Ada Colau, Barcellona

A cosa attribuisce la perdita di un milione e 200mila voti da parte di Podemos rispetto al voto di sei mesi fa?
“La politica è fatta da persone, non è un algoritmo. Il progresso, che nasce dalla società e si riflette col tempo nelle istituzioni, ha momenti in cui va avanti, poi indietro, pause, dubbi. Non è una linea in cui dopo A viene B e poi C. Podemos si è presentato sulla scena e subito ha vinto le europee, poi le città nelle amministrative: è sembrato che la conseguenza logica fosse che alle prime politiche superasse il Psoe, addirittura sconfiggesse il Pp. Beh, no. È più logico che non accada. Parliamo di strutture di potere che governano da decadi, che hanno alleanza con i poteri economici, con i media più potenti. Era evidente che non sarebbe stato facile. Certo c’è stato un errore nella campagna elettorale e bisogna fare autocritica. Neppure bisogna pensare né che le gente sia sciocca o che sia pigra. Si era creata una grande aspettativa e molti non sono andati a votare. Non possiamo dimenticare quello che abbiamo detto sempre: il cambiamento reale si deve produrre nella società. Se smettiamo di lavorare nei quartieri, nella vita quotidiana, nei luoghi di vita e di lavoro per molto che tu indovini il messaggio o il candidato sarà sempre una vittoria effimera. Non sono una persona o uno slogan che cambiano il Paese. Podemos ha sempre vinto fra i giovani, fra chi non votava e nei ceti popolari: in questo senso è un voto “di classe”. Deve restare lì per crescere. Bisogna essere ambiziosi e utopisti per cambiare ma restare alle cose concrete”.
Trova che Podemos stia perdendo contatto con queste parti della società?
“Dico che non deve perderlo. Poi le cause dell’astensione sono molte: stanchezza per tante convocazioni alle urne, frustrazione per il fatto che dopo il primo voto non si sia riusciti a formare un governo, la Brexit, la crisi, la paura.Tante cose hanno influenzato, non una”.
Pensa che dopo Brexit il sostegno di Podemos alla causa dell’indipendenza catalana abbia spaventato gli elettori?
“Vede, questo è un esempio della impressionante macchina di propaganda di cui dispongono Pp e Psoe. Hanno fatto campagna sui finanziamenti dal Venezuela, sull’indipendenza Catalana, poi l’ultimo giorno hanno cavalcato Brexit. Smontare queste paure è il nostro lavoro ma serve tempo. Le spiegazioni semplici sono un errore al quale ci vogliono portare. Non si tratta di volere o no l’indipendenza catalana: si tratta di fare un referendum che l’80 per cento della popolazione chiede. Bisogna difendere in senso profondo la sovranità di tutti i popoli, non solo dei catalani. Decentrare il potere, la cittadinanza deve avere l’ultima parola. Quanto più si tenta di impedire ai cittadini di esprimersi tanto peggio sarà, sempre”.
Si riesce a governare dando così spesso la parola ai cittadini?
“Questo dell’eccesso di democrazia è una caricatura diffusa da chi non vuole che le cose cambino. Quando parlo di sovranità della cittadinanza parlo di pratiche che la gente ha già messo in atto. Non di assemblea permanente: sarebbe stupido e infantile. Il sistema politico deve mettersi accanto e accompagnare i processi che si producono da soli. Un governo del cambiamento passa per un approfondimento della democrazia che vuol dire partecipazione e trasparenza, eliminare i meccanismi che alimentano le corruzione, la politica sottomessa al potere bancario. La società è molto avanti: lavora in rete per obiettivi ed è molto più agile delle istituzioni. La gente si organizza. I movimenti sociali sono cresciuti con i telefoni, le reti hanno fatto politica molto agile, efficace. La dicotomia fra efficacia di governo e orizzontalità di partecipazione è falsa. Noi lo dimostriamo”.
