Ignoranti e arrivisti

segnalato da Barbara G.

“Consumati da ignoranti e arrivisti”: Pizzarotti lascia il Movimento

Grillo è a Roma e schiva i giornalisti: «È una bella giornata» dice per non rispondere alle accuse del sindaco di Parma. Ma in città diluvia. E il Movimento balla ancora tra le pressioni su Muraro e l’addio di quello che è stato il primo cittadino a Cinque Stelle

di Luca Sappino – espresso.repubblica.it, 03/10/2016

«Senza Beppe Grillo io non mi sarei mai alzato dal divano. Però…». È con una serie di però che Federico Pizzarotti lascia il Movimento 5 stelle, «che non è più quello delle origini», dice, ed è anzi stato consumato da una serie di «arrivisti ignoranti che non sanno cosa significhi governare». Ringrazia Beppe Grillo che gli ha fatto tornare voglia di far politica, il sindaco di Parma, ma poi mette in fila tutti gli elementi della «mutazione» del Movimento, che «aveva solo un megafono e ora a un capo politico», che «voleva portare le telecamere dentro i consigli comunali e ora è diventato il Movimento delle riunioni a porte chiuse», che non voleva carrierismo e ora invece è pieno «di consiglieri comunali che non si sono ripresentati per un secondo mandato, in tutta Italia, pensando alle elezioni per il parlamento del 2018».

Federico Pizzarotti lascia dunque il Movimento 5 stelle di cui è stato il primo sindaco e lo fa dicendosi «un uomo libero, a differenza di altri». «Io penso le cose e le dico, per questo sono stato sospeso». Non fa, Pizzarotti, «come certi parlamentari, che anche a voi giornalisti», dice durante la conferenza stampa convocata in mattinata, «magari vi dicono cosa non va, ma poi vi chiedono di non comparire». Perché temono le reazioni dei vertici, le espulsioni, e l’assalto della base, che adeguatamente indirizzata può far male, come sa Pizzarotti che è stato più volte sottoposta alla gogna del blog: «Posso immaginare il simpatico trattamento che riceverò questo pomeriggio», dice con un mezzo sorriso.

Ne ha per il direttorio dei nominati («Eravamo persone libere, critiche. Adesso invece siamo quelli dei direttori, praticamente nominati, ratificati dalla rete»), per Luigi Di Maio («Son diventati di moda i lobbisti e gli incontri bilaterali, al posto degli streaming») e per Virginia Raggi («Cosa sarebbe successo se io avessi nominato uno con la tessera del Pd come assessore oppure uno che ha lavorato con Iren. Siamo stati messi in croce per molto meno»). Ma Pizzarotti è alla Casaleggio e a Beppe Grillo che dedica le migliori stoccate. «Lascio il Movimento e faccio un favore al garante», è la battuta, «che ancora una volta potrà non decidere». In realtà Pizzarotti più che un favore, ha anticipato Grillo, immaginando scontata la sua espulsione una volta che gli attivisti avranno finito di votare sulla modifica dello statuto e del regolamento del Movimento. La votazione sulla piattaforma Rousseau è aperta fino al 26 ottobre, e Pizzarotti ha giocato di anticipo. Senza svelare troppo del suo futuro.

«Non abbiamo ancora deciso se ci candideremo», dice sul suo eventuale secondo mandato a Parma, chiarendo così che il gruppo consiliare, che gli assicura ancora la maggioranza, non lo seguirà subito nell’addio al Movimento. È il primo caso, dunque, di un gruppo di 5 stelle che sosterrà un sindaco non del Movimento: «Sono io il sospeso, sono il che lascio», dice Pizzarotti. Che non spiega quindi se farà una lista civica – ma la farà – e si prende del tempo solo per smentire le voci («messe in giro da Roma») su una prospettiva nazionale e su un accordo già chiuso con il Pd. È semmai alla sinistra e a alcuni ex dem che guarda Pizzarotti, da tempo in linea con Pippo Civati, ad esempio. Pizzarotti non per nulla dice che il Movimento 5 stelle sbaglia nel non volersi alleare con nessuno: «Quando noi pensiamo a un governo 5 stelle e poi parliamo di non dialogare con nessuno, diciamo una cosa che non ha senso. Perché bisogna includere, dialogare, allargare, un po’ come facevano le prime liste civiche 5 stelle».

