A Bologna ho perso mio fratello e la felicità.

Segnalato da Barbara G.

2 agosto. A Bologna ho perso mio fratello e la felicità. Contro il terrorismo serve la cultura del rispetto.

Intervista a Cristina Caprioli.

Dimensione Mendez

“Io da quel momento ho perso la capacità di essere felice. Ho nelle narici odori che noncaprioli 5 penso andranno mai via. Quando sono scesa all’obitorio dell’ospedale Maggiore c’erano corpi ovunque e c’era un odore tremendo, di carne bruciata. Ogni corpo era un riconoscimento e ad ogni riconoscimento erano urla impressionanti. Mio fratello aveva il numero 8: non so dire se fosse un cartellino, ma me lo ricordo bene questo numero. Steso accanto al suo corpo c’era quello di un ragazzo giapponese che, come lui, aveva vent’anni. Davide aveva la testa aperta come una noce, con un taglio che partiva dalla fronte e finiva alla nuca. Il suo viso però era ancora rosa. Quando lo vidi sapevo, dentro di me, che era lui. Ma di fronte all’infermiere che mi aveva accompagnato per il riconoscimento dissi solo ‘mi pare lui….’. Con un senso di rifiuto. Perché era qualcosa di inaccettabile vedere mio…

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59 comments

  1. OT (dal mio lettuccio di dolore)

    ma avete notato anche voi che ultimamente nei media è riapparsa la parola “bisognosi”? oggi l’hanno rimestata in lungo e in largo per via della legge sul cibo sprecato, ma è già un po’ che l’ho vista spuntare qua e là.
    erano decenni che non la sentivo più usata se non da anziane dame della san vincenzo.
    e allora mi dico: c’è differenza tra “povero” e “bisognoso”?
    per me sì.
    povero è più neutro, constata uno stato di fatto. bisognoso invece lo trovo diminuente, “patronising” come dicono gli inglesi. se sei “bisognoso” posso guardarti dall’alto in basso. tu hai bisogno e io graziosamente ti “sollevo” (quindi, implicitamente, stai in basso e io sto in alto, giusto?) dal tuo bisogno.
    posso essere “orgogliosamente povero”, ma è difficile essere “orgogliosamente bisognoso”.
    …azz…ci stanno fottendo anche la povertà.

    1. a questo proposito…

      Coldiretti ricorda che gli sprechi alimentari costano all’Italia 12,5 miliardi, persi per il 54% al consumo, per il 21% nella ristorazione, per il 15% nella distribuzione commerciale, per l’8 nell’agricoltura e, infine per il 2% nella trasformazione.

      qualcuno mi sa spiegare perché tali sprechi ‘costano’? in che modo?

          1. riformulo: perché questi sprechi costano all’italia?
            a meno che (ma non credo) che si intenda: costano ai singoli italiani (paghi per cose che non mangi). non credo perché la questione riguarderebbe qualsiasi campo del consumo. paghiamo anche i libri che non leggiamo, ma non lo consideriamo uno spreco. eppure credo che in quanto a produzione di CO2 non si scherza nemmeno lì.

            eppure, da un altro punto di vista, i nostri agricoltori non vogliono altro che acquistiamo prodotti da mangiare. se butto un po’ di formaggio perché ci viene la muffa e vado ad acquistarne un altro, il caseificio di sorano (per dirne uno) non potrà che essere contento. … e così via.

            che poi soprattutto le aziende donino i prodotti invenduti a organizzazioni caritatevoli e di solidarietà, non può che farmi contento. è la parte migliore della questione (in linea di principio ha ragione lame, ma … la fame è fame), anche se anche questa non priva di insidie. in svizzera, se non ricordo male, ci sono due tipi di date di scadenza. una per la vendita e una per il consumo. e i prodotti non più buoni per la vendita vengono donati alle associazioni di solidarietà (il tavolino magico). ma se non sono buoni per la vendita… ….. non so. alcune cose non mi tornano

            1. Esempio: basta comprare un etto in meno di formaggio, vuol dire che lo comprerai più spesso ed il caseificio non ci perderà.