Lei ha messo al centro delle sue politiche i diritti civili e ha detto che lavora per una femminilizzazione della politica non solo nei numeri ma nei valori e nelle pratiche. I movimenti, a Barcellona, usano il femminile plurale per indicare tutti: un uomo quando parla dice noialtre. Crede che sia il modo giusto?
“È vero nei movimenti da anni è una pratica comune usare il femminile plurale per dire tutti: non so se sia il modo più efficace ma certo indica il tema. Che il maschile plurale sia il modo per dire uomini e donne è l’esito di una cultura patriarcale. Le differenze di genere sono soprattutto culturali, ma sono reali. Con le donne è più semplice lavorare in rete, collaborare invece che fare una gara, una battaglia. In politica questa è un’esperienza molto chiara. Femminilizzare significa questo, per me: c’è un modo non maschile ma maschilista di fare politica – verticale autoritario di comando – e c’è un altro modo dove l’autorità non viene dall’imposizione ma dal riconoscimento. Quando gli altri ti riconoscono che sei utile. Per decenni la società maschilista e capitalista ha messo al centro il potere, l’accumulazione, i soldi. Penso che oggi ci siano sempre più donne e uomini pronti a mettere al centro la cura”.
Lei, anche da sindaco, si scontra con le banche. Qual è il suo rapporto col denaro?
“Da sindaco più ancora che da attivista sono consapevole del fatto che non sono mai i soldi a risolvere le questioni principali. I cambiamenti di cui abbiamo bisogno sono soprattutto del modo di organizzare la società. Non mi sono mai trovata in una situazione in cui la soluzione erano solo i soldi. Eppure ne conosco bene il valore. Vengo da una famiglia popolare, in casa abbiamo sofferto la povertà. Quando sei povera i soldi ti mancano per vestirti, per prendere la metro, perché i tuoi amici escono e tu non puoi. Da ragazza quando ne avevo li spendevo nei libri: ancora oggi l’unica mia proprietà è la mia biblioteca. Non ho bisogno di una casa, posso vivere in affitto. Ma i libri sono miei. Da piccola li nascondevo in cima all’armadio”.
Sopra l’armadio?
“Sono la prima di quattro sorelle, con molta distanza dalla seconda. Dormivamo nella stessa stanza, io in alto nel letto a castello. Da lì toccavo la cima dell’armadio e ci nascondevo le mie cose: qualche cibo, i quaderni. Era il mio rifugio segreto, quando avevo bisogno di stare da sola. Ero molto timida, allora. Mi vergognavo di essere diversa dagli altri. Ma no, paura no, non ho mai avuto paura del “mondo fuori”: al contrario, da mia madre Tina ho imparato quella che credo sia la sua e la mia dote principale, l’empatia. Non ha studiato, ha sempre dovuto fare mestieri che non le piacevano, ma è aperta al mondo, in ascolto, vive con gli altri”.
Se potesse, vorrebbe sapere qualcosa del suo futuro?
“No, sapere il futuro ti condanna a realizzarlo. Preferisco costruirlo”.
E del passato, qualcosa che vorrebbe rivivere?
“Per una sera, i miei nonni. Sono morti prima che diventassi madre e sindaco. Vorrei mostrare loro mio figlio, da cui imparo ogni sera ad avere di nuovo fiducia nelle persone, e vorrei che vedessero il risultato di tanta loro fatica: che mi vedessero al lavoro qui, qualcosa che davvero non avrebbero mai potuto immaginare. Sarebbero così felici”.
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93 comments

