L’accordo illegale

25segnalato da Barbara G.

Perché l’accordo tra l’Italia e la Libia sui migranti potrebbe essere illegale

Migranti soccorsi al largo delle coste libiche, il 27 gennaio 2017. (Emilio Morenatti, Ap/Ansa)

di Annalisa Camilli – internazionale.it, 20/02/2017

Il memorandum d’intesa sui migranti firmato il 2 febbraio dall’Italia e dalla Libia potrebbe essere illegale. A sostenerlo è un gruppo di giuristi, ex politici e intellettuali libici che il 14 febbraio ha presentato un ricorso di 23 pagine alla corte d’appello di Tripoli. I sei libici, tra cui diversi ex ministri, sostengono che il memorandum sia incostituzionale. Innanzitutto perché, prima di essere firmato dal primo ministro Fayez al Sarraj a Roma, non è stato approvato dal parlamento libico e dal governo all’unanimità. Al Sarraj non ha ottenuto la fiducia dei parlamentari libici che si sono ritirati a Tobruk nel 2014. Inoltre l’accordo implicherebbe impegni onerosi da parte di Tripoli, che non erano contenuti nel trattato di amicizia tra Italia e Libia stipulato nel 2008, a cui il memorandum s’ispira.

L’avvocata Azza Maghur, tra i firmatari del ricorso, ha spiegato in un’intervista al Corriere della Sera che l’accordo tra l’Italia e la Libia viola i regolamenti europei sull’asilo, perché permette il respingimento dei profughi in un paese che non riconosce la Convenzione di Ginevra sui rifugiati del 1951 e che non può essere considerato sicuro.

Inoltre, secondo Maghur, l’accordo prevede finanziamenti da parte dell’Italia che non sono stati quantificati, in cambio di un impegno da parte della Libia che è altrettanto vago. “C’è il rischio altissimo di creare un clima di razzismo, con migliaia di detenuti in uno stato che non ha polizia né esercito”, ha dichiarato Maghur al Corriere della Sera.

Il ruolo del parlamento italiano
Dubbi sulla legittimità dell’accordo sono stati sollevati anche in Italia. Secondo il professore di diritto costituzionale Paolo Bonetti, il memorandum non rispetta l’articolo 80 della costituzione italiana, che prescrive la ratifica da parte del parlamento dei trattati internazionali che sono di natura politica e che implicano oneri finanziari da parte dello stato.

“Il controllo parlamentare della politica estera è una delle caratteristiche essenziali della forma di stato democratica. La costituzione italiana anche in questo si distingue dallo Statuto albertino (articolo 5) grazie al quale l’Italia è stata trascinata nelle avventure più catastrofiche della sua storia: due guerre mondiali, tre avventure coloniali, tre alleanze militari sono state stipulate segretamente senza l’approvazione delle camere”, afferma Bonetti.

Secondo Bonetti l’accordo con la Libia è di natura politica: “È evidente che non si tratti di un accordo eminentemente tecnico, è un accordo di natura politica. C’è dietro tutta la critica al diritto d’asilo e alla cooperazione internazionale dell’Unione europea ed è così di natura politica che ha provocato il dissenso radicale di tutta una parte della Libia (il territorio controllato dal generale Khalifa Haftar)”, spiega Bonetti. E su questo la costituzione è chiarissima: non può avere alcun valore senza l’autorizzazione del parlamento.

“In secondo luogo”, spiega Bonetti, “il memorandum dice che non ci saranno nuove spese da parte dello stato, tuttavia non è chiarito quale sarà l’impegno economico italiano. Questi sono oneri alle finanze che devono essere precisati e che di nuovo implicano una legge di autorizzazione alla ratifica, che deve essere approvata dal parlamento”. Infine, secondo il costituzionalista, l’accordo viola la Convenzione europea sui diritti dell’uomo, che è inderogabile per gli stati membri dell’Unione.

“Gli stati nazionali non possono derogare a trattati internazionali con altri trattati internazionali. La Convenzione prevale su tutto il resto. L’Italia non può eliminare gli obblighi che comportano il divieto di trattamenti disumani e degradanti, e il divieto d’inviare i migranti in stati dove subirebbero trattamenti inumani e degradanti (articolo 3 della convenzione)”, conclude Bonetti.

