Capitalism kills Love

«La vita? Non è solo lavoro»: a Berlino nasce il centro per il rifiuto della carriera

di Gianpaolo Pepe – berlinocacioepepemagazine.com, 21 settembre 2016

Perché lavoriamo? Produciamo beni e servizi perché ne abbiamo realmente bisogno o solo perché possano tramutarsi in profitto? Ma soprattutto: chi ha stabilito che l’attuale mondo del lavoro debba fondarsi sull’ossessione per la carriera e sulla costante tensione verso l’automiglioramento? Queste e altre domande affollavano la mente di Alix Faßmann quando, circa due anni fa, decise di abbandonare il suo lavoro di giornalista e addetta stampa per la SPD (il partito socialdemocratico tedesco) e di intraprendere un viaggio chiarificatore in Sicilia. Ed è stato lì che ha incontrato Anselm Lenz, autore teatrale presso l’Hamburger Spielhaus (uno dei teatri più prestigiosi di Germania) che, stanco a sua volta di sacrificare amicizie, passioni e tempo libero sull’altare della carriera, si era licenziato ed era partito alla volta dell’Italia. Lenz, affascinato dalle idee dell’allora 33enne Faßmann, la convinse a raccoglierle in un libro: fu così che, nella primavera del 2014, vide la luce Arbeit ist nicht unser Leben: Anleitung zur Karriereverweigerung (Il lavoro non è la nostra vita: guida al rifiuto della carriera). Il libro fu una sorta di manifesto programmatico per Haus Bartlebythink tank che i due fondarono pochi mesi dopo a Berlino intendendolo come un Zentrum für Karriereverweigerung, “centro per il rifiuto della carriera”. Ma, soprattutto, come pensatoio che, pur non disponendo di teorie e modelli per il mondo di domani, ritiene indispensabile elaborare spunti critici verso la società tardocapitalistica e le sue modalità di lavoro.

© Facebook – Haus Bartleby

© Facebook – Haus Bartleby

Il centro. Haus Bartleby, che ha sede a Neukölln, deve il suo nome a un romanzo di Herman Melville, Bartleby lo scrivano, il cui protagonista lavora come copista presso uno studio legale di Wall Street ma ad un tratto, dopo un periodo di attività intensissima, si rifiuta di continuare la sua ottundente mansione pronunciando la celebre frase I would prefer not to, che è appunto lo slogan del Zentrum berlinese. Haus Bartleby raccoglie professionisti dei settori più disparati, tutti accomunati dalla volontà di decostruire l’assunto in base al quale carriera e successo debbano determinare il valore di una persona. Un progetto culturale che ha evidentemente intercettato un nervo scoperto della società tedesca: gli abbonamenti alla rivista del centro sono infatti in crescita costante, mentre diversi importanti quotidiani (tra cui Die Welt, Die Zeit, Huffington Post) si sono interessati alla creatura di Faßmann e Lenz, che nel frattempo ha continuato a sfornare pubblicazioni, a incassare l’appoggio di istituti importanti come il Club of Rome e la Rosa-Luxemburg Stiftung e a organizzare una serie di conferenze con filosofi ed economisti sul futuro del lavoro. Tra i simpatizzanti dell’associazione, che ormai conta una decina di membri fissi e più di quaranta collaboratori esterni, ci sono anche Dirk von Lowtzow della celebre rock band amburghese Tocotronic e l’ex ministro delle finanze greco Yanis Varoufakis, entrambi autori di un saggio nell’antologia Sag alles ab!, pubblicata nel 2015.

