Luna nuova (parte 1)

di Boka

”Dimmi, cos’è un’ombra?” (Un cieco)

”E’ quello che sono io per te se mi tieni per mano”.

(Brevissima prefazione: questo post non è originale, è il risultato delle discussioni tra Marco ed Heiner degli ultimi sei mesi. Ho solo riassunto ciò che hanno detto).

Oggi, nel sistema neoliberista globalizzato (molto più efficacemente descritto con il termine ordo-liberale – vedi Bruno Odent) le autorità politiche responsabili della gestione del sistema concepiscono, elaborano ed attuano politiche a beneficio esclusivo dei monopoli economici dominanti e vedono la sovranità nazionale come uno strumento che consenta loro di migliorare le loro posizioni “competitive” nel sistema globale. La spesa “sociale” (intesa come spesa statale o intervento pubblico) è funzionale solo alle esigenze delle imprese, gestione della disoccupazione e della precarietà del lavoro (ed insisto le varie proposte di reddito di cittadinanza sono l’esempio più chiaro di questo orientamento) mentre gli interventi più propriamente “politici” sono associati e combinati nel perseguimento di un unico obiettivo: massimizzare il volume di profitto dei loro monopoli “nazionali”.

Il discorso ideologico ordo-liberale pretende di stabilire un ordine basato esclusivamente sul mercato generalizzato, in cui i meccanismi automatici di autoregolamentazione consentono di raggiungere “l’ottimo sociale” (che è ovviamente falso), a condizione che la concorrenza sia libera e trasparente (che non è e non può essere mai vero nell’epoca dei monopoli). Condizione fondamentale perché questo avvenga è che lo stato non abbia alcun ruolo da svolgere ad esclusione che la concorrenza (solo dal lato della domanda – il che è una contraddizione in termini ma poco importa) funzioni liberamente (ancora, che è in contrasto con i fatti: essa richiede un intervento attivo dello stato a suo favore; ordo- il liberalismo è una politica di stato). Questa favola/incubo – espressione dell’ideologia del “virus liberale” – impedisce ogni comprensione del reale funzionamento del sistema, in particolare delle funzioni svolte dallo Stato e dal concetto/pratica di sovranità nazionale.

Gli Stati Uniti costituiscono un esempio chiaro di questa attuazione pratica della sovranità intesa in questo senso “borghese”, vale a dire oggi al servizio del capitale dei monopoli finanziarizzati. Il concetto di sovranità nazionale permette agli Stati Uniti di godere della sua supremazia affermata e riconfermata sopra il “diritto internazionale” così come fu per i paesi imperialisti europei del XIX e XX secolo.

Questa risorgenza dello “spirito nazionalista” (in ambo i campi – perdonate la polvere ideologica – dello scontro di classe borghesia/proletariato – con tutti i limiti delle definizioni che richiederebbero un lungo discorso) ha investito anche il progetto di lungo termine di costruzione dell’unione europea. La “sovranità (sovra)nazionale dell’unione europea espressa attraverso le decisioni di Bruxelles e della Banca centrale europea, in virtù dei trattati di Maastricht e di Lisbona stenta a radicarsi nelle coscienze degli elettori. Ci sono delle ragioni ben chiare al fondo di questa sorta di ribellione e di ritorno delle identità nazionali.

La libertà di scelta degli elettori è di per sé limitata dalle chiare esigenze sovranazionali di ordo-liberismo. Come la Merkel ha detto: “Questa scelta deve essere compatibile con le esigenze del mercato”; al di fuori di esse perde la sua legittimità. Tuttavia, in contrasto con questo discorso, la Germania in pratica afferma, nelle politiche che vengono attuate, il perseguimento degli interessi che non sono altro che la rappresentazione dell’esercizio della sua sovranità nazionale presentate in maniera tale da indurre i partner europei a rispettare le sue esigenze. La Germania ha utilizzato l’ordo-liberalismo europeo per stabilire la propria egemonia, in particolare nella zona euro. La Gran Bretagna – con Brexit – ha a sua volta affermato la propria decisione di perseguire i vantaggi di esercitare la sua sovranità nazionale.

Siamo in grado di capire allora che “il discorso nazionalista” (e il suo panegirico senza fine delle virtù insite in essa e cioè quella che tempo fa avremmo chiamato senza riserve sovranità borghese-capitalista) senza menzionare il contenuto di classe degli interessi che essa serve non è altro che la ragione per cui quella che chiamammo “sinistra” ha sempre combattuto in favore di quello che chiamavamo “internazionalismo” della classe operaia.

