Nessun paese è un’isola

di Barbara G.

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La Politica, quella con la “P” maiuscola, dovrebbe preoccuparsi di risolvere i problemi alla radice, muovendosi fra i paletti rappresentati dai principi della Costituzione e dai principi di base nei quali ogni formazione politica si riconosce. Nel caso in cui non fosse possibile intervenire in modo definitivo deve proporre interventi atti a contenere gli effetti dei problemi, magari anche solo in via provvisoria mentre gli interventi di lungo termine entrano a regime.

Per far questo però bisogna conoscere. Einaudi diceva “conoscere per deliberare”, ma questo sacrosanto principio pare ormai una cosa da gufi, perché si confonde la politica con il parlare alla pancia delle persone. Trovare la soluzione rapida da dare in pasto alla “plebe”, appiattendosi spesso su un linguaggio populista… atteggiamento che ora è trasversale, e che ha ormai invaso anche il sedicente centrosinistra, che, invece di inseguire la destra sul suo terreno per paura di perdere i voti, dovrebbe ricordarsi basi culturali, statuti e principi fondativi, e proporre una soluzione che sia ragionata e il più possibile congruente con i principi di base.

Il “Problema” (anche qui “P” maiuscola) è ad oggi la questione migranti, un po’ perché la questione è effettivamente seria e un po’ perché è facile terreno di propaganda per una politica alla continua ricerca di un capro espiatorio su cui scaricare la qualunque, per nascondere altri problemi e per perpetuare uno stato di emergenza perenne che fa comodo a troppi. Una “P” che fa da fondale teatrale, facendo sparire altre questioni dietro le quinte.

Se invece si vogliono affrontare seriamente i problemi bisogna addentrarsi nelle questioni, ricercando le cause del fenomeno (ammettendo anche le responsabilità di noi occidentali), analizzando numeri reali, i flussi delle persone, verificando cosa funziona e cosa no nel sistema di accoglienza italiano e come ci rapportiamo con gli altri Stati, con l’UE, tenendo ben presente che ci si deve muovere all’interno dei principi fissati nella Costituzione e nei trattati internazionali, mentre le “regole del gioco” le stabilisce la normativa vigente. Solo dopo questa analisi si può pensare ad un miglioramento di carattere organizzativo e/o procedurale, valutando eventuali modifiche alla normativa.

Stefano Catone, trentenne, è consigliere comunale di Solbiate Olona, oltre che collaboratore di Civati. Lui questo lavoro lo ha fatto, curando la stesura di “Nessun paese è un’isola“, edito da Imprimatur.

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Contenuti del libro

Nel testo, grazie al contributo di operatori, attivisti, giornalisti, viene sviscerato nella sua interezza il tema dell’accoglienza dei migranti: le basi normative e il dritto di asilo nel contesto europeo, le tipologie di protezione che possono essere richieste, l’iter seguito e la distribuzione totalmente squilibrata dei richiedenti asilo fra SPRAR (ovvero il Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo), che prevede centri gestiti direttamente dagli enti locali e con spese rendicontate, e CAS (i Centri di Accoglienza Straordinaria), che sono quelli nei quali si verificano i più grossi problemi di sovraffollamento, di scarsa qualità dell’accoglienza, con l’ingresso di associazioni e cooperative non in grado di affrontare la situazione ma estremamente interessate ai famosi 35€/gg per migrante ospitato. Vengono anche raccontate le storie virtuose di alcuni esperimenti di accoglienza, prima di tutti quelli della Locride, dove un sistema già rodato (qui anni fa avevano già ospitato i profughi curdi) ha consentito un’accoglienza diffusa, che ha portato al ripopolamento dei centri storici, alla nascita di nuove attività economiche, a nuovi posti di lavoro (è stato calcolato che ogni 10 migranti ospitati si crea lavoro per una persona).

Viene trattato anche il tema delle rotte dei migranti, della differenza (spesso pretestuosa) fra profughi e migranti economici e delle pesantissime responsabilità delle nazioni europee, che stanno proseguendo imperterrite con il loro atteggiamento colonialista e con l’appoggio a dittature più o meno mascherate. Vengono evidenziati i numeri reali degli arrivi sul territorio europeo in rapporto sia alla popolazione residente nel paese di destinazione sia a quella che, fuggendo dal paese di origine, si ferma nei paesi limitrofi. Si tenga presente che circa l’86% dei profughi sotto mandato UNHCR si fermano nei paesi vicini e che il numero di migranti entrati in Europa è di poco superiore al milione di unità, cioè più o meno il numero delle persone ospitate…in Libano. Ma l’Europa conta circa 500 milioni di abitanti, il Libano solo 4!!!

distrib-rich-asiloI numeri effettivamente in ingresso in Europa sono assolutamente gestibili, basta la volontà di farlo, a cominciare dalla redistribuzione dei migranti sul suolo europeo, in attuazione degli accordi in essere ma non applicati. Sarebbe utile inoltre non vincolare il richiedente asilo allo Stato in cui presenta la richiesta: ad oggi infatti un migrante che chiede asilo politico in Italia non può muoversi finché la richiesta non è accolta, nemmeno se ha familiari in un altro Stato che potrebbero aiutarlo ad integrarsi, a trovare un lavoro.

