Partigiani o fiancheggiatori?

segnalato da Barbara G.

Cara Boschi, i tuoi sono fiancheggiatori. Altro che partigiani

di Giulio Cavalli – left.it, 23/05/2016

Poi a fine giornata lei, la ministra dei paninari arrivati al governo, ha cercato di minimizzare dicendo di essere stata fraintesa. Al solito: è difficile cercare l’ecologia delle parole in chi ha fatto del bullismo lessicale una matrice. Così la Boschi dice che ci sono partigiani veri e partigiani falsi. Partigiani millantatori. Come riconoscerli? I veri sono quelli che concordano con il suo capo Renzi. Gli altri? Partigiani da discount. Partigiani gufi.

Ma quella della Boschi non è una scivolata, tutt’altro: non può essere sdrucciolevole un concetto come quello dell’appartenenza. E sull’appartenenza questi, costituzionalisti allo sbaraglio, hanno costruito tutta la tessitura politica che ci ha ricamato questa classe dirigente di ex compagni del liceo che si ritrovano per il consiglio dei ministri piuttosto che la cena di fine anno. E per questo il concetto di partigiano (cioè di qualcuno che sa esattamente da che parte stare piuttosto che “con chi” stare) alla Boschi proprio non sembra riuscire ad entrarle in testa: l’appartenenza a un ideale è un valore troppo rarefatto per chi tra padri, testimoni di nozze, ex collaborazionisti e fratelli di dialetto ha costruito una banda chiamandola “partito”.

Non sa, la cara Boschi, che quel suo esercito arrabattato di parteggianti non a niente a che vedere con la partigianeria poiché sono semplicemente fiancheggiatori fluidi pronti ad attaccarsi al capezzolo del potente di turno: il contrario esatto di chi ha preso la parte dei deboli (i partigiani, appunto) a favore di una democrazia che di colpo era diventata terribilmente fuori moda. E non sa, la cara Boschi, che la grandezza dei partigiani sta proprio nel riuscire a mettersi insieme con tutte le loro profonde diversità per un ideale più alto degli interessi di bottega. L’altezza che manca, appunto, a questa riforma votata sgagnando i favori di un Verdini qualsiasi. Però la cara Boschi è riuscita a compiere un capolavoro: in poche parole ha dimostrato perché lei (e gli altri servetti di questo renzismo di polistirolo) non hanno lo spessore per mettere mano alla Costituzione. Va bene così.

Buon lunedì.

(A proposito: in questa giornata di memoria di plastica per Giovanni Falcone segnatevi che “la scorta” ha nomi e cognomi. Sono Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro e c’è un sopravvissuto che hanno dimenticato tutti: Giuseppe Costanza. Perché la memoria si fa dando il nome alle cose, anche. Figurarsi le persone.)

Annunci

265 comments

  1. Ha proposito di cose lette sullo stupro costituzionale (in realtà scorse).
    Risulterebbe che Renzi abbia affermato che in caso di prevalenza del ‘no’ al referendum il paese diventerebbe ingovernabile.
    Pareva una delle tante boutade cui dovremo fare il callo nei prossimi mesi ma un articolo di qualcuno (forse Rodotà?) mi ha fatto cambiare idea.
    Se ho letto e capito bene il problema starebbe in questi termini:
    Se prevale il no gli scenari possibili sono i seguenti:
    a) Renzi, mantenendo la parola, si dimette con la conseguenza
    a1) Mattarella gli dà l’incarico di formare un governo Renzi bis e la sceneggiata si chiude lì
    a2) Mattarella dà l’incarico a qualcun altro e questo qualcun altro ce la fa (a.2.1) e non si pone immediatamente il problema di cui oltre; oppure non ce la fa (a2.2) e il problema sorge
    a3) Mattarella scioglie le camere e si va a nuove elezioni, sorge il problema
    b) Renzi non si dimette e il problema non si pone (magari se ne pongono altri)

    Qual è il problema (di ingovernabilità) che sorge nei casi a2.2 e a3? In pratica se si va a nuove elezioni?