© Facebook – Haus Bartleby

© Facebook – Haus Bartleby

La filosofia di Haus Bartleby. «Il lavoro, così come si dà oggi, è una malattia. La proprietà, nelle forme attuali, un crimine di dimensioni storiche», si legge sul sito del centro. Il j’accuse di Haus Bartleby è radicale, e si rifà chiaramente a un filone di pensiero da sempre molto vivo in Germania, che abbraccia analisi marxiana, anticapitalismo, teoria critica. Ma queste riflessioni provengono in primis dalle concrete esperienze di vita e di lavoro dei suoi fondatori. Che, prima di mollare tutto, non erano manager stressati o precari sottopagati, ma professionisti con mansioni stimolanti, almeno in apparenza. Tra di essi, c’è anche Hendrik Sodenkamp, 27enne ex assistente personale di Carl Hegemann (affermato drammaturgo del Berliner Volksbühne) e studente di letteratura tedesca prima di imbattersi in Haus Bartleby. Anche lui, come Faßmann e Lenz, sentiva che qualcosa non funzionava: ne aveva abbastanza di lavorare 60 ore alla settimana, di sacrificare amicizie e tempo libero, di piegarsi a logiche improntate alla competizione, al continuo self improvement, al mantra anni ’80 del “lavoratore imprenditore di se stesso”, così come ai meccanismi di un’università strutturata soltanto su crediti, voti e «attenzione alle richieste del mercato». E tutto questo per cosa? Per inseguire il mito della carriera, un’ambizione che costringe a vivere «costantemente proiettati nel futuro, nel prossimo step funzionale al successo, mentre nel “qui e ora” non facciamo mai quello che sarebbe giusto per noi», spiega Sodenkamp Die Zeit. Ma, suona la domanda posta da Haus Bartleby, a chi serviamo quando ci dedichiamo alla promessa della carriera? Non a noi stessi, se il nostro lavoro è determinato soltanto dalla necessità economica di portare a casa uno stipendio o dalla pressione sociale che ci impone di raggiungere una posizione adeguata alle aspettative nostre o di chi ci circonda. Ma nemmeno agli altri e al mondo, se il risultato di tanti processi produttivi – materiali o intellettuali – è soltanto «aria fritta» – così definisce Alix Faßmann le sue mansioni alla SPD – o spesso addirittura nocivo.

Rifiuto della carriera, non elogio dell’ozio. Ma questi “negatori della carriera”, in realtà, non rifiutano il lavoro in sé, come potrebbe a prima vista sembrare, bensì soltanto quello eterodiretto (un tempo si sarebbe detto alienato), non incentrato sulla realizzazione delle proprie passioni e dei propri bisogni. «Da quando ci siamo licenziati lavoriamo in realtà molto di più», ride Sodenkamp, «ma per qualcosa che riteniamo davvero utile, riflettere sulle disfunzioni del nostro modello sociale. Insomma, il lavoro è qualcosa di positivo, purché sia autodeterminato. Ma se lo si svolge solo sotto la pressione di imperativi economici e sociali, allora una vita buona diventa impossibile». Certo, qualcosa bisogna pur mangiare, e così Faßmann, Lenz e tutti i collaboratori a tempo pieno si arrangiano con lavori part-time di vario genere per arrivare alla fine del mese. Ma, anche se i soldi sono pochi e la fatica tanta, sono soddisfatti perché riescono a non perdere il senso di quello che fanno: contribuire a immaginare un nuovo mondo del lavoro.

Il “tribunale del capitalismo”. E in quest’ottica rientra anche il nuovo progetto di Haus Bartleby, il “tribunale del capitalismo”. Si tratta di una piattaforma online su cui ogni cittadino può indicare gli aspetti dell’attuale sistema economico che ritiene maggiormente patogeni e da superare. In breve tempo sono arrivati sul sito già quattrocento “capi d’accusa” che toccano questioni molto diverse tra loro come l’austerity e il potere delle multinazionali, la distribuzione della ricchezza e la ripartizione sociale del lavoro. L’anno prossimo i temi più sentiti saranno presentati e dibattuti alla Haus der Kulturen der Welt. I Karriereverweigerer dicono di fare sul serio, di non proporre soltanto una provocazione estetica o un’utopia in stile paese di cuccagna, con benessere per tutti e lavoro soltanto per chi lo desidera. Certo, dopo la pars destruens, manca loro un progetto politico preciso. Ma, come mostrano le proteste di Nuit Debout (che Sodenkamp ha seguito da vicino), il malessere causato dal modello sociale vigente è forte. E qualcosa, prima o poi, dovrà cambiare. Chissà che i progressi nel campo dell’automazione e i dibattiti sul reddito di base non segnino la strada da seguire per una società libera dai feticci neoliberisti della carriera e della produttività a ogni costo.

