L’eros in classe

segnalato da Barbara G.

Sesso e viralità, perché l’educazione all’eros in classe è ancora un tabù

di Alex Corlazzoli – ilfattoquotidiano.it, 20/09/2016

Profilo bloggerOggi di Tiziana non si parla più. Sono bastati un paio di giorni per dimenticare il caso della 31enne di Casalnuovo di Napoli che si è tolta la vita per la gogna online a seguito di un video hot condiviso su WhatsApp e diventato virale. Tiziana è già fuori dalla cronaca. Tra qualche settimana non ci ricorderemo nemmeno il suo nome e il suo cognome.

Ma devono restare alcune domande a tormentarci: perché una ragazza di 31 anni ha voluto filmare la sua intimità? Perché una giovane donna ha condiviso via WhatsApp la nudità del suo corpo? Perché così tante persone hanno reso pubblici quei pochi minuti, quegli istanti di sesso tra un uomo e una donna? Che interessava al popolo del Web vedere due corpi che si intrecciano?

Ciò che è accaduto non riguarda Tiziana ma tutti noi. Se anche dovessimo dimenticare il caso della ragazza di Casalnuovo non possiamo girare pagina. E’ di stamattina il caso, riportato dalCorriere della Sera di due coppie di fidanzatini cagliaritani di 14 e 16 anni che si sono lasciati fotografare a letto nudi. Un gioco, hanno spiegato. Ancora una volta quelle immagini finiscono in Rete, su WhatsApp e poi su Facebook. Scatta la denuncia, le indagini e la goliardata finisce. Inizia la gogna.

Ancora domande: tutta colpa del Web? Dei social network?

Al festival della filosofia di Modena, domenica, Umberto Galimberti si è scagliato contro la digitalizzazione della scuola, contro una scuola che si butta sui computer.
Qualche ora dopo Enzo Bianchi ha parlato dell’animalità dell’uomo ricordando che “nella società spettacolarizzata la sessualità è spersonalizzata. Le giovani generazioni soffrono di analfabetismo erotico”.

Troppo facile dare la colpa al Web, allo strumento, alla tecnologia. La vicenda di Tiziana e dei ragazzi di Cagliari ci riporta più in là, al compito essenziale di chi educa: non nascondersi dietro la foglia di fico, affrontare gli argomenti della vita.
Ha ragione il priore di Bose: l’educazione all’eros deve diventare una priorità. Oggi, in classe (dalla primaria alla secondaria di secondo grado), quando parli di sessualità partono i risolini. Nelle scuole di questo Paese parlare di sessualità (compresa l’omosessualità) è ancora un tabù. Quando ho affrontato questo argomento in una classe quinta, mentre iniziavo a parlare, Marco si è alzato ed è andato a chiudere la porta della classe (sempre aperta nelle mie ore). Al momento non ho capito perché l’avesse fatto. Ho riaperto la porta e dopo qualche minuto il mio alunno si è alzato a richiuderla. Alla terza volta ho chiesto a Marco: “Perché chiudi la porta?”. Risposta: “Sai maestro quando si parla di certe cose…”.
Eppure dobbiamo chiedere ai nostri alunni senza paura: cos’è l’amore per te? Cos’è il sesso?

Quando una Tiziana di turno si suicida spargiamo lacrime di coccodrillo, commenti scontati. Troppo tardi.
I nostri ragazzi sono analfabeti dell’eros ma anche analfabeti digitali.
Galimberti (e non solo lui) è convinto che i nostri giovani sappiano già tutto e che a scuola ci sono troppi insegnanti che prediligono lo schermo. Non è così: i nostri ragazzi e noi insegnanti siamo la generazione che passa parecchie ore davanti ad un computer ma non conosce le regole del Web e non lo sanno usare come strumento che può arricchire ma si fa usare per far arricchire.
Il Garante della privacy in questi giorni ha chiesto l’introduzione dell’educazione civica digitale tra le materie scolastiche. Sacrosanto appello ma dobbiamo dirci con franchezza che oggi non si fa nemmeno educazione civica.
Se non vogliamo più leggere casi come quello di Tiziana abbiamo una sola strada da percorrere: formare chi educa, ri-assegnare il compito di maestro della vita a chi entra in aula.

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110 comments

  1. un’altra voce sulla scuola, che tocca molti punti
    tanto per mettere altra carne al fuoco