    Il problema è (sarebbe, se ho capito bene) che il nuovo sistema elettorale prevede un Senato che non esiste, in quanto rigettato nel referendum.
    Vien fuori una specie di Comma 22: Chi sta al Senato è esentato dal voto diretto, ma chi è esentato dal voto diretto non può stare al Senato (perché quel Senato non c’è).

    I casi sono due:
    a) non ho capito una beneamata
    b) ho capito e il pateracchio è stato organizzato o con un cinismo inarrivabile o con una superficialità belluina

    Spero che il caso sia a).

  2. Mi domandavo ammesso che si riesca ad impedire la rapina della Costituzione (in balia fra ladri veri e altri che intendono giusto frodare l’assicurazione) il fatto che il valore dei derivati in DB sia 75 trilioni di dollari, grosso modo equivalenti all’intero PIL mondiale mette in secondo piano l’intera sceneggiata?

    1. Immagino che per valore dei derivati intendi il nominale. Sarebbe interessante conoscere il cosiddetto ‘mark to market’, il valore di mercato, le perdite e gli utili potenziali a carico di chi e a favore di chi e se le perdite siano sostenibili..
      Mi pare un po’ come il valore del patrimonio edilizio residenziale statunitense negli anni della bolla speculativa; alla resa dei conti ha dovuto essere riportato al ‘valore di mercato’, con tutte le conseguenze e le nuove speculazioni consentite dal medesimo.

      1. La stessa Corte Costituzionale, laddove è arrivata ad avere a che fare con tali strumenti, concisamente si è limitata ad affermare che: “In relazione a questi ultimi (gli strumenti derivati, nda), il citato testo unico non contiene una nozione identificativa del relativo prodotto finanziario, limitandosi ad effettuare una elencazione dei principali tipi contrattuali. (…) Con riferimento alla suindicata articolata tipologia, a soli fini descrittivi e con un ineliminabile margine di approssimazione dipendente dalla complessità del fenomeno, può ritenersi che le negoziazioni aventi ad oggetto gli strumenti finanziari derivati si caratterizzano, sul piano strutturale, per essere connesse ad altre attività finanziarie (quali, ad esempio, titoli, merci, tassi, indici, altri derivati) dal cui “prezzo” dipende il valore dell’operazione compiuta. Ferme ovviamente restando le diversità legate al tipo di operazione prescelto, tali negoziazioni sono volte a creare un differenziale tra il valore dell’entità negoziata al momento della stipulazione del relativo contratto e quello che sarà acquisito ad una determinata scadenza previamente individuata.”[3]

        Se, quindi, fin dalla stessa definizione tali strumenti finanziari sono responsabili di tali difficoltà ermeneutiche, non stupisce come la magistratura di merito e di legittimità non pochi grattacapi abbia ad inquadrare “nel mirino” le parti essenziali del contratto derivato, quali causa ed oggetto, e proceda per successive affinazioni, di volta in volta approfondendo e perfezionando quanto già in precedenza statuito, in una maniera simile a quella che gli studiosi matematici ed informatici chiamano “iterazione”.[4]

        In questa ottica si colloca l’interessante pronuncia della sesta sezione civile del Tribunale di Milano (sent. n. 7398 del 16/06/2015, giudice monocratico dott. Ferrari) che di recente è stata chiamata a confrontarsi con un aspetto dei derivati finora non abbastanza valorizzato (come, invece, avrebbe meritato), i.e. l’oggetto di tali contratti, traendo alcune acute e ben argomentate conclusioni che potrebbero aprire un nuovo acceso scontro fra clienti e banche.

        In particolare il giudice meneghino, sulla scia di precedenti arresti dello stesso Tribunale, nonché della Corte d’Appello di Milano[5], ha approfondito l’indagine sul valore fondamentale del MtM (Mark to Market) del derivato, aspetto questo finora poco sviscerato e lacunosamente toccato da alcuni arresti giurisprudenziali[6], legandolo definitivamente con l’oggetto del contratto derivato, in ciò compiendo un atto sincretico del tutto condivisibile fra interpretazione giuridica e matematico-finanziaria di tali strumenti.