Foto di copertina © Jeremy hunsinger

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255 comments

  1. La vita? Non è solo lavoro»: a Berlino nasce il centro per il rifiuto della carriera

    Tzè! lo scoprono adesso! io è da sempre che lavoro il meno possibile

    FANCAZZISTI DI TUTTO IL MONDO UNITEVI!

  2. @heiner….civati e lo scontro frontale

    lo scontro frontale è semplicemente una conseguenza del modo di affrontare le cose.
    se chiedi di parlare nel merito e ti si risponde con slogan che cavolo di discorso puoi impostare?
    la rottura col PD è politica: sui temi e sui metodi.
    noi puoi pensare che civati esca e poi si allei con il pd. quantomeno con questo pd. Vorrebbe dire che lo ha fatto solo per le poltrone, solo per visibilità.
    Puoi dire quello che vuoi: che ha sbagliato i tempi che è una frigna, che non combinerà mai un cazzo, che ha dei compagni di viaggio pessimi. Molte di queste osservazioni sono vere e mi trovano d’accordo. Ma, a differenza di molti del PD che si lamentano, poi votano come vuole Renzi, per poi uscirsene con “allo stato attuale è NO”, almeno ha fatto una scelta, giusta o sbagliata che sia.
    Guarda invece come si sta riducendo SEL, che in parlamento è all’opposizione ma alcuni dei suoi sono confluiti nel pd diventando più renziani di renzi, sui territori in alcuni posti sono all’opposizione e in altri sono in giunta digerendo cose indigeribili pur di non far saltare il banco (e la mia città ricade in questa categoria)

    sarebbe bello si veder nascere qualcosa di nuovo….ma sarà possibile solo se ognuno dovesse mettere da parte i propri egoismi, invece ci sono stati posti dove alle ultime amministrative è saltata la lista unitaria della sinistra perché il partito comunista voleva imporre il suo simbolo, così si è fatto la lista da solo ed ha preso l’1%….e parlo di comuni di 10000 abitanti ad esagerare….

    1. Puoi dire quello che vuoi: che ha sbagliato i tempi che è una frigna, che non combinerà mai un cazzo, che ha dei compagni di viaggio pessimi. Molte di queste osservazioni sono vere e mi trovano d’accordo.

      e invece, pensa te, a me di tutto ciò interessa zero…

      1. invece molti lo scartano a priori proprio per questi motivi

        per quanto riguarda i temi, ce n’è uno su cui non sono per niente d’accordo ed è l’approccio un po’ troppo “possibilista”, o quantomeno ambigua, verso la maternità surrogata. Per me è No, ed ho le mie motivazioni per essere contraria, e francamente mi infastidisce che ci siano persone a sinistra (e ci sono) che se ti dichiari contraria ti considerano come una troglodita

      2. su sel, infatti, non sono critico (anche se non mi piacciono affatto i politici leader che ha adesso). dici che sta ingoiando di tutto pur di avere le poltrone.
        mi pare ingeneroso e pure falso. una semplificazione salvifica. penso invece che il periodo vendoliano in puglia sarà ricordato con nostalgia (andrei a vedere soltanto i dati del turismo pre vendola e post vendola), come pure – forse, dico forse – la milano di pisapia.

        si può fare di meglio? certo, se il pungolo invece di un 2% fosse del 10%… per dire…

        in ogni caso, la stagione dei sindaci (e governatori) arancioni è stato il massimo che abbiamo potuto esprimere a sinistra in italia. male? ok. attendiamo fiduciosi.

