Sotta ‘o muro. Inserto Gratuito.

di Antonio “Boka”

Seconda Intercessione.

Quando la crisi non è un episodio ma piuttosto la regola.

Partiamo da una constatazione semplice e piuttosto difficile da accettare. Questo secolo sarà (ancora) del Capitalismo piuttosto che di un socialismo (possibile e necessario direbbe qualcuno). Prosperità e crisi si alternano costantemente nel capitalismo (cortesia di Kondratieff) e rappresentano la tendenza verso la sua estensione e dominio piuttosto che segnali della sua fine.

Ma, c’è un punto che ha bisogno di essere chiaro: il “miracolo economico” ha rappresentato una “singolarità” (cortesia di Vernor Vinge e non pensate a Laurent o a qualsiasi testo di calcolo differenziale) della storia del capitalismo e non una possibilità “immanente”.

Molti apologeti (o semplici mosche cocchiere) attribuiscono all’avvento della globalizzazione ed alle orde tribali del capitalismo finanziario la riduzione della povertà nel mondo negli ultimi vent’anni. Oltre ad essere inutili idioti mistificano i dati di ciò che è avvenuto confidando nell’uccisione e sepoltura della memoria storica. In realtà è nel periodo post seconda guerra mondiale sino alla prima crisi petrolifera dei primi anni ’70 che il reddito reale è aumentato drammaticamente e le spese di welfare sono state ampliate. Allora sembrava davvero (e di fatto era avvenuto) che il capitalismo avesse trasceso la povertà.

Tuttavia alla fine degli anni settanta e nel decennio successivo è diventato chiaro che la crisi economica globale del 1974-75 non fosse stata solo una interruzione di questo miracolo economico. Lo sviluppo del capitalismo ha subito crisi sempre più frequenti e la risposta (semplicistica) è stata quella di invocare aumento delle esportazioni, maggiore sviluppo tecnologico ma, soprattutto un maggiore sfruttamento della forza lavoro. Il risultato, banale applicazione della divisione di una torta che non è senza fine, ha visto la stagnazione del reddito reale e la costante diminuzione delle spese dello stato sociale.

I periodo del miracolo economico, punto singolare dello sviluppo del capitalismo, ha però scavato in profondità nel subconscio collettivo, soprattutto in Germania. Ed è proprio all’interno della socialdemocrazia si è radicata la convinzione che con la “giusta” politica economica la piena occupazione può essere raggiunta. Bisogna solo “regolare” di nuovo ed in maniera adeguata lo sviluppo del capitalismo. In maniera più drammatica questa percezione ha alimentato la convinzione nella sinistra radicale (dibattito stantio dai tempi delle seconde e terze internazionali) che il miracolo economico abbia costituito il tuffo finale verso la crisi finale e la decadenza del capitalismo, ma la dura realtà dei fatti mostra che crisi e disoccupazione sono giusto la normalità capitalistica.

La vera differenza è stata rappresentata dal crollo del blocco sovietico. La grande crisi della bolla speculativa del ’97-’98 e l’allora già evidente eccesso di capacità industriali non ha rappresentato un grave problema poiché non esisteva più un avversario geopolitico nelle cui mani questo “incidente” avrebbe potuto costituire un’arma per il cambiamento.

In questo contesto le risposte alla crisi sono state unidirezionali ed asservite alla logica del capitale finanziario aprendo nuovi ambiti di investimenti: privatizzazione di imprese statali ed estensione ai settori dello stato sociale come l’assistenza sanitaria. Si è chiesto ai cittadini di essere “responsabili” in prima persona, che tradotto in termini semplici ha significato pagare di più in modo da ampliare i territori disponibili al profitto. Il credo neoliberista di uno stato “magro” ha raggiunto il punto più alto della sua efficacia, riduzione dei bilanci fiscali dello stato sociale sono stati chiesti a ripetizione dietro la richiesta di austerità che giustificava il taglio dei servizi sociali e la privatizzazione delle imprese statali. L’ulteriore sviluppo del capitalismo richiedeva la “sussunzione” (cit.) di nuove sfere di esistenza sotto la logica della massimizzazione del profitto.