              P.S
              Chi decide che non sono buoni per la vendita? Spesso è qui che i conti non tornano a me.

              1. sulla prima affermazione non sono convintissimo….
                posso capire sui grandi numeri, la deforestazione mondiale, l’olio di palma, ecc. ecc. ecc., ma in fondo il mio fornaio, se butto il pane secco e lo compro fresco… sarà contento, e sarò contento anch’io

                ps: faccio tutto. panzanella, minestra di pane, pappa col pomodoro, zuppe varie, il pane so bene come riusarlo. però.

            2. ora faccio solo notare le dichiarazioni di Manuela Kron, direttore corporate affairs Nestlè In Italia, non proprio un opera pia, in effetti “spreco” è in conflitto con SCARSITA’:

              Il recupero degli sprechi alimentari e la collaborazione con le ‘banche del cibo’ sono una questione rilevante per le imprese coinvolte: “Siamo molto sensibili al tema delle eccedenze che per un’azienda alimentare leader come la nostra rappresentano uno spreco per ben tre volte: costano quando vengono create, quando devono essere distrutte e perchè non possono più fare ciò per cui sono nate, ovvero nutrire le persone. Per questo, da anni in Italia collaboriamo strettamente con il Banco Alimentare, partner che ci permette di non sprecare e di far diventare una risorsa preziosa per gli altri le nostre eccedenze, mettendo a disposizione dell’Associazione alimenti di ottima qualità ed edibili ma che per varie ragioni non possono più essere venduti. Auspichiamo che sempre più aziende alimentari scelgano di organizzarsi in questa direzione, partendo dalle linee guida ben disegnate da questa indagine”.

                1. questi “sprechi” sono insiti nel sistema di produzione, distribuzione, stoccaggio e consumo ( che si vuole alto) e il “costo” è delle singole parti ( i costi per uno sono i ricavi per altri) ma qui si cerca di far passare il concetto di “costo” collettivo ( è un po’ quello che succede per il famoso reddito di cittadinanza), si pittura di buonismo e i bisognosi di Laura e si ottiene un “costo” collettivo, con la nascita di cospicui sensi di colpa nel consumatore…

                  1. l’unica cosa che mi lascia un po’ perplesso è l’eccesso di consequenzialità, per cui pare che tutto ciò sia comunque organizzato dall’alto. ecco, questo non creto, anche se poi il risultato non cambia.
                    direi che si tratta piuttosto di un tira e molla, e di una capacità di adeguamento e sfruttamento in positivo (loro) da parte delle grandi imprese di qualsiasi urgenza o tendenza.

          2. Si vede che non è una casalinga, si parva licet ecc.. ahahahah
            per me ogni spreco è sempre un costo.come mi insegnava mia nonna contadina che aggiungeva: “é n’insult a la graziæ di Die e di chi nin li tè” (un insulto alla grazia di Dio e per chi non ha da mangiare).
            Oltre tutto sprecando di meno ci potremmo risparmiare anche tonnellate di rifiuti (altri costi e che costi, non solo economici)

  2. Tornando un attimo sull’argomento del post.Mi chiedo: è mai possibile che a distanza di decenni ,in un paese cosiddetto civile e democratico, non si riesca ancora a conoscere la verità su questa strage come pure per l’Italicus , piazza Fontana, piazza della Loggia etc?Arriveremo mai a dare un nome e cognome agli autori di queste nefandezze? Ogni tanto qualche giudice riapre qualche fascicolo ma il finale è sempre lo stesso.Personalmente ho perso le speranze e la cosa mi fa incazzare in maniera bestiale.