Tuttavia, bisogna essere attenti a ridurre la difesa della sovranità nazionale ai termini di “nazionalismo borghese” da solo. Questa difesa è necessario per difendere interessi sociali diversi e non riducibili ai soli espressi dal blocco capitalista.

Il sistema globale (e il sottosistema europea) non è mai stato trasformato attraverso decisioni collettive delle comunità.Gli sviluppi di questi sistemi non sono mai stati altro che il prodotto di cambiamenti imposti all’interno degli stati che li compongono e risultati da quelle modifiche riguardanti l’evoluzione dei rapporti di potere tra di loro. Il quadro definito dallo Stato (“nazione”) rimane quello in cui le lotte decisive che trasformano il mondo si svolgono.

I popoli delle periferie del sistema globale, polarizzati per natura, hanno una lunga esperienza di questo nazionalismo positivo, vale a dire anti-imperialista (che esprime il rifiuto dell’ordine mondiale imposto) e potenzialmente anticapitalista. Dico solo potenzialmente, perché questo nazionalismo può anche rappresentare l’illusione di poter costruire un capitalismo nazionale non soggetto alle necessità della globalizzazione. Il nazionalismo dei popoli delle periferie è progressivo solo a condizione che sia anti-imperialista, rompendo con l’ordo-liberismo globale. Un “nazionalismo” (solo apparente) che si adatta all’ordine ordo-liberista globale e che non mette in discussione le posizioni subordinate della nazione in questione nel sistema, diventa lo strumento delle classi dominanti locali e rappresenta solo la posizione di partner periferici deboli verso il quale agisce come un “sub-imperialismo”.

Ci troviamo di fronte ad una alternativa: “Uscire dalla crisi del capitalismo o uscire dal capitalismo in crisi”. Uscire dalla crisi non è un problema delle classi subalterne ma è quello dei governanti capitalisti. Che ci riescano o meno (ho seri dubbi in proposito) non è il nostro problema. Che cosa abbiamo da guadagnare collaborando con quelli che (tempo fa chiamavamo ed a ragion veduta) sono i nostri avversari solo allo scopo di rilanciare, potenziare ed affermare il sistema ordo-liberista? Questa crisi ha creato e può creare opportunità per il cambiamento dell’ordine sociale a patto che si adottino strategie opportune e volte a difendere gli interessi delle classi subalterne. L’affermazione della sovranità nazionale diventa quindi, in qualche maniera, obbligatoria per consentire lo sviluppo di questi cambiamenti con risultati che potranno essere differenti da paese a paese ma sempre in contrasto con la logica dell’ordo-liberismo.Il concetto di sovranità nazionale di cui parlo non è quello della sovranità borghese-capitalistico; si differenzia da esso e per questo motivo deve essere qualificato come sovranità popolare.

Il rifiuto di ogni tipo di “nazionalismo” distrugge ogni possibilità di uscire dall’ordo-liberismo globale e purtroppo questo errore ha contraddistinti le politiche di quella che si può chiamare “sinistra storica” in Occidente.

Difendere la sovranità nazionale non significa semplicemente volere un altro tipo di globalizzazione (comunque non ci si può opporre a quelli che sono i cambiamenti di fatto delle relazioni sociali ed economiche reali), la globalizzazione multipolare” (in contrapposizione all’attuale modello di globalizzazione), basata sull’idea che l’ordine internazionale deve essere negoziato tra i partner nazionali sovrani, uguali nei diritti, e non unilateralmente imposto dal potere del capitale finanziario, massimamente rappresentato dagli Stati Uniti.

La crisi dell’ Unione Europea e Brexit rappresentano dei momenti chiave della crisi dell’ordo-liberismo a cui un rinnovato concetto di “nazionalismo” può fornire una via d’uscita da quello che sembra essere ormai l’unico sistema politico-economico possibile.

Il progetto europeo è stato concepito fin dall’inizio nel 1957 come uno strumento a disposizione dei monopoli capitalistici dei partner – Francia e Germania in particolare – sostenuto dagli Stati Uniti per disinnescare il rischio di deviazioni socialiste radicali o moderate. Il trattato di Roma, ha sancito la santità della proprietà privata, messo fuori legge ogni aspirazione al socialismo, come ebbe a dire a suo tempo Giscard d’Estaing.