  3. per Sun e le sue Pmi e come e quando nascono e forse perchè (ristrutturazione del capitale italiano sotto la spinta delle rivendicazioni sindacali… argomento già toccato)

    Lotte sindacali (1963-73) In questi anni, gli eventi esterni risultano meno favorevoli rispetto al
    passato. Il flusso migratorio verso i paesi europei comincia a declinare. Al termine degli anni
    sessanta le emigrazioni nette finiscono quasi con l’annullarsi, il che ripropone in termini aggravati
    il problema della disoccupazione. Al tempo stesso, le lotte sindacali, iniziatesi nell’industria del
    Documento esportato da http://www.sbilanciamoci.info 2 di 4
    Nord fin dal 1959, riprendono a somiglianza di quanto accade in altri paesi (segnatamente in
    Francia e in Germania), e toccano il culmine nell’«autunno caldo» del 1969. Una prima manovra
    di deflazione, attuata nel 1963, riduce temporaneamente la combattività sindacale e consente
    alle imprese una prima ristrutturazione, consistente soprattutto nella
    riorganizzazione
    interna del processo produttivo. Dopo la ripresa delle lotte sindacali nel 1969, l’industria avvia una
    seconda e più vasta manovra di ristrutturazione, basata sul
    decentramento
    produttivo e sullo
    sviluppo della piccola e media impresa. Questo, insieme all’espansione progressiva del settore
    dei servizi, consente di riassorbire, almeno in parte, la disoccupazione.

  4. Tanto per tenervi svegli…

    Come molti economisti della sua generazione, Graziani ha in più occasioni partecipato al dibattito sulla critica della teoria neoclassica dominante. La sua posizione sull’argomento è apparsa fin dall’inizio peculiare. A suo avviso, la sfida per la costruzione di un paradigma economico alternativo dovrebbe riguardare in primo luogo il metodo. La teoria neoclassica poggia sull’individualismo metodologico, un criterio di analisi della società che può essere rozzamente sintetizzato nella massima thatcheriana secondo cui la società non esiste, ed esistono solo uomini, donne e famiglie. Questa chiave di lettura della realtà asseconda il senso comune, ma proprio per questo pregiudica ogni possibilità di comprensione dei reali meccanismi di funzionamento del capitalismo, all’interno del quale i singoli individui contano solo in quanto componenti di gruppi, coalizioni, e classi sociali. Per Graziani, dunque, l’edificazione di una teoria del capitalismo scientificamente valida richiede in primo luogo il recupero e l’aggiornamento di un metodo di ricerca basato sullo studio degli antagonismi tra gruppi di interesse, e in ultima istanza tra le classi: vale a dire, quel metodo che era tipico degli economisti classici e di Marx, che lo stesso Keynes adoperò in molti suoi scritti, e che per lungo tempo è rimasto sommerso e dimenticato sotto il peso dell’approccio individualistico prevalente.

                    1. rigore intellettuale.. ma questo ho trovato… comunque credo che si possa dire, se si intende quello finanziario, o no?

  5. Siete solo un branco di gufi rosiconi. Adesso vedrete che il ducetto annuncera’ la costruzione del ponte con la Sardegna che dara’ lavoro ad un milione di persone. Poi per chi vota si’ al referendum (portare foto) ci saranno 80 euro e una foto di Maria Elena da appendere nell’armadietto.
    E comunque il motto e’: m5s merda!!

    PS
    Seriamente mi sembrate quelli che nello scontro tra Partigiani e nazisti si dichiarano svizzeri e discettano della scomparsa del tallero sotto i bombardamenti.
    Pps2 leggetevi gli ultimi spassosi Post di Civati, con in media 0.5 commenti. Uno gli chiede di esser piu’ aggressivo, e ci si immagina un micio con una tigre in playback. Ecco, qui va anche peggio.. poteva piovere, e diluviano cazzate macroeconomiche

