Antiziganista a sua insaputa

segnalato da Antonella feat. Barbara G.

I diritti agli italiani, i doveri ai Rom: Virginia Raggi, antiziganista a sua insaputa.

di Carlo Gubitosa – “Matita rossa” – gubitosa.blogautore.espresso.repubblica.it, 10/06/2016

Di recente ho riassunto in questa infografica pubblicata nel volume “Tracce Migranti” alcuni dati sulla questione Rom pubblicati dall’associazione “21 Luglio”, che negli ultimi due anni ha prodotto nei suoi rapporti annuali quella che considero finora la piu’ seria analisi sul problema dell’antiziganismo, dei campi nomadi come ghetti segregazionisti, della logica emergenziale come comodo espediente per avere sempre un cattivo su cui puntare il dito mentre si chiedono voti ai cittadini.

Il Rapporto Annuale 2015 – scrivono dall’associazione – contiene inoltre un focus sulla situazione a Roma, dove oggi circa 8 mila persone vivono in baraccopoli istituzionali, micro insediamenti e “centri di raccolta”. Nel solo 2015, nella Capitale, le autorità locali hanno condotto 80 sgomberi forzati (+135% rispetto all’anno precedente, quando gli sgomberi erano stati 34). Tali azioni – prosegue il rapporto – in violazione dei diritti umani e del diritto internazionale, hanno coinvolto 1.470 persone, tra cui donne e minori, per un costo complessivo superiore a 1,8 milioni di euro, pari a 1.255 euro per ogni persona sgomberata“.

Ma per Virginia Raggi, in ossequio ai più classici stereotipi dell’antiziganismo, il “dato più devastante” relativo ai campi Rom e’ che ci costano troppo (e non che sono dei ghetti indegni dove il segregazionismo abitativo su base etnica nega a molti bambini il diritto alla scuola, alla salute e al futuro), il problema dei Rom e’ che non lavorano, li manteniamo con i nostri soldi, mandano a rubare i bambini, e se i campi Rom vanno chiusi perché ci obbliga l’Europa, e non perché i nuovi ghetti di Roma ci fanno schifo quanto il vecchio ghetto di Varsavia.

In breve, “i Rom devono pagare le tasse e rispettare la legge come gli Italiani, e i loro bambini devono andare a scuola” come se per loro fosse in vigore un regime fiscale e un codice penale a parte, con la contestuale sopensione dell’obbligo scolastico.

Verrebbe da chiamarlo razzismo, se fosse basato su una ideologia organica e su un sistema di pensiero strutturato, ma il problema e’ che quello della Raggi e’ un pensiero unico discriminatorio “a sua insaputa”, che non nasce da una ideologia organica, per quanto malata e aberrante, ma dal cocktail mortale tra ignoranza, superficialita’ e “buon senso” da bar, appena imbellettati con polvere di stelle. In altre parole il temibile, disinformato e pericoloso pensiero della “brava gente” animata da buone intenzioni e tanti pregiudizi, che nel nostro paese ha fatto danni quanto la cattiva.

Il problema non e’ una etnia su cui la politica scarica le proprie responsabilita’ e il cittadino le proprie frustrazioni, ma la negazione del diritto alla casa, un diritto che va riconosciuto ai Rom che vivono nei campi, ai poveri che vivono nei dormitori caritas, alle famiglie povere e sfrattate, ai giovani che cercano nell’occupazione quella soluzione al problema abitativo che nessun’altra agenzia sociale riesce a fornire.

Una soluzione che la politica potrebbe fornire con poco sforzo, a condizione di saper tenere la schiena dritta contro i palazzinari, contro l’ondata montante di insofferenza fasciopadana (che pure sposta voti) e contro le grandi aziende che preferiscono veder crollare le loro strutture dismesse piuttosto che accettarne l’uso a fini sociali (*).

Non si può ignorare inoltre un curioso paradosso: per Virginia Raggi i Rom (anche quelli con cittadinanza italiana) devono lavorare perché adesso “li mantiene lo stato”, e devono rispettare dei precisi doveri.