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Altro aspetto su cui sarebbe opportuno intervenire è l’ampliamento della rete SPRAR, a cui i Comuni aderiscono su base volontaria: possibili incentivi potrebbero essere la garanzia di non vedere installati sul territorio comunale CAS e/o la possibilità di procedere ad assunzioni in deroga per implementare il sistema di accoglienza. A tale scopo è stato predisposto un modello di mozione consiliare per richiedere al Comune l’adesione al sistema SPRAR. Il documento è disponibile sul sito di Possibile, insieme alle slides di presentazione del libro, da cui sono stati tratti i grafici sopra riportati.

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Gli extrcomunitari ci costano? no…

Il lavoro di Catone sul tema migranti continua. Questa estate si era recato in un campo profughi in Grecia, recentemente è stato a Belgrado, il suo racconto potete trovarlo qui. I suoi contributi potete trovarli cliccando qui, inoltre potete iscrivervi alla sua newsletter.

Per informazioni: nessunpaeseeunisola@gmail.com.

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Intervista a Stefano Catone pubblicata su “Lombardia Oggi”, allegato a “La Prealpina” del 03/02/2017

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134 comments

  1. Però vedo che più sotto siete tornati al caro e rassicurante “guerra tra poveri”. Io parlavo di servizi essenziali. L’asilo nido non deve esserci solo per la ragazza madre, per la famiglia numerosa che quindi ha un isee basso etc. L’asilo nido dovrebbe esserci per tutti, poi chi guadagna un po’ di più pagherà un po’ di più. Io capisco che non dovrebbe dar più fastidio se italiano o straniero accede ad un servizio se ha il punteggio necessario, ma di fatto non è così e non dobbiamo catalogare come razzismo, ma con la percezione errata di straniero = ultimo arrivato, mentre in realtà risiede nel comune da molti anni, paga le tasse etc. Come la modifichi questa percezione? Io darei i servizi per i quali paghiamo le tasse a tutti, molto semplicemente. Come cazzo fanno negli altri paesi? Come cazzo è che sono quarant’anni sento il coglione di turno dire che aprirà gli asili nido e puntualmente non si fa? Cosa doveva fare Renzi? Ve li ricordate i 1000 asili nido? Che sarebbeto stati comunque una goccia in mezzo al mare.

    1. Anto
      Confondi cause ed effetti
      Le mancanze della,politica nei temi del sociale generano la guerra fra,poveri, che non si rendono conto che la loro rabbia è rivolta,verso un obbiettivo sbagliato. Spiega come nasce “il razzismo”, non giustifica niente e nessuno.
      Anche se fra chi si vede portar via la poca assistenza che riceveva e chi ha la responsabilità di questi tagli per comprare gli f35 (fra le altre cose) io ho giudizi diversi

    2. Anche in Francia ci sono pochi asili, ma in compenso e’ pieno di assistente maternelle (tagesmutter) e lo stato (la CAF) ti passa piu’ di 400 eur al mese per figlio, meno guadagni piu’ prendi. Poi a 3 anni inizia la scuola materna, quella e’ garantita.

      In Olanda dove ho vissuto 12 anni e’ anche meglio. Li’ il figlio te lo mantengono fino a 26 anni quando ha finito l’universita’ (prende uno stipendio per studiare).

    3. Per quanto riguarda i servizi essenziali stiamo dicendo la stessa cosa. Ma non darei la colpa (solo?) a queste carenze per spiegare le paure.
      Per me la paura è come un fuoco, ha bisogno di combustibile e comburente per bruciare. Se tira vento la fiamma si propaga. I politici sulle fiamme ci stanno soffiando, anche quello che teoricamente dovrebbero prendere una coperta e soffocare il focolaio.
      E credo che il combustibile sia in buona parte “dentro di noi”

      1. Quello era il quarto punto di un discorsi più ampio che avevo abbozzato ieri. In breve, se i rivoli di sx non escono da una percezione un po’ di maniera della questione immigrazione, non possono sperare di essere ascoltati oltre il solito zero qualcosa. Il che non significa cedere a compromessi o venir meno a valori di uguaglianza etc., ma cercare di capire perchè le persone sono preoccupate e non cercando cause generali, che pure esistono, ma verificare nei vari territori le problematiche specifiche e proporre soluzioni, anche a lungo termine, ma che possano essere riconosciute come tali dai cittadini. Liquidare i bisogni delle persone, tanto sono destrorsi, vuol dire regalare i voti alle vere destre.

        1. il “siamo destrorsi” significa che come mentalità generale non siamo certo di sinistra
          intendevo quello, non era un “tanto non serve a un cazzo”
          il fatto che “la sinistra non si preoccupa delle ragioni vere”. diciamo che il pd non si preoccupa delle ragioni vere e profonde di tutto, non solo della questione migranti, e la liquida con un §”non siamo stati capiti”

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