        1. mi ero dimenticato un pezzo…

          In estrema sintesi la sentenza in commento ha individuato la necessità, all’interno della documentazione informativa e contrattuale, di una indicazione precisa e puntuale della formula matematica definitoria del MtM, pena la nullità del contratto derivato stesso ai sensi dell’art. 1418 c.c.[7].

          Il giudice meneghino, alla fine di una incontrovertibile esposizione, arriva a stabilire come il MtM costituisca un elemento essenziale, e non già accessorio o addirittura ininfluente, del negozio giuridico e che la mancata indicazione certa ed univoca dell’algoritmo matematico con cui poterlo determinare (al variare dei vari scenari probabilistici) comporti di per sé una grave ed insuperabile indeterminatezza dell’oggetto del contratto, ergo la nullità del contratto stesso.

          1. Grazie. Comunque, e vado un po’ a intuito anche sulla base di qualche ormai vetusta esperienza, l’algoritmo del MtM mi risulta talmente complesso e il relativo software talmente costoso che sfido tantissimi piccoli e medi operatori a capirci qualcosa e a non affidarsi, invece, alle ‘quotazioni’ degli stessi collocatori dei prodotti.
            (Magari oggi le cose non stanno così; ai miei tempi la stessa banca, non piccinina, per la quale lavoravo non aveva gli strumenti per calcolare il MtM dei derivati che pure ci incitava a vendere a cani e porci (col dovuto rispetto per lo zoo)).

    1. P.s. Ho preso una decisione. Non la chiamerò più “riforma”. Il termine corretto è RAPINA COSTITUZIONALE. (Nel senso che ci rapinano la costituzione).

      1. Un progetto di legge sul lavoro simile al jobs act e alla loi travail. Giusto per capire lo scazzo dei belgi che sono scesi in piazza: le ore lavorative possono arrivare da 38 a 50 a settimana e fino ad 11 ore al giorno. Ma va tutto bene, perche’ poi arriva la dx…
        Prossimo passo, sara’ gli undicenni al lavoro.

  3. OT Con la dovuta e nec essaria cautela necessaria quando trattasi degli organi di informazione italiani leggo questa frase attribuita a L. Di Maio: “Dobbiamo prendere Banca d’Italia e farla diventare pubblica. Vogliamo che diventi una banca di investimento. ” Non sto a spiegare o commentare, mi ritiro giusto in un angolo a piangere sommessamente praticando l’origami dei sogni e delle speranze.

    1. PS Da Ingegneria a Giurisprudenza? Saggia decisione. immagino che (ammesso che abbia sostenuto qualche esame) alla prima spiegazione della “regola delle tre dita” si sia domandato perchè ne abbiamo cinque senza capire l’importanza del pollice opponibile che nel suo caso è decisamente superfluo.

    2. Mettiti gli stavali al titanio (e le mutande di ghisa, per sicurezza), smettila di piangere e ritorna ad essere il faticatore di pianura che sai essere impareggiabilmente.
      Con affetto. 🙂

    3. Apprezzando la necessaria cautela, ti invito a guardare l’intervento di Di Maio ieri sera a porta a porta, quantomeno potrai giudicare in funzione dei concetti espressi in merito e non essere costretto a focalizzare la tua attenzione su una frase avulsa dal contesto. Magari la cosa potrebbe anche evitare l’ angolo, il pianto e l’ esercizio dell’origami e consentirti un tempo maggiore da dedicare ai tuoi sempre apprezzati interventi sul blog 🙂

      1. perché ti accanisci… anche guardare tutto l’intervento di Di Maio a porta a porta è il massimo delle torture del mondo conosciuto