La professoressa di diritto europeo Chiara Favilli, esperta di politiche europee di immigrazione e asilo, solleva un’altra questione che riguarda la sostenibilità economica del memorandum e l’origine dei finanziamenti destinati a questa intesa: “Nel memorandum Italia-Libia si precisa che non ci saranno stanziamenti aggiuntivi oltre a quelli già previsti, ma non si capisce bene a quale previsione ci si riferisce”, spiega Favilli. Come si finanzierà il memorandum? Questa materia è tutt’altro che chiara, secondo la docente di diritto europeo.”Si rinvia anche all’articolo 19 del Trattato di amicizia del 2008 che prevedeva un onere a carico del bilancio italiano per il 50 per cento e il restante a carico dell’Unione europea. Dalla legge di esecuzione del trattato si evinceva poi che quel 50 per cento a carico dell’Italia era di fatto pagato attraverso una tassa versata dalle aziende italiane impegnate in Libia come l’Eni. C’è da chiarire se questo articolo è ancora in vigore e altrimenti con quali fondi l’Italia provvederà a finanziare queste attività”.

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28 comments

  1. Sarebbe ora che qualcuno dicesse basta alle intemerate di Salvini, come tutti i borderline continua ad alzare la posta nell’attesa che arrivi un pugno sul grugno.

  2. Come al solito sono d’accordo con Sun. Le nostre squadre di serie A per poter competere in Europa hanno bisogno dello stadio di proprietà che consente di moltiplicare i ricavi. Certo , non sempre è colpa dei Comuni , ci vuole anche la volontà di investire. Spesso, però, anche quando c’è , si va a scontrare con lacci e lacciuoli di provenienza territoriale. E sempre che questa volontà non diventi una speculazione edilizia. 1 milione di metri cubi ( lo stadio rappresenterebbe solo il 15 %) e in una zona a rischio esondazioni non penso siano accettabili. Una cosa di Roma non ho capito (a parte gli interessi di Parnasi) : perchè per forza a Tor di Valle . Comunque Sun , abbi fede. La Huarong ci ha promesso uno stadio da 70 mila posti. Se lo fanno andiamo insieme all’inaugurazione………………………..

  3. “Il decreto legge 13/2017 costituisce un’occasione mancata. Invece di mettere mano con un organico disegno di legge al Testo Unico in materia di immigrazione, si è fatto ricorso alla legislazione d’urgenza (ma alcune disposizioni si applicano addirittura decorsi 180 giorni dall’emanazione del decreto) per compiere scelte che vanno nella direzione di un oggettivo allontanamento dal Giudice del cittadino straniero.

    In questa senso vanno la limitazione del contraddittorio attraverso l’uso delle videoregistrazioni dell’audizione del richiedente – non accompagnata dalla comparizione delle parti e di un mediatore linguistico-culturale – e la riduzione delle garanzie processuali attraverso l’eliminazione dell’appello. Altre norme, quali la previsione di sole 14 sezioni specializzate, determinano ulteriormente l’oggettivo allontanamento del cittadino straniero dal Giudice.

    Criticabile, poi, la decisione di accentuare gli strumenti di rimpatrio forzoso e di non fornire alcuna disciplina alla fase di prima accoglienza e identificazione dei migranti nei c.d. “punti di crisi” (hotspot), nonostante la recente condanna della Grande Camera della Corte EDU nel caso Khlaifia c. Italia.

    Il complessivo contenuto del decreto legge, nel limitare oggettivamente l’accesso alla giurisdizione da parte dei migranti e nel rafforzare il ruolo della gestione amministrativa delle procedure in cui si evidenziano delicatissimi profili di tutela delle libertà individuali, ripropone forme di diritto speciale per gli stranieri, in materie che riguardano i principi fondamentali di pari dignità e uguaglianza di tutte le persone.

    Per tali ragioni si auspica che in sede parlamentare si tenga conto delle gravi criticità evidenziate per pervenire ad una riforma complessiva della protezione internazionale e del testo unico sull’immigrazione, che ne elimini gli aspetti di maggiore iniquità e inefficacia.”

    il comunicato ASGI – Magistratura Democratica
    https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2017/02/md-asgi-documento-completo-press-release.pdf

  4. Abbeveratevi alle parole dell’uomo carismatico del momento e del quale, molti, fra cinquant’anni, avranno nostalgia:
    “Dovremo studiare forme diverse di welfare, più vicine alle esigenze dei nostri ragazzi. Ma dobbiamo anche educare specie i più giovani a provarci, a mettersi in gioco, a coltivare idee e sogni. Non tutti diventeranno Elon Musk, è ovvio. Ma dobbiamo costruire un Paese in cui almeno sia possibile coltivare l’idea di provarci. E ancora c’è molto da fare.”

