La finta del «voto subito»

Democrack. Le manovre del ministro Dario Franceschini. Speranza: «Noi non gli abbiamo chiesto le dimissioni da premier, lui invece le ha date. Ora come fa?»

di Daniela Preziosi – ilmanifesto.info, 08/12/2016

Dario Franceschini

«Renzi faccia un passo indietro». A dirlo apertamente, per ora, sono solo quelli della minoranza bersaniana che, da sempre all’opposizione del segretario fino all’ultima battaglia referendaria per il No, non hanno bisogno di usare giri di parole per chiedergli di farsi da parte. Così ieri il senatore Miguel Gotor ha svolto un ragionamento esplicito: «Dobbiamo dare vita a un nuovo governo ispirandoci al comportamento adottato da David Cameron in occasione del referendum sulla Brexit: egli non ha sostenuto che il 48 per cento del Paese fosse con lui, ma si è dimesso da premier prendendo atto con serietà e realismo della sconfitta e ha consentito la nascita di un nuovo esecutivo guidato sempre da un esponente del suo stesso partito». Più diplomatico, ma solo nella forma, Roberto Speranza ieri su La7: «Renzi ha detto che non è disponibile, credo alla sua parola. Renzi poteva non dimettersi, oggi che si è dimesso mi pare più complicato che possa far finta di nulla. Ma sarà lui a decidere».In queste parole c’è l’auspicio della minoranza: un governo affidato a una personalità del Pd,appoggiato dall’attuale maggioranza che al senato ha dimostrato di avere i voti fino all’ultima fiducia, e con Renzi ridotto (ma si fa per dire) all’unico ruolo di segretario, come da sempre proposto da Bersani e compagni.

Ma la proposta non rientra nelle due alternative che il segretario ha fatto nella direzione di mercoledì. La delegazione democratica che sabato pomeriggio salirà al Quirinale per le consultazioni ha il mandato di proporre, almeno a questo primo giro, o un governo «istituzionale sostenuto da tutti», o «elezioni subito». Due opzioni irrealizzabili: la prima perché notoriamente mai M5S la accetterebbero, la seconda perché la parola «subito» in questo caso non ha senso: dopo la sentenza della Corte sull’Italicum, in ogni caso il parlamento – a bicameralismo perfetto vigente – dovrà comunque rimettere mano alla legge elettorale per armonizzare i sistemi di camera e senato. E così quel «voto subito» di fatto significa almeno «voto in primavera», di qui la necessità di avere comunque un governo.

Fra l’altro il mandato è stato affidato ai quattro delegati (il vicesegretario Guerini, il presidente Orfini, i capigruppo Zanda e Rosato) senza nessuna obiezione da parte dei presenti, invitati a tacere. E senza un voto, cosa a cui Renzi è stato convinto dai ministri Franceschini e Orlando. Per non anticipare i tempi della discussione e della spaccatura. Renzi ha ancora la maggioranza della direzione, scelta dopo le primarie vinte da lui due anni fa esatti, ma alle camere il pallottoliere è ormai in movimento. A suo svantaggio.

Nei palazzi si moltiplicano i boatos su un «Renzi-bis», un’opzione che consentirebbe al premier di gestire la fase pre elettorale, facendone però il bersaglio di tutte le opposizioni per essersi rimangiato per l’ennesima volta la parola.

Per andare al voto subito invece ci sarebbe invece un modo, in linea teorica. Far passare rapidamente alla Camera il Consultellum che vige anche in Senato, votando l’abrogazione dell’Italicum anche prima dell’intervento della Consulta. Ieri lo ha ripetuto anche il franceschiniano Antonello Giacomelli: « C’è un problema di incertezza e incoerenza sulla legge elettorale tra Camera e Senato, come giustamente avverte il presidente Mattarella, e quindi bisogna intervenire provando a portare subito la riforma in parlamento, senza aspettare la Consulta. Ma l’obiettivo deve essere il voto prima possibile». Ma una dichiarazione non porta danno. Di fatto sarebbe un clamoroso cambio di verso per il Pd. Il proporzionale puro e costringerebbe i vincitori a un’alleanza fra grandi gruppi. E sarebbero comunque larghe intese visto che i 5 stelle non sono disponibili ad alleanze.

Ieri questa (finta) proposta ha cominciato a circolare nelle dichiarazioni di alcuni renziani osservanti. A incitare verso questa strada è anche il quotidiano il Foglio. Il Consultellum ha anche i suoi fan da sinistra, come Stefano Fassina, ormai convertito al proporzionale.

Ma per il Pd sarebbe una scelta in controtendenza totale con quanto detto e fatto fin qui. Peraltro l’operazione Pisapia, e cioè la proposta di Campo largo ispirata dallo stesso Renzi, rivela se ce ne fosse bisogno che il Consultellum non è quello su cui l’ex premier Renzi fa progetti. Non pensa al proporzionale, ha in mente una forma di coalizione: altrimenti avrebbe invitato l’ex sindaco di Milano a entrare nel Pd e non a mettere insieme uno scampolo di sinistra. Nel Pd l’opzione del «voto con il consultellum» è fumo negli occhi per tutti. Ma il segretario la agita per comunicare la sua nuova ma anche vecchia sfida: il fatto che lui «non ha paura di niente e di nessuno». È la «palude» che lo sta frenando.

