Buon Ferragosto…

…qualsiasi cosa voi stiate cercando.

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14 comments

  1. LA DISDETTA
    Alte sullo stordito armento degli umani
    Balzavano di luci le selvagge criniere
    Dei mendichi d’azzurro col piede qui sui piani.
    Fin nella carne un vento spiegato per bandiere
    Oscuro flagellava di freddo il loro andare
    E ancora vi scavava rughe d’ira severe.Sempre con la speranza d’incontrarsi col mare,
    Viaggiavan senza pane, senza bastoni o urne
    Mordendo il cedro d’oro dell’ideale amaro.
    Rantolarono molti nelle gole notturne
    Felici, ebbri del sangue lento da lor fluente,
    O morte, solo bacio su bocche taciturne!
    La lor disfatta è opera d’un angelo possente
    Ritto sull’orizzonte, d’una spada al bagliore:
    Porpora si rapprende sul cuor riconoscente.
    Come già prima il sogno or succhiano il dolore
    E quando vari ritmando lamenti voluttuosi
    Il popolo si china e la madre ne ha onore.
    Quelli son consolati, sicuri e maestosi;
    Ma accanto di fratelli hanno una schiera ignota,
    Beffata, martoriata dai casi più tortuosi.
    Il sale ugual dei pianti rode la dolce gota,
    Si cibano di cenere col medesimo amore,
    Ma è volgare o burlesca la sorte che li ruota.
    Potevano eccitare anche come un clangore
    La servile pietà delle razze malferme,
    Prometei cui manchi vùlture roditore!
    No, vili e persi in vaste sabbie senza cisterne
    Corron sotto la sferza d’iroso dittatore:
    La Disdetta, il cui riso ignoto li prosterna.
    Amanti, salta in groppa terzo, il separatore!
    Poi varcato il torrente vi tuffa in acqua amara
    E fa un masso fangoso di voi doppio candore.
    Grazie a lui, se uno soffia la buccina bizzarra,
    Ragazzi ci torceranno in un riso ostinato
    Scimmiottando, la mano sul dietro, la fanfara.
    Grazie a lui, se uno orna ecco un seno seccato
    Con una rosa nubile che vi porta chiarezza,
    Bava luccicherà sul suo fiore dannato.
    E questo nano scheletro, piumato per vaghezza,
    Calzato, cui l’ascella peli in vermi ha converso,
    Per essi è l’infinito della vasta amarezza.
    Vessati essi non vogliono provocare il perverso,
    La lor daga stridendo segue il raggio di luna
    Che piove sul carcame e vi passa attraverso.
    Mesti senza l’orgoglio che sacra la sfortuna,
    Tristi di vendicare l’ossa a colpi di becco,
    Essi agognano l’odio e non l’astio che abbruna.
    Essi sono il sollazzo d’ogni gratta-ribeca,
    Di marmocchi, bagasce, della vecchia semenza
    Dei pezzenti che danzano quando la brocca è secca.
    I poeti che vivono d’ira e beneficenza
    Non conoscono il male di questi dei oscurati,
    Li dicono tediosi e senza intelligenza.
    “Posson fuggire essendo d’ogni impresa saziati,
    Come cavalli vergini schiumano di tempesta
    Piuttosto che al galoppo partire corazzati.
    D’incenso il vincitore sazierem alla festa:
    Ma perché non indossano, essi, buffoni egregi,
    Cenci scarlatti urlando che tutti ci si arresti!”
    Quando tutti sul viso gli han sputato i lor spregi,
    Nulli ed a bassa voce invocando che tuoni,
    Questi eroi eccessivi di scherzosi disagi
    Vanno ridicolmente a impiccarsi ai lampioni.
    (M.)

        1. Hmm deserto notturno, magari…se vivi in una città di turismo la notte sembra persino più affollata del giorno; affollata di moto, motorini e motorette con le marmitte “rifatte” soprattutto.
          Taccio della cosiddetta “movida” alcoolica.

          SGRUNT

        2. Nel deserto ci sono i tartari. Pure i barbari. E, Dio non voglia, i barbieri. Di Siviglia o Ventimiglia, non fa molta differenza. Usassero il rasoio di Occam ci si potrebbe anche ragionare. Ma no, quanto a radere loro vogliono radere al suolo. Città rasate, teste rapate. Cavar sangue da una rapa. Se la minestra è sciapa resta solo che saltar dalla finestra. Oh ginestra, fiore del deserto! Leopardi, Gattopardi. Giovanardi. Ahi, Dolores! Ahi Carmela! El pueblo stordido jamas solleva un dido. Se non per dire: “Cameriere, un altro mojito. Segni!” Dove sta la querida presencia, Comandante nella bara? Neanche una bara, in realtà. Si dice, sotto qualche asfalto. Una passata di smalto. La cosmesi dell’unghia. L’unghia che adunghia. Il rapace, il predace. In volo dall’alto padrone, oggi drone. Corriam, corriamo. E’ in vista un Pokemòne. .Chi lo cattura grande gloria avrà.

    1. Giusto una perla

      “Se Renzi non riesce a risanare l’economia, il M5S vince nel 2018, e non ha più limitazioni vista la debolezza del nuovo Senato”.

      Ergo. la debolezza del nuovo Senato è un problema se vince il M5S. Altrimenti no.
      E che Renzi non riesca a risanare l’economia (vasto programma!) è importante solo come causa dell’asserita vittoria del M5S.

    1. Mah! Ci sono stati i proclami iniziali del PdC: “Prima facciamo i compiti per casa e poi andiamo a battere i pugni in Europa”.
      I compiti per casa fatti io, prevenuto e disattento, non li ho visti.
      I pugnetti sul tavolo mi paiono, in prospettiva, istericucci e pretestuosi: “Il destino cinico e baro ci ha ostacolato bestialmente con l’immigrazione, la crisi delle banche, la Brexit. Dovete giustificarci/mi”.
      Appunto, la solita faccenda del “Non ho fatto i compiti perché è morta (per la decima volta e in realtà viva e vegeta) la nonna”.

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