    Natalino Balasso
    3 h ·
    Il riflesso condizionato di dare del coglione a un genitore che non obbliga il figlio a fare i compiti colpisce un po’ tutti, perciò viene fatto girare un foglio scritto a mano (io vedo la foto ma non so se è un fatto vero) in cui il genitore in soldoni dice che la figlia ha fatto 8 ore di scuola perciò non fa i compiti. E tutti a dire che è il solito pirla che tirerà su una deficiente.
    Io spero che quelle 8 ore non siano tutte ore di “insegnamento” coi bambini seduti al banco perché in tal caso la scuola sarebbe un sequestro. I bambini devono giocare, correre e saltare e farli divertire insegnando loro qualcosa dovrebbe essere lo scopo di una scuola moderna, con insegnanti preparati a farlo che proverebbero molto più piacere nel loro lavoro. Il movimento giornaliero e intenso fino alla crescita completa del corpo evita le note malattie e deformazioni della struttura ossea e muscolare che affligge i genitori di molti bambini, ma non si può pensare che, siccome un bambino è obbligato da una ottocentesca idea della compostezza a stare seduto per 4, 5 ore, per ovviare alla precedente immobilità occorra iscriverlo ad altre scuole che gli insegnano come gli adulti adulterano il concetto di sport. Questa vita blindata, nella quale gli adulti organizzano tutto il tempo del bambino nei dettagli e gli insegnano più a stare nei ranghi che a rapportarsi in maniera sana con gli altri, non sta portando risultati apprezzabili nel terreno della vita sociale.
    Quando Renzi nel suo discorso d’insediamento disse che bisogna partire dalla scuola, disse una cosa sacrosanta, peccato che lui pensasse a un’altra cosa e cioè all’edilizia scolastica e a quanto pare anche in quel campo c’è molto da rivedere. Bisogna partire dalla scuola perché è l’unica speranza per formare persone veramente responsabili, capaci di ragionare con la propria testa, capaci di sostenere una discussione vivace senza litigare, capaci di apprezzare la bellezza e la gioia, capaci di divertirsi senza ricorrere a sostanze stupefacenti, rispettosi dei più deboli, coscienti della propria marginalità ma non remissivi, che non cerchino scorciatoie.
    Che non facciano insomma come quel padre, vero o virtuale che sia. Perché non è mettendo in rete un rifiuto che diventa privilegio nei confronti degli altri bambini che si pone l’attenzione su un problema, ma organizzando incontri pubblici e obbligando la scuola a mettersi in gioco. Se l’insegnante ha affidato dei compiti è perché si spera abbia un piano, se non si è d’accordo con quel piano, lo si discute. Ma questo porterebbe a discutere l’intera idea di scuola che è ancora farraginosa e lenta e demanda la risoluzione dei problemi creati da chi decide cosa un bambino deve imparare (e cosa no) alla buona volontà di singoli insegnanti coscienziosi e stoici. Se un bambino si diverte, di ore di scuola ne fa anche dodici, ma se diventa un lavoro, come noi vogliamo che sia, per formare elementi pronti per essere inseriti nella scala gerarchica che la società ha predisposto per loro, la scuola è uno dei tanti lavori alienanti per operai-bambini.

    1. Quelli che hanno messo su fb il rifiuto dei compiti a casa sono degli esibizionisti. A tutti e’ capitato di non far fare i compiti ai figli per i piu’ svariati motivi. Questa storia dei compiti sta diventando ridicola, in genere ne danno pochi e quasi mai per il giorno dopo (questo alle elementari). Il problema e’ un altro. Alcuni bambini potrebbero non farne mai e finirebbero i cinque avendo acquisito le competenze necessarie al ciclo successivi, ad altri non sono sufficienti quelli assegnati dall’insegnante. I bambini non sono tutti uguali, hanno bisogni diversi, ma la scuola funziona come se in classe ci fosse il bambino standard, da qui e’ tutto un fiorire di certificazioni (richieste dalla legge), nel caso di anche lievi disturbi di apprendimento (anche questi standardizzati).

  2. OT

    Su Cota: 15 assoluzioni, 10 condanne e cosa che non viene detto 14 patteggiamenti, quindi 24 condanne che hanno gia’ permesso alla regione piemonte di recuperare piu’ di 2 milioni di euro.

    Tra l’altro presumo che Cota e allo stesso modo Marino abbiano evitato la condanna perche’ hanno restituito il maltolto quando sono stati presi con le mani nel sacco. Voglio dire: se dici che ti spettavano e non hai rubato, perche’ li hai restituiti tutti, nel caso di Cota pure con interessi del 30%?

    1. Ah, Danibello, leggerti resta l’unico motivo per entrare in questo blog!
      Tu si che sai come leggere le carte e su cosa basare una sentenza!
      Quale giudice saresti stato! Un Solone! Minosse, Eaco e Radamante!
      E pensa, questi a parlare dell’utilità di fare la punta ai chiodi.
      pesano ghiaia con un martello di gomma. Ecco cosa fanno, caro mio!
      (E tu ti chiedi ancora il motivo per cui votano Civati?……)

        1. In genere a normali cittadini che pagano le tasse fa piacere che queste non vengano sperperate. Fa piacere che Cota abbia restituito 30.000 eur di propria sponte ma solo DOPO essere stato incriminato, idem i 13.000 eur di Marino per le sue cene in famiglia. Che poi in alcuni casi ci siano state condanne penali per i casi piu’ gravi, lo decide autonomamente la giustizia.
          A te non te ne puo’ frega’ de meno, e ti capisco: il tuo compito e’ manganellare chi si oppone al pensiero dominante, per te opporsi al renzismo per davvero e’ un pericolo mortale, perche’ rischieresti di schiodarti da quella facile posizione di irrilevanza dove uno passa tutto il giorno a grattarsi la pancia ruttando nel bar del lamento eterno.

          1. Non c’è verso.
            Non tollerano il tentativo di agire in modo differente se non indossi un basco in bocca e un sigaro intesta. Hanno il copyright sulla rivoluzione… Monsanti loro!

  3. Da Le monde:

    “”En Irlande, depuis 2013, l’avortement est permis uniquement si la poursuite de la grossesse fait courir à la femme un « risque réel et substantiel », qui doit être justifié par deux médecins. Depuis le suicide d’une jeune femme s’étant vu refuser une IVG en 2012, le risque suicidaire est pris en compte (à condition d’avoir l’avis unanime de deux psychiatres et un obstétricien). Un projet de loi présenté en juillet 2016, visant à légaliser l’avortement sans condition, a été rejeté.””

    1. la chiesa irlandese gareggia egregiamente per bigottaggine e malvagità con quella italiana
      c’è una bella filmografia sul peso che questa ha avuto (e sembra continui ad avere) sulla vita delle donne in irlanda

  4. Moscovici: “Minaccia populista, sostegno a Renzi”, che ben vengano risorse per l’Italia per immigrazione e terremoto, certo è che cotanta affermazione potrebbe strategicamente rivelarsi un vero boomerang; in molti potrebbero pensare se basta la minaccia a far prendere decisioni doverose alla UE chissà cosa potrebbe succedere se la minaccia diventa fatto.

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