Ma per Raggi Virginia gli italiani (anche quelli di etnia Rom) devono avere un reddito di cittadinanza e farsi mantenere dallo stato, perché gli vanno riconosciuti dei diritti.

E il razzismo inconsapevole sta tutto qui: quando chiedi rispetto dei doveri per alcuni in base all’etica del lavoro mentre chiedi riconoscimento dei diritti per altri in base all’etica della sussidiarieta’, e la differenza tra gli “uni” e gli “altri” viene fatta su base puramente etnica.

Non mi basta che la Raggi parli di chiusura dei campi Rom ritrovando un europeismo che sembra perduto tra le fila della sua compagine politica, o che abbia fatto l’encomiabile sforzo di prendere atto che i Rom sono per la maggior parte cittadini italiani. Sul delicato tema dell’immigrazione, dell’integrazione e del razzismo non mi basta cambiare la classe politica.

Mi piacerebbe invece che si cambiasse mentalità a partire dalla capitale, passando dall’egoismo abbrutito di sempre (anche se verniciato a nuovo) ad una visione della socieà’ dove il nemico da combattere e’ la poverta’ e non sono i poveri, e si va a cercare la soluzione fuori dal recinto degli stereotipi.

Magari presentando il conto fiscale del disagio sociale a chi si e’ arricchito dalla crisi, quel 5% di famiglie che in base ai calcoli Bankitalia controlla il 30% della ricchezza nazionale, lasciando i piu’ poveri a scannarsi tra di loro per decidere se il nemico del giorno e’ il vigile urbano fannullone, l’insegnante parassita, l’invalido finto, il sindacalista inutile, il pensionato d’oro, il commerciante evasore o il Rom delinquente, con quest’ultimo che accontenta un po’ tutti perche’ tanto sara’ sempre e comunque “straniero”, “altro” e “diverso”, anche se in tasca ha un passaporto italiano.

*****

(*) A tal proposito si segnala questo.

Art. 42 Costituzione Italiana

La proprietà è pubblica o privata. I beni economici appartengono allo Stato, ad enti o a privati.

La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti.

La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi d’interesse generale.

La legge stabilisce le norme ed i limiti della successione legittima e testamentaria e i diritti dello Stato sulle eredità.

Secondo alcuni costituzionalisti, fra cui Paolo Maddalena, è centrale il concetto di “funzione sociale” della proprietà privata. Un immobile volutamente tenuto vuoto non assolve alla sua funzione sociale, di conseguenza la proprietà privata non è più “giustificata” e lo Stato (o altro Ente) può legittimamente appropriarsene per restituire alla società il bene, assicurandone l’accessibilità a tutti. Forse la terminologia utilizzata non è la più corretta, ma in sostanza un immobile inutilizzato può essere espropriato e restituito alla collettività.

Qualche tentativo in tal senso è stato fatto.

Beni privati e abbandonati, ok all’esproprio “Saranno restituiti alla funzione sociale”

repubblica.it, 30/04/2014

In nome della Costituzione la giunta de Magistris dà il via libera all’esproprio di beni privati e pubblici abbandonati. Capannoni industriali, palazzi, orti verranno restituiti ai cittadini con progetti di auto finanziamento. «Per la prima volta in Italia, dopo 66 anni di Costituzione, viene riconosciuta prima la proprietà del territorio che spetta al popolo e poi la proprietà privata », le parole dell’ex giudice costituzionalista Paolo Maddalena suggellano così le due delibere di giunta del Comune di Napoli per restituire “una funzione sociale ed economica agli edifici presenti sul territorio cittadino che sono inutilizzati o abbandonati siano essi di proprietà pubblica, ecclesiastica o privata”. «In caso di abbandono ci approprieremo di beni privati senza indennizzo. È questa l’assoluta novità», spiega in prima persona il sindaco Luigi de Magistris.