    1. Mi sa che se si vuole che sia possibile un’Europa democratica bisogna procedere a un nuovo ‘processo di Norimberga’.

      A Norimberga i gerarchi nazisti, responsabili dei disastri che sappiamo, cercarono di giustificarsi invocando il principio dell’obbedienza gerarchica. La giustificazione non fu accettata e molti furono impiccati (e di più lasciati a piede libero). Se si può discutere di quanta giustizia sia stata fatta, fu affermato almeno un nuovo principio e dall’oscenità di quel periodo storico spunto qualche fragile germoglio di cambiamento.

      Ora i responsabili dei disastri economici più recenti invocano il principio del “libero mercato” e dell’obbedienza a esso. Dovremmo creare un qualche tribunale che rigetti quella scusa e non dico impiccare fisicamente i responsabili, ma almeno impiccarli civilmente, cacciandoli dal potere che illegittimamente occupano e avviando un processo di ri-fondazione dell’Europa.

      (Naturalmente mi vien da ridere alla sola idea. Ma in osteria si può anche chiacchierare a vuoto. O no?)

        1. Pensavo di cominciare con una cerbottana. Ai miei tempi si fabbricava con del semplice legno di sambuco. Tutto sta che la mia coinquilina mi lasci usare i chicchi di riso come proietti.

          1. le ‘cer-bottane’ sono i vari varoufakis e tsipras… sanno benissimo che non si può fare [***] senza una sporca rivolta populista… ma sanno anche che tanta gente si emoziona quando sente:
            Per ritrovare sovranità democratica nelle nostre città e nei nostri parlamenti abbiamo bisogno di un movimento pan-europeo in grado di organizzare, mobilitare ed emozionare.

            Oggi demos, domani scemos.

              1. osservo dinamiche analoghe in iglesias e tsipras.

                *** indignados (un populismo più incazzato che confuso) danno un forte impulso di partenza a Podemos che poco alla volta si normalizza, si educa, si istruisce per diventare un “partito laureato”… e perde alle elezioni.

                *** referendum greco (risultato populista), “democrazia non può essere ricattata”… poi si rende conto che questo significa “avere una rivoluzione in mano”… troppo! Troppa roba… si caca sotto e perde… la faccia.

                *** il post-brexit propaganda il seguente messaggio: “se voi essere incazzato devi avere una laurea, altrimenti dai retta ai cattivoni maestroni e ti fai male.”

                Intanto barroso… oh, che sorpresa!

                Spero che il MoV non faccia l’errore di vendere l’impulso iniziale per una insipida legittimazione politico/culturale, perché se il populismo 1.0 pare ‘maleducato’, la versione successiva sarà pura barbarie.

                1. Il populismo “di sinistra” è troppo “responsabile”.
                  Il populismo “di destra” è irresponsabile e pertanto vincente: in particolare, ma non solo, Francia ed ex Est europeo.
                  Temo ne vedremo delle belle (eufemismo),

                  1. qualsiasi cambiamento è a responsabilità limitata… il che non significa necessariamente irresponsabilità.
                    Ma se responsabilità diventa un alibi…
                    certo, dimenticavo… oggi il coraggio è “di destra”.
                    Salutatemi Che Guevara.

                    1. Mettiamola così: esiste un populismo (una retorica politica) funzionale al sistema economico dominante. Qualsiasi danno produca alla democrazia è in linea con l’insofferenza del liberismo per la democrazia. Sono alleati. L’unico limite di ‘responsabilità’ che hanno in comune è evitare una rivolta delle masse prevaricate o, se inevitabile, deviarla in una guerra tra poveri rafforzando l’apparato repressivo dello stato (unica funzione che il “libero mercato” gli riconosce).

                      L’altro tipo di populismo è intrinsecamente in contrasto con il capitalismo poiché persegue valori democratici di uguaglianza e giustizia incompatibili con quel sistema economico. Il problema che gli si pone è che, una volta ottenuto un sufficiente consenso elettorale, deve decidere fin dove spingersi e, per evitare sviluppi cruenti, solitamente sceglie il “senso di responsabilità” di non tentare di abbattere il sistema, ma solo di migliorarlo per via democratica e per quanto possibile dati gli equilibri delle forze. La via è quella del compromesso nella speranza/illusione di realizzare una fragile e precaria socialdemocrazia riformista che ammortizzi gli eccessi del sistema economico dominante. Può essere realismo e una tappa intermedia. Mi piacerebbe contarci; il guaio è che quando ti siedi a un “tavolo negoziale” con certe forze i risultati non possono che essere lenti, parziali e deludere le aspettative che hai creato tra i “tuoi”. Tra l’altro sei sempre esposto, come mi pare dimostri la storia, alla revoca delle “concessioni” del potere una volta che il consenso popolare, deluso da te, ti abbandoni cercando altri “rivoluzionari”.

                      (Porca puttana, volevo sintetizzare chiaramente tutto in due righe e invece mi sa che ho confuso le cose prolissamente in troppe).

                    2. ok 2 populismi, ma il secondo è “dinamicamente confuso” tra destra e sinistra su tutto ciò che non riguarda il nemico comune: il primo populismo, quello dominante.

