

Visto che si parlava di coccodrilli, e che quando muore qualcuno anche i suoi acerrimi nemici ne tessono le lodi…

Questo invece mi sembra piuttosto “vero”.

di Alessandro Giglioli – piovonorane, 22/05/2016

A volte succede agli eterodossi, ai fuori-dal-branco, agli underdog: finire la propria parabola celebrati e coccolati proprio dall’establishment, dalle istituzioni, dal mainstream. Un paradosso, forse, ma paradossale è la vita.

È quello che è successo nelle sue ultime settimane a Marco Pannella: che pure è stato, per decenni, «lo scandalo e la bestemmia» della politica italiana, come diceva di lui Pier Paolo Pasolini.

Lo è stato per le battaglie che proponeva, così spaventose per la Dc e così urticanti per il Pci: il divorzio, l’aborto, l’obiezione di coscienza al militare, la legalizzazione delle droghe leggere, la condizione carceraria, l’eutanasia – per dirne solo alcune.

Ma lo è stato soprattutto per il modo in cui lottava, per le pratiche che metteva in atto: anticonformiste, irridenti, provocatorie. Aliene da calcoli di partito, da strategie di corridoio. Frontali, aperte, imprudenti. Arroganti, talvolta: ma di quell’arroganza a cui le minoranze ricorrono per farsi sentire, avendo minor voce.

Ha ottenuto molto così per l’Italia, si sa. Il divorzio, l’aborto e la legge sull’obiezione di coscienza alla naia, tra le altre cose. Ma direi anche, in tempi più recenti, l’abolizione de facto della legge medievale sulla fecondazione in vitro, fatta fuori pezzo a pezzo dai ricorsi dell’Associazione Luca Coscioni, una delle declinazioni tuttora migliori della galassia radicale.

Ma è oltre i risultati politici che in questi giorni mi piace pensare a Pannella, a ciò che di buono ci ha dato e quindi ci lascerà.

È cioè nel modo di ragionare, tipicamente radicale appunto: non sedersi mai dentro un’ideologia e nemmeno dentro un pensiero sistematico, dato che la complessità del mondo non permette alcuna onesta sistematicità; e la sistematicità alla lunga diventa una prigione per se stessi e una menzogna per gli altri, una grande ipocrisia individuale e collettiva.

E poi: mescolare sempre il pubblico e il privato, il proprio corpo con le proprie idee, le proprie parole con le proprie azioni. Rovesciando ogni giorno il modo di pensare e di reagire più immediato e comune, quello che a chiunque viene in mente per primo: per stordire e stupire gli interlocutori con una mossa a sorpresa, con una scelta controintuitiva, insomma facendo il contrario di quello che gli altri si sarebbero aspettati.

Disturbando, sempre, perché Pannella è stato fondamentalmente un disturbatore: delle certezze, delle coscienze, delle zone erronee incrostate di ciascuno e soprattutto di quelle della maggioranza.

Ecco, a proposito: se c’è una paura che Pannella non ha mai avuto, è quella di essere minoranza. Ed è stato senza alcuna vergogna che con dieci o quindici compagni ha marciato per anni a Capodanno o a Ferragosto, tra i passanti che lo guardavano con sufficienza. Che lezione per i berlusconiani di ieri e molti renziani di oggi, cioè per tutti quelli che quando li contrasti nel merito ti rispondono che invece la maggioranza la pensa come loro, quindi hanno ragione.

Già: Pannella è stato il più grande avversario immaginabile dell’argumentum ad populum, ma quella battaglia culturale proprio non l’ha vinta, in questo Paese.

Poi ne ha cannate tante, Pannella, certo. Specie negli ultimi dieci-quindici anni. Fino a diventare, a tratti, quasi la negazione di se stesso, di quel se stesso che combatteva senza paure contro ogni conformismo, ogni conventicola, ogni istituzione, ogni potere, ogni polvere nascosta sotto il tappeto. Di qui forse anche il pellegrinaggio dell’establishment al suo capezzale, in questi giorni.

È andata così e i primi a saperlo sono i Radicali stessi – quei pochi rimasti, quei pochi che lui non ha divorato come Crono: che pure da Pannella hanno imparato tutto, anche a detestarne la superbia e l’autocrazia, anche a contestarne le follie un po’ solipsistiche, anche a criticarne la riluttanza nel preparare qualsiasi successione, come se lui volesse far morire con sé il partito che aveva creato.

Questo è stato anche, per decenni, Pannella. Crogiolo di contraddizioni che però ci ha insegnato, appunto, a considerare le contraddizioni meno truffaldine di qualsiasi ideologia. Perché le contraddizioni palesano, mentre l’ideologia nasconde.

Personalmente, poi, gli sono grato per le pubbliche urla di nonviolenza – sì,urla di nonviolenza – che negli anni Settanta hanno contribuito a tenermi lontano dalle peggiori derive dei movimenti. Mi sembrava più contemporaneo e antisistema lui, alla fine, di quelli dell’Autonomia operaia. È grazie a un banchetto in cui raccoglievamo firme per i referendum radicali, nella piazza Santo Stefano di Milano, che in un sabato di marzo del 1977 non sono andato in via De Amicis. E chissà che piega avrebbe preso la mia vita, se in quel giorno incerto avessi fatto la scelta contraria.