      1. Per la verità c’entrerebbero anche gli uccelli. Il che in bocca a Silvio (ops!) suona un po’ strano.

        Comunque vorrei che qualcuno mi aiutasse a capire.
        Io penso che Renzi meriti tutti gli epiteti ferocemente allegri che il vocabolario contiene. Ma non credo sia stupido.
        Se non è stupido non può ritenere che la maggioranza degli italiani sia tanto stupida da credere al Ponte di Messina. Soldi che non ci sono, un’opera faraonica in una zona sismica annunciata a ridotto di un terremoto, dovrebbero far rizzare i capelli in testa anche a chi non li ha.
        Ma ammesso, con riserva di smentita, quanto precede allora il messaggio di Renzi è a qualcun altro che ha buoni motivi per voler credere che anche se il ponte non si farà c’è da lucrare nel portare avanti comunque il progetto: grande industria in primis e mafia non all’ultimo posto.
        Dai quali, immagino, Renzi si attende in cambio un forte appoggio per il referendum.
        Se così fosse il piazzista fiorentino si confermerebbe il cinico che ha abbondantemente dimostrato di essere.

        A pensar male .. eccetera.

        1. Secondo me e’ meno complicata di come te la immagini, non c’e’ nessuno GOMBLOTTO, si basa tutto sulla semplice equazione in cui Renzi crede moltissimo:

          italiano=boccalone

          Secondo il teorema degli 80 euro, basta promuovere cose a cazzo ed avere un video per ognuna di esse – non importa se nell’insieme sono incongruenti o irrealizzabili. L’importante e’ avere un videoclip per ogni genere di boccalone, e farlo passare nell’orario giusto sui mezzi della propaganda di regime.

          Ad. es. orario pomeridiano, target pensionati e casalinghe:

          Video su Renzi che apostrofa la Merkel dicendo CRUCCHI DI MERDA, L’EUROPA PUZZA E FATE SCHIFO A CALCIO

          Orario di cena, muratori e costruttori riuniti con le loro famiglie:

          Video su Renzi che promette il ponte di Messina e il completamento della torre di Babele – 2 milioni di posti di lavoro, ovviamente grazie anche al Jobs Act

          Orario notturno, target pornomani e insonni:

          Video su Renzi che con l’occhio languido discute con la Boschi scollata

          etc. etc.

          non c’e’ bisogno della realta’. Basta crearne una artifiale e farla arrivare al boccalone giusto

            1. sarà… per me che vi guardo da dieci cm di distanza siete d’accordo con daniele x su tutto. non tu, intendo quasi tutti i partecipanti al blog.
              non vedo differenze di sostanza.

          1. Può essere. Ma ci terrei a credere che l’equazione “italiano = boccalone” abbia un po’ fatto il suo tempo. Magari il popolume non brillerà mediamente per intelligenza, ma la situazione economica dovrebbe indurre a non credere alle favole.
            Ora, sì, lo ammetto, a guerra ormai persa i tedeschi credevano ancora che Adolfo avrebbe tirato fuori l’arma segreta.
            Non c’è limite all’idiozia. O alla necessità di credere.

                1. io intendevo che era giusta l’analisi di strategia elettorale. troppo evidenti le ultime mosse. credo che non raggiungerà comunque il fine che spera (superare il referendum)

              1. “Lo schema è semplice: lui realizza quello che Berlusconi ha fatto sognare. E aggredisce l’elettorato disorientato che fu di Forza Italia”

                se qualcuno mi viene ancora a dire che questo è un governo di csx lo impalo

                1. il problema (per me) non è questo. anche se si potrebbe discutere (su immigrazione e diritti civili, ad esempio). ma a parte tutto per me resta: come farlo diventare (non questo, uno futuro) di csx

                  1. un congresso in cui Renzi ne esca con le ossa rotte, E al momento, con questa idea che con Renzi si vince, che altrimenti vince il mov. la vedo dura.

                    mettiamola così.
                    ci vogliono prima delle elezioni (politiche) in cui il PD le prenda di santa ragione, e poi un congresso.