L’uscita del sindaco di Parma arriva così mentre Davide Casaleggio e Beppe Grillo sono ancora a Roma per una serie di riunioni sulle continue tensioni nel movimento. Tensioni non solo legate alla vicenda romana, che comunque tiene banco, con il cerchio che si stringe su Paola Muraro – per il proseguire dell’inchiesta – e sulle due nuove nomine, soprattutto quella del fedelissimo Mazzillo. Grillo schiva i giornalisti e dice «è una bella giornata, lasciatemi passeggiare in pace». In realtà a Roma piove.

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108 comments

  1. m2soldibucati, non dirmi che ti sei perso l’intervista del tuo padrone…

    Il padrone del PD, De Benedetti, presidente del gruppo Espresso-Repubblica, ipotizza un governo di grande coalizione tra il Pd di Matteo Renzi e Forza Italia di Silvio Berlusconi. L’Ingegnere spiega così al ‘Corriere della Sera’: comunque vada a dicembre il voto sul referendum costituzionale del governo “Renzi avrà bisogno” del presidente di Forza Italia e di Stefano Parisi, “incaricato” dal Cavaliere di riorganizzare e rilanciare il centrodestra.

    Più precisamente il maggiore diffusore della propaganda di regime (acquisirà anche ‘La Stampa’ e il ‘Secolo XIX’ a breve) ha sentenziato: «Renzi e Parisi si accorderanno, ridimensionando la sinistra e restituendo Salvini alle valli che aveva disceso con orgogliosa sicurezza». Ha delineato, dunque una necessaria alleanza tra Pd e Forza Italia, tagliando fuori il M5S, quest’ultimo in fortissima ascesa e visto come il pericoloso nemico da battere. Ha chiarito: l’intesa per combattere i populismi appare inevitabile, ed e’ quindi necessario che al partito di Renzi si sommino i voti e l’apparato del centrodestra.

    1. Guarda se fosse per metterlo in quel posto a Grillo e a quelli come te, qualsiasi cosa!
      😉

      Concretamente, se il centrodestra esce dal coma (Parisi o chi per lui) voi vi sgonfiate, quindi non ce n’è bisogno.

  2. 2soldi,
    1) io non mi vergogno di quello che voto, ho votato 5* alle europee e se tornassi a quella circostanza,o rifarei. Domani non so, non credo, ma per altre ragioni.
    2) mi dispiace invece aver votato pd nel 2013, visto che con il mio voto e’ passato il jobs act.
    3) il mio discorso e’ un altro. Non metto in dubbio i tuoi flussi elettorali, ne’ il mov non sia sx, ma ti chiedo, se il pd avesse vinto al ballottaggio, con quali voti avrebbe vinto? Se vince il mov, dimostra che il mov e’ dx, se vince il pd, abbiamo avuto un sincero spostamento a sx?

    1. La differenza è che in un ballottaggio il PD NON prende i voti dell’elettorato di destra.
      Semmai quelli di una parte del ceto moderato. Come è normale che sia in un sistema maggioritario maturo.

      Aldilà delle logiche locali che comunque hanno il loro peso,
      il PD NON intercetta il VOTO CONTRO, lo subisce.

      A Parma il PD confermò i voti del primo turno, il Pizza li triplicò
      In una logica di voto CONTRO.
      (P.s. faccio notare che ai tempi c’era il buon Bersani,
      quello di sinistra vera).

      Stesso meccanismo ovunque abbia vinto il mov.

      (è la sua forza ma anche la sua strategia quella di pescare a DESTRA, quella VERA: del resto i vuoti si riempiono dove ci sono i vuoti)

      Legittimo, naturalmente.
      Basta non raccontare favolette, utili soprattutto ad auto-convincersi.

    2. 4) Se parli con me evita di usare il voi.
      5) Non sono io a disprezzare la “gente” e ad essere contraria a che votino tutti come te e il tuo anziano mentore.

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