I provvedimenti hanno l’obiettivo di eliminare il degrado in alcune zone della città, e a valorizzare e regolarizzare esperienze ormai radicate come le case del popolo di Ponticelli, Bagnoli, Scampia. Per le strutture pubbliche che sono state “occupate” da cittadini, gruppi, comitati «secondo quanto previsto — spiega l’assessore al Patrimonio Alessandro Fucito — nessuno verrà cacciato via, ma i cittadini potranno proporre un progetto di utilizzo della struttura». Per quanto riguarda i beni già di proprietà del Comune, tra cui i 391 beni del Demanio di cui l’amministrazione ha fatto richiesta, si provvederà all’affidamento attraverso bandi. Più spinosa è l’apprensione di beni di proprietà privata. A fondamento dell’acquisizione di beni privati da parte dell’amministrazione, l’Osservatorio dei beni comuni istituito dal Comune di Napoli — come spiegato dall’ex giudice costituzionalista Paolo Maddalena — pone gli articoli della Costituzione (in particolare il 42) e gli articoli del codice civile secondo cui «la proprietà privata non è garantita come diritto soggettivo assoluto, ma esclusivamente in quanto finalizzata ad assicurare una funzione sociale del bene», consentendo al Comune di acquisire il bene in quanto «bene comune» della città a cui restituire «una funzione sociale e ed economica» da decidere attraverso «modalità partecipate». «Le case del popolo, le esperienze di autogestione dal basso, la partecipazione dei cittadini devono essere valorizzate » scrive il sindaco su Facebook. Il Comune è pronto a contenziosi e ricorsi. «Ma queste delibare segnano una svolta culturale » commenta Maddalena.

«Le due delibere approvate dalla giunta tutelano l’illegalità », attacca Gianni Lettieri, leader dell’opposizione in consiglio comunale e presidente di Fare Città. «Si è toccato il fondo: la giunta che si era presentata come vessillo di legalità – dice – arriva addirittura a legittimare le occupazioni abusive degli edifici pubblici». «La logica dell’occupazione forzata, dell’arroganza e del non rispetto della legge andrebbe combattuta senza se e senza ma», aggiunge Lettieri, «invece la giunta giustifica la presenza di alcuni gruppi che, con prepotenza, si appropriano di strutture pubbliche destinate alla collettività tramite discutibili soluzioni ad hoc. Alla luce di ciò, come devono reagire tutte le associazioni e gli enti che rispettano regole e procedure e che pagano le tasse?».

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70 comments

  1. Mi sono imbattuto per caso in un lavoretto che sto facendo nella seguente affermazione di un certo RIchard Henry Pratt, il fondatore del primo collegio dove erano trasferiti a forza i bambini sottratti alle tribù pellerossa.

    Un grande generale ha detto che il solo indiano buono è quello morto. In un certo senso sono d’accordo con questo sentimento, ma solo in questo: che va ucciso tutto ciò che di indiano c’è nella razza. Uccidete l’indiano in lui e salvate l’uomo.

    La frase è del 1892, ma non mi pare abbia perso di attualità, cambiando le mutande.

  2. zingari e legalità
    su una cosa ha ragione salvini (ebbene si), non possono esistere territori dove non si applicar la legge dello stato. Non possono esistere i “campi”
    allo stesso modo, per dire, con cui sia giochetti che la raggi hanno detto che i centri sociali devono essere “normalizzati” e messi a norma di legge. Non possono esistere realtà al di fuori della legge, se uno stato funziona.
    per questo continueranno ad esserci campi rom e centri sociali, cosi come li conosciamo, con personaggi che li sfruttano per un verso o nell’altro a seconda della convenienza.

    (non dovrebbero esistere le fabbriche dormitorio dei cinesi in toscana, che sono centinaia, non dovrebbero esistere le fabbriche solo in nero, non dovrebbero esistere le baraccopoli per la raccolta dei pomodori o delle mele a sud ed a nord e tante altre cose)

    ad esempio per i rom, zingari o come li volete chiamare, che non mandano i figli a scuola, dovrebbe esserci la stessa attenzione che avrebbe un qualsiasi altro cittadino italiano. E se a me toglierebbero la patria potestà, non vedo perché non debba essere cosi anche per loro.

    il problema non è delle etnie o di chissà chi, si ritorna sempre da chi fa le leggi e soprattutto da chi le fa o non fa applicare

    1. Beh, quanto a territori dove non si applica la legge dello stato non ci facciamo mancare nulla.
      Dalle vaste aree in mano alla criminalità mafiosa, camorrista, ndranghetista ai settori in mano a quella finanziaria, per dire.