        1. Comprendo ……. ma nulla è gratis, qualche sacrificio è necessario …… e poi dipende dai punti di vista e dal mio non posso non vedere che negli ultimi 20 anni abbiamo dovuto subire torture decisamente peggiori 🙂

          1. dai Luigi… Di Maio non si può sentire che sia un sec o 10 minuti e poi se come tu dici… siamo già fiaccati da precedenti torture… su peggiori o migliori nella scala del peggio è molto relativo

            1. marco al di la della simpatia o meno, dell’utilizzo demogogico o meno dei canali mediatici come ben sai tendo oramai a giudicare in base alla corrispondenza tra cio che che si dice e cio che si fa; attualmente pur trovando anch’io a volte irritanti e/o demogagici alcuni interventi di Di Maio, cosi come di altri esponenti dei 5 stelle, non posso non ricoscere, nei limiti applicabili ad un movimento politico all’opposizione, questa caratteristica; se e quando ci dovesse essere un govermo m5s il mio livello di intolleranza alla mancanza di coerenza tra cio che si dice e cio che si fa non potrà che aumentare cosi come aumenterà la mia intolleranza verso un utilizzo strumentale dell’informazione poiche la possibilità di tradurre in realta cio che si propone sarà differente.

              Sono antirenziano non perche renzi mi è antipatico ma perche è un contaballe seriale.

              1. nella valutazione di Di Maio non ho preso in nessuna considerazione la simpatia, stesso metro per Renzi, (non credo che tu pensi che ho usato la simpatia per un giudizio politico se no ti querelo ahahah)… siccome essere all’opposizione non ti esime dalla responsabilità ( per la cronaca è un attività propedeutica a governare, almeno che non abbia ragione Laura che questo non è il fine ed allora cosa stiamo a discutere a fare?), raccontare balle è ugualmente grave…

                1. Come partecipante attivo del blog potrei appellarmi all’immunità transiberiana 🙂
                  Comunque concordo le balle son sempre balle indipendentemente dal ruolo

              2. Non si tratta di antipatia o di demagogia. Trattasi di semplice sconforto avendo giusto per un attimo immaginato Di Maio PdC e proporre come piano del governo l’impronunciabile sentenza che mi rifiuto di ripetere in quanto trattasi di blasfemia laica per cui in termini di scommessa pascaliana già mi aspetta l’inferno e non vorrei giocarmi l’alternativa.

                1. Se avesse detto “Dobbiamo prendere Banca d’Italia e farla diventare pubblica. Vogliamo che diventi una banca di investimento” come riportato dai media sarei assolutatamente concorde con quanto dici ma non ha detto questo.

                  In poche parole ha detto che in atri paesi (germania, francia) esistono banche che usufruiscono di fondi pubblici (inseriti in legge di stabilita) e che hanno lo scopo di finanziare il mercato dei piccoli e medi imprenditori e/o famiglie senza particolari garanzie (quindi esclusi dal mercato del prestito tradizionale delle banche private) per attività di startup meritevoli o ristrutturazioni edilizie volte ad rendere piu ecocompatibili gli immobili. Si puo essere piu o meno d’accorto sul merito ma mi sembra molto differente da quanto enunciato dai media. Che sia banca d’italia o altro istituto non è prevalente, era Vespa a continuare a ripetere la frase riportata.

                2. Ecco,
                  dovremmo abituarci a considerare l’eventualità che di Maio (e di Battista, Sibilia, la Taverna, ecc.) diventi PdC qualcosa di più di un mero esercizio di immaginazione, ma di una concretissima possibilità, e quindi prendere MOLTO sul serio quello che dice…

          2. purtroppo, sin dal primo giorno, sia di malo che dibattista non mi sono mai piaciuti (come ho sempre detto)
            il mov continua a reggersi sulla propria coerenza (ad oggi) e su poco altro
            la sua fortuna continuano ad essere gli avversari
            sarei veramente curioso vincesse a roma, per capire cosa accadrebbe, sia a livello locale che nazionale. Nel mov , intendo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...