Roba vecchissima, e i più giovani se non cliccano il link non sanno neanche di cosa sto parlando. Ma è proprio per loro, per quelli che hanno meno di 35-40 anni, che ho vinto l’imbarazzo di scrivere queste righe, di star dentro anch’io nel coro di elogi con cui oggi i potenti lo abbracciano – per riverginarsi e autoassolversi.

Perché sappiano anche loro, i ragazzi, che Pannella non è stato solo l’uomo che hanno visto in questi ultimi tempi: autocentrato, narcisista, innocuo – e tutto sommato omologabile.

Ma una persona la cui vita di scandalo e bestemmia è valsa la pena di essere vissuta.

59 comments

  1. Molte delle battaglie radicali non hanno avuto esito positivo e sono gli stessi che oggi omaggiano Pannella a non averlo voluto ieri e a non volerlo oggi. L’eutanasia, la droga libera, a suo tempo l’abolizione del concordato. Ricordo le dirette di radio radicale, Adele Faccio che parlava contro l’ora di religione. Ora scorrendo il web, di tutto questo resta un “caro francesco”. Sono nauseata.

  2. In genere preferisco tacere quando non mi pare di avere qualcosa di intelligente (?) da dire o qualche sberleffo da eruttare.
    Sulla morte di Pannella forse il silenzio sarebbe la scelta migliore, ma sulla persona e la vita politica forse qualche opinione bislacca posso permettermi di esprimerla.
    a) la persona: a me pare sia stato un istrione egocentricissimo
    b) la vita politica: per fortuna nostra sottoprodotto del suo istrionismo è stato crearsi un palcoscenico in cui ha interpretato, credo godendosela sempre, ruoli in genere utili.

    Dubbio: nell’arte i disturbi monomaniacali, accompagnati o no da istrionismo, pare producano quei grandi risultati che l’applicazione diligente e costante delle persone ‘normali’ non riescono nemmeno ad avvicinare. Gli esempi abbondano. Le opere restano ammirevoli; le persone spesso discutibili. Il saldo è positivo.
    Ma è davvero inevitabile che lo stesso avvenga in politica?
    Fosse per me prenderei tutti questi esagitati, per il bene e per il male, e li confinerei in un’isola dei vanitosi a vedersela tra loro su chi è il più bullo del reame, Il fatto è che, lo so e lo ammetto, nutro un pregiudizio viscerale nei confronti dei ‘profeti’. Che sia invidia?

    1. molto en panbagnat, come al solito, direi che gli egocentrissimi risvegliano, stimolano sempre quella particella di invidia negli egocentrissimi repressi (ma non solo). I cosidetti egosottissimi.

                1. No no… siamo su “transiberiani”, non l’orient-express”. Forse hai ragione, questa storia del ceto va approfondita, devo informarmi meglio. Ho appreso dell’esistenza di un “ceto medio” soltanto pochi giorni fa. Aspetto il prossimo “matteo risponde” poi forse ti saprò dire di più. (ma molto forse)

                    1. Comunque ho deciso di scrivere una lettera a Francesco.
                      Non pretendo un grande clamore mediatico ma almeno qui sul blog me la pubblicate, in occasione dell’infausto (e spero lontano) evento?

                    2. Pensavo di cominciare così la mia missiva

                      Caro Francesco Cellenza!
                      Voi mi perdonerebbe che ci dò del tu, la quale o visto che anche Panella celà dato e voi non tela sei presa amale. Io non sono Panella ma proprio un qualunque che se vi informate ci dicono quelo lì non lo conossiamo propio. Per via di questo che sopra tutto ci scrivo con tu, che è una sodisfazione un domani che scrivono su la mia lapide ‘ci a dato del tu al Papa’ che è un orologio figo e tutti che passano dicono però! e forse anche a sanpietro ci fa la sua bella impresione.

  3. innumerevoli gesta eroiche in una miriade di estenuanti “battaglie” combattute dal compiantissimo prode marco. Ma per me, highlander sfigato del ceto medio, questa la testimonianza più signifativa :

    “Tra i ricordi più cari, il giorno che l’onorevole Cicciolina si tolse un tanga in un locale di Bruxelles e lui la raggiunse, parlò 4 ore coi poliziotti belgi e riuscì a farla rilasciare e a riportarla a casa”

    marco vive! (euro annaspa)

    1. * sembrerebbe un refuso. Trattasi invece di auto-censura : Cicciolina e …fica… nella stessa frase fa scattare l’algoritmo di blocco alla scrit

  4. notare come si passi dal “sono molto contenta” al “la mia risposta sarà altrettanto lunga” al definitivo “ho altri impegni e devo andarmene”

    1. Inquietante alla fine, quando il rettore (era il rettore?) ha negato che si facciano tour propagandistici e che si trattava di confronto senza contraddittorio.

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