C’è una cosa chiamata società

Perchè dovrebbe sorprenderci l’epidemia di malattia mentale, in un mondo che stanno facendo a pezzi?

di George Monbiot – the Guardian 12 ottobre 2016

(traduzione Lame)

Quale imputazione più grande contro un sistema potrebbe esserci di un’epidemia di malattia mentale? Eppure epidemie di ansia, stress, depressione, fobia sociale, disordini alimentari, autolesionismo e solitudine attualmente stroncano le persone in tutto il mondo. I più recenti, catastrofici, dati sulla salute mentale dei bambini in Inghilterra riflettono una crisi globale.

Ci sono ragionai secondarie in abbondanza per questa sofferenza, ma a me pare che la causa fondamentale è dappertutto la stessa. Gli esseri umani, i mammiferi ultrasocali, i cui cervelli sono cablati per reagire ad altre persone, vengono scorticati. Il cambiamento economico e tecnologico gioca un ruolo fondamentale, ma altrettanto fa l’ideologia. Nonostante il nostro benessere sia inestricabilmente connesso alle vite degli altri, dappertutto ci viene detto che prospereremo per mezzo dell’egoismo e dell’estremo individualismo.

In Gran Bretagna, uomni che hanno passato le loro intere vite in giardini di lusso – a scuola, al college, nell’avvocatura, in parlamento – ci danno istruzioni di camminare con le nostre gambe. Il sistema scolastico diventa sempre più brutalmente competitivo ogni anno che passa. Il lavoro è una lotta all’ultimo sangue con una moltitudine di altre persone disperate, che sono in caccia di ogni lavoro rimasto. I moderni garanti dei poveri ascrivono la colpa individuale alle circostanze economiche. L’infinita comeptizione in televisione alimenta aspirazioni impossibili, mentre le opportunità reali si contraggono.

Il consumismo riempie il vuoto sociale. Ma ben lontano dal curare la malattia dell’isolamento, esso intensifica il raffronto sociale fino al punto in cui, avendo consumato tutto il resto, noi cominciamo a depredare noi stessi. I social ci raggruppano e ci separano, permettendoci di quantificare esattamente il nostro rango sociale e di vedere che altre persone hanno più amici e followers di noi.

Come Rhiannon Lucy Cosslett ha brillantemente documentato, le ragazze e le giovani donne altrano regolarmente le foto che postano, per apparire più disinvolte e più magre. Alcuni telefono, usando le loro impostazioni “bellezza”, lo fanno per te senza chiedere; ora puoi diventare la tua stessa aspirazione all amagrezza. Benvenuti, signori e signore, nella distopia post-hobbesiana: una guerra di ognuno contro se stesso.

C’è di che sorprendersi, in questi solitari mondi interiori, nei quali toccare è stato sostituito da ritoccare, che le giovani donne stiano annegando nella sofferenza mentale? Un recente studio in Inghilterra suggerisce che una donna su quattro tra i 16 e i 24 anni ha fatto del male a se stessa e una su otto attualmente soffre di disordine da stress post-traumatico. Ansia, depressione, fobie o disordini ossessivo compulsivi affliggono il 26 per cento delle donne in questa classe di età. Questa è l’immagine di una crisi di salute pubblica.

Se la frattura sociel non viene curata altrettanto seriamente di un arto rotto è solo perchè non possiamo vederla. Ma i neuroscienziati possono. Una serie di affascinanti studi suggeriscono che il dolore sociale e il dolor fisico sono elaborti dagli stessi circuiti neurali. Questo può spiegare perchè, in molte lingue, è difficile descrivere l’impatto della rottura dei legami sociali senza le parole che usiamo per indicare il dolore fisico e le ferite. Sia negli umani che in altri mammiferi sociali, il contatto sociale riduce il dolore fisico. Questo è il motivo per cui noi abbracciamo i nostri bambini quando si fanno male: l’affetto è un potente analgesico. Gli opioidi danno sollievo sia dal dolore fisico che dalla sofferenza della separazione. Forse questo spiega la connessione tra l’isolamento sociale e la dipendenza da droghe.

Una serie di esperimenti riassunti nel giornale Fisiologia e Comportamento lo scorso mese suggeriscono che, data la scelta tra dolore fisico e isolamento, i mammiferi sociali scelgono il primo. Le scimmie cappuccine deprivate di cibo e contatto per 22 ore raggiungono le loro compagne prima di cercare il cibo. I bambini che sperimentano l’abbandono emotivo, secondo alcune scoperte, soffrono conseguenze sulla salute mentale peggiori di bambini sottoposti sia ad abbandono emotivo che a abusi fisici: per quanto ripugnante sia, la violenza comporta attenzione e contatto. L’autolesionismo è spesso usato come un tentativo di alleviare la sofferenza mentale: un’altro indizio che il dolore fisico non è pesante come quello emotivo. Come il sistema carcerario sa fin troppo bene, una delle più efficaci forme di tortura è l’isolamento.