                      -fuori dall’europa!
                      -cambiare l’europa dall’interno!

                      -fuori gli immigrati!
                      -entrino tutti anche se non abbiamo ancora capito dove metterli!

                      Vincerà chi troverà una sintesi,
                      perché il populismo dominante, per ora, problemi non ha.

                    3. Credere, obbedire, combattere…
                      Venceremos!
                      #ilcoraggioèbipartisan?

                      (Personalmente non vedo coraggio a destra al momento. Il loro prodotto di punta è la paura. Per questo mi incazzo coi sinistri che non vogliono “vendere” il coraggio.)

                    4. piaccia o meno, l’unico andato fino in fondo finora è Farage…
                      se poi “andare fino in fondo” significherà “andare a fondo” lo dirà il tempo.

                2. si è una bella lotta…
                  da una parte gli scemos che pensano di poter rivoluzionare con la testa senza pancia… e si skiantos

                  dall’altra gli illusos che fanno la rivoluzione con il reddito di cittadinanza spostando i costi dal capitale allo stato lasciando i profitti a chi ce l’ha, vedi il protrarsi della situazione imperante dove i costi sono collettivi e i profitti individuali… delirium

                  testa e pancia che si parlino al più presto perché entrambi usano il culo per darlo…

                  1. Bella metafora, Marco, seriamente.

                    (altro che tacchini sul tetto e mucche in corridoio, ma qualcuno ha mai controllato i sigari di Bersani?)

                    1. Ehm a proposito di “Saruman Bersani”….
                      in questo periodo vaga con altri boss nella nostra provincia.

                      alla nostra rete televisiva locale ha lasciato un’intervista su Renzi:
                      “gli do’ la sufficienza, ma si può fare meglio, ci sono da migliorare delle cose”
                      no comment

                    2. Non avrei mai pensato che il Gutturnio dei Colli Piacentini facesse st’effetto… non è che ci piantano vicino la segale?

                  2. testa, pancia e tutto quello che sta in mezzo…
                    e anche braccia, gambe, mani e piedi…
                    Se dimentichi un pezzo, un organo, si produrrà una “minoranza infelice”.,

                    Mai dimenticare che gli ingegneri nazisti, campioni di meritocrazia, usavano la testa per costruire carri e bombe… solo la testa.

          1. i levrieri afgani, uno li vede così, con la loro bella messa in piega appena fatta… e pensa che cane da salotto.. invece è un cane da caccia e mica pernici, ma gazzelle e leopardi, almeno nasce così poi l’hanno fatto diventare roba da snobbe.
            Lo aveva un amico mio, devo dire che non dava molta confidenza e ti guardava con la faccia con cui Farinata degli Uberti guardava Dante (Chi fur li maior tui?) ma aveva un indole da gatto, non c’ era verso di fargli capire chi fosse il padrone. In effetti ho sempre pensato che il padrone fosse lui.

            1. Sono bestie bellissime è una pena vederli al guinzaglio in città.
              Guinzagli di sinistra eh… ai guinzagli di destra, solo dogo argentino e molossoidi vari.
              Guinzagli…

                    1. Anche noi ci siamo attrezzati con un asciugamano….dovevi vedere l’asciugamano “dopo”….. Pinghetta è piuttosto temperamentosa

                    1. Credo lo utilizzino come alternativa alla gabbietta/scatola da viaggio…
                      Penso al gatto randagio che viene trovato dal bimbo/bimba: “piccolo, bello, poverino tutto solo… da oggi ti curo io!”.
                      e il gatto: “NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!”

                    2. Per quanto, ripensandoci, ci sono occasioni in cui potrebbe tornare utile…

                      (domizia&consorte portano ancora i segni del periodo in cui hanno dovuto fare delle iniezioni a Pinghetta che era stata ferita in malo modo in una battaglia felina….sì, ma chi gliela infila la giacca?)

                    3. un veterinario di campagna mi ha mostrato come si blocca con un semplice asciugamano di spugna senza fargli male.

  1. Nazisti dell’Illinois contro Black Lives Matter…
    E noi ci facciamo le pippe con calderoli lo zoologo e la kyenge dei black PD[uist]ini.

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