                    1. perché diciamolo, il PD sono decenni che non fa veramente politica ma punta sul non far vincere gli altri
                      ora si è confezionato una legge elettorale su misura per poi accorgersi che forse con questa potrebbero vincere gli unni.
                      il “dibattito” sul referendum è l’emblema di quello che è diventata la politica oggi.Tanto funo a mascherare la totale assenza di contenuti.

                      nemmeno le amministrative e le inchieste sono servite a fare ammenda. Non si è sbagliato, sono gli elettori coglioni che si fanno abbindolare (e sulla classifica degli italici abbindolatori ci sarebbe da discutere per ore).

                      Allora: come si può tornare a parlare seriamente di politica? si riesce a farlo con questa classe dirigente? secondo me no. Ed è una grossa perdita per la società non avere un grosso partito di centrosinistra che sappia fare il “suo mestiere”. E lo dico anche se in ogni caso potrei votare altro.

                    2. potrebbe essere, ma se renzi perde a favore del grillismo… non credo che la risposta potrebbe essere di sinistra. però, boh, magari hai ragione. preferirei che si formasse una forza a sinistra del pd (o comunque a lato), ma questa è pura utopia.

                      perché non ne faremo nulla, finché non ci sarà lo sviluppo di una mentalità diversa, credo. non vedo nulla, al momento. mi interessa il panchinaro che hai postato, come mi interessa pizzarotti e il suo ‘la rivoluzione normale’, come mi interessano tanti politici seri che sono nel pd (continuo a credere che a livello di preparazione e cultura politica sia ancora il serbatoio migliore), o in possibile, o in si, mentre del m5s mi interessano più i votanti che i politici che hanno finora espresso. ma: questo mio desiderio è destinato ad abortire. mi limito a fare testimonianza 🙂

                    3. il problema è che secondo me il pd non torna verso sinistra se prima non perde. però…vedi che anche tu hai in testa il “non far vincere gli altri”?
                      La meniamo con il maggioritario, che però con tre poli invece di due è un casino, e non siamo disposti ad “accettare” che se “noi” facciamo promesse per poi fare tutt’altro non si venga puniti. L’alternativa alla punizione è il totale disinteresse verso la politica, non dimentichiamolo. Il m5s, con tuti i suoi nmila difetti, ha frenato tutto ciò, e l’unico modo per batterlo è affrontarlo concretamente sui temi, perché sul fatto che almeno culturalmente il pd abbia potenzialità superiori è vero, però non le sa rendere concrete.

                      (e comunque, per quanto riguarda temi, per quel poco che sto seguendo ci sono alcuni elementi in Possibile che stanno facendo un lavoro egregio. Sui migranti, sulle povertà…)

                    4. l’idea di ‘dare una lezione’ è sbagliata a prescindere (l’ho detta più volte).
                      da questo punto di vista mi pare più serio, appunto, confluire in altri partiti o fondarne di nuovi. il problema è casomai: cosa nei fai di queste nuove forze.
                      se l’opzione civatiana è quella di andare allo scontro frontale, non vedo perché uno dovrebbe votare lui invece di grillo. (ma sono cose dette e ridette)

                    5. no heiner, non è “dare una lezione”. E’ la legge dell’alternanza. Se rifiutiamo questo concetto come possiamo parlare di politica?

                      nb
                      Mica l’ho votato io il maggioritario, io ero per mantenere il proporzionale, fai tu…..ma visto che abbiamo questo sistema, finché qualcuno non ci mette mano…

                    6. su possibile ho due problemi. uno ce l’avevo anche ai tempi del civa nel pd, ed è l’appiattimento su posizioni giustizialiste.
                      l’altro è la strategia (vedi sopra).
                      guardando voi possibilisti mi pare che non abbiate dubbi sulla strategia di scontro frontale. spero che cambierete idea. (però, magari mi sbaglio, boh)

                    7. (c’è poi il problema che un partito piccolo tende automaticamente a chiudersi nei contenuti. come già formulai metaforicamente – ma nemmeno troppo – qualche mese fa:
                      io voglio un partito in cui si possa essere a favore dell’olio di palma! 🙂

                    8. leggi l’articolo sull’iniziativa di greenpeace, a proposito dell’olio di palma. Perché lì il problema non è cancro si cancro no. E’ un problema di colonialismo, di sfruttamento, di diritti umani, di rispetto dell’ecosistema