Successivamente e gradualmente questo progetto è stato rafforzato dai trattati di Maastricht e di Lisbona. L’argomento orchestrato dalla propaganda per l’accettazione del progetto era quello che finalmente abolite le sovranità nazionali degli Stati dell’Unione non era più possibile il ripetersi dei massacri senza precedenti delle due grandi le guerre del ventesimo secolo. Questo progetto ha ricevuto una risposta favorevole da parte delle giovani generazioni con la promessa di una sovranità europea democratica e pacifista che avrebbe sostituito le sovranità nazionali bellicose del passato.

Di fatto le sovranità degli stati non sono mai state abolite, ma semplicemente mobilitate per far accettare l’ordo-liberismo attuando le  trasformazioni necessarie per garantire il pieno controllo dei monopoli finanziari. Il progetto europeo si basa su una negazione assoluta della democrazia (intesa come esercizio di scelta tra progetti sociali alternativi) che va ben al di là del “deficit democratico” invocato contro la burocrazia di Bruxelles. La prova di esso è stata più volte data, e ha di fatto annientato la credibilità delle elezioni i cui risultati sono legittimi solo in quanto siano conformi con gli imperativi dell’ordo-liberismo.

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119 comments

  1. Ma di che parlate?

    Anche Fratelli d’Italia si può scalare iscrivendosi in massa e “cambiarlo dall’interno”,
    pure Forza Nuova se è per questo…

    Per quale motivo pensate che il mov dei grilletti prenda voti?
    Per quello che è:
    un movimento populista (come vanno per la maggiore in EU e USA), demagogico, sfogatoio di frustrazioni generalizzate che in Italia ha riempito il vuoto lasciato dalla destra populista berlusconiana/leghista, dal giustizialismo d’accatto, sufficientemente ambigui da raccattare antagonismi trasversali.

    Se ci andate voi, scappano tutti.
    😀

  2. Povero m2c, ormai strafatto di Tavernello … lo so è alla disperazione se solo pensa a quanto combinato (tra le altre malefatte) nelle ultime settimane dai suoi padroni del PD e i risultati inevitabili:

    1. Il popolo italiano ha bocciato le riforme costituzionali.
    2. Il Consiglio di Stato ha bocciato il decreto sulle banche popolari
    3. La Corte Costituzionale ha bocciato la riforma Madia
    4. Il Tribunale di Roma ha bocciato il ricorso su Virginia Raggi
    5. L’Unione Europea chiede 3,4 miliardi di euro entro il 1 febbraio

    Marchetta se hai bisogno di aiuto, noi siamo qui!

    1. il Tavernello lo berrai tu, fanatico.
      Per me rosso di bourgogne o acqua.

      Tutta sta pippa per dire che è stato bocciato il ricorso sul (vergognoso) contratto aziendale di Raggi con la Casaleggio Associati…

      Detto questo te lo avevo già scritto che di Raggi mimportanasega?

      1. Sei un degno rappresentante del partito fortunatamente in dissoluzione formato da vecchi rancorosi che quando perdono le elezioni partono con il tentativo di truffa per riuscire ad ottenere quello che non hanno avuto col voto. Vi è riuscito con i referendum sul finanziamento pubblico ai partiti, 90% per la sua abolizione: lo avete rinominato “rimborsi elettorali” ed avete continuato a rubare. E poi con quello per l’acqua pubblica ecc.
        Ma con il tentativo di affossare la costituzione vi siete schiantati, e adesso con questo tentativo ridicolo di cambiare il voto che ha eletto la Raggi col 75% vi siete mostrati per quello che siete: degli incapaci rancorosi. Contratto aziendale?! Smetti col tavernello: quello della Raggi è un impegno etico verso gli elettori, e se tu sapessi leggere potresti vedere che la sentenza che vi manda a pagare le spese legali e rimarrà come vostro marchio di infamia vedi che l’unica che avrebbe potuto impugnare il proprio impegno è la Raggi stessa – ma ovviamente lei va fiera della sua coerenza, mentre voi governate grazie a dei venduti di qualsiasi partito – la corruzione non ha colore.

        PS
        Dove vivo io il tavernello non lo vendono, solo vini francesi(e corsi) hahaha ….

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