      1. resta la questione se preferiamo che, come in molte nazioni dell’europa, rimanga una formale ipocrisia che, a fronte delle stesse problematiche (presenti ovunque) vuole le dimissioni di politici, magistrati, manager pubblici, giornalisti quando gli scandali giungono al sole o le incompetenze (se non le responsabilità) sono conclamate, o non si preferisca il sistema italiano che chiaramente ci dice che queste cose accadono, sono sempre accadute, sempre accadranno e dobbiamo farcene una ragione e non stare qui a rompere il cazzo a chi lavora.

        e se pensate che abbia voluto fare una battuta, vi sbagliate di grosso

        1. per quanto riguarda le stragi, mafia, eversione è indubbio che parte dello Stato non abbia remato nella direzione giusta, ma una parte… nei confronti di questi “fatti” che minano lo stesso sistema democratico, c’è stata lotta tra le due componenti, gli esiti purtroppo non sono soddisfacenti, ma qui siamo in buona compagnia se penso che l’omicidio di Kennedy rimane in “sospeso” come molti fatti di casa nostra… purtroppo la ragion di Stato molto spesso viene posta per interrompere il flusso di ricerca di “verità”…
          Su altre questioni diciamo più di tipo “morale” le dimissioni per il nostro paese sono una prassi molto poco usata, qui dovremmo anche scendere su ragioni storico/religiose che hanno caratterizzato la nostra “opinione” pubblica, in cui il “peccatore” è sempre uno di “noi”…

              1. Beh, in Germania i membri superstiti della Baader Meinhof si ‘suicidarono’ in carcere con un colpo di pistola alla nuca, se ricordo bene. Cosa non si fa pur di gettare sospetti sulle istituzioni.
                Perfidi!

                1. si la lista è lunga… ma con tutti i dubbi, le schifezze etc etc questo rimane un sistema democratico, non perfetto, spesso peggiorato, ma di gran lunga il migliore per ora conosciuto, qualche volta è bene ricordarselo…

                  1. E’ un giudizio su cui si può discutere partendo dallo stabilire un metro comune.
                    Già si potrebbe obiettare che si tratta di un sistema formalmente democratico ma praticamente plutocratico o forse anche meglio cleptocratico .
                    Poi occorrerebbe precisare se la democrazia è la miglior forma di governo, o la migliore possibile o se questa democrazia sia la migliore per ora conosciuta.
                    Su quest’ultimo punto sarei in forte disaccordo. In Itala abbiamo vissuto stagioni di democrazia migliore (con tutti i loro limiti e le loro contraddizioni).

                    1. …nella produzione sociale della loro esistenza, gli uomini entrano in rapporti determinati, necessari, indipendenti dalla loro volontà, in rapporti di produzione che corrispondono a un determinato grado di sviluppo delle loro forze produttive materiali. L’insieme di questi rapporti di produzione costituisce la struttura economica della società, ossia la base reale sulla quale si eleva una sovrastruttura giuridica e alla quale corrispondono determinate forme sociali della coscienza. Il modo di produzione della vita materiale condiziona, in generale, il processo sociale, politico e spirituale della vita. Non è la coscienza degli uomini che determina il loro essere, ma è, al contrario, il loro essere sociale che determina la loro coscienza…

                    2. Su alcune questioni Marx non mi ha mai convinto. Cioè, forse occorrerebbe ricordare che la sua è un’analisi e una critica del capitalismo.
                      Credo sia possibile partire da un punto di vista diverso, tipo: gli uomini, preso atto della necessità di garantire il soddisfacimento di determinati bisogni primari e, soddisfatti quelli di perseguire un sempre maggiore benessere, si organizzano per distribuire il lavoro e i frutti di esso nella forma più equa possibile. (OK, non è la storia del passato: potrebbe essere quella del futuro)