I due “recenti” giganti” economici, Cina ed India hanno reagito ed invaso il mercato mondiale con strategie differenti. La Cina ha preferito la via dell’accumulazione originaria con l’immissione di enormi masse di lavoratori a basso costo, l’India con imponenti investimenti nel campo dell’educazione rendendo i suoi lavoratori (a basso costo) appetibili per gli investitori stranieri. Allo stesso tempo, però, contrariamente ai risultati del “miracolo economico” le disparità di reddito e di sviluppo regionale sono aumentate drasticamente. L’imponente esercito di poveri reso disponibile come forza lavoro garantisce un flusso di manodopera a basso costo per i decenni a venire. Per il capitalismo del XXI secolo l’unico bene non scarso (che quindi non richiede allocazione efficiente e sottolineerei non soggetto alle regole del “loro” mercato” mancando l’attributo fondamentale) sarà rappresentato dal lavoro e, come ben noto, siamo di fronte ad un aumento del plusvalore assoluto (quello relativo avviene con l’innovazione tecnologica) grazie all’estensione della giornata lavorativa e la riduzione dei salari reali.

Abbiamo buttato via il Novecento ma gli innamorati del secolo precedente aumentano di giorno in giorno. Beata ignoranza e miopia, vere forze innovatrici della politica attuale.

In Europa questa modifica (tristemente con i socialdemocratici tedeschi) è avvenuta compitamente con il programma Hartz IV con la crescita dei “mini-obs” e la diffusione del lavoro temporaneo. Imporre il deterioramento delle condizioni del lavoro ha reso semplice la gestione del lavoro. Molto più semplice non rinnovare i rapporti di lavoro piuttosto che impegnarsi in faticose contrattazioni collettive. L’introduzione di misure di sostegno come i vari redditi minimi, condizionati e non, ha reso possibile lo smantellamento in atto di tutti i servizi di welfare. Il precariato come condizione universale permette il raggiungimento di un obiettivo fondamentale per il comando capitalistico: la distruzione della comunanza di interessi sostituita dalla lotta per la sopravvivenza.

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201 comments

  1. c’è A e B… sei stai a casa sei un coglione che non esercita un suo diritto ( quasi la maggioranza se ne è fottuta di essere un coglione) quindi voti A o B ( due palle perché ci hanno detto che è la via per avere un “governo” e un “responsabile” che cambierai alla prox) ora dato che ne A e B rappresentano quasi un quarto dei votanti pare pacifico che quei voti siano dei più disparati motivi ed anche fossero dei voti “contro” una domandina su come hai governato e comunicato (fino ad ieri era il re della comunicazione) dovresti fartela… lupini e popcorn per tutti

  2. Com’è strana la realtà, per la prima volta in 30 anni voto scheda bianca (Milano), per una totale impossibilità dentro all’urna elettorale ad esprimere una preferenza eppure assisto ad una delle nottate piu significative da anni a questa parte. Adesso comincia il difficile, spero che finalmente finita la campagna elettorale si possa cominciare a ragionare non a come deleggittimare l’avversario ma a come tutelare i cittadini partendo dalle fascie piu deboli.

    Sono anch’io molto curioso (come heiner) sulle possibili ripercussioni su quella schifezza che è l’italicum, poiche 19 su 20 sono un ottimo argomento, forse l’unico, che possa far vacillare la costruzione renziana

    1. Luì, fornite alla Raggi un paio di occhi da mettere dietro la testa che le imboscate cominceranno subito.
      Comunque in bocca al lupo (non a Lupi, mi racomando)

      1. sì, ora entreranno tutti in modalità “specchietto retrovisore”.
        Anche i gufi che diventano avvoltoi…
        No, non Civati… i peluche restano peluche.

            1. giuro (ho un testimone in questo blog), dietro le quinte, l’ho sentito dire: “no, no… i cinque stelle sono simpa!”
              Simpa! Cazzarola, peggio che ciaone.

          1. il maggior problema di Civati come politico di sinistra è che se va in una qualsiasi periferia ha bisogno di un interprete per comunicare.

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