            1. Per abboccare il boccalone deve dipendere da un televisore e leggere principalmente i giornali di regime. Conosco decine di pensionati che rientrano in questa categoria ed ho sperimentalmente provato che con loro funziona. Sentire un’ottantenne dire che con il giobbsacht tutti adesso hanno un lavoro e’ impagabile.
              Per la categoria 18enni adesso c’e’ il bonus dei 500 euri, gli 80 non bastavano piu’: come la droga, il bonus produce assuefazione

    1. Non mi compete nè ho la minima intenzione di fare l’avvocato difensore di Civati però…………..Se parliamo nel merito Civati dice le stesse cose da sempre .Che a te non stiano bene ,questo non ti autorizza a definirle cazzate macroeconomiche a prescindere.Chi cazzo pensi di essere per poter emettere giudizi definitivi? Anche sui toni sono gli stessi da sempre.Molti (anche io qualche volta) gli hanno chiesto un atteggiamento quantomeno più aggressivo. Non l’ha mai fatto e dubito possa cambiare con l’andar del tempo.E giusto , se ne può discutere ? Certo che sì e noi lo facciamo.Qualcun altro preferisce i vaffanculo sempre e comunque a prescindere. Sono scelte…………………………………………….

        1. Caro Daniele , io sono sempre calmo. I due minuti d’odio di chi? Miei non credo.Certo mi girano un pò le balle quando tu tiri in mezzo sempre Civati anche quando non c’entra una cippa. Nè capisco questa tua avversione viscerale nei confronti del Ciwa. Scommetto che nel famoso gioco delle torri se tu dovessi buttar giù uno fra Renzi e Civati butteresti giù “il nostro affezionatissimo”.Pensandoci bene forse una spiegazione l’avrei trovata.Globalmente i civatiani come idee sono i più contigui al Mov. Eppure , per quanto pochi e insignificanti sti “stronzi” preferiscono stare in un partitino del cazzo anzichè diventare grillini tout court.C’entra qualcosa?

          1. Mario, caschi male… commento da anni prima su ciwati e poi qui perche’ lo conosco personalmente, ho delle foto con lui di circa 15 anni fa che mi sono molto care. Ma la sua occasione e’ sfumata quasi allora quando un suo vaffanculo avrebbe portato con se gli ex DS e avrebbe lasciato al PD le briciole demicristiane. E invece a lui sono rimaste le briciole di sinistra, e Renzi si e’ mangiato in un boccone gli ex DS trasformandoli in democristiani. E adesso da bravo prendi la paletta e vai a dare il ponte sulla spiaggia…

            1. Quale spiaggia? Quella di Messina? Ma per chi mi hai preso? Pensa che l’unica aspirazione che ho è quella di andare in spiaggia ma da pensionato cosa che all’alba dei quasi 66 anni non posso ancora fare.Ti prego non stuzzicarmi su questo altrimenti altro che vaffanculo (non a te ovviamente)…………………………….

          1. Grillo, dopo la rinuncia di Tutino all’Assessorato al bilancio del comune di Roma, ha intimato ai suoi di tacere su Roma (credo alla Raggi in particolare )
            Ma qualcuno può dire a Civati di tacere sul NO al referendum?
            Chissà perché, ma ogni sua azione mi sembra possa beneficiare Renzi. …..

            1. E perchè , di grazia , dovrebbe tacere? Solo perchè a tuo giudizio potrebbe beneficiarne Renzi senza neanche uno straccio di prova ? Anche a te sta sulle balle Civati e lo si era capito. Più o meno come Daniele. Più che legittimo ma che debba anche tacere , mi dispiace , anche no.

            2. Grillo puo dire quello che vuole ma non riuscira a farmi tacere; non me lo hanno ancora chiesto ma anch’io rinuncero come Tutino all’Assessorato al bilancio del comune di Roma.
              E domani sarà su tutti i giornali. “Fatto fuori il quarto Assessore al bilancio” 🙂

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