Se non è zuppa…

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72 comments

  1. 1.tutto ciò viene a fagiolo, io visto che devo distinguermi , opto per la ribollita ( che faccio domani per mangiarla domani l’altro; sempre mangiare la ribollita il giorno dopo la cottura!)

    2. Dylan: ma saranno cazzi suoi!!??

  2. Namm, in linea generale condivido il tuo ragionamento, pero’ devi tenere presente che, al netto di eventuali comportamenti disonesti o anche solo poco virtuosi, si definisce la pericolosita’ o meno di un alimento, farmaco o altro, nell’ambito delle conoscenze disponibili. La vicenda del talidomine ha portato a un principio di precauzione quasi totale per la gravidanza, cio’ non toglie che in casi particolari, sempre con grandi precauzioni, si debba comunque somministrare farmaci a donne in stato interessante (io stessa ho dovuto prendere farmaci antiipertensivi ed aspirina per tutta la mia seconda gravidanza). In questi casi si ragiona nell’ambito costi/beneficio. La “plebe”, tanto che ha paura di “big pharma” e’ disposta a seguire il primo ciarlatano di passaggio che proponga i rimedi piu’ assurdi a costi da strozzino.

        1. Io aspetto che esca il “piccolo acceleratore di particelle” per creare buchi neri… mi sono rotto i maroni di fare la raccolta differenziata.

    1. E’ stato grazie a questo farmaco che ho rischiato di lasciarci la pelle.

      https://it.wikipedia.org/wiki/Rofecoxib

      Notare: Si stima che solo l’anno precedente il ritiro, Merck Sharp & Dohme avesse fatturato circa 2,5 miliardi di dollari con le vendite di Vioxx.

      Vedi, il guaio è che in questo e quasi tutti i campi è legittimo il pregiudizio che non si operi prevalentemente “al netto di eventuali comportamenti disonesti o anche solo poco virtuosi”. Tali comportamenti sembrano essere la regola, piuttosto che l’eccezione. Non sempre letali, per carità, ma troppo spesso una fregatura.
      Industria e, soprattutto, enti pubblici di controllo e disciplina devono rimeritarsi la fiducia del fiducia del pubblico.
      Nel campo della farmacologia le cose assumono toni più drammatici e possono scatenare fobie irrazionali.
      Altrove è solo una questione di soldi che si regalano a chi specula sulla buona fede dei clienti.
      Ultimamente è stata/è l’industria automobilistica nel centro del mirino.
      Per non parlare della finanza.
      E’ tutto marcio e da rifiutare?
      No. Buona parte.

      1. Io sto prendendo un farmaco antiipertensivo (valsartan) da quattro anni, leggendo qua e la’ in rete sembrerebbe che alcuni studi abbiano riscontrato un aumento di rischio tumori. Appena vedo la dottoressa chiedero’ se si tratta di esagerazioni oppure se mi deve cambiare farmaco. Ma non mi sento truffata, senza questi farmaci sarei gia’ morta diciotto anni fa, alla fine della mia prima gravidanza.

            1. Puzza di rose? Sempre… ne riempiono quotidianamente l’ascensore…
              poi esci in strada e vieni accolto dalla meravigliosa aria di Milano…
              e c’è gente che si fa le pippe sull’olio di palma.

        1. Non c’intendiamo, ma probabilmente non sono capace di spiegarmi con chiarezza.
          Proviamo a spostare il tema restando nel campo della sanità, e delle relative leggende (e non), che mi pare ti stiano particolarmente a cuore.
          Credo di aver già segnalato questo articolo:

          http://znetitaly.altervista.org/art/20003

          La “truffa” è tutta qui. Un sistema che consente arricchimenti privati stratosferici sulla pelle dei malati, ignorando la ricerca sulle malattie rare che non “fruttano” e non mettendo mezzi pubblici adeguati a disposizione di ricercatori che rinuncerebbero ai brevetti.
          Il resto sono casi particolari, ciascuno con le sue specificità, su cui si può discutere ma che sono accomunati da questa “filosofia”: il pubblico non è in grado di fare ricerca e produrre farmaci innovativi; il privato sì.
          Quando devi rivolgerti al privato perché una visita urgente in una struttura pubblica ti è calendarizzata tra un anno e la struttura privata te la garantisce tra una settimana puoi non sentirti vittima di una truffa. Ma probabilmente perché è troppo grande per considerarla tale ed è ormai prevalsa la rassegnazione a questo stato di cose.