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358 comments

  1. Gente che pensava che l’ anpi fosse un ‘associazione di anziane signore dedite al the pomeridiano, ha capito che non e’ cosi’ e restituisce la tessera. E anche oggi ho avuto la mia piccola soddisfazione giornaliera.

    1. Della serie – a ridateci una sinistra vera, di quelle che, anche se non conta un accidente, quantomeno non ci fa sentire orfani e ci ridà la possibilità di confrontarci tutti alla pari … altro che ducetti.
      Il successo dei cinque stelle, dove senza curarsene, convivono allegramente, leghisti, gente di destra, quelli che credono ancora nella sinistra e pure il buon Ciarli l’anarchico, sul fatto di andar oltre l’impellenza di una nostalgia, non v’ha insegnato proprio nulla.

        1. giusto
          in effetti quelli dell’anpi sono nati proprio così, gentuccia, nostalgici.
          Mentre quelli che poi hanno preso la tessera per poter dire che la avevano, tutti guerrieri

            1. “dove senza curarsene, convivono allegramente, leghisti, gente di destra, quelli che credono ancora nella sinistra e pure il buon Ciarli l’anarchico, sul fatto di andar oltre l’impellenza di una nostalgia, non v’ha insegnato proprio nulla”

              è il “senza curarsene” che dimostra che, oltre che il culo al caldo da poterti permettere di aspettare senza fretta (come hai scritto tu), hai anche la puzza sotto il naso che vorresti attribuire agli altri. Un novello bertinotti, forse quasi coetaneo, che schifa il brutto perché, potendo scegliere, vuoi mettere il cachemire…

              1. Non credo (coetaneo). 20 anni di lavoro e poi pensione, anche volendo sommare 3 servizi militari, invalidità presunte conclamate e probabili, gravidanze a prestito, 4 lauree, tutte insieme per la ricostruzione della carriera + contributi volontari (grazie ad una copiosa vincita alla lotteria) non arriverebbe mai all’età di Bertinotti. Questo anno raggiungo il 35mo anno di attività lavorativa e Bertinotti non mi è coetaneo (anzi proprio niente co-, di età, pensiero e tutto il resto).
                Scrivo cazzate perchè mi sembrano le uniche cose possibili in un’ Italia frantumata in mille rivoli dalla disperazione al parassitismo. dalla cialtroneria alla buona fede, dalla visione troppo miope a quella presbite per scelta involontaria, da chi confonde la rivoluzione con il semplice buon senso ed un minimo di integrità personale. Detto e ripetuto, se in questo blog, dove grosso modo tutti hanno gli strumenti per capire non si riesce ad imbastire una discussione aperta (non avendo nessuno interessi da perseguire o giustificare) e a raggiungere un minimo di 2, 3 punti di azione comune (almeno desiderabili) come possiamo sperare che lo possano governati e governanti dell’intera nazione. Resta valido il tuo punto sulla colpa della “politica” (o meglio del personale, del ceto politico) nell’aver creato questa situazione ma, parafrasando uno slogan di “quelli che non hanno fatto la politica”, qui il più innocente si è voltato perlomeno una volta dall’altra parte, o meglio, tutto bene fino a due cm. dal mio….

                1. nessuna innocenza boka, o almeno per quello che mi riguarda.
                  Ma “quelli che non..” hanno fatto, sfatto, rischiato, vinto, perso, rubato sulla propria pelle, a proprio rischio e pericolo.
                  “quelli che hanno ..” da elogiare perché fare politica non te lo ordina il dottore e diventa un peso, specialmente a basso livello, dove gli oneri sono molto superiori agli onori. Ma allo stesso modo, chi ha fatto politica ed a un certo punto è diventato solo “un lavoro” che doveva dare un reddito, allora per loro il mio giudizio diventa più severo, perché non hanno rischiato in proprio, si sono nascosti dietro la collettività per portare avanti i propri interessi. E poiché, come ho scritto, non te lo ordina il dottore, con questi personaggi non mi sento correo, proprio per niente.

                  Allo stesso modo, il tuo indicare la mancanza di un comune punto di azione fra il blog e chi ci governa, mi sembra fuori luogo.
                  Qui si viene e si scrive proprio per indicare quello che non ci piace, per confrontarsi con chi non la pensa come te.
                  Chi si propone di governare ha il mandato di farlo cercando di soddisfare i bisogni di tutti. Che esistano varie idee sul come farlo mi sembra normale.
                  Che si cerchi sempre di tutelare chi ha di più a carico di chi ha meno, mi sembra meno normale

                  p.s. sono a 31 anni di contributi, quindi te la sei presa comoda. Il solito napoletano senza voglia di lavorare

                  1. Nota a margine: direi piuttosto il solito napoletano che ha lavorato senza contributi (faccine varie e sparse compresa quella mancante al tuo PS).