    2. Quello che io mi chiedo e’ se sia vero che per i rom non si applica la legge. Mi e’ sempre sembrata una di quelle leggende che si tramandano.

      1. non si applica la legge così come non si applica ‘automaticamente’ per gli italiani.
        sarebbe bello (!?!) sottrarre il figlio ai genitori, e voilà, problema risolto.

          1. Quindi ?
            A turno a tutti (non mi riferisco a noi) fa comodo tirar fuori questi problemi e questi luoghi, Ma il problema resta in carico alla politica che non riesce (vuole ?) a gestire queste areee e persone

            1. A turno a tutti (quasi) tocca confrontarsi direttamente con questi problemi, con maggiore o minore equilibrio e disponibilità. A pochi resta solo il problema di escogitare nuove retoriche, o aggiornarne di vecchie, per gettare benzina sul fuoco e capitalizzare sulle ‘guerre tra poveri’.

              Non è che ami particolarmente Agatha Christie, ma il suo ultimo romanzo di Poirot “Sipario” mette bene il dito sulla piaga, anche se indica una soluzione buona solo in letteratura.

            2. Mi sono riferito all’applicare la legge… E’ chiaro che ci sono problematiche territoriali e sociali in cui l’uso della gestione poliziesca e repressiva e’ una risposta parziale e solo dimostrativa per strizzare l’occhio a chi dice di avercelo duro…

              1. marco, come per il “tuo” contropelo di oggi, anche in questo caso si tratta di problemi creati (tramite azioni o mancanza di azione) dalla politica e che questa usa a proprio vantaggio a seconda dei casi
                il ruolo del “salvatore cazzuto”, non è l’unica figura che ci guadagna, c’è il buon samaritano delle cooperative (roma capitale e tutti quelli che si arricchiscono con il business immigrati/disagiati) ed in fine ma al primo posto per importanza “la situazione di crisi”, che qualunque essa sia ti permette di gestire i soldi, appalti, emanare leggi speciali e nascondere tutto sotto il velo dell’emergenza. Un bengodi altro che emergenza

                1. Sun, quello che voglio dire che la trasformazione sociale c’è già stata, si è formata un “economia” alternativa, ci sono strati di popolazione e di territorio che “sopravvivono” con questo… non sarà una effimero breve e molto televisivo rispetto delle leggi che risolverà queste situazioni, certo sarebbe pacifico che le leggi fossero fatte rispettare ma da sole non bastano…

                  1. inoltre su queste “soluzioni” troppe volte abbiamo spostato il dibattito andando ad infoltire le file dei “cattivi” o dei “buonisti”, con interminabili discussioni che non portano a niente se non a far rimanere le cose come stanno trovando dei nuovi “bersagli” per spiegare a noi stessi come mai le cose non vanno…

                    1. marco. tutto vero ma…
                      non si può ripartire se si prescinde dal rispetto delle regole, il che non vuol dire ne “ruspa”, ne buoni e cattivi.
                      come scrivi si tratta, di intervenire in molteplici campi, riportandoli dentro un contesto civile.
                      non risolvi il problema dei campi rom con le ruspe ma con politiche di integrazione sociale e con alternative di vita percorribili dai soggetti a cui le proponi.
                      non risolvi i problemi degli abitanti di scampia se, come sopra, non dai loro un’altra possibilità di vita che possano scegliere senza dover fare gli eroi.
                      non puoi smantellare le baraccopoli dei raccoglitori di pomodori. Devi dare una sistemazione alternativa ed un maggiore controllo su paghe ed orari.

                      ma si ritorna sempre a bomba, chi deve farlo ? vuoi che lo riscriva ?

                      quindi fondamentalmente diciamo la stessa cosa e se vogliamo che questi problemi abbiano la possibilità di smettere di essere dei problemi, bisogna che cambi la politica con cui sono stati gestiti fino ad oggi, A piccoli passi, ma partendo dal punto che si devono togliere queste aree all’illegalità. Non si può far passare il concetto che certe cose si possono fare solo illegalmente, con lo stato che chiude non uno ma entrambi gli occhi.