                    3. caro Namm alla tua obiezione si potrebbe contrapporre che questo è rimane un sistema capitalistico e a questo punto mondiale e globale…

                      si potrebbe contrapporre che da quando scoperta l’agricoltura e l’allevamento e con essa la scoperta del “surplus” sono nati arti e mestieri e la struttura burocratica…

                      si potrebbe che ka storia anche nel suo percorso disomogeneo ha avuto dei punti di continuità e la tua parrebbe una “pia” speranza…

                      si potrebbe…

                    4. la posizione espressa da namm non mi pare poi così antimarxista, tutt’altro.
                      solo che da come namm la esprime sembrerebbe una scelta individuale (e non ho alcuna difficoltà, anzi, la mia deriva panchinara è giunta proprio a questa meta; casomai, a partire dall’esigenza di costruire una società equa occorrerebbe capire ‘come organizzarsi’. e qui casca l’asino), mentre per marx si tratterebbe di una risultante storica degli sviluppi economici-sociali (vado giù di vanga).

                    5. è una vanga efficace… diciamo che dalle buone intenzioni dovrebbe nascere un “sistema” per renderlo “possibile” ( Civati è in ogni dove)

                    6. Forse un giorno mi arrenderò alla mia stupidità. O forse troverò qualche conferma a una certa intuizione. Che nella specie umana si sono sviluppati dei mutanti parassiti della specie stessa medesima.
                      Dovrei studiare un po’ le società degli insetti, dove i ruoli castali sono biologicamente consolidati. E dove, sì, essere un’ape operaia non è lo stesso che essere l’ape regina. Ma essere quest’ultima non è poi questa gran goduria.
                      Meglio l’ape che ronza.

          1. Ho molti dubbi sul fatto che questo stato democratico si senta Minato da comportamenti “devianti”
            Dopo mezzo secolo che nn ci si fa luce forse bisogna convenire che in parecchi casi li ha trovati e li trova utili e corroboranti
            Infatti insiste

  3. quattordicenne a cui il rumore di sottofondo che veniva dalla tv di agguati, omicidi, stragi, sembrava normale quotidianità
    molto meno importanti del calcio, di goldrake, di salgari, della fidanzatina (nell’ordine)

    che se avessi avuto anche pokemon go, sarebbe stato il nirvana

      1. no,no ho avuto un sacco di amici della mia età ed anche più giovani belli tossici (con scia di funerali al seguito)
        ma non sono mai stato attratto e, a 18anni, 2 settimane a Amsterdam mi hanno fatto da bignami per gli high and low e ne sono uscito piuttosto spaventato (dai low) per non tornare più sull’argomento
        le canne mai considerate doping, ma non fumo, quindi mai portato avanti il discorso, anche se fumato più quelle che sigarette normali (anzi, direi solo quelle)

        1. Poi scelte drastiche si sono imposte e non facili. Alzai il telefono e chiamai Barbera: Portatore sano di forfora – urlai -, quando ti facevi le seghe a Torino, io chiavavo Naomi Campbell, pippavo con Lou Reed a Kansas City, aravo con il cazzo il mondo e guadagnavo miliardi, hai capito? Non voglio essere amico tuo, testa di cazzo”.

              1. solo per aver pensato la frase “aravo con il cazzo il mondo” si merita il vitalizio che gentilmente contribuiamo a pagargli
                per le cure psichiatriche, deve pensarci da solo (se non ha fretta gli affitto la prole ad equo canone come personal shrinker)

              2. Non stavo rispondendo specificamente al tuo post.
                Quelle robe lì, più o meno (Naomi era ancora in fasce all’epoca, presumo) le scrissi a un concorso per una borsa di studio in prima superiore. Fu la prima volta, dopo anni, che la persi e l’ultima che concorsi.

            1. …hey! Chi ha portato quel tipo con l’accento strano? Sì, Laurie, quello che sta strisciando nel nostro giardino facendo tutti quei solchi.
              Lou Reed

  4. Io avevo otto anni, ero in vacanza nella ex Jugoslavia, sulla costa, di ritorno dal Montenegro (colpito l’anno prima da un terremoto). Eravamo passati da Mostar e Sarajevo (colpiti anni dopo da una guerra). lo abbiamo saputo, credo, dalla radio. Sensazione di paura, e jn grosso PERCHE’?