                    Cerco di spiegarmi meglio: se siamo d’accordo almeno sul punto chiave delle trasformazioni sociali degli ultimi 20 anni che possiamo riassumere nell’aumento delle disuguaglianze e nell’avvento di una società 1/99 (basterebbe pensare all’ipertrofica crescita degli stipendi dei dirigenti in proporzione ai salari base prescindendo da una visione macroeconomica che prende in esame la diminuzione della quota salari) dove quell’1% possiede quasi tutto ed il 99 quasi niente ivi compreso i redditi correnti (escludendo la proprietà come direbbe Heiner poichè penso che la percentuale di proprietari di casa in Italia rappresenta il risultato degli anni passati e dubito che questa statistica sia la stessa se si considerano solo i giovani da 25 a 35 anni (li chiamo giovani per aderire alla terminologia in uso) dovrebbe essere facile compattarsi almeno sul punto chiave della ridistribuzione del profitto e della regolamentazione del lavoro (diritti consistenti con le trasformazioni tecnologiche), invece questi punti chiave faticano a diventare un terreno d’incontro.

                    1. come dice marco, niente da eccepire

                      sulle faccine, penso (e pensavo) che non fossero necessarie e sottintese (e continuo a pensarlo)

                2. Confondi fare politica con essere nelle istituzioni, forse questo nel bigino del marxismo for dummies non c’era… io ho sempre fatto politica: quando lottavamo per i 12 mesi di servizio civile, quando decido di non fare la patente e girare in bici e tram, quando rifiuto un lavoro di un’azienda missilistica, quando contribuisco alla distruzione di armi di massa ecc. ecc. Non sono deputato e non mi interessa farlo, ma ho sempre fatto politica. Come tutti. Quanti piddini hanno fatto il condono per regolarizzare abusi edilizi o problemi fiscali? Li’ sta la soluzione del problema, non il fatto che il segretario sia Bersani o Renzi. Una base sana avrebbe espulso come un corpo estraneo Renzi quando faceva norme contro i lavoratori o a favore delle banche. E invece si e’ riconosciuta in lui

      1. Ti faccio una domanda estremamente seria.

        Tu in che cosa credi?
        Escludiamo dio e i santi. Parliamo di valori, di ricerca di un “qualcosa” che possa migliorare la società.

        Per te che cosa è importante? Cosa va cercato, quali sono i paletti dai quali non si può uscire?

        Perché se continuiamo a menarla con voti e irrilevanza ci scanniamo e basta, invece credo sia il caso di costruire qualcosa.
        E si può costruire qualcosa insieme solo se i valori sono simili.

        1. Sono un filo confuso e anche per questo mi ritengo di sinistra.

          Mi vien più facile dirti quel che non mi piace …
          Non mi va la lega perchè non mi sta bene il chiudersi nelle tradizioni e meno ancora, l’escludere chiunque non condivida le tue origini.
          Non mi piace la destra perche’ non mi sta bene che chi ha vantaggi acquisiti, s’avvantaggi ancor più. Onore e patria son concetti che m’attizzano quanto il calcio (zero).
          Non mi stanno bene i pentastellati perchè preferisco essere gestito da un professionista della politica, anche se sbaglia o non e’ moralmente limpidissimo.

          Quando ho pazienza cerco di mettermi nei panni degli altri e nel caso, quasi sempre, giustifico tutti.

          Sono sicuramente piu’ affascinato dagli esponenti della sinistra che non da Renzi ma so anche di non potermi piu’ permettere di sperare che, quel bellissimo mondo che mi raccontano, si possa mai realizzare.

          Credo che, tolta la lega, di sti tempi, chiunque altro governi (destra inclusa) piu’ danni di quanti ne stia producendo questo capitalismo malmesso, non ne possa produrre.

          Se a governare non fosse il PD, mi darei pace.
          Se i pentastellati fossero meno intransigenti, potrei pure considerarli, posto che la loro forza sta nell’esser come sono.

          Sul nostro futuro sono ottimista quanto Fusaro.

  2. Ieri sera, zappingando, ho notato che gli organi d’informazione (di regime) ora parlano essenzialmente dei cinque stelle. Evidentemente li danno per vincenti e nel dubbio, non vogliono certo rischiare di non esser considerati, una volta che ci tocchera’ il nuovo regime.

        1. Delle firme raccolte per il referendum jobs act, nei maggiori quotidiani online non c’era una riga. Intanto la minoranza pd e’ perfettamente sl corrente e preoccupata del refetendum che incombe e forse sl bisogno faranno cadere apposta la legislatura per evitarlo almeno nel 2017.

          1. Da un articolo di huffpost:
            “Gianni Cuperlo e Davide Zoggia scambiano qualche opinion in un corridoio: “Certo, se il referendum sul jobs act si fa tra il 15 aprile e il 15 giugno, c’è un solo modo per farlo saltare, sciogliere le Camere”. Per evitare un altro plebiscito contro, del paese reale contro una legge dell’establishment.”

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