          1. Sugli aspetti pubblico/privato in sanita’, hai ragione. Quello che io non credo e’ che la ricerca sia sempre falsata. Ad ogni modo leggero’ l’articolo.

            1. La ricerca, in sé, credo sia seria e risponda mediamente anche a buoni standard scientifici.
              Alla fin fine si devono ideare prodotti che siano utili o, almeno, non dannosi.
              Dov’è che il processo è falsato?
              Nelle finalità.
              Poiché si tratta di conseguire profitti i ricercatori ricevono fondi e pressioni per scoprire certe cose piuttosto che altre. Anche per ignorare delle preoccupazioni “eccessive”. Nonché per ideare “cose vecchie con il vestito nuovo” per ottenere il rinnovo di brevetti. Eccetera.
              Poi c’è tutta l’attività “promozionale” di Big Pharma su cui abbiamo letto tutti, credo, della notevole corruzione che vi è implicata un po’ a tutti i livelli.
              Per cui dobbiamo tutti un po’ sperare di avere culo. E buona salute.

  3. Contropelo…(va bè vai in pensione ma fino a ieri…)

    I giornali italiani in coro. I giovani sempre più “mammoni” perchè costretti dalla disoccupazione a restare a casa con i genitori. Pigliateli pure per il culo. Non vi leggono. Chiuderete tutti.

  4. Contropelo…svolta

    L’illuminazione, si fa per dire, è arrivata, mentre inzuppando i similpavesini all’alba delle 5, vedevo distrattamente un lombrosiano deputato del PD parlare della svolta che attende l’Italia non appena approvata il 4 dicembre la riforma costituzionale. La svolta dopo la Costituzione. Un momento: ma di solito le Costituzioni si fanno dopo una svolta, anzi si fanno “proprio” perchè c’è stata una svolta che ha cambiato le regole che, quindi, devono essere aggiornate. E già. Quale è la svolta che stiamo costituzionalizzando? Per dire, l’altra volta, da noi, da dittatura a democrazia e da monarchia a repubblica. Oppure De Gaulle da quarta a quinta repubblica. C’era stato la sconfitta in Vietnam, la guerra d’Algeria, le torture, l’OAS che metteva le bombe. O in Spagna era finito il franchismo. Ecco da noi nell’anno di grazia 2016, che è successo? Voglio dire, ancora ancora si capiva dopo Mani pulite. Era venuto giù il comunismo e il sistema dei partiti. Ma adesso, oltre all’epifania un po’ appassita di Renzi? Giro, vedo gente, mi muovo, conosco, faccio una Costituzione. L’ordine dei fattori, come le parole, sono importanti.

    1. no, qui c’è un punto tecnico. occorre rispondere tecnicamente.

      il punto è che il movimento politico partito con la svolta di mani pulite (o in contemporanea) non è mai stato portato a termine.
      chi ricorda quel momento (io, ad esempio, ero sempre stato proporzionalista, e contro le preferenze. nonostante l’odio per craxi, infatti, ‘andai al mare’ il giorno del famoso referendum – si fa per dire. ero segretario al seggio) sa bene quanto fosse pressante la voglia di superare la prima repubblica sotto tutti i punti di vista.
      questo significò quasi per tutti la scelta di un sistema maggioritario (e, aggiungo io: presidenziale, se non di forma di sostanza, come provano tutte le campagne elettorali vissute da allora: berlusconi vs occhetto, poi vs. prodi, ecc.).

      renzi è uno degli eredi di questa ‘tradizione’. è maggioritario e presidenzialista.
      assieme a lui abbiamo ovviamente berlusconi (iniziatore della tendenza) e il grillismo (che infatti già all’epoca era al lavoro con i suoi ‘fondatori’ ideali, travaglio, santoro e compagnia cantante. ‘avvenimenti’ e ‘samarcanda’ rappresentarono l’inizio di uno spostamento culturale della sinistra. che veniva da destra. ma questa è un’altra storia. torniamo a(l) bomba).

      il fatto che renzi sia per il sì e berlusconi e grillo per il no la dice lunga sull’analfabetismo politico del nostro paese, ed è anche una delle ragioni per cui mi asterrò (questa volta il grembiulino bianco lo tengo io, fatevi la vostra guerra finta).

      su rocca posso dire che pure lui ha contribuito il giusto a questa tendenza, oggi egemonica. non ha molto da lamentarsi. e non cambierà presto.