  5. OGGI HO 36 ANNI DI VITA REGALATI
    E, questo orologio, fermo al momento in cui dovevo fermarmi anch’io, me lo ricorda.
    E vorrei che lo ricordasse a tutti, soprattutto ai giovani, quelli che arrivano alla stazione di Bologna, alzano gli occhi un attimo dai loro telefonini e pensano: “Ma questi bolognesi non lo aggiustano mai quel cazzo di orologio?”. Questo cazzo di orologio segna l’ora di una delle stragi più ingiuste ed efferate che hanno ferito l’Italia al suo interno, perché progettata ai piani alti per motivi che non ci sarà mai dato di sapere.
    Cari ragazzi: studiate la storia. Non fermatevi alla seconda guerra mondiale, o le vostre insegnanti avranno fallito miseramente la loro missione perchè, se le nuove generazioni italiane dimenticano, BOLOGNA NON DIMENTICA.
    E io nemmeno.
    Maura Spy Ancarini
    ‪#‎2Agosto‬ ‪#‎Bologna‬ ‪#‎BolognaNonDimentica‬

    (da pagina Satiraptus)

  6. E’ deprimente, ma credo vada preso atto che dopo 36 anni il ricordo di quegli eventi è ormai monopolio di pensionati o pensionandi.
    Per la popolazione che dovrebbe essere (e in parte, disgraziatamente, è) politicamente più attiva temo si tratti ormai di qualcosa che ormai appartiene alla storia e il cui racconto annoia.
    Vorrei sbagliarmi.

    1. Per me è una ferita mai rimarginata.
      Di quella giornata ricordo ancora tutto: il vestito che portavo, cosa avevo mangiato a pranzo persino il vino che quel pranzo accompagnava.
      Piccole cose di tutti i giorni in un giorno che non sarebbe mai più stato come tutti gli altri.
      Avevo vissuto Piazza Fontana, Piazza delle Loggia, l’Italicus… ma Bologna…Bologna.. era il tempo leggero dell’estate che arrivava, le ferie, io che aspettavo Sandro che dopo mesi di lontananza tornava da Milano ed ero felice come può esserlo una giovane donna che aspetta l’uomo che ama. Tutto spazzato via.
      Quando Sandro arrivò non potemmo fare altro che abbracciarci piangendo….

        1. In questo paese si scrive troppo ma in compenso si legge poco.
          Da ragazza scrivevo poesie, come la maggior parte dei giovani, non ne è rimasto che qualche brandello ,ho bruciato tutto.
          Volevo una poesia che fosse anche civile ma non ero all’altezza.
          Punto

          1. > Volevo una poesia che fosse anche civile

            dovevi provare a farne una ‘incivile’.
            In poesia si ottiene quasi sempre il risultato opposto a quello desiderato.

      1. Mi ripeto, ma credo abbia qualche importanza.
        E’ un’illusione pericolosa pensare che le esperienze che hanno segnato la nostra vita e influenzato il nostro pensiero (peraltro in modo diverso, anche opposto, tra gli stessi nostri coetanei) siano tuttora rilevanti per la maggioranza del paese.
        Personalmente mi scopro sempre più spesso a riformulare alcuni ragionamenti con persone non tantissimo più giovani di me, perché mi ricordo che loro non c’erano, non sanno e anche se sanno lo sanno di seconda mano e, dunque, non con la stessa intensità emotiva mia e con le stesse mie conclusioni razionali.
        (Trascurando il fatto che oggi si dimentica già quello che è successo l’altro ieri perché incombe l’attualità. Problema anche mio. Figuriamoci dei meno anzianotti!)

        1. La realtà persiste solo come racconto e racconto è artificio.
          Mi ripeto pure io, detto così da Domizia è un pugno nello stomaco tanto quanto lo fu Carmelo Bene un anno dopo dalla torre degli Asinelli: “…da ferito a morte, non ai morti, ma ai feriti dell’orrenda strage .”

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