                    2. lo Stato chiude entrambi gli occhi perché, oltre a convivenze più o meno “malavitose”, l’altra “economia” è un dato di fatto che è antistato e stato allo tempo… sono sempre rapporti di forza, le buone intenzioni non bastano

                    3. è un gran paradosso… a volte si vorrebbe uno stato “forte” e allo stesso tempo non facciamo altro che indebolirlo in tutte le sue componenti… cervellotici

                    4. quindi tiriamo a campare, che “è difficile”

                      io non vorrei uno stato forte, vorrei uno stato presente
                      e non lo voglio indebolire, vorrei non fosse forte con i deboli e debole con i forti

                      comunque ho capito, è difficile, quindi andiamo avanti così

                    5. > io non vorrei uno stato forte, vorrei uno stato presente
                      e non lo voglio indebolire, vorrei non fosse forte con i deboli e debole con i forti

                      una stato debole è forte con i deboli e si piega ai forti, anche se dobbiamo definire stato:

                      •Stato democratico, quello in cui sono garantiti a tutti i cittadini i diritti civili ed è riconosciuta al popolo la piena sovranità nell’esercizio del potere attraverso istituzioni rappresentative

                      diciamo che l’indebolimento delle istituzione rappresentative non aiuta i deboli…

                      > comunque ho capito, è difficile, quindi andiamo avanti così

                      non ho mai detto questo, ma anche agitarsi in modo confuso non è che risolva molti problemi

                    6. ma chi ha indebolito le istituzioni rappresentative se non le rappresentanze stesse ?
                      per piacere
                      non ci agitiamo
                      ok, facciamo l’orchestra del titanic, bella, ordinata e destinata ad affondare

    1. serie di virgolettati non circostanziati. Articolo decisamente poco serio

      ‘Sfoghi, battute, sarcasmi distribuiti a pioggia, perché non vi è traccia di dichiarazioni ufficiali.’
      se non ci sono dichiarazioni ufficiali
      se non hai sentito di persona
      se non citi la fonte….

      non virgoletti. punto.
      altrimenti tutto ha la valenza di un “mio cuggino mi ha detto….”

      (e non dico che non ne sarebbe capace, ma questo articolo è più funzionale alla narrazione ortodossa renziana che non a favorire la Raggi)

    2. Caro Chicco, compratevi degli amuleti, che quando D’Alema fa un endorsement (ancorchè strumentale) c’è da aver paura.

      #cavebaffinum

  3. Contropelo…dantesco

    lasciate ogne speranza voi ch’ uscite

    Riflettevo sui messaggi di paura che in questi giorni si intrecciano sulla testa dei votanti di mezzo mondo. Attenti a quello che fate! Può succedere di tutto dal perdere i finanziamenti governativi a Torino al crollo della civilità occidentale in Inghilterra. E’ come se l’adesione ai progetti ci sia chiesta non più in base all’idea che accettandoli potremmo andare a stare meglio ma che rifiutandoli andremo a stare certamente peggio. Ora mentre il sol dell’avvenire capisco non sia più splendente, dopo essersi rivelato lo splendido sole ingannatore di Nikita Mikhalkov, non capisco questo terrorismo da pacchetto di sigarette; come se non sapessimo che altri mondi sono possibili perchè ci abbiamo abitato fino a ieri ed altri ci abitano oggi. Senza riforma costituzionale c’è l’ingovernabilità e l’irrilevanza. E allora come sei riuscito a fare la riforma della costituzione e tutte quelle di cui ti vanti? Fuori dall’Unione europea c’è la miseria. Come in Svezia o Norvegia, Corea o Nuova Zelanda, immagino. Ricordate nulla è dato, tutto è voluto. Oxfam, per esempio.