      1. Io quel famoso referendum lo votai. Vorrei capire che c’entra la preferenza unica con i nominati o con i senatori eletti da altri. Non esiste il proporzionale da una parte e dall’altra cio’ che propone renzi e dunque tutti colpevoli se questo progetto maggioritario passa cosi’ com’e’. Mi sembra un ragionamento tirato per capelli.

        1. vale come tendenza.
          è quel che è uscito dal parlamento attuale, dopo una prima convergenza con forza italia (e ovviamente l’astensione alla discussione da parte del mov)

          certo, si può criticare anche la ‘specificità’ tecnica del quesito. ma i maggioritari di lunga data, quelli che avevano lanciato il referendum del 1992, segni, parisi, ecc. voteranno sì. così come i liberati tra i forzisti, i vari taradash, pera, e compagnia.
          ciò nonostante, ripeto, la riforma è semplicemente criticabile ‘sul punto tecnico’). non dico mica che è illegittimo votare no.
          era solo per rispondere al contropelo e al suo richiamo al ’92. ancora stiamo scontato quella stagione (a cui io mi sento sempre più distante)

          1. Non so, io quel referendum lo lessi maniera molto diversa. Era un modo per uscire dalla manipolazione del voto che avveniva con le preferenze multiple e la possibilita’ di segnare sulla scheda elettorale il numero invece del nome. Alle solite una questione specifica assume significati che vanno oltre lacsua portata. E anche per questo che voto no e probabilmente alle prossime politiche non votero’. Io mio voto sempre stravolto e distorto e piegato ad altri significati.

              1. sulla ricostruzione sono abbastanza d’accordo, vero è anche come era percepita, vedi Antonella, come vedi heiner le “riforme” hanno sempre un aspetto meno evidente, per quelle “politiche” ne percepisci bene il sottointeso per quelle economiche ti allinei al percepito…

      1. ormai è quella la sua linea, non far ricadere sulle nuove generazioni le colpe degli sconfitti (lui compreso)… scelta anche giusta anche se si potrebbe fare anche senza abbracciare il primo coglione, e “vedendo” come post-politica solo i residui del Pd e non quelli del m5s… mah alcuni difetti si perpetuano…

          1. non so… prova a prendere la chitarra e suonare (e cantare) My Back Pages che sembra una canzonetta… poi mi dici.
            [audio src="http://www.juno.co.uk/miniflashplayer/SF413210-01-02-02.mp3" /]

  5. Siamo a un “giro di boa” della comunicazione (quindi del linguaggio).
    Non voglio giudicare in termini di bene/male, quindi faccio solo due esempi complementari,
    Zagrebelsky apre bocca sul referendum e il ‘Sì’ ringrazia.
    De Luca ‘recensisce’ politicamente DiMaio-Fico-DiBattista e questi ne guadagnano in autorevolezza.

      1. Porcatroia… Vuoi farmi piangere?
        Mi vendico dicendo che la Nutella non lo può scrivere…
        è quello che da alla Nutella il gusto di Nutella.

        1. Devi rassegnarti, l’olio di palma e’ fuori.
          Mi chiedo solo in Italia? E’ un’isteria tutta italiana o si e’ diffusa anche negli altri paesi europei?

          1. bella domanda.
            Domani butto un occhio in giro. E’ che le isterie collettive sono così tante che bisognerebbe farne una mappa.
            Al momento sto torturando psicologicamente donne e ragazze che si ‘aggiustano’ le sopracciglia, ma ripeto, c’è così tanta roba da mandare in palla tutti i computer della NASA.

          1. La Venchi ne fa una all’olio d’oliva, i miei nipoti l’apprezzano (non posso dirvi com’è perchè ho sviluppato un’allergia alle nocciole, così dall’oggi al domani, forse corollario della celiachìa). Avendo due piante di nocciole ogni tanto faccio una “spalmabile” in casa, con la variante “fondente” per il marito, ma va mangiata subito che senza conservanti non si mantiene per molto, questo però non è mai stato un problema.

                1. io non faccio “demonizzazione” sulla base di supposti pericoli alla salute, perché prima di tutto sono ignorante in materia, in seconda battuta mi pare ci siano dati contrastanti.
                  A me preoccupa l’aspetto ambientale, lo sfruttamento indiscriminato dei territori a discapito delle popolazioni locali, i fenomeni di land grabbing

                  1. ok per il land grabbing.
                    ma forse hai la risposta pronta, e io invece ho confusione in testa:

                    se decidessimo allora di privilegiare l’olio di girasole o l’olio di oliva non avremmo comunque uno sfruttamento intensivo e in prospettiva il rischio di land grabbing?
                    oppure il rapporto tra olio prodotto/terreno usato è minore per l’olio di palma?

