Un Paese ostaggio di tre Destre

segnalato da Barbara G.

Non c’è sinistra dove manca la ricerca di un’alternativa al capitalismo. Chi lavora per un’altra economia, anche se non vuole avere a che fare con i partiti né con la sinistra, non può disinteressarsi.

La Camera dei deputati, vuota, vista dai banchi del Governo

di Roberto Mancini – Altreconomia n°190, febbraio 2017

Le tre Destre. Sono le forze rimaste a contendersi il potere: la Destra tradizionale (Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia), la nuova Destra populista (Movimento 5 Stelle) e la Destra neoliberista (Partito Democratico, con la fuorviante etichetta di “centro-sinistra”). Che molti neghino la distinzione tra destra e sinistra è un sintomo di quanto la mentalità di destra sia diffusa. Benché falsa, tale credenza ha finito per dire qualcosa di reale: in effetti la differenza da tempo non si vede. Non perché non esista in sé, ma perché la sinistra politica è sparita e così anche quella culturale.

È vero che la prima politica è quella dei cittadini e delle comunità civili che costruiscono risposte ai problemi senza affidarsi ai voleri dei politici. Ma l’interazione con la politica seconda, quella istituzionale, resta imprescindibile. Quindi un partito ci serve, benché come strumento debba essere profondamente trasformato. Il partito che serve non è di destra, né di finta sinistra, né neutro. Dev’essere uno strumento capace di aprire strade inedite, democratico anzitutto internamente, adatto per logica, regole e formazione dei suoi aderenti a trasformare il potere in servizio. Dovrà essere eticamente ispirato non per la presunzione settaria che i suoi iscritti siano per principio tutti onesti, ma per il metodo di prendere ogni decisione alla luce dell’etica del bene comune.

La differenza tra destra e sinistra è politica, ma ha radice etica: infatti la sinistra si definisce per l’impegno a tradurre in ogni situazione il criterio dei diritti umani e della natura, a scegliere la democrazia come forma di ordinamento della società e la nonviolenza come metodo. Non c’è sinistra dove manca la ricerca di un’alternativa al capitalismo. Il compito attuale è quello di dare seguito coerente (anche nella politica istituzionale) a questo orientamento, invece di incartarsi nella suggestione per cui si crede che la differenza con la destra non esista. Quest’ultima adotta ben altri criteri: il primato del mercato, il potere del capo, l’ostilità verso gli stranieri, il culto della piccola “comunità” chiusa, l’individualismo, il nazionalismo. In varia misura le tre Destre seguono criteri simili. La conferma sta nel fatto che nessuno dei partiti nominati è contro il sistema capitalista, anzi.

La promessa del Movimento 5 Stelle di porsi oltre destra e sinistra è inconsistente: lo strapotere del capo, la mancanza di una lettura critica della globalizzazione, la carenza di democrazia interna, l’ostilità verso i migranti e le alleanze nel Parlamento europeo attestano che questo partito non è affidabile. La sinistra politica e culturale è finita quasi ovunque in Europa perché non ha saputo rinnovarsi collocandosi dalla parte giusta rispetto alla contraddizione tra tutelati e non tutelati, tra Nord e Sud del mondo, tra generazioni vecchie e nuove, tra uomini e donne, tra violenza e nonviolenza, tra crescita e decrescita. Ha rinunciato a promuovere un’altra economia e un’altra società. Segnalo l’esigenza di dare vita originale a un partito di sinistra non per nostalgia di forze come Sinistra Ecologia e Libertà o Rifondazione Comunista, le cui angustie sembrano riproporsi anche in Sinistra Italiana. Un partito strutturalmente diverso potrà nascere solo dalla maturazione della coscienza collettiva dei gruppi e delle associazioni (compresi i “Comitati per il ‘No’ al referendum costituzionale”) che lavorano per arrivare un giorno a sostituire il capitalismo con la democrazia intera. Purché diano forma politico-progettuale alla loro azione e, senza accontentarsi di restare alla forma di reti, spesso autoreferenziali, sappiano diventare movimenti di liberazione radicati e popolari.

La rigenerazione di una sinistra autentica in Italia e in Europa è condizione della rinascita della politica in quanto cura del bene comune. Chi lavora per un’altra economia, anche se non vuole avere a che fare con i partiti né con la sinistra, non può disinteressarsi di questa rinascita.

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161 comments

  1. Quale alternativa proporresti (tralasciando la politica in sé, sul piano puramente economico e volendo sociale/culturale)? Sono onestamente curioso di sentire la tua, non sto implicando nulla.
    Ti lascio un articolo praticamente appena sfornato in cui cerco di analizzare quali siano i difetti principali del capitalismo rispetto ad alternative.
    http://wp.me/p8mRDB-6D
    Buona sera.

  2. E poi che palle con sta Raggi…
    il tipo ha detto semplicemente quello che oggi è sotto gli occhi di tutti ma per molti era lampante fin dalla sua campagna elettorale.

    I romani l’han votata e ora se la tengono. Lei, la sua combriccola di scalzacani e di manipolatori di scalzacani.

  3. sicuramente c’è anche qualcosa dietro a tutta la storia, ma il tipo multato per aver tolto la neve dalla piazza è l’esempio di quando parlo del rapporto fra “stato” e cittadini e di come lo scarso senso civico non é solo colpa dei “cittadini”

  4. Mi è arrivata di nuovo richiesta di rispondere a un sondaggio.
    Domanda alla catalano: preferisce i capilista bloccati o i capilista non bloccati. Già che c’erano avrebbero potuto chiedere: preferisce farsi mettere le mani nel portafoglio oppure no.

      1. No, ma io mi diverto a sparigliare. In uno di qualche tempo fa ho visto poi nei risultati che facevo parte di quel 5 % di elettori 5* che volevano che renzi non si dimettesse. Grande divertimento.

  5. proprio il giorno prima avevo detto in merito alle dichiarazioni di Berdini sullo stadio di Roma… finalmente uno che mette le cose al proprio posto senza enfasi e minchiate… l’ho bruciato mannaggia

    1. Concordo è mi dispiace molto della situazione ancora pero non si riesce a capire se sia stata solo una “leggerezza” un discorso privato carpito a sua insaputa o una scelta consapevole. Io sono dell’idea che il suo fosse un racconto privato e molto colorito di concetti gia da lui espressi in modalita meno cruda in altre interviste. Smentire qualcosa sapendo che esiste una registrazione è da stupidi e mi sorprenderebbe molto risultasse cosi. Mi auguro che sia la prima ipotesi e che il tutto possa ricomporsi certo è che alcuni passaggi dell’audio pubblicato potrebbero essere difficili da digerire per la Raggi. Vedremo

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