Team rifugiati

segnalato da Barbara G.

Rose e gli altri: il Team rifugiati entra nella storia e ha già vinto

La ragazza originaria del Sud Sudan sarà la portabandiera della squadra che per la prima volta partecipa a una Olimpiade: “E’ un sogno che si avvera”

globalist.it, 05/08/2016

rose

Rose Nathike Lokonyen, 23, Sud Sudan

Dal campo profughi di Kakuma in Kenya allo stadio Maracanà di Rio: sarà Rose Nathike Lokonyen, 23 anni, originaria del Sud Sudan, la portabandiera olimpica della squadra dei rifugiati. Il team sponsorizzato dall’Unhcr ( l’Agenzia Onu per i rifugiati) e dal Cio (Comitato olimpico internazionale) che per la prima volta partecipa a una Olimpiade: dieci ragazzi in tutto che stasera entreranno nella storia. E che, solo per essere arrivati fin qui, hanno già vinto. Rose e gli altri porteranno, infatti, con sè le storie dei paesi da cui sono stati costretti a fuggire: il dramma della situazione in Siria, ma anche i conflitti armati in Congo e in Sud Sudan.

Dal campo profughi di Kakuma in Kenya allo stadio Maracanà di Rio: sarà Rose Nathike Lokonyen, 23 anni, originaria del Sud Sudan, la portabandiera olimpica della squadra dei rifugiati. Il team sponsorizzato dall’Unhcr ( l’Agenzia Onu per i rifugiati) e dal Cio (Comitato olimpico internazionale) che per la prima volta partecipa a una Olimpiade: dieci ragazzi in tutto che stasera entreranno nella storia. E che, solo per essere arrivati fin qui, hanno già vinto. Rose e gli altri porteranno, infatti, con sè le storie dei paesi da cui sono stati costretti a fuggire: il dramma della situazione in Siria, ma anche i conflitti armati in Congo e in Sud Sudan.

Proprio dal Sud Sudan è fuggita Rose, a soli dieci anni. Il resto della vita l’ha passata in Kenya, in un campo profughi. Qui, durante una gara a scuola, un insegnante le suggerì di partecipare alla 10 chilometri.”Non ero addestrata – racconta – E’ stata la prima volta che correvo e sono arrivata seconda. Ero molto sorpresa”. Da allora si è trasferita in un campo di addestramento vicino Nairobi, e lì in questi mesi si è preparata per gareggiare a Rio 2016 negli 800 metri. Stasera sfilerà come simbolo di tutti i rifugiati nel mondo: “Rappresenterò la mia gente lì a Rio, e magari, se riesco, potrò tornare e gareggiare per promuovere la pace”.

207 nazioni + 1. La squadra dei rifugiati si aggiunge alle 207 nazioni in gara, ed è composta da due nuotatori siriani, due judoka provenienti dalla Repubblica Democratica del Congo e sei corridori provenienti da Etiopia e Sud Sudan. Sono tutti fuggiti da violenze e persecuzioni e hanno cercato rifugio in altri paesi come Belgio, Germania, Lussemburgo, Kenya e Brasile. La partecipazione alle Olimpiadi del team è particolarmente significativa e arriva nell’anno in cui il numero dei rifugiati nel mondo ha sfiorato la cifra record di 60 milioni. Servirà, dunque, ad accedere i riflettori su una vera e propria nazione di senza patria: i migranti forzati e gli sfollati di tutti i paesi.

Yusra Mardini, 18 anni

Il sogno si avvera. Durante la presentazione ufficiale della squadra a Rio, due degli atleti, Yusra Mardini , 18 anni , e Yiech Pur Biel , 21, hanno ringraziato il Comitato Olimpico e l’Unhcr, “per la possibilità che ci hanno dato di inseguire nuovamente i nostri sogni” hanno detto, spiegando cosa significa per loro gareggiare a Rio. Yusra, per esempio, l’anno scorso ha nuotato per la sua vita quando il gommone su cui viaggiava dalla Turchia alla Grecia ha imbarcato acqua e ha iniziato ad affondare.” Questo un nuovo inizio che cambierà la nostra vita per sempre – ha aggiunto Biel-. Non dimenticheremo ciò che Cio e l’Unhcr hanno fatto per noi: sono stati una madre e un padre. Ci sentiamo di appartenere di nuovo a una comunità, in quanto esseri umani. Grazie a tutti e che Dio vi benedica”. “La loro partecipazione ai Giochi Olimpici è un segno di speranza per tutti i rifugiati del mondo – ha aggiunto il presidente del Cio Thomas Bach -. Non avevano un paese o una bandiera con cui gareggiare. Da oggi ce l’ hanno”.

Yiech Pur Biel, 21 anni

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