                    1. prima di tutto: è veramente necessario aggiungere tutti quei grassi? Secondo: per produrre l’olio di girasole dubito che vadano a deforestare in malesia..magari, ad esempio, potrebbero piantare girasole nei campi delle mie campagne invece che mettere mais da usare per produrre biogas…

                      in generale, credo si possa produrre in modo più rispettoso di persone e territori rispetto a quanto fatto finora. Però ci deve essere la volontà di farlo, ed è una cosa che deve essere portata avanti a livello mondiale, unitamente alla questione sul riscaldamento globale (le cose anche se non sembra sono collegate)

                  2. Ci sono molti prodotti ed anche medicine sui quali abbiamo dati ancora non ben definiti, li mettiamo al bando? Occhio che tra gli imputati eccellenti c’e’ anche la pillola anticoncezionale. La questione del land grabbing credo vada oltre l’olio di palma e ci sara’ anche quando ci saremo dimentacati della sua esistenza.

                    1. Se i dati non sono ben definiti è il caso di riflettere bene se sia il caso di mettere in circolazione certa roba.
                      Qualcuno ricorda il/la Talidomide?
                      C’è l’urgenza di risolvere certi problemi gravi correndo anche dei rischi.
                      E c’è l’urgenza di incassare profitti, usando la gente come cavia.
                      Naturalmente qualcuno dirà che non si può fermare il progresso. Tra le accezioni del termine non mi risulta ci sia “mercato”. Probabilmente il mio vocabolario è obsoleto.

                    2. Namm la questione e’ differente dal talidomide. La pillola anticoncezionale gia’ molti anni fa era considerata, livello teorico, come sospetta di aumentare il rischio di tumore al seno. Sono anni che non seguo piu’ la questione, ma all’epoca, numerosi studi non evidenziarono questo trend. Nel frattempo sono arrivate pillole di terza generazione con dosi molto basse di ormone, proprio per rendere minimo il rischio. Un altro rischio noto e’ quello tra pillola e rischio trombosi. Questo rischio e’ acclarato, ma non si toglie la pillola dal commercio, non la si prescrive chi e’ a rischio di questi eventi per ragioni familiari e/o di pressione, eta’ etc.
                      Lo studio europeo su olio di palma e affini evidenzia problemi non solo per l’olio di palma, ma per tutti gli oli di composizione analoga. Inoltre la tossicita’ e’ legata alle quantita’ assunte. Evidenziano criticita’ solo per quanto riguarda i latti artificiali. A questo punto io mi aspetterei un’iniziativa a livello centrale, europeo, sull’impiego di questi oli, non bandi di isterici su fb.

                    3. @ antonella

                      Dimentica il talidomide. L’ho citato, immagino, per associazione di idee con pillola anticoncezionale, gravidanza, feto, ecc., ma avrei potuto ugualmente citare l’amianto o, perché no?, l’iPod.
                      Volevo porre l’accento su un problema più generale.
                      Allo stato dell’arte delle conoscenze di un certo momento storico un prodotto risulta utile, duraturo e privo di danni collaterali.
                      Il tempo produce un sapere che riconosce dannosi certi prodotti, rapidamente obsoleti certi altri. Intanto il pubblico consuma e produce profitti (oh, sì, anche occupazione).
                      A quale livello di verifiche occorre sottoporre un prodotto prima di metterlo sul mercato?
                      I “conservatori” pretenderanno decenni di sperimentazioni.
                      Gli “innovatori” pretenderanno l’immediata disponibilità della novità.
                      Non è facile ideare un metro affidabile per decidere che cosa sia meglio.
                      Ma mi pare facile costatare che il trend corrente è: appena hai qualcosa di nuovo, o di reso tale cosmeticamente, vendilo, prima che ti preceda la concorrenza.
                      I difetti saranno risolti con le versioni 2.0, 3.0 eccetera, per le quali hai creato il bisogno.
                      I danni … beh, tutto si aggiusta in un modo o nell’altro. O no? Al peggio del peggio offriamo alla plebe infuriata il capro espiatorio di qualche dirigente in galera. Ci vuole così poco!

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