    1. ho copiato il discorso in google translate ed è venuto fuori: “che non rompano le palle con pensione e assistenza medica, che loro mica sono amici miei. E neppure di rignano, cazzo vogliono ?”

    2. “Non tutti diventeranno Elon Musk”
      ovvio, se fa tutto, ma proprio di tutto, perchè non ci sia un accesso allo studio:
      “Non abbiamo però ancora visto uno dei dati più preoccupanti in assoluto per lo stato dell’università italiana e per il futuro del nostro paese: tra i paesi sviluppati l’Italia è uno di quelli con meno laureati in assoluto. Se nei paesi OCSE la percentuale media di laureati tra le persone in età lavorativa (25-64 anni) è pari al 33%, in Italia siamo al 17%, il valore più basso tra i 34 paesi dell’OCSE, a pari merito con la Turchia. È vero che l’Italia sconta un ritardo educativo storico, come è evidenziato dalla bassissima percentuale di laureati nella fascia di età 55-64 anni, il 12% (peggio di noi solo la Turchia, con il 10%). Ma il dato veramente preoccupante è che anche tra i giovani, ovvero nella fascia di età 25-34 anni, l’Italia è al 34° posto su 34 paesi, con appena il 24% di laureati, contro una media OCSE del 41%.”
      Da:
      https://www.che-fare.com/187881-2/

      1. Non tutti diventeranno Elon Musk… è come dire non tutti diventeranno Karl Marx o Ichabod Crane o Charles Manson o Abu Bakr al-Baghdadi…

              1. un amico strizzacervelli che ho in cura da anni sostiene che esistono solo due tipologie di paziente, i “mamma, applaudi che sono arrivato uno!” e i “mamma, tranquilla, sono ancora vivo.”

    1. Al nuovo stadio della Roma, al centro delle cronache (e delle polemiche) in questi giorni, dice no il 62% degli elettori totali e il 63% di quelli del Movimento 5 Stelle. È Il risultato di un sondaggio Ixè, presentato ad Agorà (Raitre).

      1. togliendo roma dal soggetto, personalmente non sono contro i nuovi stadi di proprietà delle società sportive.
        È come negare ad un’industria (questo oggi sono), di costruire un nuovo stabilimento, con tecniche produttive migliori.
        Il come, dove e soprattutto le dimensioni, devono essere soggette al piano regolatore e tutti i vari protocolli richiesti come per tutti
        E non essere solo la scusa per una speculazione edilizia.

          1. non penso di avere risposto alla catalano
            non conosco il testo del sondaggio, ma se la domanda fosse stata “sei favorevole alla costruzione di un nuovo stadio da parte della ac roma” la mia risposta sarebbe stata si per le ragioni di cui sopra. Non sono contrario alla “cementificazione” che uno stadio comporta a prescindere, perché l’industria calcio necessita di un ammodernamento per sopravvivere.
            se la domanda era più specifica dovrei conoscerla

            purtroppo grillo c’è, motivo per cui non voterò al prossimo giro (e mi costerà fatica non votare)

            1. cosa necessita al calcio per sopravvivere… il discorso si farebbe lungo… la “necessità” è stata creata e quindi va fatto, magari si riuscisse a seguire un piano regolatore e non piegarsi sempre a 90 gradi al privato di turno, farebbe piacere…
              che sia Grillo, Di Maio o etc etc mi pare evidente che ci sia sempre qualcuno che conta di più di altri… non è che la cosa mi sorprenda

              1. che il calcio sia oramai un’industria (intrattenimento, o cos’altro, scegli tu) è innegabile. E come tutte le industrie deve combattere la “globalizzazione” e la concorrenza che viene dal’estero.
                gli stadi sono diventati cruciali per sopravvivere e come ho scritto, non li vedo come “il male”

                leggiti cosa è accaduto a torino alcuni anni fa (non più di tre/quattro credo) per un’area che il comune ha messo in vendita e poi, anche a fronte di offerte più vantaggiose (una pista kart o qualcosa di simile, se ricordo bene) il comune ha deciso di svendere (termine corretto) alla fiat per un progetto immobiliare.
                per assurdo, se il vecchio accordo non è più valido a causa del ministero dei beni culturali, adesso potremmo vedere come viene portata avanti la trattativa dal mov.
                oneri ed onori saranno totalmente a loro carico, niente scuse di accordi pregressi o altri lacci o laccioli

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