      1. non è la brexit, come non è l’europa il problema
        è come quelli che dicono che il problema dell’Italia è la costituzione o il parlamento

        sono i modelli che si presentano e che, soprattutto, si seguono

        1. sì. infatti l’unica cosa (unica) in cui concordo con rocca è che tutto dipende da ciò che vogliamo. anche per l’europa, anche nell’europa (in cui comunque c’è anche la svezia, sebbene senza euro).
          la discussione è falsata in entrambi i campi.

          1. “sebbene senza euro”
            buttato li come se fosse niente

            purtroppo non è che l’Italia starebbe meglio senza euro.
            Mi spiego. Il poter controllare la propria valuta è un vantaggio enorme, ma se a controllarla sono i nostri politici ecco che il vantaggio si annulla
            si torna sempre al punto di partenza, cosa si vuol fare e come.
            una volta si chiamava politica

      2. Caro heiner… oltre ricordare che il mio postare il contropelo è un buongiorno e con questo non è che automaticamente ne concordo sempre il contenuto, allo stesso tempo riconosco a Rocca una capacità di smuovere la discussione che non trovo in altri commentatori…
        detto questo, che il brexit sia giocato dal si e dal no in modo falsato è pacifico, la divisione nel campo conservatore sembra certo più una lotta di potere che visioni di futuri immaginari, il buon Corby è entrato nella contesa per il no con le sue ragioni… ma il succo del post è questo “terrorismo” non “per” ma contro, e su questo penso siamo tutti d’accordo

  4. Ho la sensazione che l’autore abbia messo nella stessa padella un po’ troppi ingredienti con il risultato che tutto sa di tutto (in particolare di olio e pastella) e nulla ha il proprio sapore. E la Raggi, che pure mi sta antipatica, mi pare tirata in ballo per i capelli come occasione per la frittura.

    1. forse si, forse no.
      nel senso….offre diversi spunti, secondo me. E il discorso sulle regole e sull cittadinanza è centratissimo, perché i rom vengono percepiti quasi da tutti come un corpo estraneo

      se invece ti riferisci al discorso sulla costituzione, quello è colpa mia. L’accenno all’uso dei beni dismessi che viene fatto nel testo per me è importantissimo perché può aprire scenari complessi e poco conosciuti. avevo riferimento ad altri casi ma non ricordo dove…

      1. La questione della proprietà e degli espropri per me va bene.

        Dove ho difficoltà è:

        a) nell’enfatizzazione del ‘razzismo’ che sarebbe sotteso all’affermazione della Raggi

        b) nell’attribuire implicitamente tale ‘razzismo’ alla maggioranza degli italiani, che sarà pure ignorante e insofferente nei confronti dei ‘diversi’ ma che distribuisce democraticamente la propria insofferenza, prevalentemente parolaia, su una platea di ‘diversi’ piuttosto vasta

        c) nell’usare l’accetta per distinguere i buoni (gli zingari) dai cattivi (gli altri) in una specie di ‘razzismo’ al contrario. Non conosco a sufficienza la realtà degli zingari ma mi pare si distinguano grosso modo in due categorie: gli ‘integrati’ stanziali e quelli che coltivano la cultura del nomadismo. I valori e i problemi di convivenza sono diversi. Credo esista una forma di ‘integralismo’ zingaro che si manifesta anche in pratiche difficilmente accettabili per la nostra cultura: le spose, e madri, bambine, ad esempio. L’accattonaggio esclusivamente femminile. Realtà criminali come quelle dei Casamonica.
        Che poi certa propaganda aizzi l’ostilità indiscriminata contro tutti gli zingari, anche coltivando miti come quello del rapimento di bambini (un tempo lo si attribuiva agli ebrei a fini di sacrificio rituale) è un fatto e sfocia anche in comportamenti violenti aberranti. Ma non mi pare espressione di un ‘razzismo’ generale degli italiani.

        d) se poi, come mi pare faccia l’autore, si passa a includere la realtà zingara nel contesto più generale dell’emarginazione dei poveri nella realtà italiana, e non solo, allora non capisco perché, considerati anche i numeri, l’emarginazione degli zingari dovrebbe essere considerata peggiore di quella degli altri. Diversa, certamente, ma come sono diversi i luoghi comuni discriminatori nei confronti delle diverse nazionalità ed etnie immigrate ma anche dei nordisti nostrani contro i terroni, eccetera.

        e) lodevolmente l’autore tocca il problema più generale delle responsabilità delle disuguaglianze economiche, ma siamo ancora a un altro livello.

