Il popolo del centro-sinistra non esiste più

segnalato da Barbara G.

Popolo del centro-sinistra, tanto evocato a parole ma troppo spesso tradito nei fatti

di Giovanni Paglia – huffingtonpost.it, 05/10/2016

ULIVO

La seconda Repubblica aveva due miti fondativi: Silvio Berlusconi e il popolo del centro-sinistra. Sono finiti entrambi. Il popolo del centro-sinistra è quella cosa per cui anche quando i dirigenti dei tanti partiti si guardavano storto, potevi stare tranquillo che un legame teneva.

Antifascismo, costituzione, pace, beni comuni, lavoro, sindacato, partecipazione, equità fiscale, protezione ambientale: tutti con la lettera maiuscola, perché tanto evocati a parole, quanto spesso traditi nei fatti. Eppure in quei principi astratti ognuno si ritrovava, e, soprattutto se all’opposizione, ci si incontrava tutti nelle piazze in cui venivano difesi e riaffermati.

Quando poi si trattava di pensare al governo, ogni volta era quella buona per non fare gli errori della precedente, e le enciclopedie programmatiche avevano il senso di volerci convincere che era possibile, perché se puoi scriverlo puoi farlo. E adesso? Adesso non più.

Perché la favola di “Renzi l’usurpatore” è appunto una favola, che convince solo i cinici e gli ingenui. La realtà è che ci siamo divisi e non ci ritroviamo più, perché sulle cose che sono accadute abbiamo giudizi radicalmente diversi, che ci mettono su due sponde opposte della battaglia politica.

Una parte consistente dell’attuale elettorato Pd si prepara a votare Sì alla riforma costituzionale, dopo aver guardato con favore al jobs act, alla buona scuola, allo sblocca Italia e così via. Un’altra parte è andata altrove, proprio perché strutturalmente contraria a quei provvedimenti e oggi voterà No al referendum.
Che possibilità di intesa può esserci, quando il giudizio è opposto su provvedimenti decisivi?

Di questo io credo dovremmo prendere atto con sincerità, per liberarci finalmente di un’illusione che un ceto politico non disinteressato coltiva tenacemente, e che rimane pur sempre una gramigna cattiva. L’illusione che esista un popolo che non c’è più, a cui restituire una rappresentanza che aderisce già a cose diverse.
Non voglio discutere se questa frattura sia positiva o negativa.

La osservo, vedo che si allarga e la trovo irreparabile nel breve periodo, perché ha le sue radici nella crisi che ha sconvolto la società italiana, aprendo una voragine fra inclusi ed esclusi. Quindi andiamo avanti e pensiamo a restituire una rappresentanza a chi non ha diritto di cittadinanza nel nuovo ordine, perché se non lo faremo noi ci penserà la destra peggiore. Il resto è nostalgia, non politica.

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150 comments

    1. non piangerò né in un caso né nell’altro.
      però le cose resteranno così per un bel pezzo. chi vota no dovrebbe cominciare a farci un pensierino

      1. (ed è quello che mi interessa di più. se il fronte del no sviluppasse una vera mentalità ‘proporzionale’ sarebbe sì, una grande vittoria)

        1. Non esiste un fronte del no. Solo tanti no diversi.
          In ogni caso, quando mi si mette alle strette, mi scappa il no automatico (ho collezionato tante di quelle fregature con i si d’occasione).

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