Non è difficile vederequali possano essere le ragioni evoluzionistiche per il dolore sociale. La sopravvivenza tra i mammiferi sociali è grandemente rafforzata quando essi sono fortmente legati con il resto del gruppo. Gli animali isolati e marginalizzati hanno maggiori probabilità di essere uccisi dai pr4edatori o dalla fame. Così come il dolore fisico ci protegge dalle ferite fisiche, il dolore emotivo ci protegge dalle lesioni sociali. Ci spinge a riconnetterci. Ma per molte persone ciò è quasi impossibile.

Non è sorprendente che l’isolamnto sociale sia fortemente associato con depressione, suicidio, ansia, insonnia, paura e percezione di minacce. È più stupefacente scoprire la serie di malattie fisiche che esso causa o acuisce. Demenza, pressione alta, malattie cardiache, infarti, ridotta resistenza ai virus, perfino incidenti sono più frequenti tra le persone cronicamente solitarie. La solitudine ha un impatto sulla salute fisica comparabile al fumo di 15 sigarette al giorno: sembra che aumenti il rischio di morte prematura del 26 per cento. Ciò avviene perchè aumenta la produzione dell’ormone dello stress, il cortisolo, che deprime il sistema immunitario.

Studi, sia su animali che sugli uomini, offrono una ragione per il cifo consolatorio: l’isolamento riduce il controllo degli umpulsi, portando all’obesità. Poichè coloro che sono alla base della scala sociale sono quelli che più probabilmente soffrono di solitudine, potrebbe ciò fornire una delle spiegazioni per il forte legame tra bassa condizione economica e obesità?

Tutti possiamo vedere che qualcosa di molto più importante della maggior parte delle questioni sulle quali ci crucciamo è andato storto. Quindi perchè siamo impegnati in questa frenetica corsa autoconsumante di distruzione ambientale e sconvolgimento sociale, se tutto quel che produce è una pena insopportabile? Non dovrebb, questa domanda, bruciare sulle labbra di tutti nella vita pubblica?

Ci sono alcune meravigliose organizzazioni caritatevoli che fanno quel che possono per combattere questa ondata e con alcune di queste lavorerò durante il tour per “Breaking the Spell of Loneliness”, l’album che ho scritto con il musicista Ewan McLenna. Ma per ogni persona che essi raggiungono, molte altre passeranno inosservate.

Tutto questo non richiede una politica in risposta; richiede qualcosa di molto più grande: la rivalutazione di un’intera visione del mondo. Di tutte le fantasie che gli essere umani hanno, l’idea che noi possiamo andare da soli è la più assurda e forse la più pericolosa. O restiamo uniti o cadremo a pezzi.

fonte:http://www.monbiot.com/2016/10/12/there-is-such-a-thing-as-society/

Nota del traduttore: il titolo si riferisce ad una delle (due) famose frasi della NON compianta Margareth Thatcher quando disse “There is no such thing as society” (“Non c’è una cosa chiamata società”). L’altra era TINA (There is no alternative). Ribadisco NON compianta.

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68 comments

  1. Contropelo… autocelebrativo

    Sissisì. Potrei davvero fare la prima firma del Financial Times invece dell’alba domani mattina a Capital

    “Theresa May has buried Thatcherism. Under a Conservative government, the UK is now embracing the political ideas of fairness and government intervention. This might mark as big a shift in UK politics as those of the 1940s, towards socialism, and of the 1980s, away from it

    https://www.ft.com/con…/51d51b44-911e-11e6-8df8-d3778b55a923

    1. lasciando da parte rocca (sulla cui narrazione ho già detto o accennato)
      i poveri corbyn e varouf dovranno mettersi caldi e attendere l’inverno ben coperti.
      la narrazione identitaria ha attualmente un appeal ben superiore alle altre, tanto più a quella internazionalista (anche se si sta creando l’internazionale dei sovranisti).
      quindi, plaid scozzese e via.

  2. Condivido una boccata d’aria pulita.
    Leonard Cohen sul Nobel a Dylan: …è come dare una medaglia all’Everest per essere la montagna più alta.

  3. mi trovo abbastanza spesso d’accordo con tale federico gnech. questa, ad esempio, potrebbe essere mia.

    Federico Gnech ‏@flaneurotic 2 h2 ore fa
    Non avete capito niente, il M5S ha un bonus ventennale che noi ci siamo già giocati.

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