        Insomma, sbaglierò e sarò magari anche ‘inconsapevolmente razzista’, ma fare tutto un minestrone non mi pare aiuti. I temi andrebbero trattati singolarmente nelle loro specificità, sicuramente inquadrandoli nella logica sistemica che li accomuna, e denunciandola, ma evitando di considerare ‘uguali’ tutti i ‘diversi’ con un’unica soluzione buona per tutti.

        Va beh, è giusto uno spunto stilato un po’ alla cazzo per una discussione tutta da approfondire, se esiste l’interesse.

        1. se intendi il fatto che abbiamo la fobia del politicamente corretto è vero. Ci sono persone paranoiche, a volte si esagera

          personalmente non penso sia questione di buoni contro cattivi al contrario. Dovremmo sforzarci di essere obiettivi, e di esserlo su tutto. Perché certe considerazioni su approccio all’assistenza intesa come “carità” sono abbastanza trasversali. E lo dico perché ho recentemente letto un articolo che di fatto stroncava l’azione di Madre Teresa di Calcutta nelle sue missioni, e sta cosa mi ha fatto riflettere un po’.

        2. La mia impressione e’ che, attualmente, nell’immaginario di nuona parte dei nostri connazionali, gli “zingari” siano il popolo piu’ odiato e temuto. Tra le persone che conosco ce ne saranno solo tre o quattro disposte a trattare l’argomento in modo un po’ articolato e a convenire che, probabilmente, i rom dediti al nomadismo e che vivono in campi siano una piccola percentuale e che non tutti accattonano e poi hanno le mercedes (tralasciando il capitolo furti).

            1. Quello che fa incazzare “laggente” non sono gli zingari ma quelli che dicono “gli zingari poverini non hanno diritti” e ne fanno un racconto come fossero dei nuovi profeti. E poi quelle stesse persone magari si devono fare il mazzo per arrivare a fine mese e magari vedono il vicino derubato da qualcuno che finiscono per definire “rom”.

              Ovviamente non è che l’ignoranza di quelli che scambiano la lotta per “i diritti mancati degli zingari” per una lotta piu’ importante di un altra (e non per una lotta per i diritti come altre) debba essere la nostra guida, ma semplicemente bisognerebbe ascoltarla e ricordarsi che quello che dicono e sentono deriva dal fatto che anche loro sentono di avere alcuni diritti non riconosciuti, e ovviamente non li ritengono meno importanti di quelli di altre persone che per di piu non riconoscono come connazionali.

              Mi ricorda un po’ la storia delle coppie omosessuali: persone che hanno piu’ diritti di altre, non vogliono che gli altri abbiano gli stessi loro diritti.

              Bisognerebbe soddisfare i diritti di tutti, e i rom sono ovviammente attaccabilissimi: sono in pochi, hanno scarsa rappresentanza e pure senza voce.

              1. La mia vaga idea parte dalla presa d’atto che esistono collettività con costumi diversi; a volte la diversità non è un problema ai fini della coesistenza e a volte lo è “oggettivamente”.e quando lo è i conflitti vanno affrontati specificamente e non unicamente sulla base del principio di uguaglianza e solidarietà tra tutti gli esseri umani che, tra l’altro, ciascuno interpreta a proprio modo: “i neri sono uguali ai bianchi e hanno gli stessi loro diritti (a patto che si comportino da bianchi)”.
                Accennavo alle spose e madri bambine tra gli zingari, serve dei maschi a quanto mi pare di capire. Come si fa a far coesistere quel costume con l’idea occidentale dell’emancipazione della donna?
                E qualcosa di simile avviene con la poligamia mussulmana. Il problema non mi pare ancora sorto in Europa, ma è un costume per accettare il quale occorre modificare, oltre a un modo di sentire consolidato, anche parecchie norme di legge sulla famiglia.
                E, anche se emerge meno o meno spesso, esiste la conflittualità non del tutto risolta tra costumi diversi di membri della stessa nostra popolazione: nordici e sudici a parte, ci sono i cattolici e gli agnostici o atei che continuano a bisticciare su sessualità, fine vita, famiglia e … komunismo (e un po’ sull’IMU).
                Il problema non esiste più perché è stata cancellata la leva obbligatoria, ma avevamo anche il conflitto tra la cultura dominante e quella della minoranza dei seguaci di Geova sul servizio militare (e credo persiste il problema delle trasfusioni di sangue).
                Eccetera.
                Insisto a pensare che se i problemi, se tali sono, vengono affrontati identificandoli esattamente, la soluzione può essere più semplice che non agitando bandiere e rivendicando uguaglianze che i “diversi” stessi in parte rifiutano.

                E, di nuovo, temo di non essermi spiegato bene.

                1. PS

                  > La mia impressione e’ che, attualmente, nell’immaginario di nuona parte dei nostri connazionali, gli “zingari” siano il popolo piu’ odiato e temuto

                  Ho la sensazione che oggi siano più odiati e temuti gli “islamici”.

                    1. Non si può dire che le gare annoino.
                      Non molto tempo fa erano gli albanesi in testa di parecchie lunghezze.
                      E poi, ma in un altro campionato, oggi giocano i cinesi.

              2. Vedi, la storia del “hanno più tutele” viene diffusa ad arte e vale per ROM, richiedenti asilo, etc. Le famose 35€, hai presente? La creazione del nemico.
                Ciò non toglie che problemi di microcriminalità ci siano sempre stati. Domanda (un po’provocatoria): banalizzando, sono loro che sono “cattivi”, noi che non li abbiamo mai fatti lavorare (anche quando il lavoro c’era) o entrambi? I miei anni fa sono stati in Grecia, e la guida aveva detto che gli ” zingari ” lavoravano in agricoltura come stagionali, era cosa normale… Da noi se non interveniva la caritas…
                Poi leggi la cronaca e senti di sgomberi, di insegnanti che manifestano perché vedono il lavoro di anni andare in fumo, con bambini che frequentano regolarmente la scuola allontanati dal quartiere in cui, bene o male, vivono da anni e hanno dei punti di riferimento.
                Quanto pesa in tutto ciò la cultura dell’emergenza e della paura in chiave elettorale, ed economica?

                1. parecchi anni fa ho anche sentito dire, da persone attive a livello caritas in toscana, che era molto difficile lavorare con gli “zingari”…se poi si riferissero a diffidenza, reale difficoltà di integrazione o se usi e costumi avessero un ruolo nella questione francamente non so

                  1. Potrebbe anche essere che in alcuni casi si verifichino difficolta’, che rubino, che delinquano etc. Pero’ me lo devono dimostrare che accade con una maggior frequenza rispetto agli italiani ( che poi molti rom e sinti sono pure italiani). Credo che vengano aiutati in un certo modo, perche’ qualcuno ci guadagna, cosi’ come per i profughi, non necessariamente in maniera disonesta.

                    1. l’impressione è che gli ‘zingari’ (intendo quindi quelli che vivono nei campi nomadi, non i rom e i sinti integrati, che sono tantissimi) si prestino per varie ragioni a diventare capri espiatori.
                      si potrebbe parlare di zingari ‘percepiti’ come parliamo di temperatura percepita

                      in effetti è un problema cercare l’integrazione di questi gruppi numericamente ridottissimi, ma così rilevanti nella nostra percezione. non sono esperto e quindi mi taccio, aggiungo soltanto una piccola riflessione. quando i leghisti fecero il famoso manifesto con gli indiani nelle riserve… da molti punti di vista i veri nostri indiani sono proprio i famigerati ‘zingari’…

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